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Cronache

Caporalato editoriale, arrestati 2 manager dell’azienda grafica che stampa Harry Potter

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Regolarmente assunti, tramite una societa’ di lavoro interinale, ma sottoposti a turni di lavoro asfissianti, senza che l’azienda li fornisse di strumenti di protezione, poi vessati dai fornitori di manodopera, cui dovevano versare gran parte dello stipendio e, quando hanno osato reagire, rapiti, picchiati e legati. Scene da ‘ordinario’ caporalato che pero’ stavolta hanno visto come teatro il territorio tra il Veneto e il Trentino, e coinvolta un’azienda di prestigio nel campo editoriale, la Grafica Veneta Spa di Trebaseleghe (Padova), famosa per la stampa di best seller, come la saga di Harry Potter o la biografia di Barack Obama. L’indagine, condotta dai carabinieri di Cittadella (Padova) e il Nucleo Carabinieri Tutela Lavoro di Venezia, assieme al Nucleo operativo di Mestre (Venezia), si e’ concretizzata in un blitz nelle prime ore di oggi, con l’esecuzione di nove ordinenze di custodia cautelare in carcere ad altrettanti cittadini pakistani, accusati di lesioni, rapina, sequestro di persona, estorsione e sfruttamento del lavoro, e agli arresti domiciliari per sfruttamento del lavoro nei confronti di due dirigenti dell’azienda padovana. Si tratta dell’amministratore delegato e del direttore dell’area tecnica, Giorgio Bertan, 43 anni, e Giampaolo Pinton (60). I due, secondo la Procura di Padova, erano a conoscenza della situazione di illegalita’ e dei metodi violenti usati dall’organizzazione per soggiogare e intimidire i lavoratori, e avrebbero cercato di eludere i controlli di sicurezza. L’indagine era partita il 25 maggio 2020, dopo il ritrovamento lungo una strada di un operaio pakistano con le mani legate alla schiena e altri suoi connazionali finiti all’ospedale di Padova. Tutti lavoravano alla Grafica Veneta ed erano dipendenti della “B.M. Services” di Lavis (Trento), specializzata nel confezionamento e finissaggio di prodotti per l’editoria, di proprieta’ di due loro connazionali con cittadinanza italiana, padre e figlio. L’Arma ha accertato che gli operai erano assunti con regolari contratti di lavoro, ma lavoravano anche fino a 12 ore al giorno, senza pause, ferie, ne’ altra tutela. Erano costretti versare lo stipendio, a pagarsi l’affitto in case dell’organizzazione, ammassati fino a 20 per appartamento. Alcuni si erano rivolti a un sindacato, ma sono stati scoperti e per questo sottoposti all’azione punitiva. In una nota il presidente di Grafica Veneta, Fabio Franceschi, ha espresso “la solidarieta’ ai collaboratori citati in questa vicenda e ne sottolineo – aggiunge – la piena stima e il completo supporto”. Precisando che la societa’ trentina aveva numerosi appalti di questo tipo in altre aziende del Nord, Franceschi sottolinea che la sua azienda “era del tutto all’oscuro di quanto sembrerebbe emergere dall’inchiesta, e del resto l’oggetto della contestazione ai suoi funzionari riguarda solo ed esclusivamente un asserito ostacolo all’indagine, ostacolo che non e’ mai stato posto dalla societa’, che intende invece collaborare con le forze dell’ordine e la magistratura per il ripristino della legalita’ in primis e quindi della verita’”.

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Cronache

Infortuni sul lavoro in Campania,in 7 mesi più 23%: i morti sono 71

Infortuni lavoro:Campania,in 7 mesi più 23%, i morti sono 71 i dati Inail su denunce presentati in vista dell’HSE Symposium

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In Campania nei primi sette mesi del 2021, da gennaio a luglio, ci sono state, secondo dati Inail, piu’ di 11mila denunce di infortunio sul lavoro (+23,43% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente) e 71 denunce di infortuni mortali (+31,48% rispetto al dato precedente mentre in Italia si registra un meno 5% circa). Le aziende sono cresciute, in termini numerici, del 2% nei primi sette mesi dell’anno. In questo quadro si stima un’incidenza di casi covid del 30 per cento. I dati sono stati riferiti nel corso della presentazione dell’HSE Symposium, manifestazione incentrata sui temi della salute, della sicurezza sul lavoro e dell’ambiente, in programma a NAPOLIil 29 e 30 ottobre in concomitanza con la Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro. L’iniziativa e’ ideata e organizzata dal Dipartimento di Sanita’ pubblica dell’Universita’ Federico II, dall’Associazione europea per la prevenzione, con il supporto di Inail Campania, di Ebilav – Ente bilaterale nazionale e di Fondolavoro. ”Sappiamo che la Campania ha un bollino rosso sul tema della sicurezza sul lavoro – ha detto Adele Pomponio, direttore regionale vicario Inail Campania – ma il dato positivo dello sforzo comunicativo che abbiamo messo in campo e’ l’aumento delle denunce”. Un incremento che, probabilmente, e’ legato anche all’aumento delle aziende pari al 2 per cento che di conseguenza produce un incremento dell’occupazione. Numeri degli infortuni su cui pesa anche la pandemia da covid la cui reale incidenza si potra’ avere soltanto nei prossimi mesi. Secondo i dati Inail, in Campania nel periodo compreso tra gennaio 2020 e 30 giugno 2021, sono state presentate 10.186 denunce di infortunio sul lavoro da covid di cui 80 con esito mortale, numeri per cui la Campania – e’ stato evidenziato – ”e’ seconda solo alla Lombardia”. Nella provincia di NAPOLI si concentra il 67,3 per cento dei casi della regione. Le professioni piu’ colpite sono tecnici della salute con l’88,7 per cento di infermieri, i medici con il 40 per cento e gli operatori sociosanitari con il 97,2 per cento. Dagli organizzatori dell’HSE Symposium e’ stato evidenziato che la sicurezza sul lavoro ”e’ obbligo di legge per cui le aziende sono tenute al rispetto delle regole cosi’ come i lavoratori devono pretendere la sicurezza”. ”La prevenzione e’ il fattore piu’ importane per ridurre gli incidenti e gli infortuni – ha affermato Vincenzo Fuccillo, presidente Associazione europea per la prevenzione – cosi’ come l’aspetto culturale a cui si deve associare anche l’aspetto sanzionatorio che e’ rilevante”. La manifestazione si pone come occasione di confronto e di definizione di strategie ”concrete e innovative” per un mondo del lavoro in continuo fermento . Da qui la particolare attenzione dedicata agli studi dei ricercatori italiani con particolare riferimento ai giovani. E per i ricercatori under 35, Ebilav e Fondolavoro hanno messo a disposizione borse di studio con cui – ha spiegato Luigi D’Oriano presidente Ebilav – ”premieremo i lavori piu’ innovativi”. L’HSE Symposium vede in rete 22 Atenei italiani e sono circa 50 i progetti pervenuti di cui 34 sono stati ritenuti meritevoli di pubblicazione. Alla presentazione sono intervenuti anche Carlo Parrinello (direttore di Fondolavoro), Umberto Carbone (presidente emerito del Corso di Laurea in Tecniche della Prevenzione dell’Universita’ Federico II), Paolo Montuori del Dipartimento di Sanita’ pubblica dell’Universita’ Federico II.

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Cronache

A Udine cori razzisti contro Napoli e i napoletani, multa da 10mila euro e inchiesta federale

Maschio Angioino

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Udine è una città ordinata, pulita, tranquilla, serena, sicura. Un paesello dove succede poco i anche nulla. Qualcuno dice che è una città mitteleuropea. Può darsi, ma alcuni idioti che incontri allo stadio di Udine smentiscono la buona fama della maggioranza di friulani. Prima, durante e dopo la partita di calcio Udinese – Napoli, alcune centinaia di trogloditi  (sì, troppi oggettivamente ) hanno sfogato le loro frustrazioni con cori razzisti contro Napoli, i napoletani, i calciatori napoletani e mister Spalletti che poverino non è nè napoletano e benché abbronzato manco nero. In ogni caso alla “Dacia Arena” c’è stata la solita penosa discriminazione territoriale contro i napoletani. Costo dei cori beceri: 10 mila euro di multa all’Udinese. Pochi? Tanti? Povera Udinese, la società di calcio non ha responsabilità dei comportamenti di certi rifiuti della società civile della città di Udine. Ma si usa così: colpire per responsabilità oggettiva. E così appena alla quarta giornata, quella che incorona il Napoli capolista,  si riaccende l’attenzione sull’emergenza razzismo. Dice: ma come mai? Ma perché dopo tanto tempo di nuovo il razzismo allo stadio? Tranquilli: succede ora solo perché li hanno riaperto e perché alcuni stadi del Nord oltre a essere belli, funzionali e accoglienti (Stadium, Dacia Arena, Bentegodi: per citarne alcuni) sono anche luogo di affluenza di molta melma umana che noi giornalisti accomuniamo ingiustamente ai tifosi.

A Udine, certa melma friulana, non i tifosi, oltre a prendere di mira Spalletti, si sono scagliati contro i napoletani con i soliti cori beceri- durati per tutta la partita – che saranno anche oggetto di indagine degli ispettori federali. Il giudice sportivo ha inflitto una ammenda di 10mila euro all’Udinese “per avere suoi sostenitori, nel corso del secondo tempo, intonato cori insultanti di matrice razzista territoriale nei confronti dei sostenitori della squadra avversaria”. Ma che cosa gracchiavano? Invocazioni al Vesuvio, richieste di lavare i napoletani col fuoco, monnezza, colera e il solito campionario di idiozie. E i tifosi del Napoli presenti allo stadio che cosa rispondevano? Rimarcavano le differenze: voi non siete napoletani. Come dire siete razzisti e incivili, non tolleranti  e colti come i napoletani. Per la cronaca l’Udinese è stata sepolta sotto 4 gol e a fine partita torello con sfottò umiliante ad ogni passaggio.

 

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Traffico di ‘droga dello stupro’ scoperto dai carabinieri, 6 arresti

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Dalle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma stanno dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura della Repubblica, che ha disposto diverse misure cautelari a carico di 6 persone (quattro uomini e due donne) di nazionalita’ italiana, cinese e bengalese, accusate di spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Centro hanno scoperto l’esistenza di due differenti contesti criminali, operanti nella Capitale ed impegnati nello smercio e traffico di droghe sintetiche, come lo Shaboo la Yaba, potenti metamfetamine, ma anche in quello di cocaina e GHB, conosciuta come “droga dello stupro”, per i suoi potenti effetti di disinnesco dei freni inibitori. Le droghe sintetiche venivano fornite da una grossista cinese, con base in Toscana, che organizzava il trasporto e la consegna fino a Roma dello stupefacente necessario. In particolare, la sostanza stupefacente arrivava a Roma, tramite corrieri cinesi, che utilizzavano alternativamente mezzi ferroviari o auto a noleggio, ben vestiti per non destare sospetti. Giunta ai pusher romani, la sostanza veniva consegnata ai vari clienti, anche a domicilio, usando monopattini elettrici, in modo da non destare sospetti ed evitare piu’ agevolmente i controlli da parte delle forze dell’ordine. Tra gli assuntori piu’ abituali figuravano professionisti, anche del mondo universitario, ballerini, medici e sportivi.

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