Sport
Campioni senza tempo: da Djokovic a Maldini, quando la classe attraversa le epoche
L’accesso in finale di Djokovic a 38 anni riaccende il mito dei campioni senza tempo: da Maldini a Carl Lewis, da Zoff a Valentino Rossi, la classe non conosce età.
Una vittoria in un’epoca, la successiva in un’altra. L’accesso alla finale dell’Australian Open di Novak Djokovic, a 38 anni, è destinato a entrare nella storia dello sport mondiale. Un risultato che va oltre il tennis e diventa conferma di un principio antico: la classe non ha età.
Il campione serbo non è però un’eccezione isolata. La storia dello sport è costellata di atleti capaci di unire generazioni diverse di tifosi, attraversando epoche, regole, avversari e mutamenti fisici senza perdere competitività.
Gli Highlander dello sport moderno
Negli ultimi mesi ha fatto discutere il ritorno alle gare di Lindsey Vonn, 41 anni, rientrata dopo cinque stagioni di assenza. Un esempio che dialoga idealmente con la longevità di Lewis Hamilton, sette volte campione del mondo, pronto a iniziare la ventesima stagione in Formula 1, la seconda con la Ferrari.
C’è poi il caso di Roland Fischnaller, iridato nel 2020 e ancora competitivo a 45 anni: a Milano-Cortina parteciperà alla settima Olimpiade consecutiva, un primato che racconta disciplina, resilienza e continuità.
Boxe e motori, record che resistono al tempo
Nel pugilato la longevità ha trovato incarnazioni leggendarie. Bernard Hopkins conquistò il mondiale dei medi Wbc nel 2005 a 46 anni e 126 giorni, vent’anni dopo il primo titolo. Ancora più iconica la parabola di George Foreman, capace di vincere il mondiale dei massimi Ibf nel 1994 a 45 anni e 299 giorni, due decenni dopo averlo perso contro Muhammad Alì.
Nel motociclismo, tra il primo e l’ultimo titolo mondiale di Max Biaggi passarono 18 anni: dal mondiale 250 alla Superbike del 2012, una carriera che ha attraversato stagioni e categorie.
Calcio e Olimpiadi, la memoria lunga dei campioni
Anche il calcio offre esempi emblematici. Dino Zoff sollevò la Coppa del Mondo nel 1982 a 40 anni e 134 giorni, quattordici anni dopo il trionfo europeo del 1968. Enrico Albertosi vinse il secondo scudetto con il Milan a quasi quarant’anni, dopo il primo conquistato con il Cagliari nel 1970.
Nel 1956 Stanley Matthews ricevette il primo Pallone d’Oro della storia a 41 anni, rimanendo in campo fino ai 50. Paolo Maldini, invece, vinse la sua quinta Champions League nel 2007 a 38 anni, diciotto anni dopo la prima Coppa dei Campioni.
Atletica, scherma e l’eredità olimpica
L’atletica ha il suo simbolo eterno in Carl Lewis: quattro ori a Los Angeles 1984, ultimo titolo olimpico ad Atlanta 1996, quattro Olimpiadi e dodici anni di dominio.
Un record particolare appartiene a Edoardo Mangiarotti, con 24 anni tra il primo oro olimpico del 1936 e l’ultimo del 1960, entrambi nella spada a squadre.
E infine Valentino Rossi, ritiratosi nel 2021 a 42 anni, simbolo di una longevità che ha attraversato due generazioni di tifosi.
Quando la classe diventa tempo
La finale di Djokovic non è solo una pagina di tennis. È l’ennesima conferma che nello sport, quando talento, intelligenza e disciplina si combinano, l’età diventa un dettaglio. E la vittoria, più che un risultato, si trasforma in un ponte tra epoche diverse.
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