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Caos M5s preoccupa Pd, programma con chi ci sta

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I tentennamenti del M5s sul governo preoccupano il Pd. Inquieta soprattutto l’ipotesi di un appoggio esterno, anche se Beppe Grillo sembra sia riuscito a scongiurarla, almeno per il momento. I dem continuano a garantire il sostegno convinto a Draghi e, in vista del 2023, a lavorare sulle proposte per il campo largo. Intanto, osservano con attenzione quel che succede nel Movimento. Anche l’ostentato silenzio sulle vicende interne agli alleati lascia trasparire che al Nazareno l’allarme c’e’. Qualche giorno fa, intervistata dal Corriere della Sera, la capogruppo alla Camera, Debora Serracchiani, ha avvertito: “Non credo che il M5s pensi di ritirare il sosteno al governo ma, se dovesse accadere, e’ chiaro che si creerebbe un solco fra noi”. La profondita’ del solco dipendera’ dalle mosse di Conte. “Sono in uno stato confusionale – ragionava un big del Pd in Transatlantico – Ma non credo che ritireranno i ministri. Certo, se succedesse, dovremo vedere su quali basi. Se fosse per l’Ucraina o per lo scostamento di Bilancio sarebbe difficile continuare a dialogare in maniera costruttiva”. Il maremoto scuote il gia’ poco lineare percorso per la costruzione del campo largo, lo schieramento progressista con cui Enrico Letta vorrebbe sfidare il centrodestra nel 2023. Carlo Calenda continua a dire che non ne fara’ parte. “Io ho un pensiero diverso – ha ribadito – E poi, secondo me, anche se vincesse, non riuscirebbe a governare un mese e mezzo”. Anche Matteo Renzi ha sempre frenato, soprattutto in funzione anti-M5s. Certo, se Conte facesse fare al Movimento un passo indietro dal governo e si creasse una frattura col Pd, Italia viva potrebbe avere un motivo in piu’ per dire si’ al campo largo. Ma si tratta di scenari ancora troppo acerbi per costruirci sopra le strategie. Alla compagnia si aggiungono Verdi e Sinistra Italiana, che hanno annunciato un’alleanza per il 2023. Il loro sguardo e’ rivolto esplicitamente al campo largo. A differenza di tutti gli altri, pero’, sono all’opposizione del governo Draghi. Insomma, Letta ha molto da cucire. La ricetta del Pd per tenere insieme tutti ha come ingrediente base il programma: l’obiettivo e’ stilare una serie di punti su cui chiedere l’adesione di chi vuole starci: dall’ex Leu a Renzi, passando per Calenda, Conte, Di Maio. Un lavoro che prendera’ le mosse dalle Agora’ dem e che avra’ come basi temi identitari, come l’europeismo, la difesa del lavoro, i diritti civili. Il lavoro vero e proprio comincera’ nei prossimi mesi. Intanto occhi puntati sulle mosse del M5s.

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Di Maio: “con Impegno Civico oltre il 3 per cento. Conte ha scelto l’autodistruzione”

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“Impegno Civico andrà oltre il 3% : saremo la sorpresa di queste elezioni”. Lo ha detto Luigi Di Maio in un’intervista a ‘Il Corriere della Sera’. “Ci sarà spazio per tutti quelli che vorranno correre nelle liste”, ha detto il Ministro degli Esteri e capo politico di Impegno Civico. “Noi ci poniamo come coloro che intercettano il voto moderato, con un partito fatto di proposte, pragmatismo e concretezza. Non credo – ha detto ancora Di Maio- ci possa essere compatibilità tra la coalizione progressista e il partito di Conte, che ha scelto l’autodistruzione”.

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Dem snobbano terzo polo, “la sfida è con Meloni”

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L’accordo fra Carlo Calenda e Matteo Renzi non cambia l’impronta della campagna elettorale Pd: il voto sara’ polarizzato, quindi l’avversario resta Giorgia Meloni. La sintesi e’ contenuta nelle parole del coordinatore dei sindaci Pd, Matteo Ricci, l’unico dem che commenta la novita’ al centro: “Non c’e’ spazio per terzi o quarti poli. Quelle di settembre saranno elezioni politiche spartiacque. O si sta con i democratici e progressisti o con le destre sovraniste. Gli italiani faranno il voto utile”. Un ragionamento che vale per la lista di Azione e Iv, ma anche per il M5s. Il refrain e’: un voto a loro e’ un voto a Meloni. L’obiettivo del Nazareno e’ mettere presto i motori a regime. Entro Ferragosto – quindi una settimana prima della scadenza – dovrebbero essere chiusi gli elenchi dei candidati. Intanto c’e’ il simbolo della lista Democratici e Progressisti, quella del Pd che ospita Articolo Uno, Psi, Demos. E infatti, alla presentazione, con Enrico Letta c’erano anche Roberto Speranza e la vicepresidente dell’Emilia Romagna, Elly Schlein, interprete nella campagna partecipativa delle Agora’ dem. Il logo e’ il simbolo del Pd, con il ramoscello d’ulivo, e sotto una parte con sfondo rosso e la scritta: Italia democratica e progressista. “Insieme possiamo raggiungere l’obiettivo di essere il 25 settembre la prima lista nel Paese”, ha detto Letta, che poi si e’ spinto piu’ in la’: “In queste elezioni, cosi’ come nella vita, noi crediamo che nessun destino sia gia’ scritto”, perche’ “questa destra puo’ essere battuta solo dalla lista dei democratici e dei progressisti”. Certo, lo strappo di Calenda pesera’ eccome sugli uninominali, ma la speranza del Pd e’ che la capacita’ del terzo polo di grattare i voti a sinistra non sia incisiva. “La ‘prateria’ al centro di cui da tempo parla Matteo Renzi non esiste, lo vedremo alle urne”, avverte un deputato. Secondo i dem, lo strappo di Calenda dal Pd non sara’ indolore per il Terzo polo. “Calenda si e’ bruciato una chance che non torna piu’ indietro – ragionava Enrico Borghi, della segreteria Pd, alla vigilia dell’accordo fra Iv e Azione – Nel quadro di una coalizione improntata alla responsabilita’, alla serieta’ e alla stabilita’, poteva essere il soggetto che parlava ai ceti moderati. Ma i ceti moderati e i mondi produttivi, le partite iva non vogliono gli sfasciacarrozze”. In ambienti dem, i commenti sono al vetriolo: l’accordo Iv-Azione fa comodo soprattutto a Renzi per i seggi – e’ il ragionamento, che poi viene allungato con una dose di veleno – e quelli si portano dietro anche l’immunita’ parlamentare. Continua il lavoro di limatura di liste e programma. E’ il momento difficile della scelta della squadra. Al Nazareno si sono fatti sentire anche i giovani del partito, con un appello che ha raccolto mille firme: “I Giovani Democratici – c’e’ scritto – hanno il diritto e il dovere di esigere spazio, ottenendo candidature eleggibili”. Anche se, fanno notare nel Pd, fra i candidati c’e’ un’espressione proprio dei Giovani democratici, Caterina Cerroni. Sui temi della campagna, i punti sono riassunti in una risposta al leader della Lega Matteo Salvini che, in un tweet ha, ironizzato: “Il programma del Pd? Una serie di linee vuote e alla fine una sintesi: Senno’ vince la destra”. “Battere le destre – e’ la replica Pd – e’ solo uno dei punti” del programma. Segue un lungo elenco degli altri, fra cui: un mese di stipendio in piu’ all’anno, parita’ salariale tra uomini e donne, salario minimo obbligatorio, aumento dello stipendio per gli insegnanti, 45 mila medici di famiglia in piu’, 500.000 nuovi alloggi popolari in 10 anni, avanti sui diritti civili come Ddl Zan e ius scholae.

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Da nucleare a ponte Stretto, il programma del centrodestra

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A 44 giorni dal voto, il centrodestra chiude il suo programma elettorale e i leader mettono il sigillo al testo, dando il via libera. E’ un documento diviso in 15 punti che spazia dalla conferma dell’atlantismo e l’impegno a un’Europa “piu’ politica e meno burocratica”, al nucleare, passando per l’ok al ponte sullo Stretto di Messina, i decreti sicurezza e la flat tax ma senza aliquote mirabolanti se non la promessa di estendere il tetto per le partite Iva. “E’ il programma di governo che la coalizione realizzera’ dopo le elezioni del 25 settembre quando, finalmente, l’Italia potra’ avere un governo coeso e capace di dare al Paese delle risposte concrete”, annunciano in serata all’unisono i big di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Il documento conferma l’ultima bozza circolata nei giorni scorsi ma cambia titolo: “Per l’Italia”, si legge sulla prima pagina in grassetto blu. Uno slogan netto ma asettico, diverso da quello iniziale che era “Italia domani” e ricalcava il nome scelto dal governo Draghi per il portale sul Pnrr. In cima, campeggiano i simboli dei tre principali partiti e quello dell’ultimo arrivato ossia “Noi moderati”, la lista che raggruppa i quattro ‘centristi’. Gli impegni vanno dalla politica estera – che e’ il primo punto, e descritto dai piu’ come un puntiglio di Giorgia Meloni – fino all’ultimo che riguarda “giovani, sport e sociale”. In politica estera, il faro della coalizione e’ “la tutela dell’interesse nazionale e la difesa della Patria”. Non manca il riferimento alla Nato, “anche in merito all’adeguamento degli stanziamenti per la difesa”. Nero su bianco e’ il ribadito “sostegno all’Ucraina di fronte all’invasione della Federazione russa e il sostegno a ogni iniziativa diplomatica volta alla soluzione del conflitto”. Un accenno pure alla “revisione delle regole del Patto di stabilita’ e della governance economica al fine di attuare politiche in grado di assicurare una crescita stabile e duratura e la piena occupazione”. Sul fronte energetico, l’obiettivo e’ l’autosufficienza da garantire con la transizione energetica sostenibile, il sostegno alle politiche di price-cap a livello europeo (su cui si e’ speso tanto il premier Mario Draghi) e il ricorso al nucleare. Qui, in realta’, il riferimento e’ sfumato citando solo la “creazione di impianti di ultima generazione senza veti e preconcetti, valutando anche il ricorso al nucleare pulito e sicuro”. Sulle infrastrutture, la promessa e’ racchiusa soprattutto nel “potenziamento della rete dell’alta velocita’ per collegare tutto il territorio nazionale dal Nord alla Sicilia, realizzando il ponte sullo Stretto”. Il terzo capitolo si concentra su riforme istituzionali e giustizia ed e’ stato riformulato di recente al tavolo dei partiti. Primo impegno citato e’ l’elezione diretta del presidente della Repubblica – provvedimento-bandiera per FdI – seguito dal riconoscimento delle autonomie, che e’ invece la storica battaglia della Lega e dei suoi governatori. Sulla giustizia si conferma la riforma del Csm e la separazione delle carriere su cui il partito di Salvini si e’ speso in prima persona lanciando un referendum. Sul fisco, la parola d’ordine e’ ‘meno tasse’ declinato per famiglie, imprese e lavoratori autonomi e condito dal no ferreo a “patrimoniali dichiarate e mascherate”, si legge nel documento. Sulla tassa piatta, che ancora divide i tre principali alleati su aliquote e tempi di realizzazione, il compromesso e’ stato raggiunto omettendo ogni percentuale. Si legge solo di un’estensione della flat tax per le partite Iva fino a 100.000 euro di fatturato, flat tax su incremento di reddito rispetto alle annualita’ precedenti (quest’ultimo aspetto fortemente voluto da FdI, ndr), con la prospettiva di ulteriore ampliamento per famiglie e imprese”. Altre misure promesse riguardano gli aiuti a famiglia e natalita’. Qui al primo punto si cita l’allineamento alla media europea della spesa pubblica per infanzia e famiglia”, che e’ un punto fermo dei neo Moderati di Lupi, Cesa, Toti e Brugnaro. Seguono asili nido gratuiti e aziendali. Nel programma non manca l’impegno per sicurezza e lotta all’immigrazione illegale: “passa” la linea della Lega che ottiene al primo punto la voce “decreti sicurezza”, gli stessi voluti dall’allora ministro degli Interni e che sogna il loro ripristino. Ribadita, inoltre, la difesa dei confini nazionali ed europei, ma non c’e’ il blocco navale che e’ il chiodo fisso del partito dei ‘patrioti’, ma solo un generico “controllo delle frontiere e blocco degli sbarchi per fermare, in accordo con le autorita’ del nord Africa, la tratta degli esseri umani”, oltre alla creazione di hot-spot nei territori extra-europei, gestiti dall’Unione Europea”. Non manca la lezione tratta dal Covid con l’impegno a interventi come “la ventilazione meccanica controllata e il potenziamento dei trasporti”, ma “senza compressione delle liberta’ individuali”. Sul lavoro, la promessa e’ il taglio del cuneo fiscale per imprese e lavoratori, insieme agli interventi per calmierare i prezzi dei beni di prima necessita’. La lotta al reddito di cittadinanza viene affidata a una generica sostituzione con “misure piu’ efficaci di inclusione sociale e politiche attive di formazione e inserimento nel mondo del lavoro”. Un capitolo a parte e’ riservato all’ambiente, definito “una priorita’” ma un po’ asciugato rispetto alle ultime bozze. Il programma accenna genericamente al rispetto e aggiornamento degli impegni internazionali presi dall’Italia contro i cambiamenti climatici, cita la piantumazione di alberi, ma senza indicare il milione promesso da Berlusconi, e sull’educazione ambientale sparisce l’idea di farne una materia curricolare scolastica.

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