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Campi Flegrei, il Governo stanzia 100 milioni: oltre 700 sfollati a Pozzuoli, Musumeci: «È un caso nazionale»

Il Consiglio dei ministri stanzia 100 milioni di euro per l’emergenza nei Campi Flegrei dopo il terremoto del 31 luglio. A Pozzuoli salgono a oltre 700 gli sfollati, 57 edifici risultano inagibili e cresce la protesta dei cittadini. Domani il ministro Piantedosi incontrerà una delegazione dei manifestanti.

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Il Governo prova a dare una prima risposta concreta all’emergenza Campi Flegrei. Il Consiglio dei ministri ha infatti stanziato 100 milioni di euro per affrontare le conseguenze del violento terremoto del 31 luglio, la scossa di magnitudo 4.7, la più intensa registrata nell’area negli ultimi quarant’anni.

Ad annunciarlo è stato il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, al termine della riunione di Palazzo Chigi, mentre a Pozzuoli si viveva un’altra giornata di forte tensione sociale.

Porto bloccato dalla protesta, Piantedosi incontra i cittadini

In mattinata circa un migliaio di persone, tra comitati civici, attivisti e numerose famiglie, hanno bloccato per circa un’ora il porto di Pozzuoli chiedendo interventi immediati per affrontare l’emergenza abitativa e i disagi provocati dal bradisismo.

La protesta si è conclusa soltanto dopo la disponibilità del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, atteso a Napoli per una riunione con i sindaci dell’area flegrea, a ricevere domani in Prefettura una delegazione dei manifestanti. L’accordo ha consentito la ripresa dei collegamenti marittimi con Ischia e Procida.

Oltre 700 sfollati, 57 edifici dichiarati inagibili

Intanto il quadro dei danni continua a peggiorare. I controlli dei Vigili del Fuoco sugli edifici lesionati fanno emergere numeri sempre più pesanti.

Al momento risultano:

  • 57 edifici inagibili;
  • 395 abitazioni sgomberate;
  • oltre 700 persone sfollate, di cui 568 sistemate autonomamente.

L’emergenza riguarda anche i servizi pubblici. Sono 13 le scuole dichiarate inagibili, tre delle quali necessitano di interventi strutturali importanti, mentre 14 edifici di culto restano chiusi. In alcune zone della città manca ancora l’acqua potabile a causa dei danni provocati alla rete idrica dalla scossa sismica.

Per fronteggiare la situazione sono state rafforzate le autobotti della Protezione civile e dei Vigili del Fuoco, mentre proseguono gli interventi di riparazione delle condotte.

Verifiche ancora lunghe

Il Centro Coordinamento Soccorsi, riunito con il prefetto di Napoli, il presidente della Regione Campania Roberto Fico e i sindaci dell’area, ha fatto il punto sull’attività di verifica.

Finora sono stati effettuati 227 sopralluoghi, a fronte di 1.182 richieste presentate dai cittadini. Le squadre tecniche sono state potenziate, ma serviranno ancora diversi giorni, forse settimane, per completare il censimento dei danni.

Musumeci: «I Campi Flegrei sono un caso nazionale»

Secondo il ministro Musumeci, i 100 milioni di euro rappresentano una prima risposta per consentire agli enti locali di intervenire rapidamente.

«Si tratta di una prima sommaria stima dei danni per mettere subito gli enti locali nelle condizioni di attivarsi», ha spiegato il ministro, definendo i Campi Flegrei «un caso nazionale» e invitando tutte le forze politiche a evitare divisioni su una questione che riguarda la sicurezza dei cittadini.

Musumeci ha inoltre ricordato come il bradisismo sia un fenomeno naturale imprevedibile, sottolineando il dovere dello Stato di sostenere una popolazione che vive «un calvario interminabile».

I sindacati chiedono misure straordinarie

Intanto sindacati e associazioni rilanciano la richiesta di provvedimenti eccezionali, sul modello di quelli adottati in occasione di altre calamità naturali.

Tra le proposte avanzate figurano:

  • la sospensione degli adempimenti fiscali per famiglie e imprese;
  • il blocco delle rate dei mutui sugli immobili danneggiati;
  • l’istituzione di un fondo straordinario per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio.

Il confronto proseguirà nelle prossime ore. Domani il ministro Piantedosi sarà a Napoli per un nuovo vertice operativo con istituzioni locali e Protezione civile, mentre i cittadini attendono che agli stanziamenti seguano rapidamente interventi concreti.

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Esteri

Siria, condannati a morte Bashar e Maher al-Assad e l’ex capo della sicurezza di Daraa

Un tribunale di Damasco ha condannato a morte in contumacia Bashar al-Assad e il fratello Maher. Pena capitale anche per Atef Najib, ex capo della sicurezza politica di Daraa, arrestato nel 2025.

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Un tribunale siriano ha condannato a morte l’ex presidente Bashar al-Assad, il fratello Maher e l’ex alto funzionario della sicurezza Atef Najib per reati commessi durante la repressione delle proteste e la successiva guerra civile siriana.

La sentenza è stata pronunciata dalla Quarta Corte penale di Damasco. Bashar al-Assad e Maher, che si trovano fuori dalla Siria, sono stati giudicati in contumacia.

Condanna a morte per Bashar e Maher al-Assad

Il tribunale ha riconosciuto responsabilità per omicidi, torture, arresti arbitrari e crimini contro l’umanità maturati nel contesto della repressione iniziata nel 2011.

Bashar al-Assad aveva governato la Siria dal 2000 fino alla caduta del regime nel dicembre 2024, quando l’avanzata delle forze ribelli pose fine a oltre mezzo secolo di dominio della famiglia Assad. Dopo la caduta di Damasco, l’ex presidente ha lasciato il Paese e si è rifugiato in Russia.

Il fratello Maher è stato per anni una delle figure più potenti dell’apparato militare siriano ed era alla guida della Quarta Divisione corazzata, unità accusata di gravi violazioni dei diritti umani durante il conflitto.

Pena capitale anche per Atef Najib

La stessa pena è stata inflitta ad Atef Najib, cugino di Bashar al-Assad ed ex capo della sicurezza politica nella provincia di Daraa.

Najib era stato arrestato nel gennaio 2025 ed era considerato una delle figure simbolo della repressione che contribuì ad accendere la rivolta siriana del 2011.

Il tribunale lo ha riconosciuto colpevole, tra gli altri reati, di omicidio, torture con esito mortale e uccisione intenzionale di minori, qualificando gli atti contestati come crimini contro l’umanità.

Daraa, l’origine della rivolta del 2011

Daraa è considerata la culla della rivolta siriana. Nel marzo 2011 l’arresto e le torture inflitte a un gruppo di ragazzi accusati di aver scritto slogan contro il regime alimentarono proteste popolari che furono represse con la forza.

La contestazione si trasformò progressivamente in una guerra civile durata quasi quattordici anni, con centinaia di migliaia di vittime e milioni di sfollati.

La condanna rappresenta uno dei passaggi giudiziari più rilevanti dall’abbattimento del regime Assad e apre una nuova fase nel difficile percorso della Siria verso l’accertamento delle responsabilità per i crimini commessi durante il conflitto.

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Esteri

Gaza, Israele apre allo stop ai raid mirati: esclusi i responsabili del 7 ottobre

Israele sarebbe disponibile a negoziare lo stop alle operazioni mirate nella Striscia di Gaza, mantenendo però l’eccezione per i partecipanti all’attacco del 7 ottobre. Netanyahu respinge pubblicamente il piano del Board of Peace, mentre le trattative con Washington continuano e i raid risultano ridotti.

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Israele avrebbe comunicato alla Casa Bianca la propria disponibilità a negoziare la sospensione delle operazioni mirate contro esponenti delle organizzazioni armate palestinesi nella Striscia di Gaza. L’accordo non comprenderebbe però le persone indicate dalle autorità israeliane come partecipanti all’attacco del 7 ottobre 2023.

L’indiscrezione, diffusa da Canale 13 e rilanciata dal Times of Israel, non è stata confermata ufficialmente dal governo israeliano. La comunicazione sarebbe avvenuta durante il confronto con Washington sulla tabella di marcia per il disarmo di Hamas elaborata dal Board of Peace.

L’eccezione per il 7 ottobre

Israele intenderebbe continuare a ricercare e colpire quanti considera responsabili dell’attacco del 7 ottobre, nel quale furono uccise circa 1.200 persone e altre 251 vennero prese in ostaggio.

L’esercito israeliano e lo Shin Bet hanno costituito un’unità speciale incaricata di identificare i partecipanti attraverso filmati, fotografie e sistemi di riconoscimento facciale. Alcuni sono stati uccisi durante la guerra, altri catturati e trasferiti in Israele.

L’eventuale sospensione riguarderebbe quindi le operazioni contro altri dirigenti o militanti palestinesi che non rappresentino una minaccia immediata. Non esiste ancora un’intesa formalmente sottoscritta.

Il piano respinto da Netanyahu

La proposta del Board of Peace prevede il disarmo progressivo di Hamas, il ritiro graduale delle truppe israeliane e il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione affiancata da una nuova polizia palestinese.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha pubblicamente respinto il documento in quindici punti, sostenendo che l’esercito non lascerà la Striscia fino alla completa consegna di tutte le armi di Hamas.

«Quando dico che Hamas deve essere disarmato, intendo le armi pesanti, quelle leggere, tutte le armi. Deve trattarsi di un disarmo reale, non fittizio», ha dichiarato Netanyahu.

Il contrasto riguarda soprattutto la successione delle diverse fasi. Il piano collega la consegna verificata delle armi a ritiri territoriali progressivi. Israele pretende invece garanzie più stringenti prima di arretrare dalle aree controllate.

Il negoziato resta aperto

Nonostante il rifiuto del premier, un funzionario del Board of Peace ha dichiarato che la tabella di marcia rimane operativa e che le discussioni con Israele proseguono.

Ogni fase dovrebbe essere avviata soltanto dopo la verifica degli impegni assunti sul terreno. Secondo il Board, Israele non sarebbe quindi chiamato a compiere passi irreversibili basandosi esclusivamente sulle promesse di Hamas.

Lo stesso Netanyahu ha confermato il confronto con Washington, spiegando che alcune proposte americane sono considerate accettabili e altre no.

Le testimonianze dei soldati

Alla distanza tra dichiarazioni pubbliche e trattative riservate si aggiungono le testimonianze raccolte da Canale 12 tra i militari israeliani impegnati nella Striscia.

«Nell’ultima settimana qualcosa di significativo è cambiato. Stanno cercando il più possibile di evitare attriti sulla Linea Gialla», ha raccontato un soldato rimasto anonimo.

La Linea Gialla indica la zona di controllo dell’esercito israeliano all’interno di Gaza, modificata più volte nel corso delle operazioni.

«Non vogliono che uccidiamo nessuno», ha aggiunto il militare. Un altro soldato ha sostenuto che, rispetto alla settimana precedente, sarebbe ora necessaria l’autorizzazione del capo di Stato maggiore per colpire una persona considerata una minaccia ma rimasta fuori dalle aree controllate da Israele.

La smentita dell’esercito

L’ufficio del portavoce dell’Idf ha negato che le regole d’ingaggio siano state modificate. Fonti della sicurezza israeliana avevano tuttavia riferito che le operazioni di eliminazione mirata non legate a pericoli immediati richiedono adesso l’autorizzazione preventiva del capo di Stato maggiore Eyal Zamir.

In precedenza sarebbe stata sufficiente l’approvazione del comandante meridionale o dei responsabili delle divisioni schierate nella Striscia.

Le operazioni israeliane a Gaza risultano sensibilmente ridotte dall’inizio di agosto, anche per effetto delle pressioni statunitensi. Questo rallentamento non rappresenta ancora un cessate il fuoco né prova l’esistenza di un accordo segreto, ma segnala che la proposta del Board of Peace sta già condizionando le decisioni operative.

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Esteri

Missili e droni russi sull’Ucraina, sei morti a Zaporizhzhia

Una nuova offensiva russa ha colpito Zaporizhzhia, Kiev e diverse regioni ucraine. Il bilancio aggiornato è di sei morti e venti feriti, mentre Zelensky chiede più sanzioni contro Mosca e nuovi sistemi di difesa aerea.

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Una nuova offensiva russa condotta con missili, bombe guidate e oltre 120 droni ha colpito nella notte numerose regioni dell’Ucraina. Il bilancio più grave si registra a Zaporizhzhia, dove sono morte sei persone.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva inizialmente riferito di diciannove feriti. Il governatore regionale Ivan Fedorov ha successivamente aggiornato il numero a venti. Le operazioni di soccorso e spegnimento degli incendi sono ancora in corso.

Missili nordcoreani e Zircon

Secondo Zelensky, contro Zaporizhzhia sarebbero stati utilizzati missili balistici di fabbricazione nordcoreana, missili ipersonici Zircon e bombe aeree guidate.

«Si è trattato di un attacco brutale, calcolato per infliggere il massimo danno, in particolare alle infrastrutture civili», ha scritto il presidente ucraino su X, esprimendo le proprie condoglianze ai familiari delle vittime.

L’identificazione dei sistemi d’arma utilizzati proviene dalle autorità ucraine e non risulta confermata da fonti indipendenti. Mosca non ha fornito una ricostruzione dettagliata dell’attacco.

Colpito un ospedale a Kiev

A Kiev un attacco missilistico ha danneggiato un ospedale specializzato in malattie infettive e alcune attività commerciali. Nella capitale almeno una persona sarebbe rimasta ferita, mentre diversi incendi hanno interessato magazzini e strutture civili.

Le conseguenze dei bombardamenti sono state segnalate anche nelle regioni di Donetsk, Dnipro e Mykolaiv.

A Kherson e Kharkiv sono state colpite alcune sottostazioni elettriche, provocando interruzioni nella distribuzione dell’energia. Le squadre tecniche stanno lavorando per ripristinare il servizio alle famiglie rimaste senza corrente.

Oltre 120 droni

Oltre ai missili e alle bombe guidate, la Russia avrebbe impiegato più di 120 droni. Molti sarebbero modelli d’attacco della famiglia Shahed, alcuni dei quali dotati, secondo Kiev, di sistemi di propulsione più veloci rispetto alle versioni utilizzate nella prima fase della guerra.

Gli attacchi con i velivoli senza pilota continuano quasi quotidianamente contro le comunità vicine alla linea del fronte, mettendo sotto pressione la rete energetica e le difese aeree ucraine.

L’appello di Zelensky

Zelensky ha accusato Mosca di preparare una nuova escalation, richiamando l’aumento della produzione russa di missili balistici, l’importazione di armamenti nordcoreani e i preparativi per una possibile nuova mobilitazione.

«Ogni passo che la Russia compie dimostra che Mosca non si sta preparando alla pace, ma all’escalation. Il mondo deve reagire ora, non aspettare», ha dichiarato.

Il presidente ucraino ha chiesto ulteriori sanzioni contro le imprese che sostengono l’apparato militare russo e una maggiore fornitura di sistemi di difesa aerea.

L’escalation oltre il confine

Il nuovo bombardamento russo arriva mentre anche l’Ucraina intensifica gli attacchi in profondità sul territorio della Federazione.

A Nizhnekamsk, nella repubblica russa del Tatarstan, un precedente raid di droni ucraini ha provocato, secondo le autorità locali, tredici morti e decine di feriti. Kiev ha affermato di avere preso di mira la raffineria Taneko, considerata parte dell’infrastruttura energetica utilizzata per sostenere lo sforzo bellico di Mosca.

Gli ultimi attacchi confermano un’escalation che continua a coinvolgere infrastrutture strategiche e aree civili su entrambi i lati del confine, mentre restano lontane prospettive concrete di cessate il fuoco.

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