Salute
Caldo estremo in Europa, l’Oms: oltre 1.300 morti in una settimana
L’Europa è travolta da un’ondata di caldo eccezionale. Secondo l’Oms, dal 21 giugno si registrano oltre 1.300 morti in eccesso legati alle alte temperature.
L’Europa brucia sotto un’ondata di caldo eccezionale e il bilancio sanitario comincia a diventare pesante. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, dal 21 giugno sono stati registrati più di 1.300 morti in eccesso legati alle alte temperature. Il capo dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito il caldo estremo un “killer silenzioso”, ricordando che il continente europeo si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale.
Francia, mille decessi oltre la media
Il dato più allarmante arriva dalla Francia, dove l’agenzia nazionale per la salute pubblica ha segnalato circa mille decessi in più rispetto alla media negli ultimi giorni. Il bilancio effettivo, avvertono le autorità sanitarie, potrebbe aggravarsi con il consolidamento dei dati. Le persone più esposte restano gli anziani, soprattutto gli over 65, ma l’ondata di calore mette sotto pressione l’intero sistema sanitario.
L’episodio, pur non paragonabile per mortalità alla storica estate del 2003, viene considerato dal punto di vista climatico particolarmente intenso. In molte città europee le temperature hanno superato o sfiorato i 40 gradi.
Italia nella morsa dell’afa
Anche l’Italia resta sotto pressione. Il ministero della Salute monitora quotidianamente 27 città attraverso i bollettini sulle ondate di calore, con livelli di rischio aggiornati a 24, 48 e 72 ore. Nei giorni del picco, il bollino rosso ha interessato numerosi centri urbani, tra cui Milano, Firenze, Roma, Napoli, Bologna, Torino e Bari.
Le temperature restano alte anche di notte. A Torino è stata registrata una minima di 27,3 gradi, valore record dall’inizio delle misurazioni nel 1753. In molte città cittadini e turisti cercano riparo in chiese, musei, centri commerciali e luoghi climatizzati.
Attese correnti più fresche, ma rischio temporali
Secondo le previsioni, l’anticiclone dovrebbe indebolirsi nel corso della settimana, lasciando spazio a correnti più fresche in arrivo dal Nord Atlantico. Il calo termico sarà però accompagnato da instabilità: il contrasto tra aria calda e aria fresca potrà favorire rovesci, temporali localmente intensi, grandinate e colpi di vento.
Il caldo resta intanto un’emergenza sanitaria prima ancora che meteorologica. Case, scuole e luoghi di lavoro europei non sono stati progettati per temperature così persistenti. E con 150 milioni di persone esposte a ondate di caldo estremo, l’allarme dell’Oms è anche un avvertimento politico: l’adattamento al clima che cambia non può più essere rinviato.
In Evidenza
Sanità, monitoraggio Lea 2024: Veneto primo, migliorano le Regioni ma resta il divario Nord-Sud
Il monitoraggio 2024 dei Livelli essenziali di assistenza premia Veneto, Emilia-Romagna e Toscana. Scendono da otto a tre le Regioni sotto la soglia di sufficienza, ma persistono forti disuguaglianze territoriali tra Nord e Sud.
La sanità italiana registra segnali di miglioramento, ma il divario tra le diverse aree del Paese resta evidente. È quanto emerge dalla verifica del Ministero della Salute sui Livelli essenziali di assistenza (Lea) relativi al 2024, effettuata attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia, che valuta le performance delle Regioni sulla base di 88 indicatori distribuiti nelle tre macroaree della prevenzione, dell’assistenza distrettuale e dell’assistenza ospedaliera.
Per ottenere una valutazione positiva, ogni Regione deve raggiungere almeno 60 punti su 100 in ciascuna delle tre aree esaminate.
Veneto al primo posto, seguono Emilia-Romagna e Toscana
A guidare la classifica nazionale è il Veneto, che ottiene 288 punti su 300, confermandosi la Regione con le migliori prestazioni complessive.
Il punteggio è frutto di risultati particolarmente elevati in tutti gli ambiti valutati:
- 96 punti nella prevenzione
- 95 nell’assistenza distrettuale
- 97 nell’assistenza ospedaliera
Alle spalle del Veneto si collocano:
- Emilia-Romagna con 282 punti
- Toscana con 280
- Piemonte con 272
- Provincia autonoma di Trento, che conquista il miglior risultato nazionale nella prevenzione con 98 punti
- Lombardia con 270 punti
Nella fascia immediatamente successiva figurano anche Umbria, Liguria e Friuli Venezia Giulia, tutte con risultati superiori alla soglia di sufficienza.
Solo tre territori restano sotto la soglia
Rispetto al monitoraggio precedente, il numero delle amministrazioni che non raggiungono gli standard minimi si riduce sensibilmente.
Nel 2023 erano otto le Regioni e Province autonome insufficienti. Nel 2024 restano soltanto:
- Calabria
- Sicilia
- Provincia autonoma di Bolzano
Le criticità, però, non sono identiche.
Sicilia e Bolzano continuano a registrare risultati insufficienti soprattutto nell’area della prevenzione, fermandosi rispettivamente a 49 e 59 punti.
La Calabria, ultima nella graduatoria complessiva, mostra invece le maggiori difficoltà nell’assistenza territoriale, dove ottiene 52 punti, pur migliorando rispetto ai 40 punti registrati nel 2023.
Schillaci: «Un cambio di passo certificato dai dati»
Per il ministro della Salute Orazio Schillaci, i risultati evidenziano un’evoluzione positiva del sistema sanitario nazionale.
Secondo il ministro, la riduzione delle Regioni insufficienti da otto a tre rappresenta un indicatore concreto del lavoro svolto dal Governo per rendere il servizio sanitario più efficiente e vicino ai cittadini.
Schillaci ha inoltre ricordato l’incremento delle risorse destinate alla sanità, pari a oltre 5 miliardi di euro aggiuntivirispetto al 2023, ritenendolo uno degli elementi che hanno contribuito al miglioramento delle performance regionali.
Crescono anche Valle d’Aosta, Abruzzo e Basilicata
Tra i progressi più significativi figurano quelli della Valle d’Aosta, dell’Abruzzo e della Basilicata, che hanno recuperato terreno soprattutto nell’assistenza distrettuale dopo le gravi insufficienze registrate nel monitoraggio precedente.
Passi avanti vengono evidenziati anche nella prevenzione per Liguria, Molise e ancora Abruzzo, segnale di un miglioramento diffuso, seppur con intensità differenti.
Resta il divario tra Nord e Sud
Il quadro generale appare dunque incoraggiante, ma continua a mettere in evidenza profonde differenze territoriali nell’accesso ai servizi sanitari.
Le Regioni del Nord mantengono mediamente standard più elevati sia nella prevenzione sia nell’assistenza territoriale e ospedaliera, mentre diverse realtà del Mezzogiorno continuano a registrare ritardi che incidono sulla qualità delle cure offerte ai cittadini.
Un tema richiamato anche dalla Società Italiana di Medicina Interna (Simi). Il presidente Nicola Montano ha sottolineato come l’obiettivo debba essere quello di garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dalla Regione di residenza, gli stessi livelli di qualità, appropriatezza e tempestività delle prestazioni sanitarie.
Il monitoraggio dei Lea conferma quindi un sistema sanitario in miglioramento, ma ancora caratterizzato da forti disuguaglianze territoriali che rappresentano una delle principali sfide per il Servizio sanitario nazionale.
Salute
Sclerosi multipla, nasce “Vita SMisurata”: la piattaforma per vivere oltre la diagnosi
Presentata in Senato “Vita SMisurata”, piattaforma digitale promossa da Merck Italia con Aism e Sin per offrire strumenti informativi alle persone con sclerosi multipla. Il portale affronta temi come mente e corpo, alimentazione, intimità e qualità della vita.
Fornire strumenti informativi per aiutare le persone con sclerosi multipla a vivere una vita piena e di qualità, anche oltre la diagnosi. È questo l’obiettivo di “Vita SMisurata”, la piattaforma digitale presentata oggi in Senato e realizzata da Merck Italia con il patrocinio e la collaborazione dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e della Società Italiana di Neurologia.
Una piattaforma per la qualità della vita
Il portale offre informazioni pensate per accompagnare chi convive con la sclerosi multipla nella costruzione del proprio percorso quotidiano. Non si limita agli aspetti clinici della malattia, ma affronta temi che incidono profondamente sulla qualità della vita: il rapporto tra mente e corpo, l’alimentazione, l’intimità, le relazioni e il benessere personale.
L’obiettivo è dare spazio a bisogni spesso poco presenti nelle guide tradizionali, ma centrali per chi affronta una diagnosi e deve ridefinire abitudini, priorità e prospettive.
Il ruolo di Aism, Sin e Merck Italia
Il progetto nasce da una collaborazione tra competenze diverse. “Solo una collaborazione ampia tra differenti competenze può contribuire a costruire risposte più efficaci e inclusive per le persone con sclerosi multipla e le loro famiglie”, ha affermato la senatrice Tilde Minasi, promotrice dell’evento di presentazione.
Per Mario Alberto Battaglia, presidente Fism e direttore generale Aism, dopo una diagnosi “la vita continua” e porta con sé bisogni che cambiano nel tempo, coinvolgendo ogni dimensione della persona. Rispondere a questi bisogni, ha spiegato, significa costruire strumenti e alleanze più vicini alle esigenze di ciascuno.
Esperienze, professionisti e incontri sul territorio
“Vita SMisurata” è costruita anche attraverso il contributo di professionisti, creator e persone con sclerosi multipla, che condividono esperienze concrete e facilmente replicabili nella vita di tutti i giorni.
Accanto alla piattaforma digitale, il progetto prevede incontri sul territorio, pensati come occasioni di confronto diretto tra persone con sclerosi multipla, clinici e associazioni.
Un approccio oltre la terapia
“La ricerca e la pratica clinica hanno trasformato nel tempo la gestione della sclerosi multipla”, ha sottolineato Andrea Paolillo, direttore medico di Merck Italia. Oggi, ha aggiunto, è necessario guardare alla patologia non solo dal punto di vista terapeutico, ma integrando tutte le dimensioni utili a garantire a chi ha ricevuto una diagnosi una vita piena e soddisfacente.
La piattaforma si propone così come uno strumento informativo e di accompagnamento, pensato per mettere al centro la persona e non soltanto la malattia.
Salute
Sanità, Istat: in meno di 30 anni persi oltre metà dei posti letto
Secondo l’Istat, tra il 1996 e il 2023 l’Italia ha perso oltre il 50% dei posti letto in sanità, con un calo più forte nel settore pubblico. Criticità anche su medici di famiglia, età del personale sanitario e spesa sanitaria.
La sanità italiana ha perso oltre la metà dei suoi posti letto in meno di trent’anni. È uno dei dati più rilevanti emersi dall’audizione di Nicoletta Panuzzi, della Direzione centrale per le statistiche sociali e il welfare dell’Istat, davanti alla Commissione Affari Sociali della Camera, nell’ambito dell’indagine sull’attuazione dei Livelli essenziali di assistenza e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle regioni.
Dai 358mila posti letto del 1996 ai 176mila del 2023
Secondo i dati illustrati dall’Istat, i posti letto sono passati dai 358.309 del 1996 ai 176.317 del 2023, con una riduzione superiore al 50%. Il calo ha colpito soprattutto il settore pubblico, dove la diminuzione è stata del 53,7%, mentre nel privato accreditato la flessione si è fermata al 38,4%.
La regione che ha registrato la perdita più consistente è la Calabria, con un calo del 61,2%. La riduzione più contenuta riguarda invece la Valle d’Aosta, dove i posti letto sono diminuiti del 20,7%.
Medici di famiglia in calo
L’Istat ha richiamato anche la contrazione dei medici di medicina generale. Erano circa 37mila nel 2024, ottomila in meno rispetto al 2013. Un dato che pesa soprattutto nei territori dove la medicina di prossimità dovrebbe rappresentare il primo presidio di assistenza e filtro rispetto agli ospedali.
Alla riduzione numerica si aggiunge il tema dell’età del personale sanitario. Nel 2024 quasi un terzo dei medici aveva tra 65 e 69 anni. Una criticità che riguarda anche i pediatri di libera scelta e che pone il problema del ricambio generazionale.
Spesa sanitaria a 190 miliardi nel 2025
Sul fronte economico, la spesa sanitaria nel 2025 è arrivata a 190,1 miliardi di euro, pari all’8,4% del Pil. Dal 2019 al 2025 l’aumento medio annuo è stato del 3,4%.
La componente pubblica ammonta a 140,8 miliardi, pari al 74,1% della spesa complessiva. La spesa pubblica è cresciuta in media del 3,6% l’anno, quella privata del 2,9%, mentre la quota direttamente a carico delle famiglie è aumentata del 2,2%.
Il nodo dei Lea e delle differenze regionali
I numeri illustrati dall’Istat confermano una questione centrale: l’attuazione dei Lea dipende non solo dalle risorse disponibili, ma anche dalla capacità dei sistemi regionali di garantire servizi, personale, strutture e tempi adeguati di cura.
La riduzione dei posti letto, il calo dei medici di famiglia e l’invecchiamento del personale sanitario indicano una pressione crescente sul Servizio sanitario nazionale. Il tema, ora, è capire se la spesa in aumento sarà sufficiente a rafforzare davvero l’accesso alle cure e a ridurre le differenze tra territori.


