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Politica

Calenda lancia il centro: «Al voto ad aprile»

Carlo Calenda prepara un nuovo centro con Liberaldemocratici, Spazio pubblico e Fondazione Einaudi. Il leader di Azione apre a Ernesto Ruffini e prevede il voto nell’aprile 2027.

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Carlo Calenda prepara la costruzione di un nuovo polo centrista ed europeista in vista delle prossime elezioni politiche, che secondo il leader di Azione potrebbero tenersi già nell’aprile del 2027.

In un’intervista a La Stampa, Calenda annuncia per la fine di ottobre l’avvio di un percorso comune con i Liberaldemocratici, Spazio pubblico e la Fondazione Luigi Einaudi. Il progetto rimane aperto ad altre personalità e formazioni interessate a costruire un’area alternativa tanto alla destra quanto alla sinistra.

Tra i possibili interlocutori viene indicato Ernesto Maria Ruffini, già direttore dell’Agenzia delle Entrate e fondatore di Più Uno. Calenda esprime nei suoi confronti «grande stima», precisando che le porte della nuova iniziativa saranno aperte anche ad altri contributi.

Un centro europeista per il dopo elezioni

L’obiettivo dichiarato è costruire una forza politica liberaldemocratica, pragmatica ed europeista, capace di incidere nella formazione del prossimo governo.

Calenda immagina un esecutivo nato attraverso accordi parlamentari successivi al voto, secondo una logica che definisce «alla vecchia maniera», ma che considera più seria rispetto alle promesse elettorali difficilmente realizzabili.

Il leader di Azione cita come esempio l’abolizione delle accise, utilizzata più volte nelle campagne elettorali senza che sia stata poi concretamente attuata. A suo giudizio, dopo le inevitabili semplificazioni della propaganda, i partiti saranno costretti a confrontarsi con problemi economici e internazionali molto più complessi.

La previsione del voto anticipato

Calenda ritiene che le elezioni si terranno nell’aprile del 2027, in anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura. La sua è una previsione politica, non una data già stabilita.

Secondo il leader di Azione, Giorgia Meloni avrebbe interesse a convocare le elezioni prima delle amministrative, temendo che un risultato negativo alle comunali possa indebolire ulteriormente la maggioranza.

La decisione sullo scioglimento anticipato delle Camere spetta comunque al presidente della Repubblica, dopo avere verificato l’impossibilità di proseguire la legislatura o di formare un’altra maggioranza parlamentare.

Le critiche alla nuova legge elettorale

Calenda prevede che si voterà con un nuovo sistema elettorale, ma giudica negativamente la riforma promossa dalla maggioranza e già approvata dalla Camera.

Il testo introduce un impianto proporzionale con un premio di 70 deputati e 35 senatori per la lista o coalizione che arrivi prima e raggiunga almeno il 42 per cento dei voti in entrambi i rami del Parlamento. Se questa soglia non fosse superata alla Camera o al Senato, il premio non verrebbe assegnato e i seggi sarebbero distribuiti proporzionalmente.

La riforma deve ancora completare il proprio percorso parlamentare con l’esame del Senato e non può quindi essere considerata definitivamente approvata. Calenda definisce «ridicola» la soglia del 42 per cento, soprattutto in presenza di una destra divisa dall’eventuale scelta di Roberto Vannacci di presentarsi autonomamente.

Le cinque aree immaginate da Calenda

Secondo la previsione del leader di Azione, alle prossime elezioni potrebbero presentarsi cinque aree politiche: il centrodestra guidato da Meloni, il nuovo centro liberaldemocratico, la sinistra, il movimento di Vannacci e l’area che fa riferimento ad Alessandro Di Battista e Domenico D’Orsi.

Calenda rivolge giudizi particolarmente duri contro Vannacci, definendone l’area «anticostituzionale» e sostenendo che sarebbe condizionata dalla Russia. Si tratta di valutazioni politiche espresse dal leader di Azione, non accompagnate nell’intervista da elementi destinati a dimostrare un controllo diretto di Mosca.

Il possibile accordo tra il centrodestra e Vannacci, secondo Calenda, provocherebbe inoltre forti tensioni nei rapporti con Forza Italia e Lega. Il leader di Azione si dice convinto che il nuovo centro possa raccogliere più consensi di Futuro Nazionale, che considera destinato a restringersi in un’area radicale.

Il dialogo con Pd e Forza Italia

Calenda dichiara di voler dialogare con tutte le forze europeiste disponibili a rafforzare l’integrazione dell’Unione e a sostenere l’abolizione del diritto di veto nel Consiglio europeo.

Gli interlocutori naturali vengono individuati nel Partito democratico e in Forza Italia. Anche in questo caso, però, il leader di Azione accompagna l’apertura con giudizi fortemente polemici.

Prevede che Elly Schlein non sarà più alla guida del Pd dopo le elezioni e critica Forza Italia quando, a suo giudizio, risulta troppo condizionata dalla linea di Antonio Tajani e dalle posizioni di Giorgia Meloni. Anche questi scenari appartengono alle valutazioni e alle previsioni di Calenda, non a decisioni già assunte dai partiti interessati.

L’allarme su un possibile attacco russo

Il passaggio più grave dell’intervista riguarda la sicurezza internazionale. Calenda sostiene che nell’autunno del 2026 la Russia potrebbe colpire un Paese della Nato per verificarne la capacità di reazione e la compattezza politica.

Si tratta di una previsione del leader di Azione, non di un’informazione confermata da autorità militari o servizi di intelligence. Calenda ritiene che Vladimir Putin possa considerare l’allargamento del conflitto una via di uscita dalla guerra, in un contesto internazionale destinato a diventare ancora più pericoloso.

L’intervista delinea così la strategia di Azione: costruire entro l’autunno un centro autonomo, presentarsi alle elezioni come forza europeista e prepararsi a svolgere un ruolo decisivo negli accordi parlamentari successivi al voto.

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Campo largo, D’Alema boccia le primarie: «Una follia». Schlein e Conte restano in trincea

Massimo D’Alema chiede al Campo largo di evitare le primarie tra Elly Schlein e Giuseppe Conte e di trovare un candidato premier di mediazione. Nel centrosinistra restano però distanti le posizioni sulla leadership.

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Massimo D’Alema boccia senza mezzi termini le primarie per scegliere il candidato premier del Campo largo. «In questo contesto sono una follia», sostiene l’ex presidente del Consiglio, secondo il quale sarebbe necessario un «processo ordinato» per individuare una figura condivisa.

Il ragionamento è politico ed elettorale: una competizione diretta tra Elly Schlein e Giuseppe Conte rischierebbe di trasformarsi in una resa dei conti tra Pd e Movimento 5 Stelle. «Le primarie tra due leader di partito producono la crisi del partito che perde», è la convinzione di D’Alema. Una sfida combattuta potrebbe quindi indebolire la coalizione prima ancora dell’apertura delle urne.

Schlein non rinuncia alla candidatura

La segretaria del Pd, almeno per ora, non sembra intenzionata a fare un passo indietro. Nel suo gruppo dirigente prevale la convinzione che Schlein possa vincere le primarie e rivendicare così la guida dell’eventuale governo di centrosinistra.

Attorno alla contesa si muovono però interessi e ambizioni differenti. Secondo ricostruzioni interne al Pd, una candidatura di Schlein a Palazzo Chigi potrebbe modificare anche gli equilibri futuri nella corsa al Quirinale. Si tratta di valutazioni affidate a fonti anonime e non accompagnate, al momento, da prese di posizione pubbliche dei diretti interessati.

La difficile ricerca di un terzo nome

Una parte del centrosinistra continua a esplorare la possibilità di un candidato di mediazione. Tra i nomi evocati figura quello di Pier Luigi Bersani, sul quale avrebbe lavorato anche Roberto Speranza. Conte nutre stima per l’ex segretario del Pd, ma non risulta disponibile a cedergli la candidatura.

Nel dibattito vengono citati anche Ernesto Maria Ruffini, Franco Gabrielli e Paolo Gentiloni. Nessuno di loro, tuttavia, avrebbe finora manifestato la volontà di esporsi in una competizione che si annuncia particolarmente aspra.

L’area più attiva nella ricerca di una soluzione alternativa viene individuata attorno alla rivista Rinascita, guidata da Goffredo Bettini e con Andrea Orlando alla direzione scientifica. Sullo sfondo resta l’influenza politica di D’Alema.

Conte aspetta e marca le differenze

Il leader del Movimento 5 Stelle continua intanto a muoversi autonomamente sui temi più divisivi per la coalizione: politica estera, difesa, sicurezza e immigrazione. Conte si considera preparato e affidabile per tornare a Palazzo Chigi e non sembra intenzionato a rinunciare senza una vera competizione.

Il tempo, però, stringe. Il Campo largo deve ancora stabilire regole, programma e leadership. D’Alema indica la strada dell’accordo, Schlein punta sulle primarie e Conte mantiene aperta la sfida. Prima di affrontare il centrodestra, il centrosinistra dovrà decidere come evitare che la scelta del candidato si trasformi nella sua prima sconfitta.

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Politica

De Luca attacca Ranucci: «Nessuna credibilità, facciamolo commendatore»

Vincenzo De Luca ha duramente attaccato Sigfrido Ranucci durante la sua trasmissione settimanale. Senza entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria, il sindaco di Salerno ha contestato al giornalista i rapporti con Valter Lavitola e ha ironicamente proposto una raccolta di firme per nominarlo commendatore della Repubblica.

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«Ranucci non ha nessuna credibilità e nessun titolo per aprire bocca». Vincenzo De Luca torna all’attacco del giornalista ed ex conduttore di Report, accusando il mondo progressista di essere impegnato in un «processo di beatificazione» nei suoi confronti.

Il sindaco di Salerno è intervenuto durante la consueta trasmissione settimanale, partendo dalla fotografia che ritrae il sottosegretario Andrea Delmastro accanto a una persona indicata come esponente della criminalità.

«Niente foto con delinquenti»

«Non puoi avere né dimenticanze, né distrazioni, né fotografie in comune con delinquenti. È una ragione di stile», ha affermato De Luca, invocando maggiore attenzione da parte di chi ricopre incarichi pubblici.

Il sindaco ha poi spostato il ragionamento sulla vicenda che coinvolge Ranucci e sui suoi rapporti con Valter Lavitola, sottolineando di non voler entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria.

«Non dico mezza parola sulla vicenda giudiziaria, ma su una questione che riguarda lo stile personale, la credibilità e la coerenza di vita», ha precisato.

L’affondo sui rapporti con Lavitola

Secondo De Luca, Ranucci avrebbe dovuto prendere pubblicamente le distanze dalle condotte attribuite a Lavitola. «Ci si aspetterebbe che qualcuno dicesse: “Prendo le distanze da comportamenti che considero irresponsabili e criminali”», ha osservato.

Il sindaco ha quindi ricordato che il giornalista ha definito Lavitola un suo «amico fraterno», traendone un giudizio durissimo sulla sua credibilità personale.

Le valutazioni di De Luca riguardano il comportamento pubblico del giornalista e non incidono sugli accertamenti giudiziari ancora in corso.

La provocazione del commendatore

L’intervento si è concluso con una provocazione sarcastica. De Luca ha proposto di promuovere una raccolta di firme da inviare al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per nominare Ranucci commendatore.

«Se qualcuno vuole seguirmi, facciamo un’associazione per la nomina di Ranucci a commendatore della Repubblica», ha ironizzato. Poi la chiusura: «Commendator Ranucci: suona pure bene».

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Di Battista lascia Cuba in aeroambulanza: domani il rientro a Roma

Alessandro Di Battista è partito da Cuba a bordo di un’aeroambulanza dopo l’intervento chirurgico d’urgenza subito all’Avana. L’ex parlamentare, colpito da un malore mentre realizzava un reportage, dovrebbe arrivare domani a Roma ed essere trasferito al Policlinico Gemelli per proseguire cure e riabilitazione.

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Alessandro Di Battista ha lasciato Cuba a bordo di un’aeroambulanza diretta in Italia. Dopo il tentativo di trasferimento non riuscito il 4 settembre, l’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle è riuscito a partire dall’Avana e dovrebbe arrivare domani a Roma.

Il viaggio viene effettuato seguendo un protocollo sanitario adeguato alle sue condizioni. Secondo quanto riferito, il volo dovrebbe mantenere una quota più bassa del normale e prevedere uno o più scali.

Il malore durante il reportage

Di Battista si trovava a Cuba per realizzare un reportage quando, il 28 agosto, ha accusato forti dolori alla testa. Inizialmente è stato visitato nell’ospedale di Santa Clara, la struttura più vicina al luogo nel quale si trovava.

La serietà del quadro clinico ha successivamente reso necessario il trasferimento all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana, dove la scorsa settimana è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza.

L’équipe del Gemelli arrivata a Cuba

Un neurochirurgo e un rianimatore del Policlinico Agostino Gemelli avevano raggiunto Cuba per assistere Di Battista e valutarne il trasferimento. Dopo l’arrivo nella Capitale, l’ex deputato potrebbe essere accompagnato direttamente nell’ospedale romano.

Comincerà così una nuova fase del percorso sanitario, dedicata alle cure, alla riabilitazione e alla convalescenza.

I ringraziamenti ai medici cubani

In queste settimane Di Battista è stato assistito dalla compagna Sahra, con la quale ha due figli, e da Luca Di Giuseppe, amico e presidente dell’associazione Schierarsi. Quest’ultimo ha gestito anche la comunicazione, cercando di conciliare l’interesse pubblico con la richiesta di riservatezza avanzata dalla famiglia.

Prima della partenza, Schierarsi aveva ringraziato medici, infermieri e fisioterapisti cubani per l’assistenza prestata. Di Giuseppe ha poi pubblicato una fotografia dell’aeroambulanza accompagnandola con un messaggio: «Buon rientro, fratello mio. Ci rivediamo a Roma tra qualche ora».

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