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Cronache

Cantone attacca quei “legislatori incapaci o non del tutto in buona fede” che vogliono mettere le mani sul 416 bis

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Detta così sembra una delle tante rasi buttate lì, dentro il frullatore mediatico, giusto per dire qualcosa o per creare qualche polemica. E invece Raffaele Cantone, oggi presidente dell’Anticorruzione ma da sempre magistrato tra i più preparati d’Italia, non è uno di quelli che parlano tanto per dire qualcosa. Quest’oggi, parlando a Pisa, agli studenti dell’Università,  ha detto, riportiamo testualmente, “mi auguro che non si metta mano al 416 bis, perché, pur con tutti i limiti che vengono denunciati, è uno strumento che ha avuto effetti devastanti sulle organizzazioni mafiose”. Forse qualcuno (parliamo del legislatore, dunque del Parlamento) vuole cambiare l’unica norma che ha consentito di contrastare (ma non ancora eradicare) la mafia da questo Paese? Se Cantone dice queste cose, qualcosa deve aver subodorato. Cantone è stato per 8 anni dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli. È il magistrato che ha dato il via allo smantellamento militare del clan dei casalesi (all’epoca sconosciuto). È il magistrato che ha per primo svelato l’affare milionario dei rifiuti dei casalesi, i rapporti e le cointeressenze di parlamentari e uomini di Governo con la cosca di Casal di Principe. E allora, con la consueta serietà, Cantone spiega pubblicamente, a studenti universitari, che il 416 bis “è una norma  che dobbiamo gelosamente conservare così com’è. Quando si interviene, anche con le migliori intenzioni, su questioni così delicate si rischia di fare danni come sta avvenendo per il voto di scambio la cui modifica sta sostanzialmente neutralizzando l’efficacia della norma originaria. Dunque bisogna tenere lontano dal 416 bis legislatori incapaci e in qualche caso non del tutto in buona fede”. Ecco, legislatori incapaci o non del tutto in buona fede. Usa queste parole Cantone. E lui non è uno che spreca parole. Spesso, chi tra queste due creature (incapaci o in malafede) che albergano in Parlamento sia più pernicioso, è difficile stabilirlo.

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Cronache

Mafia, libero Vito Roberto Palazzolo: era considerato il “re” del riciclaggio

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E’ tornato libero, dopo aver ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali, Vito Roberto Palazzolo, ritenuto uno dei piu’ grossi riciclatori di denaro sporco per conto di Cosa nostra, rimasto latitante per anni in Sudafrica dove ha accumulato un patrimonio miliardario. Estradato dalla Thailandia nel 2013, era ricercato in campo internazionale dai primi anni ’90 per scontare una condanna a nove anni per concorso in associazione mafiosa. Condanna parzialmente espiata in carcere prima dell’affidamento in prova. Le inchieste hanno accertato che il principale “ruolo” di Palazzolo, originario di Terrasini (Pa) e’ consistito, negli anni, nell’attivita’ di “riciclaggio e pulitura” delle ingenti somme di denaro provenienti dai traffici di droga e dal contrabbando di sigarette. Riconosciuto come una figura di spicco di Cosa Nostra, inserito per 20 anni nelle dinamiche mafiose, sarebbe stato una sorta di cerniera tra i clan e il mondo imprenditoriale. Secondo le stime degli inquirenti, Palazzolo, che si faceva chiamare Von Palace Kolbatschenko, ha accumulato un vero tesoro: 70 proprieta’ tra Sudafrica e Namibia, quasi tutte intestate a un trust, per un valore di oltre 37 milioni di euro. Nel 2006 in Namibia, grazie al figlio dell’ex presidente della Repubblica, Palazzolo sarebbe riuscito a entrare in rapporti diretti con la De Beers, il colosso mondiale delle pietre preziose. Poi avrebbe acquistato sette giacimenti di uranio, del valore di tre miliardi e mezzo. Dopo l’estradizione si disse disponibile a collaborare coi magistrati che, pero’, non hanno mai creduto alla sua reale volonta’ di contribuire alle indagini.

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Cronache

Donna 50 enne uccisa a coltellate a Finale Emilia, arrestato il nipote

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È stata uccisa a coltellate in un appartamento di Finale Emilia (Modena). L’assassino forse il nipote, un 32enne, connazionale. Il giovane sarebbe già stato preso  dai carabinieri, che stanno ora conducendo tutti gli accertamenti del caso.

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Cronache

Sansonetti lascia il Dubbio? Forse, ed il dubbio è che sarebbe vittima di una mancata intervista a Bonafede che smentisce

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Il Fatto Quotidiano rende noto che sarebbe destinata a concludersi, a breve, dopo tre anni, l’avventura di Piero Sansonetti alla direzione de Il Dubbio, il quotidiano del Consiglio Nazionale Forense, che rappresenta per legge i 243 mila avvocati attivi in Italia. Con una interrogazione presentata in data odierna l’on Pierantonio Zanettin di Forza Italia, componente della Commissione Giustizia di Montecitorio, ha chiesto al ministro della Giustizia ” se corrisponda a vero che egli avrebbe rifiutato una intervista a Il Dubbio, in polemica con la sua linea editoriale garantista, troppo ostile al Governo. Infatti, secondo quanto pubblicato dal Fatto Quotidiano, la decisione di rimuovere Sansonetti sarebbe maturata proprio dopo il rifiuto del Guardasigilli di rilasciare una intervista al Dubbio. Il CNF ha infatti bisogno di relazioni politico istituzionali che Sansonetti non poteva garantire”.

“Mai chiesta intervista al ministro e, di conseguenza, mai negata, ne’ al direttore Sansonetti, ne’ ad altri giornalisti de ‘Il Dubbio’, testata che seguiamo sempre con grande interesse considerate le tematiche trattate e il livello di approfondimento”. Cosi’ l’Ufficio stampa di via Arenula smentisce seccamente alcune indiscrezioni pubblicate oggi su “Il Fatto quotidiano”. “Si precisa, onde evitare equivoci di sorta e per quanto probabilmente superfluo, che, al di la’ di quelle che potranno essere scelte di indirizzo redazionale, mai vi e’ stata alcuna interferenza di sorta del ministro Bonafede, che neppure consta essersi rifiutato di rilasciare interviste al quotidiano ‘Il Dubbio'” aggiunge Andrea Mascherin, presidente del Consiglio Nazionale Forense.

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