Cronache
Caldo estremo e incendi, l’Italia nella morsa: sette città da bollino rosso e picchi fino a 45 gradi
La terza ondata di calore dell’estate entra nella fase più intensa: sette città saranno da bollino rosso e nelle zone interne della Sardegna si prevedono temperature vicine ai 45 gradi. Cresce contemporaneamente l’emergenza incendi in Italia e in Europa. Oltre 10mila i decessi in eccesso registrati durante la fiammata di caldo di fine giugno.
La terza ondata di calore dell’estate entra nella fase più intensa, mentre l’Italia deve affrontare contemporaneamente l’aumento delle temperature, la siccità e il moltiplicarsi degli incendi.
Oggi quattro città sono indicate con il bollino rosso e dieci con quello arancione. Domani saliranno a sette i centri con il livello massimo di rischio: Torino, Brescia, Bologna, Firenze, Perugia, Roma e Frosinone. Le città in arancione saranno otto.
I bollettini del Ministero della Salute vengono elaborati ogni giorno per 27 città e indicano il possibile impatto delle temperature sulla salute della popolazione nelle successive 24, 48 e 72 ore.
In Sardegna possibili punte di 45 gradi
La massa d’aria rovente proveniente dal Nord Africa dovrebbe raggiungere il proprio apice tra giovedì e venerdì. Le previsioni indicano valori particolarmente elevati nelle zone interne della Sardegna, dove localmente la colonnina di mercurio potrebbe avvicinarsi ai 45 gradi.
A Orani, in provincia di Nuoro, sono già stati registrati 41,9 gradi. Le temperature elevate saranno accompagnate in molte aree da notti tropicali, con valori minimi che resteranno alti e renderanno più difficile il recupero fisico delle persone più fragili.
Incendi dalla Sardegna alla Campania
Caldo, vento e vegetazione secca stanno favorendo lo sviluppo di incendi in numerose regioni.
Ad Aglientu, nella Sardegna settentrionale, i turisti sono stati evacuati rapidamente a causa di un incendio divampato nella pineta vicina. Nell’area sono intervenuti i Vigili del fuoco, due Canadair e gli elicotteri del servizio regionale antincendio.
In Campania un vasto rogo è scoppiato nella zona della Solfatara di Pozzuoli, in un’area di sterpaglie vicina all’Accademia dell’Aeronautica militare. Le fiamme hanno raggiunto alcune concessionarie automobilistiche, danneggiando più di quaranta veicoli. Alcune abitazioni sono state evacuate in via precauzionale.
Una vittima in Sicilia
In Sicilia un uomo di 78 anni ha perso la vita in un incendio divampato nel proprio terreno mentre stava bruciando sterpaglie. Il forte vento avrebbe contribuito alla rapida propagazione delle fiamme.
Nel Catanese i Vigili del fuoco hanno effettuato in una sola giornata 22 interventi per incendi di vegetazione e terreni incolti.
Resta delicata anche la situazione in Friuli-Venezia Giulia, dove hanno ripreso vigore alcuni roghi in Carnia e in Valcellina. Il Corpo forestale regionale sta monitorando le zone interessate anche attraverso droni dotati di termocamere.
Aumenta la superficie boschiva distrutta
In Piemonte restano attivi soltanto pochi focolai degli incendi sviluppatisi la scorsa settimana, che avrebbero distrutto circa 700mila alberi.
Secondo Lorenzo Elia, vicario del direttore centrale per l’Emergenza e il soccorso tecnico dei Vigili del fuoco, dall’inizio del 2026 la superficie boschiva bruciata in Italia sarebbe aumentata tra il 10 e il 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il dato conferma come il problema non dipenda soltanto dal numero degli incendi, ma anche dalla loro capacità di propagarsi rapidamente in territori resi vulnerabili dalla prolungata assenza di piogge.
Il grande incendio vicino a Parigi
L’emergenza riguarda buona parte dell’Europa occidentale. In Francia quasi 800 pompieri sono stati impegnati per domare il vasto incendio scoppiato nella foresta di Fontainebleau, a circa 70 chilometri da Parigi.
Per la prima volta nell’area metropolitana parigina, due Canadair hanno prelevato acqua direttamente dalla Senna. Il rogo ha reso necessaria l’evacuazione di centinaia di persone e ha provocato la chiusura temporanea dell’autostrada A6.
Due persone sono state arrestate. Il ministro dell’Interno francese Laurent Nuñez ha riferito che sarebbero stati individuati circa dieci punti di innesco nel raggio di un chilometro, circostanza che fa ipotizzare un’origine dolosa. L’incendio risultava in gran parte sotto controllo nel pomeriggio di lunedì.
Oltre 10mila decessi in eccesso in Europa
Le conseguenze più gravi delle ondate di calore riguardano la salute. I dati raccolti da EuroMOMO, la rete europea di monitoraggio della mortalità, indicano 10.650 decessi in più rispetto alla media nella settimana tra il 22 e il 28 giugno.
Più di 9mila morti in eccesso hanno riguardato persone con almeno 65 anni. I dati comprendono tutti i decessi e non soltanto quelli attribuiti direttamente al caldo, ma gli esperti non hanno individuato altri fenomeni, come epidemie, capaci di spiegare un aumento così consistente.
«È difficile spiegare una mortalità così alta con qualcosa di diverso dal calore estremo», ha osservato Lasse Vestergaard dello Statens Serum Institut danese, che ospita il sistema EuroMOMO.
Inghilterra e Galles, 2.700 morti stimati
Uno studio realizzato da ricercatori dell’Imperial College di Londra, del Met Office e della London School of Hygiene and Tropical Medicine stima invece oltre 2.700 morti legate al caldo in Inghilterra e Galles durante le ondate di maggio e giugno.
Circa 550 decessi sarebbero avvenuti tra il 21 e il 29 maggio e altri 2.200 tra il 18 e il 28 giugno. Secondo i ricercatori, il 42% delle vittime sarebbe riconducibile al calore aggiuntivo prodotto dal riscaldamento climatico causato dalle attività umane.
La nuova ondata arriva quindi in un continente già provato. L’emergenza non riguarda soltanto le temperature eccezionali, ma l’effetto combinato del caldo su salute, incendi, agricoltura, trasporti e servizi essenziali.
Cronache
Mappatella Beach, 21 anni dopo: dalla discarica al mare di tutti
Festa alla Rotonda Diaz per i 21 anni di Mappatella Beach, trasformata da area degradata in spiaggia pubblica attrezzata e accessibile.
Da discarica a cielo aperto a spiaggia pubblica attrezzata e frequentata anche dai turisti. Mappatella Beach ha celebrato i suoi primi 21 anni con il “Mare Libero Day”, l’iniziativa promossa dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli alla Rotonda Diaz di Napoli.
Secondo gli organizzatori, durante la mattinata sulla spiaggia erano presenti circa mille persone tra residenti e visitatori stranieri. Un’immagine che, per Borrelli, dimostra cosa significhi «restituire il mare alla città».
Oggi l’arenile è gestito dal Comune di Napoli e dispone di ombrelloni, docce, servizi igienici e attrezzature sportive. È presente anche un servizio di accompagnamento in acqua per le persone con disabilità, assicurato da personale qualificato e da dispositivi dedicati.
La bonifica iniziata nel 2005
Borrelli ha ricordato le condizioni dell’area nei primi anni Duemila, quando la spiaggia era invasa dai rifiuti e interessata anche dalla presenza di uno scarico fognario.
«Nel 2005 ottenemmo la bonifica, la sabbia fu ripulita e venimmo qui a fare il primo bagno», ha raccontato il parlamentare. Da quel momento è cominciato un percorso fatto di denunce, interventi pubblici e nuovi servizi.
Una battaglia condotta anche contro occupazioni abusive, vandalismi, borseggi e comportamenti incivili. Alla gestione e alla valorizzazione della spiaggia ha contribuito anche l’associazione 100×100 Naples.
L’obiettivo dell’intero litorale accessibile
Per Borrelli, Mappatella Beach rappresenta soltanto il primo passo di un percorso che dovrà interessare tutto il litorale cittadino, da Posillipo a Bagnoli fino a Napoli Est.
«Nei prossimi dieci anni dobbiamo rendere l’intero litorale napoletano fruibile da tutti. Il mare non può essere un privilegio per pochi: deve essere libero, pulito, sicuro e accessibile», ha dichiarato.
All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, l’assessora comunale al Turismo Teresa Armato, la consigliera Flavia Sorrentino, lo speaker radiofonico Gianni Simioli e diversi rappresentanti di Europa Verde.
Cronache
Il gigante dei mari scopre l’Ischia sommersa: DreAMBoat visita Aenaria
Il superyacht DreAMBoat, lungo 111 metri, ha sostato davanti a Ischia Ponte. Gli ospiti hanno visitato Aenaria grazie alla cooperativa Marina di Sant’Anna.
Cronache
Camion per Ischia e Procida, scatta il dirottamento a Napoli: autotrasportatori in agitazione
L’ordinanza di Pozzuoli dirotta a Porta di Massa i mezzi pesanti diretti a Ischia e Procida. Gli autotrasportatori temono problemi nei rifornimenti, contestano le deroghe e chiedono soluzioni alternative.
Da lunedì 17 agosto cambia il dispositivo per il traffico commerciale diretto dal porto di Pozzuoli alle isole di Ischia e Procida. I mezzi che superano i limiti previsti dall’ordinanza comunale, con massa complessiva oltre le 3,5 tonnellate e lunghezza superiore agli otto metri, dovranno imbarcarsi dallo scalo napoletano di Porta di Massa.
La misura è stata adottata dopo le verifiche effettuate sugli edifici danneggiati dalla scossa bradisismica del 31 luglio. La presenza di due fabbricati pericolanti lungo le strade di accesso al porto puteolano ha reso necessario limitare il transito dei veicoli più pesanti. Il nuovo assetto, concepito come temporaneo, è stato definito durante il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito a Ischia.
La diffida degli autotrasportatori
La soluzione ha provocato la reazione della New Atec, associazione degli autotrasportatori ischitani. Nel pomeriggio è stata inviata una diffida al prefetto di Napoli Michele di Bari e, per conoscenza, al sindaco di Pozzuoli Luigi Manzoni, con la richiesta di riesaminare e rimodulare l’ordinanza. L’associazione ha contemporaneamente proclamato lo stato di agitazione.
Secondo gli operatori, il trasferimento degli imbarchi a Porta di Massa rischia di compromettere l’approvvigionamento alimentare e il trasporto di merci deperibili e beni di prima necessità, soprattutto durante il picco turistico di agosto. Viene contestata anche la stima secondo cui i camion interessati sarebbero circa quaranta al giorno e rappresenterebbero il 25% del traffico commerciale.
Il presidente di New Atec, Marco Galano, sostiene invece che nel periodo estivo i mezzi di questa categoria costituiscano la grande maggioranza dei veicoli commerciali diretti a Ischia.
Contestata la deroga per i camion dei rifiuti
Un altro punto contestato riguarda la deroga prevista per gli automezzi adibiti al trasporto dei rifiuti. Secondo New Atec, questi veicoli avrebbero massa e dimensioni analoghe a quelle dei camion commerciali sottoposti al divieto. L’associazione chiede quindi di chiarire perché le prescrizioni di sicurezza siano applicate in maniera differente.
Gli autotrasportatori segnalano inoltre l’assenza di soluzioni per le prenotazioni già effettuate sui traghetti in partenza da Pozzuoli fino al 31 agosto. Senza una riprogrammazione dei titoli di viaggio e delle corse, sostengono, molte imprese potrebbero trovarsi nell’impossibilità di operare.
Le proposte alternative
New Atec propone una deroga al transito tra le 2 e le 12, quando il traffico cittadino è ridotto, oppure un incremento di almeno il 70% delle corse merci da Porta di Massa. Tra le alternative viene indicato anche l’utilizzo, con un adeguato potenziamento, dello scalo di Baia.
L’associazione ha chiesto la convocazione urgente di un tavolo in Prefettura con il Comune di Pozzuoli, le autorità marittime e le compagnie di navigazione. In assenza di risposte entro tre giorni, gli operatori annunciano ulteriori iniziative di protesta.
Preoccupazioni arrivano anche dalle amministrazioni isolane. Il sindaco di Ischia Enzo Ferrandino considera il dispositivo insufficiente rispetto al fabbisogno di merci del periodo estivo. A Procida, il gruppo consiliare “La Procida che Vorrei” ha chiesto garanzie sulla capacità delle corse da Napoli e un eventuale aumento dei collegamenti per evitare una riduzione degli spazi destinati ai mezzi diretti sull’isola.
L’entrata in vigore dell’ordinanza numero 439 è prevista per il 17 agosto. Il provvedimento resterà legato ai tempi necessari per mettere in sicurezza i fabbricati che rendono problematico l’accesso al porto di Pozzuoli. La data e l’impianto delle limitazioni trovano conferma nelle ricostruzioni pubblicate dal Corriere del Mezzogiorno e dalla Tgr Campania.




