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Caltanissetta e Castelvetrano avranno un sindaco del M5S, la Lega perde tutti i ballottaggi in Sicilia

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Il ballottaggio a Caltanissetta, unica città capoluogo al voto, premia Roberto Gambino. Il candidato del M5S è sindaco con il 58,85%, superando Michele Giarratana del centrodestra (41,15%). A Gela vince Lucio Greco (sostenuto da Forza Italia, Pd e liste civiche) sul leghista Giuseppe Spata.  A Mazara del Vallo prevale di poco Salvatore Quinci (centrosinistra e liste civiche) sul leghista Giorgio Randazzo: Quinci ha ottenuto 10.803 voti (52,41%) e Randazzo 9.808 (47,59%). A Monreale netta affermazione di Alberto Arcidiacono (oltre il 56%) di DiventeràBellissima, che ha la meglio sul rivale Pietro Capizzi (moderati, Pd e civici assieme), regalando una soddisfazione al governatore Nello Musumeci. A Castelvetrano non c’è partita. Enzo Alfano del Movimento 5 Stelle sbaraglia il cambio arrivando quasi al 60 per cento. Insomma sorride il M5s che ora cercherà di capitalizzare per le europee del 26 maggio. Resta al palo la Lega che perde la doppia sfida con i suoi candidati. L’esito dei ballottaggi in Sicilia, dove si è votato in cinque comuni, fa segnare l’en plein dei 5stelle, che vincono in due città emblematiche, dopo avere perso Bagheria e Gela conquistate cinque anni fa: Caltanissetta, ancora stravolta dallo scandalo del cosiddetto ‘sistema Montante’, l’ex presidente di Sicindustria condannato due giorni fa a 14 anni di carcere e che proprio dalla città nissena aveva scalato i piani alti del potere; e Castelvetrano, la cittadina del superlatitante Matteo Messina Denaro, chiamata al voto dopo due anni di commissariamento per infiltrazioni mafiose. Una vittoria celebrata su Facebook in nottata, quando lo spoglio era a metà ma dall’esito scontato, dal vice premier Luigi Di Maio: “Abbiamo vinto con il nostro candidato Roberto Gambino”, quando ci danno per morti noi ci siamo sempre”. E nel pomeriggio Di Maio sarà a Caltanissetta per festeggiare, assieme al padrone di casa Giancarlo Cancelleri, la vittoria di Gambino, che ha ottenuto il 58,85%, staccando il rivale Michele Giarratana, del centrodestra, che si e’ fermato al 41,15%. Una festa doppia perchè con Di Maio, a Caltanissetta, ci sarà pure Enzo Alfano, eletto nuovo sindaco a Castelvetrano: il grillino al ballottaggio ha totalizzato il 64,67% dei voti, quasi il doppio dell’avversario civico Calogero Martire (35,33%). A bocca asciutta la Lega, che si deve accontentare del solo comune di Motta Sant’Anastasia, appena 12mila abitanti conquistato al primo turno: i suoi candidati Giuseppe Spata e Giorgio Randazzo perdono i duelli a Gela (Caltanissetta) e a Mazara del Vallo (Trapani) nonostante le piazze riempite da Salvini durante il suo tour elettorale: qui vincono Salvatore Quinci (52,41%) del centrosinistra, ma sostenuto anche da liste civiche e moderati, e Lucio Greco (52,45%), appoggiato da Forza Italia e liste civiche. A Monreale, invece, vince Alberto Arcidiacono, sostenuto da liste civiche e da Diventera’Bellissima, il movimento del governatore Nello Musumeci: col 55,73% ha sconfitto l’uscente Piero Capizzi (44,27%). Bassa l’affluenza nei cinque comuni, pari al 43,60%, con un calo del 15,37% rispetto al primo turno. Ai seggi si sono recati 98.783 elettori sui 226.546 aventi diritto. Il crollo maggiore a Gela, dove ha votato il 40,49% degli elettori rispetto al 58,41% del primo turno.

Elezioni Comunali in Sicilia, terremoto a Castelvetrano: vince il M5S con Enzo Alfano

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Il caso di Arata infiamma lo scontro 5S-Lega, sono ore cruciali anche per la riforma delle Autonomie

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Attacchi incrociati, minacce di crisi piu’ o meno velate, il caso Siri-Arata a complicare ulteriormente una situazione gia’ molto precaria. Il governo si avvia alla sua settimana cruciale sull’onda di uno scontro permanente tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Scontro che oggi si arricchisce di due ingredienti: il nuovo attacco frontale del leader della Lega al ministro Danilo Toninelli e l’offensiva, durissima, del capo politico M5S sull’onda delle nuove intercettazioni ambientali di Paolo Arata. Sullo sfondo un mercoledi’ da cerchiare in rosso: quel giorno il premier Giuseppe Conte parlera’ sia alla Camera, sia al Senato sul caso dei fondi russi alla Lega, con Salvini che, finora, non ha risposto alla “chiamata” del presidente di Montecitorio Roberto Fico. A minacciare la fragilissima stabilita’ giallo-verde c’e’ anche il caso Arata e le nuove intercettazioni in cui si evincerebbe una complicata trama per nominare Armando Siri al governo e in qualche modo influenzare il ruolo di Di Maio. “E’ gravissimo. Se qualcuno, esterno al governo, ha provato a manipolare le scelte di governo, a controllare o sabotare l’azione del M5S, pretendo – e lo chiedero’ alla magistratura – la massima chiarezza”, tuona Di Maio. E, anche sull’Autonomia, il leader M5S sceglie di non mandarle a dire. “La riforma va fatta, ma dobbiamo scriverla bene. Se qualcuno sta giocando a spaccare l’Italia o il governo, non lo permetteremo a nessuno”, avverte il vicepremier. I nodi, sull’Autonomia, verranno al pettine con le riunioni ristrette – decisiva quella con i tecnici del Mef – convocate dal premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi domani pomeriggio. Premier che, in queste ore, non si sbottona sulle minacce di crisi o di ribaltone e, anzi, risponde alle polemiche convocando gia’ per giovedi’ parti sociali e imprese sulla manovra. E rivendicando, cosi’, il ruolo di premier davanti a Salvini. Il leader della Lega, nel frattempo, si tiene a distanza anche geografica da Roma. Pungola, attacca, avverte. Arriva a Rovezzano, teatro dell’incendio che ha messo in tilt le ferrovie italiane, e attacca Toninelli sul licenziamento di Pierluigi Coppola. “Mi sembra che gli italiani abbiano chiesto piu’ si’, non ci siamo proprio”, sottolinea Salvini lasciandosi aperta qualsiasi strada sul futuro del governo: “siamo nelle mani di Dio”. Il pressing interno su Salvini per una rottura cresce di ora in ora, alimentato anche dai sondaggi che, nonostante le inchieste, danno la Lega in costante crescita. Il titolare del Viminale, per ora, non decide. Nega la voglia di rimpasto ma, mai come in questi giorni, mette nel mirino il titolare del Mit, attaccato peraltro anche da un fedelissimo di Di Maio, come Max Bugani, furioso per il si’ del ministero al passante di Bologna. Salvini non sembra neppure aver voglia, ora, di vedere Conte o Di Maio, sebbene il premier lo attenda per un confronto prima della sua informativa sui fondi russi. Informativa nella quale Conte difendera’ il governo nella sua collegialita’ ma che potrebbe trasformarsi in una sfida diretta qualora Salvini dovesse decidere di parlare dai banchi delle Lega. Nel frattempo il leader leghista risponde picche alla “chiamata” in Aula della presidenza della Camera sul caso. “Mi occupo della vita reale, non di fantasie”, sottolinea. E anche l’incontro con Di Maio latita pericolosamente. “Non c’e’ una riunione in agenda, prima o poi lo vedro'”, glissa Salvini, facendo infuriare l’alleato. “Io ho proposto di vederci, le persone adulte si parlano. Ora tocca a lui”, replica il leader M5S. E finche’ i due non si vedranno il rischio crisi, sia pure molto sfumato in questo momento, non puo’ ritenersi archiviato.

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Di Maio parla del salario minimo orario: meno di 9 euro all’ora non è lavoro ma schiavitù

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Autonomia, lettera del premier Conte ai veneti e ai lombardi

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Di seguito la lettera che il premier Giuseppe Conte ha scritto per i cittadini di Lombardia e Veneto in merito al progetto di riforma delle autonomie regionali.

 

Cari Cittadini della Lombardia e del Veneto,

ritengo doveroso rivolgere, a Voi direttamente, un chiarimento. Su molti giornali stanno montando le polemiche sul tema dell’autonomia differenziata, alimentate anche da dichiarazioni di esponenti delle forze di maggioranza, ma in particolare dalle prese di posizione dei Governatori delle vostre Regioni.

Il progetto riformatore è molto importante sul piano politico e molto complesso sul piano giuridico, ed era prevedibile che – approssimandosi i passaggi decisivi – la tensione politica e mediatica salisse sempre più.

Il lavoro istruttorio sin qui svolto è stato molto faticoso. Si tratta di trasferire interi blocchi di competenze, legislative e amministrative, dallo Stato alle Regioni che lo richiedono.

Devo ringraziare il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Erika Stefani, per il grande impegno con cui ha portato avanti questo lavoro istruttorio. E devo ringraziare anche tutti i singoli Ministri e i loro staff per avere lealmente collaborato a questa impegnativa opera di ricognizione delle materie e competenze trasferite, analizzando responsabilmente le varie ricadute (politiche, giuridiche, amministrative, economiche, sociali).

Da alcune settimane siamo ai passaggi finali. Vi erano vari snodi politici, che richiedevano una condivisa ponderazione. Per questa ragione mi sono assunto la responsabilità di coordinare personalmente questi incontri. Era necessario farlo per imprimere la spinta finale. Abbiamo avuto riunioni interminabili, abbiamo esaminato il testo articolo per articolo, per superare tutti i dubbi residui.

Abbiamo operato in un clima di condivisione, con tutti i Ministri coinvolti, senza guardare alla distinzione di colori o appartenenze politiche. Manca ancora poco e poi saremo pronti per portare la bozza finale in Consiglio dei Ministri. Avremo un testo serio e credibile, che verrà incontro alle Vostre richieste e, nel contempo, sarà compatibile con il disegno costituzionale.

Mi piacerebbe portare questa bozza e metterla in votazione già alla prossima riunione del Consiglio dei Ministri. Le polemiche e le ultime dichiarazioni stanno però compromettendo questi ultimi passaggi. Invito tutti a considerare che un progetto riformatore così rilevante e articolato non può essere valutato sulla base dell’anticipazione di qualche singolo suo aspetto. Esprimere un giudizio su singole questioni, soprattutto in questa fase, non può che condurre a una visione parziale e limitata.

Il giudizio finale andrebbe riservato alla bozza definitiva che verrà approvata dal Consiglio dei Ministri. Le polemiche politiche non mi sorprendono, considerate le mie responsabilità e, quindi, la mia esposizione.

Confido però che possiate tutti apprezzare l’impegno enorme che stiamo profondendo per venire il più possibile incontro alle Vostre richieste e, nel contempo, la responsabilità che abbiamo di rappresentare l’intera Comunità nazionale.

Se non potremo accogliere, per intero, tutte le richieste che ci sono pervenute e non potremo trasferire, in blocco, tutte le materie che ci sono state indicate, non sarà per insensibilità nei Vostri confronti.

Sarà per la convinzione che, piuttosto che declamare – a esclusivo uso politico e mediatico – una cattiva riforma sicuramente destinata a cadere sotto la scure della Corte costituzionale, è preferibile realizzare un progetto ben costruito, che vi offra vantaggi reali, che siano sostenibili anche nel tempo. Senza contare che questo progetto riformatore non è questione affidata esclusivamente alla dialettica Governo-Regioni, in quanto l’ultima parola spetta al Parlamento: un progetto ben strutturato e ben sostenibile sul piano costituzionale potrà superare più agevolmente e rapidamente l’approvazione parlamentare.

Ai Vostri Governatori chiedo rispetto per me e per tutti i Ministri che stanno lavorando con me, indistintamente, della Lega e del MoVimento 5 Stelle. Le agenzie riportano, da ultimo, dichiarazioni che scadono nell’insulto, tanto più inaccettabili in quanto pronunciate da rappresentanti istituzionali e rivolte a rappresentanti istituzionali.

Dopo mesi e centinaia di ore di attento lavoro, dedicato alle Vostre esigenze, reputo a dir poco ingeneroso sostenere che siamo poco attenti alle Vostre sensibilità. Le Vostre richieste stanno a cuore anche a noi. Come pure ci stanno a cuore la sorte dei restanti 45 milioni di cittadini italiani.

Se il confronto civile terrà il luogo degli insulti più recenti, mi dichiaro sin d’ora disponibile a incontrare i Vostri Governatori, per considerazione nei Vostri confronti, anche prima di portare la bozza finale in Consiglio dei Ministri, in modo da poterli tenere compiutamente aggiornati.

Per me l’autonomia non è una bandiera regionale da sventolare, ma una riforma che farà bene a Voi e all’Italia intera.
Vi prometto che tornerò presto a farVi visita,

Giuseppe Conte

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