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Politica

Campania, Fico accelera sulla giunta: incontri con i partiti e sanità in mano al presidente

Domani la proclamazione dei consiglieri regionali in Campania. Roberto Fico avvia gli incontri con i partiti per chiudere la giunta e tiene per sé la delega alla sanità.

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Domani è il giorno della proclamazione ufficiale dei consiglieri regionali della Campania. Sempre domani inizieranno gli incontri tra il presidente Roberto Fico e i vertici dei partiti che lo hanno sostenuto, con l’obiettivo di chiudere il quadro della nuova giunta regionale. L’orizzonte temporale indicato dal governatore è chiaro: se possibile, la squadra di governo potrebbe essere definita entro Natale, anche in considerazione del fatto che in Veneto, dove si è votato nello stesso giorno, la giunta è già operativa.

I nodi politici tra Pd e civica deluchiana

Il confronto con i partiti entra nel vivo, in particolare sul fronte dell’area Pd–A testa alta. Un nodo che Fico considera interno alle forze politiche. A Salerno, intanto, si è tenuta una lunga riunione tra Vincenzo De Luca e gli eletti della sua civica, durante la quale si è discusso sia dei nomi per la giunta sia del progetto di trasformare la lista in un vero e proprio partito, con un congresso annunciato per gennaio.

Dalla roccaforte deluchiana sarebbe emersa la volontà di proporre Fulvio Bonavitacola, vice governatore uscente, come assessore di riferimento della civica, insieme al nome di Ettore Cinque per il Bilancio. Il Pd, che Fico incontrerà nelle prossime ore con il segretario regionale Piero De Luca e la presidente Teresa Armato, dovrebbe invece mettere sul tavolo tre nomi: Mario Casillo, il sindaco di Portici Enzo Cuomo e una donna espressione delle altre province.

Sanità, delega trattenuta dal presidente

Sul fronte della sanità arriva una conferma netta: la delega resterà, almeno per ora, nelle mani del presidente. Fico ha spiegato di aver già avviato l’elaborazione di diversi dossier e di aver valutato necessario, in questa fase, mantenere la competenza diretta. Nei prossimi 18 mesi non è esclusa la nomina di un assessore o di un’assessora, ma l’avvio del mandato partirà con questa impostazione. Sono già in corso interlocuzioni con i ministeri competenti sul rientro dal piano sanitario, con possibili sviluppi a breve.

Il lavoro a Santa Lucia e i primi dossier

In attesa della squadra di governo e dello staff, il governatore è al lavoro quotidianamente nel suo ufficio di Palazzo Santa Lucia, impegnato in un’analisi approfondita della macchina amministrativa regionale. Fico ha avviato incontri con dirigenti e direzioni generali per conoscere nel dettaglio i principali dossier, con l’obiettivo di completare il quadro entro la fine della settimana o, al massimo, nei giorni successivi.

Autismo e piano casa, i primi segnali

Tra i primi atti concreti del nuovo corso c’è lo sblocco del Centro per l’Autismo di Avellino, rimasto chiuso per 15 anni. Un ultimo finanziamento regionale da 150 mila euro ha consentito di superare le ultime criticità. Un intervento che Fico rivendica come coerente con gli impegni assunti in campagna elettorale, sottolineando la priorità data alle persone più fragili.

Nel pomeriggio il presidente ha rilanciato anche l’idea di un piano casa, indicando la necessità di una collaborazione strutturata tra pubblico e privato per garantire l’accesso all’abitazione come diritto fondamentale. Un’impostazione condivisa dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che ha parlato di una nuova fase di forte sinergia istituzionale tra Comune e Regione dopo gli anni di rapporti difficili con la precedente amministrazione.

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Politica

Riforma giustizia, Nordio attacca Gratteri: “Uscita di senno, serve esame psicoattitudinale”

Il ministro Carlo Nordio critica le parole del procuratore Gratteri e difende la riforma della giustizia. “Serve esame psicoattitudinale”, afferma in un’intervista.

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“Mi ha sorpreso perché per quanto la persona sia abbastanza determinata, per certi aspetti imprevedibile, non avrei mai pensato che avrebbe superato tutti i limiti della decenza”.

Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in un’intervista al Mattino di Padova, è tornato sulle parole del procuratore Nicola Gratteri.

Il Guardasigilli ha parlato di “uscita di senno”, ribadendo la necessità di un esame psicoattitudinale e psichiatrico non solo per chi entra in magistratura, ma anche per chi sta per uscirne.

La riforma e il sorteggio per il Csm

Secondo Nordio, la riforma cambierà “tutto”, soprattutto per i cittadini. Il ministro ha criticato l’attuale sistema, definendolo una “consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare”, con riferimento alla composizione del Consiglio superiore della magistratura.

Il ministro ha sostenuto che la maggioranza dei magistrati non sarebbe ideologizzata, ma che le correnti rappresenterebbero strumenti di potere e carriera. Ha inoltre osservato che il 97% dei magistrati risulta iscritto all’Anm, interpretando il dato come indice di un sistema fortemente strutturato.

Il referendum e il quadro politico

Sul referendum, Nordio ha dichiarato di non temere la politicizzazione del voto, pur definendola deludente. Secondo il ministro, i sondaggi indicherebbero un consenso maggioritario per la riforma e per la separazione delle carriere.

Ha escluso che un’eventuale vittoria del “no” possa determinare la caduta del governo, sottolineando la solidità della maggioranza parlamentare.

Il confronto resta acceso sul piano politico e istituzionale. La riforma della giustizia, che tocca assetti costituzionali e ordinamentali, continua a dividere il dibattito pubblico tra sostenitori e critici.

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Politica

D’Alema: Nordio e Marina Berlusconi in buona fede, ma la destra resta forcaiola

In un’intervista al Corriere della Sera, Massimo D’Alema commenta la riforma della giustizia, difende Nordio sulla buona fede ma critica l’impianto della destra su Csm e separazione delle carriere.

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In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Massimo D’Alema interviene nel dibattito sulla riforma della giustizia. L’ex presidente del Consiglio afferma di considerare “garantista” Marina Berlusconi e sostiene che la revisione proposta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio sia “autentica”, dichiarando di credere alla sua buona fede.

Allo stesso tempo, però, D’Alema accusa la destra di avere un’impostazione “forcaiola”, citando come esempio i provvedimenti contro i giovani che manifestano nelle piazze.

Sorteggio e correnti: “Non elimina il problema”

Tra i nodi centrali della discussione c’è il sorteggio per la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura.

Secondo D’Alema, è “falsa” l’idea che il sorteggio possa spezzare l’egemonia delle correnti: anche magistrati estratti a sorte potrebbero continuare a far parte di associazioni organizzate o gruppi informali.

Richiamando l’esperienza della Bicamerale, l’ex premier ricorda che si optò per un solo Csm articolato in due sezioni, ritenendo che l’unitarietà delle carriere rendesse più difficile una chiusura corporativa. Per l’azione disciplinare, invece, si proponeva un’Alta Corte separata.

Separazione delle carriere e rischio politico

D’Alema critica l’ipotesi di un corpo separato dei pubblici ministeri, ritenendo che non abbia nulla di garantista e che possa favorire un’autoreferenzialità nella gestione delle carriere.

Pur riconoscendo che la riforma non prevede formalmente una subordinazione della magistratura al potere politico, osserva che nei Paesi dove i pm sono separati dai giudici essi dipendono normalmente dal governo. Da qui il sospetto che l’attuale disegno possa preparare un passo successivo.

Secondo l’ex premier, il metodo seguito dal centrodestra sarebbe unilaterale e caratterizzato da una “impronta di decisionismo autoritario”.

Centrosinistra e riforme garantiste

In conclusione, D’Alema invita il centrosinistra a mostrarsi più disponibile verso riforme di impronta garantista, con l’obiettivo di rendere più equilibrato il rapporto tra accusa e difesa.

“Sono un pensionato”, precisa, ma il suo intervento si inserisce in un confronto politico ancora aperto e destinato a segnare uno dei temi centrali della legislatura.

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Politica

Referendum giustizia, scontro politico su riforma Nordio: tensioni tra Csm, Gratteri e governo

A cinque settimane dal referendum sulla giustizia si accende lo scontro politico tra governo, Csm e opposizioni. Polemiche sulle parole di Gratteri e sugli effetti della riforma Nordio.

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Il confronto sul referendum sulla giustizia si sposta sempre più sul piano politico, mentre il dibattito sui contenuti della riforma promossa dal ministro Carlo Nordio resta al centro delle contrapposizioni.

A riaccendere le tensioni sono state le parole del Guardasigilli nei confronti dei membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura, che avevano chiesto di non “trascinare” il Consiglio nel dibattito referendario dopo le dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri.

NICOLA GRATTERI

Il caso Gratteri e le reazioni

Nordio ha criticato il documento del Csm sul caso Gratteri, parlando di espressioni “contorte” e mettendo in discussione la credibilità dell’organo di autogoverno della magistratura.

Il procuratore di Napoli ha respinto le accuse, sostenendo che le sue parole sarebbero state riportate “in malafede”. Gratteri ha precisato di aver affermato che “mafiosi e massoneria deviata voteranno sì”, ma di non aver mai sostenuto che chi vota sì sia mafioso o massone.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente emerito della Corte Costituzionale Augusto Barbera, che ha definito le parole del magistrato “indecenti” e “ai limiti dell’eversione”, suscitando il plauso di esponenti del centrodestra.

Le posizioni politiche

A cinque settimane dal voto, i sondaggi – secondo quanto riportato da Nando Pagnoncelli – indicherebbero una situazione in equilibrio tra Sì e No, con esiti differenti a seconda dell’affluenza.

Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte parla di una “rimonta” del No. La segretaria del Partito DemocraticoElly Schlein sostiene che il No serva a evitare una magistratura “controllata dal governo”.

CARLO NORDIO MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Dal fronte opposto, il centrodestra respinge le accuse secondo cui la riforma metterebbe le procure sotto il controllo dell’esecutivo, togliendo loro la direzione della polizia giudiziaria.

Le adesioni e il clima verso il voto

Nel campo del No si registra l’adesione dell’avvocato Franco Coppi, che ha dichiarato di non aver mai riscontrato, nella sua esperienza professionale, casi in cui un giudice abbia favorito il pubblico ministero per appartenenza alla stessa carriera.

Lo scenario resta dunque dinamico, con le parti impegnate a ribadire le proprie argomentazioni in vista di un referendum che, per natura costituzionale, non prevede quorum e sarà valido a prescindere dall’affluenza.

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