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Cronache

Campania, 148 milioni fermi nelle opere incompiute: la mappa dei cantieri mai finiti

In Campania restano bloccate opere pubbliche per circa 148 milioni di euro. Dal registro ministeriale delle opere incompiute emerge una mappa di cantieri fermi, strutture mai aperte, interventi sospesi e occasioni perdute per comunità, territori e servizi pubblici.

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Ci sono opere pubbliche che non vengono inaugurate mai. Restano lì, ferme nel tempo, come promesse lasciate a metà: cemento armato al posto dei servizi, impalcature al posto delle risposte, cartelli di cantiere diventati ormai reperti di un’attesa infinita. È la Campania delle opere incompiute, una geografia parallela che non entra nelle guide turistiche ma pesa sulla vita reale dei cittadini.

Strade che non collegano, impianti sportivi mai aperti, parcheggi rimasti sulla carta, strutture pubbliche bloccate tra fondi mancanti, contenziosi, varianti, collaudi e burocrazia. Dietro ogni opera incompiuta non c’è solo uno spreco di denaro. C’è una comunità che ha aspettato qualcosa che non è mai arrivato.

La mappa ministeriale dei cantieri fermi

Il quadro emerge dall’Anagrafe delle opere pubbliche incompiute, il registro istituito presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per censire gli interventi avviati e mai portati a termine. La piattaforma Simoi, gestita dal Mit con il supporto di Itaca e della rete degli osservatori regionali, serve proprio a monitorare questi cantieri sospesi.

La Regione Campania ha chiesto ai Comuni e agli enti interessati di aggiornare le schede tecniche entro i termini fissati. Il passaggio non è solo formale: l’aggiornamento dei dati serve a fotografare con precisione la situazione, anche in vista della programmazione delle opere pubbliche e delle risorse disponibili nei prossimi anni.

Il conto delle incompiute: circa 148 milioni

In base agli ultimi dati disponibili, il valore delle opere formalmente cantierizzate ma rimaste bloccate in Campania ammonta a circa 148 milioni di euro. Una cifra che racconta solo una parte del problema, perché il costo reale delle incompiute è molto più ampio: riguarda servizi mancati, territori penalizzati, occasioni di sviluppo perdute e spazi consegnati al degrado.

Tra gli esempi segnalati figurano interventi di riqualificazione urbanistica, strutture scolastiche, parcheggi, reti fognarie, impianti pubblici e opere ambientali. In alcuni casi i lavori risultano appena avviati, in altri procedono con percentuali minime, in altri ancora restano sospesi in una zona grigia amministrativa.

Da Laviano a Foglianise, cantieri bloccati e lavori al palo

A Laviano, nel Salernitano, risultano finanziate azioni di riqualificazione urbanistica per 864mila euro, ma con una percentuale di lavori eseguiti pari a zero. A Foglianise, nel Beneventano, il Museo della paglia resta fermo a poco più di un quarto dell’intervento previsto. Sempre nel comune sannita, gli interventi su una palestra scolastica risultano inchiodati a una percentuale di avanzamento molto bassa.

L’elenco coinvolge anche Nusco, per il completamento della rete fognaria, Salerno, con la sistemazione dei parcheggi di piazza Cavour, Cimitile, Pratola Serra, Cava de’ Tirreni e altri comuni. Gli interventi economicamente più rilevanti riguardano la sistemazione ambientale di Velia, con lotti per oltre 110 milioni di euro e un indice di completamento parziale.

Quando l’uscita dalla lista non significa fine dei lavori

A livello nazionale, negli ultimi anni il numero delle opere inserite nell’Anagrafe è diminuito. Ma il calo statistico non sempre coincide con una vera conclusione dei cantieri o con l’apertura delle strutture ai cittadini. In alcuni casi un’opera esce dalla lista perché l’ente rinuncia, perché cambia il progetto, perché viene avviata una riqualificazione radicale o perché l’iter amministrativo viene riscritto.

È uno dei paradossi del sistema: un’opera può scomparire dalla black list senza diventare davvero un servizio. Può uscire dal censimento, ma restare nella memoria dei territori come promessa mancata. Per questo il dato numerico va letto con prudenza e accompagnato dalla verifica concreta dello stato dei luoghi.

Perché le opere si fermano

Le ragioni che bloccano un’opera pubblica sono spesso le stesse: fondi insufficienti, fallimento dell’impresa appaltatrice, contenziosi, errori di progettazione, varianti impreviste, vincoli non valutati in fase iniziale, problemi di collaudo.

Ci sono progetti partiti con coperture parziali e mai rifinanziati. Ci sono cantieri congelati da cause legali tra amministrazioni e imprese. Ci sono opere nate male sulla carta, poi costrette a fare i conti con vincoli idrogeologici, paesaggistici o archeologici. E ci sono strutture completate ma mai aperte, perché non collaudate o non conformi ai requisiti richiesti.

Il nodo della programmazione e del Pnrr

L’aggiornamento dell’Anagrafe assume un peso particolare anche in vista della programmazione triennale delle opere pubbliche 2026-2028. Sapere quali interventi sono fermi, perché si sono bloccati e quali margini esistono per completarli non è un adempimento burocratico. È una condizione necessaria per evitare nuovi sprechi.

Il tema riguarda anche il Pnrr e la capacità delle amministrazioni di trasformare le risorse disponibili in opere reali, funzionanti e utili. Aprire un cantiere non basta. Finanziare un intervento non basta. La vera misura dell’efficienza pubblica è portare un’opera al collaudo, all’apertura e alla piena fruizione da parte dei cittadini.

Il costo sociale del non fatto

Il danno più grave di un’opera incompiuta non si misura solo in milioni di euro. Si misura nelle opportunità perse. Un presidio sanitario non aperto può significare servizi più lontani e liste d’attesa più pesanti. Una strada interrotta può lasciare isolato un comune interno. Un impianto sportivo abbandonato può diventare spazio di degrado invece che luogo di aggregazione.

Ogni incompiuta produce un effetto domino. Consuma suolo, blocca risorse, impoverisce il paesaggio, alimenta sfiducia nelle istituzioni. E soprattutto consegna ai cittadini l’idea che la politica sia più interessata alla posa della prima pietra che al taglio del nastro.

La Campania delle promesse a metà

La Campania è una terra ricca di energie, competenze, risorse pubbliche e bisogni reali. Proprio per questo il tema delle opere incompiute pesa ancora di più. Ogni cantiere fermo racconta una distanza tra l’annuncio e il risultato, tra il finanziamento e il servizio, tra la programmazione e la vita quotidiana delle comunità.

La sfida non è soltanto aggiornare le schede ministeriali. È cambiare cultura amministrativa. Passare dalla politica dell’avvio alla responsabilità della conclusione. Perché un’opera pubblica non esiste quando viene finanziata, e nemmeno quando viene cantierizzata. Esiste davvero solo quando viene consegnata ai cittadini.

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Siccità, colpito oltre il 60% dell’Italia

Secondo una stima Coldiretti su mappe Copernicus, oltre il 60% del territorio italiano è interessato da diversi livelli di siccità.

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Oltre il 60% del territorio italiano è interessato dalla siccità, con livelli di allerta lieve, moderata o grave. Il dato emerge da una stima Coldiretti elaborata sulle mappe del programma europeo Copernicus.

Le maggiori difficoltà riguardano mais, riso, soia e pascoli, ma lo stress idrico interessa anche ortaggi, vigneti, oliveti e frutteti. Secondo l’organizzazione agricola, il caldo avrebbe inoltre determinato una riduzione del 20% della produzione di latte nelle stalle.

Il dato è una valutazione di Coldiretti e non una rilevazione nazionale definitiva sulla produzione lattiera.

Quasi 75mila ettari bruciati

Alla scarsità d’acqua si aggiunge l’emergenza incendi. Dall’inizio del 2026 sarebbero andati in fumo quasi 75mila ettaritra boschi e terreni, secondo un’elaborazione Coldiretti basata sui dati del sistema europeo Effis.

L’organizzazione chiede un piano nazionale per realizzare nuovi invasi, recuperare quelli esistenti e migliorare le reti di distribuzione. Secondo Coldiretti, attualmente l’Italia riuscirebbe a trattenere soltanto l’11% dell’acqua piovana.

La proposta comprende bacini destinati agli usi agricoli e civili, sistemi di pompaggio per produrre energia idroelettrica e interventi di manutenzione dei corsi d’acqua. Negli ultimi quattro anni, conclude Coldiretti, gli eventi climatici estremi avrebbero provocato danni per circa 20 miliardi di euro all’agricoltura italiana.

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Malore nel Taro, bimbo salvato dai carabinieri

Un bambino di tre anni e mezzo ha perso conoscenza dopo un bagno nel Taro. Decisivo il massaggio cardiaco praticato da un carabiniere.

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Un bambino di tre anni e mezzo ha accusato un malore dopo essere uscito dalle acque del fiume Taro, accasciandosi al suolo privo di sensi. È accaduto a Groppo, nel comune di Tornolo, sull’Appennino parmense.

Il piccolo, residente in provincia di Parma, stava partecipando a un campus estivo. Decisivo l’intervento dei carabinieri di Borgotaro: un sovrintendente, constatata l’assenza di reazioni agli stimoli, ha iniziato il massaggio cardiaco. Dopo pochi istanti il bambino ha ripreso conoscenza.

Il trasferimento in elisoccorso

Un altro militare ha allertato il 118 e messo in sicurezza l’area. Ai soccorsi hanno partecipato anche due infermiere dell’ospedale di Borgotaro, libere dal servizio e residenti nella zona.

Il bambino è stato mantenuto in condizioni di sicurezza fino all’arrivo del personale sanitario e successivamente trasferito in elisoccorso al pronto soccorso di Parma. Secondo le informazioni disponibili, non è in pericolo di vita.

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Deepfake su Mentana, stop del Garante a Rti

Il Garante della Privacy ammonisce Rti per alcuni deepfake di Enrico Mentana trasmessi da Striscia la Notizia. Vietato riutilizzare i dati con le modalità contestate.

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Anche la satira realizzata attraverso l’intelligenza artificiale deve rispettare la dignità delle persone e i principi di liceità, correttezza e trasparenza. Lo stabilisce il Garante per la protezione dei dati personali, che ha ammonito Rti per alcuni servizi di Striscia la Notizia contenenti deepfake di Enrico Mentana.

L’istruttoria è stata avviata dopo un reclamo del direttore del TgLa7. Nei filmati, l’immagine e la voce del giornalista erano state manipolate attribuendogli dichiarazioni mai pronunciate e collocandolo virtualmente nello studio dell’emittente per la quale lavora.

Video ritenuti poco riconoscibili

Secondo il Garante, il realismo delle immagini, la plausibilità delle frasi e la difficoltà nel riconoscere l’alterazione potevano indurre parte del pubblico a considerare autentici i contenuti.

Le avvertenze sulla natura artificiale dei video non sono state giudicate sufficientemente chiare ed evidenti, soprattutto negli estratti diffusi sui social network. Numerosi commenti degli utenti, richiamati nel provvedimento, dimostravano che parte del pubblico aveva creduto che Mentana avesse realmente pronunciato quelle frasi.

Rti aveva sostenuto che si trattasse di una parodia tutelata dal diritto di satira e che i filmati originali fossero stati concessi in licenza da La7.

Ammonimento, nessuna multa

Il Garante ha accertato la violazione degli articoli 5 e 25 del Gdpr, relativi rispettivamente ai principi di liceità, correttezza e trasparenza e alla protezione dei dati fin dalla progettazione.

L’Autorità ha adottato un ammonimento, non una sanzione pecuniaria, e ha vietato l’ulteriore utilizzo dei dati di Mentana con le modalità contestate. I contenuti potranno essere conservati soltanto per eventuali esigenze giudiziarie. Provvedimento del Garante

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