Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’avvocato penalista Gaetano Pecorella, che compirà 88 anni il 9 maggio, ripercorre quasi sessant’anni di carriera forense.
Un percorso iniziato quasi per caso: inizialmente iscritto a medicina con l’idea di diventare psichiatra, lasciò gli studi dopo aver assistito a una dissezione anatomica che lo colpì profondamente. Da lì la scelta di passare a giurisprudenza, attratto dall’interesse per la persona e per la complessità del delitto.
La formazione e l’incontro con Pisapia
Determinante fu l’incontro con Gian Domenico Pisapia, relatore della sua tesi, che lo accolse nel proprio studio.
Pecorella ne ricorda il ruolo umano e professionale, definendolo una figura centrale nella sua formazione. Parallelamente intraprese la carriera accademica, insegnando per decenni tra giurisprudenza e scienze politiche.
Gli anni delle tensioni politiche e i processi “di sinistra”
La sua attività professionale si sviluppa negli anni delle forti tensioni sociali e politiche. Pecorella chiarisce di non aver mai fatto parte di Soccorso Rosso, pur avendo difeso spesso giovani di area progressista coinvolti in scontri e procedimenti giudiziari.
Tra i casi più rilevanti, la difesa di Inge Feltrinelli, conclusasi con assoluzione, e la partecipazione a vicende giudiziarie legate al mondo dell’editoria.
Il nuovo processo penale e la questione delle carriere
Pecorella è stato protagonista anche del dibattito sul nuovo codice di procedura penale del 1989.
Secondo il penalista, l’obiettivo della parità tra accusa e difesa non è stato pienamente raggiunto, soprattutto per la mancata separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, che considera un passaggio essenziale per l’equilibrio del sistema.
Mani Pulite e il ruolo della difesa
Durante la stagione di Mani Pulite, Pecorella ha vissuto in prima linea le trasformazioni della giustizia italiana.
Rifiuta l’idea di una “rivoluzione per via giudiziaria”, sottolineando che i processi devono restare ancorati al rispetto delle regole. Critica inoltre alcune prassi investigative dell’epoca e ribadisce il ruolo dell’avvocato come garante del corretto svolgimento del processo, non come difensore a ogni costo.
Dai processi sulle stragi alla difesa di Berlusconi
Nel corso della carriera ha affrontato casi complessi, tra cui la difesa di Delfo Zorzi nei procedimenti sulle stragi. Pecorella afferma di essersi convinto della sua estraneità ai fatti, richiamando l’assoluzione definitiva.
Ha inoltre difeso Silvio Berlusconi nel processo Sme, esperienza che ha segnato anche il suo successivo ingresso in politica.
L’esperienza parlamentare e i limiti della politica
Eletto in Parlamento dal 1996 al 2013 nel centrodestra, Pecorella riconosce le difficoltà nel conciliare ideali personali e disciplina di partito.
Ricorda come momento critico il voto sulla cosiddetta vicenda Ruby, che lo portò a lasciare il partito il giorno successivo, ritenendo quella scelta poco dignitosa.
Giustizia e riforme: una visione critica
Sul piano delle riforme, Pecorella rivendica il proprio contributo tecnico e politico, in particolare sulla non appellabilità delle assoluzioni da parte del pubblico ministero.
Sottolinea però la necessità di una formazione più adeguata per gli avvocati e di cambiamenti strutturali nel sistema giudiziario, per garantire un reale equilibrio tra le parti.
Uno sguardo sul futuro
Guardando avanti, Pecorella risponde con lucidità: «È talmente corto il mio futuro che è difficile vederlo».
Una riflessione che chiude un’intervista densa di esperienza e di analisi, offrendo uno spaccato diretto su decenni di giustizia italiana, tra professione, politica e grandi trasformazioni.