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Cronache

Capitano Ultimo diventa presidente del primo sindacato dei Carabinieri, il Sim

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Il riordino dei ruoli delle forze armate, la salvaguardia delle pensioni e della sanità integrativa, il “miglioramento delle condizioni di vita e di benessere delle donne e degli uomini in divisa”. Sono alcuni degli obiettivi del primo sindacato militare in Italia, che potrebbe avere come suo più alto rappresentante il colonnello Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo che arrestò Riina. La sua nomina a presidente del “Sim Carabinieri” arriverà quasi sicuramente oggi, quando a Roma si terrà la prima assemblea del nuovo sindacato. “Sono onorato di portare avanti una battaglia di civiltà, che affronteremo tutti insieme”, ha detto Ultimo. A riconoscere il primo sindacato con le stellette era stato nei giorni scorsi il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, firmando l’atto con cui è stata riconosciuta la prima associazione a carattere sindacale delle Forze armate, nello specifico dell’Arma dei Carabinieri. Una svolta storica per il mondo militare, che ha aperto la strada al riconoscimento di altre associazioni. A indicarene i requisiti e’ stata la Corte Costituzionale, che lo scorso aprile – con una sentenza da molti definita “storica” – ha abrogato il divieto per i militari di riunirsi in sindacati.

Ieri ne è stato riconosciuto un altro, il Siulm (sindacatoUnitario Lavoratori Militari), considerato il primo a carattere interforze. “E’ una strada nuova e in questo siamo effettivamente dei pionieri – commenta Antonello Serpi, candidato alla segreteria del ‘Sim’ (acronimo di sindacato Italiano Militari) -. Di sicuro non vogliamo sostituirci all’organizzazione dell’Arma, che già funziona, ma vogliamo dare un contributo alla serenità del personale attraverso la costruzione di un ponte istituzionale. Poi bisognera’ capire quali sono i paletti e in che modo potremo fornire il nostro contributo di rappresentanza”. Per Serpi “è ovvio che all’inizio il sindacato sarà visto con un certo sospetto. Ma questo capitava anche a quelli di polizia, che all’inizio coprivano il 5% del personale ed ora sono al 90%”. La scelta di proporre il Capitano Ultimo per la presidenza – aggiunge il neosindacalista – “è una bella idea, visto che una persona come lui di certo è indiscutibile. Ne saremmo orgogliosi”. La proposta è stata accolta con favore dallo stesso colonnello De Caprio, per il quale “sarebbe un grandissimo onore e privilegio. Poter combattere – prosegue Ultimo – da carabiniere, per i diritti e la dignita’ dei Carabinieri e’ la piu’ bella battaglia che avrei mai sognato di portare avanti. Una battaglia di civilta’ che affronteremo tutti insieme, con grande responsabilita’”.

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Cronache

Omicidio Vassallo, Tar del Lazio annulla la sospensione dal servizio del colonnello Cagnazzo

Il Tar del Lazio annulla la sospensione dal servizio del colonnello Fabio Cagnazzo, coinvolto nell’inchiesta sull’omicidio del sindaco Angelo Vassallo.

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Il Tar del Lazio ha annullato il decreto con cui il Ministero della Difesa aveva disposto, nell’ottobre 2025, la sospensione precauzionale dal servizio del colonnello Fabio Cagnazzo.

Il provvedimento amministrativo era stato adottato a seguito del coinvolgimento dell’ufficiale nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Salerno sull’omicidio del sindaco-pescatore Angelo Vassallo. Con la decisione del Tar, la sospensione dal servizio viene dunque meno sul piano amministrativo.

Il precedente del Tribunale del Riesame

La pronuncia del giudice amministrativo si inserisce in un quadro giudiziario ancora in evoluzione. Già nel maggio 2025, a distanza di circa otto mesi dall’arresto, il colonnello Cagnazzo era tornato in libertà su decisione del Tribunale del Riesame, che aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Salerno.

Lo stesso provvedimento aveva riguardato anche altri indagati: l’imprenditore Giuseppe Cipriano, l’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso e l’ex carabiniere Lazzaro Cioffi.

Inchiesta ancora aperta

Va ribadito che le accuse non costituiscono sentenze di condanna e che la posizione degli indagati resta al vaglio dell’autorità giudiziaria. L’inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo, uno dei casi più complessi e delicati degli ultimi anni, non è ancora giunta a una definizione processuale.

Un passaggio decisivo potrebbe arrivare con l’udienza del 30 gennaio, data in cui è attesa la decisione del giudice sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dagli inquirenti.

Un nodo giudiziario e istituzionale

La decisione del Tar del Lazio riporta al centro il delicato equilibrio tra esigenze cautelari, tutela dell’amministrazione e diritti degli indagati, soprattutto in procedimenti di particolare rilevanza pubblica. Sul piano penale, tuttavia, la parola definitiva spetterà esclusivamente ai giudici, al termine del percorso processuale.

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Cronache

È morto Giuliano Spazzali, l’avvocato delle grandi difese tra Anni di Piombo e Mani Pulite

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Si è spento oggi a Milano Giuliano Spazzali (le foto del servizio sono dell’archivio Imagoeconomica), tra i penalisti più noti e discussi del secondo Novecento. Il suo nome è legato a doppio filo alle grandi stagioni giudiziarie della Repubblica, dagli Anni di Piombo a Tangentopoli, attraversando decenni di processi destinati a segnare la storia del Paese.

“Abbiamo perso il nostro maestro”, è il ricordo di chi con lui ha condiviso studio e lavoro, sintetizzando il ruolo formativo e professionale che Spazzali ha esercitato su intere generazioni di avvocati.

SERGIO CUSANI E GIULIANO SPAZZALI

Da Trieste a Milano, l’impegno nelle difese più controverse

Nato a Trieste il 1° gennaio 1939, Spazzali si trasferisce negli anni Sessanta a Milano, dove diventa il legale del Soccorso Rosso, assumendo la difesa di militanti della sinistra extraparlamentare.

Nel corso di una carriera durata oltre quarant’anni, è stato avvocato di numerosi anarchici milanesi, tra cui Pietro Valpreda, ingiustamente accusato per la strage di piazza Fontana, e del leader di Autonomia Operaia Toni Negri.

Tangentopoli e i “duelli” con Di Pietro

Negli anni Novanta, durante la stagione di Mani Pulite, Giuliano Spazzali torna al centro delle cronache come difensore di Sergio Cusani, imputato nel processo Enimont, il primo grande procedimento penale a diventare anche un caso mediatico.

In quell’aula prende forma il confronto diretto, spesso aspro, con Antonio Di Pietro, pm simbolo di Tangentopoli. Con lui Spazzali ingaggia veri e propri “duelli” processuali, diventando agli occhi dell’opinione pubblica la toga antagonista dell’accusa.

Le critiche al sistema giudiziario e al processo mediatico

Andato in pensione nel 2008, Spazzali si dedica ai suoi interessi personali – lettura, musica, mostre, viaggi e soprattutto la pittura – senza rinunciare a una lettura critica del sistema giudiziario italiano.

In più occasioni aveva denunciato la scomparsa del dibattimento come luogo centrale del processo: “Ormai l’aula non esiste più – diceva – sostituita dai riti alternativi che comportano la rinuncia alla ricostruzione della verità”. Forte anche la sua critica alla “spettacolarizzazione del processo”, che definiva fine a se stessa, parlando di una sorta di “doppia aula”, quella del tribunale e quella televisiva.

I ricordi e l’omaggio degli avversari

In queste ore sono numerosi i messaggi di stima. Sergio Cusani, profondamente colpito, non ha rilasciato dichiarazioni. Antonio Di Pietro, invece, ha voluto rendergli omaggio: “Onore all’avvocato Spazzali per essere stato tra i primi a interpretare il ruolo dell’avvocato nel nuovo processo penale accusatorio. Ho rispettato le sue arringhe quando era in vita e le rispetto ancora di più ora che se ne è andato”.

Con Giuliano Spazzali scompare una figura centrale dell’avvocatura italiana, protagonista di un’epoca in cui il processo era anche confronto culturale e civile, oltre che giudiziario.

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Cronache

Tragedia nel Frusinate: 15enne trovato morto in un dirupo vicino casa

Un ragazzo di 15 anni è stato trovato morto in un dirupo a Torre Cajetani, nel Frusinate. Era uscito per un giro in bicicletta. Indagini in corso.

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Tragedia nel tardo pomeriggio a Torre Cajetani, dove uno studente di 15 anni è stato trovato morto in un dirupo a poca distanza dalla sua abitazione. Si tratta di Francesco Latini, iscritto al primo anno dell’Istituto Alberghiero di Fiuggi.

A dare l’allarme sono stati i genitori, preoccupati per il mancato rientro del figlio dopo un consueto giro in bicicletta. Il ragazzo era uscito di casa intorno alle 15.30, ma non ha fatto ritorno nei tempi abituali.

La localizzazione del telefono e il ritrovamento

Dopo aver provato più volte a contattarlo telefonicamente senza ottenere risposta, i genitori hanno avvertito i carabinieri. Grazie al segnale Gps del cellulare, il giovane è stato localizzato in un dirupo poco distante dall’abitazione di famiglia.

Quando i soccorritori e le forze dell’ordine hanno raggiunto il punto indicato, Francesco Latini era già privo di vita, accanto alla sua bicicletta.

Le prime ipotesi

Secondo una prima ricostruzione, ancora in fase di verifica, il ragazzo potrebbe essere finito nel fossato mentre percorreva una discesa in bicicletta. Al momento non risultano elementi certi su una dinamica diversa dall’incidente, ma saranno gli accertamenti a chiarire con precisione quanto accaduto.

Accertamenti in corso

I rilievi sono affidati ai Carabinieri, che stanno ricostruendo gli ultimi spostamenti del giovane e le circostanze della caduta. La salma è a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli accertamenti previsti.

La comunità di Torre Cajetani e dell’area di Fiuggi è sotto shock per la morte del ragazzo, molto conosciuto in paese. Una tragedia improvvisa che ha colpito una famiglia e un intero territorio.

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