Ambiente
Caldo record in Europa: Milano più torrida di Bangkok, Napoli come Singapore. Gli esperti: «È il cambiamento climatico»
L’Europa affronta una delle più intense ondate di calore degli ultimi decenni. In Italia temperature fino a 40 gradi, superiori a quelle registrate in molte città tropicali. Gli esperti collegano il fenomeno all’anticiclone africano e al cambiamento climatico, con un primo calo atteso all’inizio di luglio.
L’Europa vive una delle più violente ondate di calore degli ultimi anni, con temperature che in alcune città superano quelle registrate in metropoli tradizionalmente associate al clima tropicale. In Italia il termometro sfiora i 40 gradi in Pianura Padana, mentre anche Francia e Germania si preparano a nuovi record. Per gli esperti non si tratta più di episodi isolati, ma di una tendenza sempre più strettamente legata al cambiamento climatico.
Temperature oltre i tropici
Il confronto tra le principali città europee e alcune metropoli asiatiche fotografa una situazione insolita. Milano si avvicina ai 40 gradi, valori superiori a quelli registrati in città come Bangkok, mentre Napoli raggiunge temperature analoghe a Singapore. Anche Parigi ha sperimentato nei giorni scorsi valori eccezionalmente elevati.
Va ricordato che il semplice confronto delle temperature non descrive interamente il disagio climatico: nelle aree tropicali l’umidità è generalmente molto più elevata e rende la temperatura percepita ancora più gravosa.
Secondo Mattia Gussoni de iLMeteo.it, il confronto tra i dati climatici degli ultimi trent’anni e quelli attuali evidenzia anomalie molto marcate: a Milano si registrano valori superiori di oltre 10 gradi rispetto alle medie storiche, mentre a Roma lo scarto sfiora i 10 gradi e Parigi ha fatto segnare differenze eccezionali rispetto alle proprie temperature abituali.
L’anticiclone africano e il peso del cambiamento climatico
All’origine dell’ondata di calore c’è l’espansione dell’anticiclone subtropicale africano, che dal Nord Africa si è esteso fino al Mediterraneo e al cuore dell’Europa.
Gli esperti sottolineano però che il fenomeno si inserisce in un contesto climatico profondamente mutato. L’aumento della concentrazione di gas serra nell’atmosfera ha innalzato la temperatura media globale, rendendo più frequenti e intense le ondate di calore.
L’aumento delle temperature favorisce inoltre una maggiore evaporazione dei mari, incrementando l’umidità nei bassi strati dell’atmosfera e creando le condizioni favorevoli allo sviluppo di temporali particolarmente violenti, attesi soprattutto dalla metà della prossima settimana.
Il Cnr: eventi triplicati rispetto a trent’anni fa
Massimiliano Pasqui, ricercatore del Cnr specializzato in fisica dell’atmosfera, spiega che la probabilità di assistere a episodi come quello attuale è oggi circa tre volte superiore rispetto a trent’anni fa.
Secondo il ricercatore, una parte consistente dell’anomalia termica osservata è direttamente attribuibile al cambiamento climatico, mentre un’ondata di calore di questa intensità sarebbe stata sostanzialmente impossibile alcuni decenni fa.
Pasqui invita tuttavia a non confondere le elevate temperature europee con i climi tropicali del Sud-Est asiatico, caratterizzati da dinamiche atmosferiche completamente diverse, dominate dai monsoni e da regimi di precipitazione differenti.
Attesa una tregua nei primi giorni di luglio
Le previsioni indicano che la fase più intensa del caldo dovrebbe esaurirsi tra il 1° e il 2 luglio, quando una perturbazione interesserà la Francia e successivamente il Nord Italia, coinvolgendo soprattutto l’arco alpino e parte delle regioni centro-settentrionali.
Prima del cambiamento, tuttavia, sono attesi ancora valori estremamente elevati, con punte di 40 gradi tra Bologna, Modena e Ferrara e temperature prossime ai 40 gradi anche a Firenze.
Secondo Antonio Sanò, fondatore de iLMeteo.it, l’aumento della temperatura globale rappresenta ormai un dato scientificamente consolidato, così come la crescente frequenza di eventi meteorologici estremi, dalle ondate di calore ai fenomeni temporaleschi più intensi.
Un giugno che può entrare nella storia
Gli esperti ricordano che l’estate del 2003 resta il riferimento storico per il caldo eccezionale registrato nell’Europa occidentale. Tuttavia, il giugno 2026 potrebbe candidarsi a entrare tra i mesi più caldi mai osservati.
Pur trattandosi di un episodio destinato a ridimensionarsi con l’arrivo di correnti più fresche, la tendenza di fondo resta quella di un progressivo aumento delle temperature medie, confermando come il clima europeo stia attraversando una fase di profondo cambiamento.
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