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Cronache

Calleri (Fondazione Caponnetto): al vertice Antimafia 2025 si discute di mafie 4.0 tra tradizione, innovazione e guerre in corso

Intervista a Salvatore Calleri sul 35° Vertice Antimafia: dalle mafie 4.0 alle reti criminali internazionali, dal riciclaggio digitale ai nuovi rischi per Italia ed Europa. Un’analisi sulle trasformazioni del crimine organizzato e sulle sfide dell’antimafia contemporanea.

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Classe 1966, catanese di nascita ma fiorentino d’adozione, Salvatore Calleri è da decenni uno dei volti più noti e attivi della lotta alla criminalità organizzata in Italia. Laureato in giurisprudenza, ha conosciuto e collaborato per anni con il magistrato Antonino Caponnetto, dal cui nome prende vita la Fondazione che presiede dal 2003. Oggi Calleri è consulente della Commissione Parlamentare Bicamerale Antimafia, coordina l’OMCOM – Osservatorio Mediterraneo Criminalità Organizzata e Mafia, e promuove il progetto “Tulipani Rossi” per un’Europa di pace e legalità. Con lui abbiamo discusso del prossimo Vertice, delle nuove mafie 4.0 e dei pericoli che l’Italia e l’Europa devono affrontare nel prossimo futuro.

Dottor Calleri, cominciamo dal 35° Vertice Antimafia: qual è il tema centrale di quest’anno e perché avete scelto proprio “Mafie 4.0 tra tradizione, innovazione e guerre in corso”?
Il titolo sintetizza una consapevolezza: la mafia non è più quella di trent’anni fa. Oggi convivono riti arcaici con strategie moderne, crimini tradizionali e criminalità digitale, assi internazionali e guerre tra clan che attraversano confini. Il 13 dicembre a Firenze vogliamo ragionare su questa realtà complessa e in evoluzione, capire come la criminalità organizzata si stia trasformando e quali strumenti servono all’antimafia per restare al passo. Parleremo di conflitti mafiosi, di ramificazioni internazionali, di criminalità che utilizza tecnologia e globalizzazione — una foto aggiornata di ciò che oggi chiamiamo mafia 4.0.

Può farci qualche esempio concreto di queste “evoluzioni” mafiose che seguirete al Vertice?
Certo. Prenda la Francia: dopo l’omicidio di Mohamed Kessaci — fratello dell’attivista antimafia marsigliese Amine Kessaci — si è levata una reazione civile intensa, segno che anche lì si costruisce una nuova sensibilità contro le mafie. Allo stesso tempo, osserviamo attentamente le triadi cinesi attive tra Toscana — in particolare nella zona Firenze-Prato-Osmannoro — Roma, e anche all’estero, con rami che arrivano in Spagna e Germania.
Poi ci sono le mafie turche come i clan Dalton e Casper, che secondo inchieste recenti sarebbero coinvolti in traffici e scontri anche in Italia. Infine un fenomeno emerso con l’operazione “Hydra” della procura di Milano: una sorta di confederazione transnazionale che unisce clan siciliani, calabresi e campani, con canali finanziari che passano per organizzazioni criminali cinesi — il riciclaggio si sposta all’estero o utilizza strumenti digitali, criptovalute, transazioni complesse. Il rischio è reale: la mafia sta diventando sempre più globale, fluida, ibrida.

Lei parla spesso di mafie “arcaiche e moderne” insieme: come può un fenomeno antico come la criminalità organizzata convivere con le sue incarnazioni 4.0?
È un ossimoro, ma è la verità. La mafia mantiene ancora alcune radici profonde — omertà, controllo del territorio, violenza, affiliazioni. Allo stesso tempo però ha imparato ad adattarsi. Usa le nuove tecnologie per comunicare, per riciclare denaro attraverso criptovalute, per gestire marketing e network criminali internazionali.
Questa “agilità criminale” — come la chiamo — richiede un aggiornamento continuo da parte di chi combatte la mafia. Chi resta fermo, rischia di soccombere: le mafie cambiano velocemente, si riorganizzano, sfruttano la guerra, la crisi, l’economia globale. Per questo serve un’antimafia 4.0, dotata di strumenti moderni, cooperazione internazionale e sensibilità civica.

Quanto pesa l’uso delle nuove tecnologie da parte delle mafie, e cosa rischia lo Stato se non si aggiorna?
Molto. Pensi che criminali e clan non si limitano più a traffici tradizionali. Delinquenti internazionali creano reti complesse, comunicano via piattaforme criptate, spostano capitali con strumenti digitali, saltano i confini reali e legali. Questo rende molto difficile il contrasto: dalle intercettazioni tradizionali agli assetti societari offshore, dalle criptovalute al riciclaggio nascosto. Se lo Stato continua a usare strumenti obsoleti, le mafie avranno sempre un vantaggio.
Per questo al Vertice chiederemo che l’attenzione non sia solo giudiziaria — confische, arresti — ma anche culturale, normativa e tecnologica: formazione, cooperazione internazionale, regolamentazioni su fintech e criptovalute, intelligenza digitale, prevenzione dei traffici.

Lei coordina anche l’OMCOM — Osservatorio Mediterraneo Criminalità Organizzata e Mafia. Quanto importante è il monitoraggio internazionale oggi?
Fondamentale. Le mafie non sono più locali: si muovono come reti globali. Un osservatorio come OMCOM serve a tenere traccia delle evoluzioni in Europa, Nord Africa, nei paesi del Mediterraneo. Dall’infiltrazione nei porti, al traffico di droga, alle mafie straniere in Italia fino al riciclaggio internazionale. Solo con una visione ampia e coordinata possiamo capire i nessi e prevenire le infiltrazioni criminali. La mafia oggi non conosce frontiere.

Il rischio che una “mafia 4.0” diventi egemone dal Nord al Sud dell’Europa è reale? E cosa può fare la società civile?
Penso che il rischio sia molto più che reale. Il Nord non è più al sicuro e non lo è mai stato davvero. Le mafie cercano mercati, controllo economico, logistica, appalti, investimenti. E con le nuove tecnologie, le opportunità si moltiplicano.
Serve una risposta ampia: informazione, cultura della legalità, trasparenza, partecipazione civile. Le scuole devono educare i giovani alla giustizia, all’etica. Le istituzioni devono cooperare a livello europeo, internazionale. Le forze dell’ordine e la magistratura devono essere equipaggiate con i mezzi per combattere il crimine moderno. E la cittadinanza deve rimanere vigile e informata.

Un’ultima domanda: cosa significa per lei oggi essere “antimafioso” nel 2025?
Significa non accontentarsi delle vecchie vittorie. Significa saper guardare avanti, comprendere i nuovi pericoli, vigilare su mille fronti. Significa non solo condannare omicidi e traffici, ma smascherare i corrotti, denunciare gli interessi oscuri, garantire trasparenza, giustizia e opportunità.
Essere antimafioso nel 2025 vuol dire essere cittadini, attivi, responsabili. Perché la mafia esiste dove la società tace: cultura, complicità, indifferenza. L’antimafia oggi deve essere partecipata, collettiva, europea. E il Vertice del 13 dicembre — credo — sarà un passo in questa direzione.

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Cronache

Pozzuoli, cold case Campana: 4 arresti per omicidio aggravato dal metodo mafioso

A Pozzuoli risolto dopo oltre 15 anni l’omicidio di Carmine Campana: 4 persone in carcere su richiesta della DDA di Napoli, aggravante mafiosa.

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Cold case risolto dopo oltre quindici anni. I Carabinieri della Compagnia di Pozzuoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone gravemente indiziate di omicidio premeditato e di detenzione e porto illegale di arma comune da sparo.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura Distrettuale di Napoli.

L’omicidio di Carmine Campana

Gli indagati avrebbero preso parte, in qualità di mandanti ed esecutori, all’omicidio di Carmine Campana, avvenuto a Giugliano in Campania il 15 maggio 2010.

Secondo l’impostazione accusatoria, il delitto sarebbe stato commesso per affermare il controllo del territorio in contrapposizione al gruppo criminale “Beneduce”, al quale sarebbe stata ritenuta vicina la vittima. Campana venne colpito al volto con diversi colpi d’arma da fuoco.

L’aggravante mafiosa

I reati contestati sono aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan camorristico “Pagliuca”, ritenuto operante sul territorio di Pozzuoli.

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta nella fase delle indagini preliminari. Avverso l’ordinanza sono ammessi mezzi di impugnazione. I destinatari della misura sono persone sottoposte a indagine e devono considerarsi presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

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Milano, accoltella il compagno: la 39enne era già stata condannata per omicidio

A Milano una donna di 39 anni arrestata per aver accoltellato il compagno: in passato era stata condannata per l’omicidio dell’ex convivente.

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Oksana Murasova, 39enne di origine lituana, è stata fermata oggi a Milano con l’accusa di aver accoltellato il compagno 50enne.

La donna si trova attualmente in Questura, in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.

Il precedente per omicidio

Secondo quanto emerso, Murasova era già stata arrestata per l’omicidio dell’allora convivente Bilous Ruslan, 31 anni, avvenuto anch’esso a Milano.

Per quel delitto aveva scontato una pena di otto anni di detenzione. Nel 2019, quando la sentenza era diventata definitiva, i carabinieri l’avevano arrestata a Copiano, in provincia di Pavia.

Le indagini in corso

Le forze dell’ordine stanno ricostruendo la dinamica dell’ultimo episodio e le condizioni del 50enne ferito.

Come previsto dalla legge, la donna è da considerarsi innocente fino a eventuale condanna definitiva.

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Cronache

Sabotaggi alle linee ferroviarie, vertice al Viminale: indagini per terrorismo

Escalation di sabotaggi sulle linee ferroviarie tra Bologna, Pesaro e Roma. Vertice al Viminale convocato da Matteo Piantedosi. Indagini per possibile terrorismo.

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Da Bologna a Pesaro fino a Roma: una serie di sabotaggi ha mandato in tilt negli ultimi giorni la circolazione ferroviaria, in particolare sulla linea dell’Alta Velocità.

Sabato, poco prima dell’alba, sono stati segnalati due danneggiamenti sulla tratta Roma-Firenze a distanza di un’ora l’uno dall’altro. Secondo gli investigatori, la pista dolosa appare evidente: sono stati trovati pozzetti manomessi, cavi bruciati e, in un caso, un innesco.

Un episodio analogo, avvenuto a Pesaro nel primo giorno dei Giochi di Milano Cortina 2026, è stato rivendicato su un blog di controinformazione anarchica. Gli inquirenti ipotizzano un possibile collegamento tra i diversi episodi, inserendoli in una stessa campagna.

Vertice al Viminale

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha convocato per domani pomeriggio al Viminale un Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Al tavolo siederanno i vertici delle forze di polizia, dell’intelligence e i referenti del Ferrovie dello Stato Italiane.

Dopo una prima informativa della Digos, la Procura di Roma potrebbe aprire un fascicolo. Non si esclude che, come già avvenuto a Bologna e Ancona, si possa procedere anche per associazione con finalità di terrorismo e attentato alla sicurezza dei trasporti.

Rafforzata la vigilanza sulla rete

È stato nel frattempo innalzato il livello di attenzione sulla rete ferroviaria, con il potenziamento dei pattugliamenti lungo i binari e il monitoraggio dei nodi tecnici e delle aree meno coperte da videosorveglianza.

Lunedì sono previsti accertamenti della polizia scientifica sull’ordigno incendiario rimasto intatto nei pressi di Castel Maggiore, nel Bolognese. L’ordigno sarà confrontato con altri reperti sequestrati in precedenti attentati. Saranno inoltre ricercate eventuali tracce biologiche utili alle indagini.

Le reazioni politiche

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha parlato di “odiosi atti criminali”, assicurando il massimo impegno per individuare i responsabili.

Il presidente dei senatori della Lega Massimiliano Romeo ha invitato la sinistra a prendere le distanze da simili gesti, richiamando il rischio di un clima che richiama stagioni di tensione del passato.

Le indagini sono in corso e l’eventuale qualificazione giuridica dei fatti spetterà all’autorità giudiziaria, nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.

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