Sport
Calciomercato, Inter scatenata: Spence per la fascia e Frattesi verso la Lazio
L’Inter definisce l’acquisto di Djed Spence e prepara la cessione di Davide Frattesi alla Lazio per rilanciare su Curtis Jones. Juventus vicina a Lucumí, mentre Napoli e Roma trattano Badiashile e Rodrigo Mora.
Djed Spence si prepara a trovare una Milano svuotata dalle partenze estive, aspettando di scoprire l’atmosfera di San Siro. L’Inter ha definito con il Tottenham l’operazione per l’esterno inglese, destinato a raccogliere l’eredità di Denzel Dumfries.
L’affare dovrebbe chiudersi per 30 milioni di euro più 5 di bonus. Spence, 26 anni, ha già conosciuto la Serie A con la maglia del Genoa e ha manifestato la volontà di trasferirsi in nerazzurro. L’obiettivo è averlo a disposizione per il debutto in campionato contro il Monza, in programma il 22 agosto.
Sulla fascia opposta resta da definire il futuro di Luis Henrique. Inter e Roma hanno raggiunto un’intesa di massima intorno ai 30 milioni, ma manca ancora il via libera del calciatore. In caso di partenza, i nerazzurri cercheranno un’alternativa a Federico Dimarco.
Frattesi verso la Lazio, l’Inter insiste per Jones
Davide Frattesi è sempre più vicino alla Lazio. I due club hanno impostato il trasferimento sulla base di un prestito oneroso da un milione e di un riscatto fissato a 14 milioni. Il diritto diventerebbe obbligo in base al numero delle presenze oppure al piazzamento della Lazio, chiamata a chiudere il campionato almeno al decimo posto.
L’Inter conserverebbe anche il 50 per cento della futura plusvalenza, mentre nell’accordo sarebbero previsti circa 3 milioni di bonus. L’uscita del centrocampista consentirebbe al club nerazzurro di rilanciare per Curtis Jones. Il Liverpool valuta il giocatore 40 milioni, mentre l’offerta interista potrebbe fermarsi a 35.
Juventus vicina a Lucumí
La Juventus ha accelerato per Jhon Lucumí. L’incontro con il Bologna ha avvicinato le parti e l’operazione dovrebbe avere un valore complessivo vicino ai 20 milioni, bonus compresi. Per il difensore colombiano è pronto un contratto quadriennale con opzione per un’altra stagione.
Il prestito di Juan Cabal non dovrebbe entrare nell’affare. Restano invece dubbi sulla scelta del nuovo portiere: la trattativa per Zion Suzuki continua a essere complessa e i bianconeri hanno effettuato un primo sondaggio per Guglielmo Vicario del Tottenham.
Napoli su Badiashile, la Roma tratta Rodrigo Mora
Il Napoli cerca un difensore per fronteggiare i problemi fisici di Alessandro Buongiorno, Sam Beukema e Luca Marianucci. Il nome indicato è quello di Benoît Badiashile. La proposta al Chelsea prevede un prestito oneroso da circa 3 milioni e un riscatto vicino ai 20, ma il club inglese chiede maggiori garanzie e vorrebbe trasformare il diritto in obbligo al verificarsi di determinate condizioni.
La Roma, dopo aver ufficializzato Nahuel Molina, continua invece a trattare Rodrigo Mora. L’operazione per il diciannovenne del Porto può raggiungere complessivamente i 50 milioni. L’ultimo ostacolo riguarda le condizioni necessarie per rendere obbligatorio il riscatto, sulle quali il presidente portoghese André Villas-Boas pretende maggiori garanzie.
Il valzer degli attaccanti
Romelu Lukaku ha lasciato il Napoli ed è diventato un nuovo giocatore del Fenerbahçe. Dušan Vlahović, svincolato dopo la conclusione dell’esperienza con la Juventus, è invece vicino al Beşiktaş, ma il trasferimento attende ancora la formalizzazione definitiva.
La Fiorentina ha chiuso l’intesa con il Parma per Mateo Pellegrino, atteso in città per completare un’operazione superiore ai 20 milioni. Il suo arrivo libera Roberto Piccoli, destinato al Bologna in prestito con obbligo di riscatto fissato a 18 milioni.
La Lazio continua a lavorare anche sull’attacco. La distanza con il Sassuolo per Andrea Pinamonti resta significativa, mentre è stato avviato un contatto con Mauro Icardi. L’argentino, svincolato dopo l’esperienza al Galatasaray, preferirebbe però una squadra impegnata in Champions League.
Matteo Ruggeri, infine, è vicino a lasciare l’Atletico Madrid. Il club spagnolo e l’Aston Villa hanno trovato un accordo per il trasferimento dell’esterno italiano, pronto a proseguire la carriera in Premier League.
Sport
Fiorentina, esonerato Grosso dopo appena tre giornate. Thiago Motta tra le ipotesi
Fabio Grosso non è più l’allenatore della Fiorentina. Il club viola lo ha esonerato dopo tre sconfitte nelle prime tre giornate, con nove gol subiti e uno segnato. Tra le prime ipotesi per la successione c’è Thiago Motta.
Tre partite e tre sconfitte. È già finita l’avventura di Fabio Grosso sulla panchina della Fiorentina. Il club viola ha ufficializzato l’esonero dell’allenatore dopo appena tre giornate di campionato.
«ACF Fiorentina comunica che Fabio Grosso è stato sollevato, in data odierna, dall’incarico di allenatore della Prima Squadra maschile», si legge nella breve nota diffusa dalla società.
Salta così la prima panchina della Serie A 2026/2027, al termine di un avvio di stagione decisamente negativo per i viola.
Tre sconfitte, nove gol subiti
A condannare Grosso sono soprattutto i numeri.
La Fiorentina ha perso tutte e tre le partite disputate in campionato, due delle quali davanti al proprio pubblico contro Frosinone e Torino.
Il bilancio complessivo è pesante: zero punti, un solo gol realizzato e nove subiti.
La sconfitta contro il Torino al Franchi aveva provocato la dura contestazione dei tifosi, con i fischi che avevano accompagnato la squadra al termine della partita.
Segnali di una situazione già molto complicata, anche se pochi potevano immaginare una decisione così drastica dopo appena tre giornate.
La società ha invece scelto di intervenire immediatamente, interrompendo il rapporto con Grosso e aprendo la ricerca del nuovo tecnico.
Thiago Motta tra i primi nomi
L’attenzione si sposta adesso sul possibile successore.
Tra i nomi che circolano nelle prime ore dopo l’esonero c’è quello di Thiago Motta.
Al momento non risultano annunci né accordi ufficiali e l’ipotesi resta quindi da verificare. L’ex tecnico della Juventus sarebbe però uno dei profili presi in considerazione dalla dirigenza viola per provare a cambiare immediatamente rotta.
La Fiorentina ha fretta.
Dopo tre sconfitte consecutive e nove reti incassate, la stagione è cominciata nel modo peggiore possibile.
E il primo a pagarne le conseguenze è Fabio Grosso, esonerato dopo appena 270 minuti di campionato.
Sport
Italvolley d’argento, la Turchia vince 3-2 la finale europea. Sfuma la Tripla Corona
La Turchia batte l’Italia 3-2 nella finale degli Europei di pallavolo femminile e conquista il secondo titolo continentale consecutivo. Le azzurre dominano primo e terzo set, ma vengono rimontate e cedono al tie-break. Vargas ed Egonu chiudono entrambe con 28 punti.
L’Italia si ferma a un passo dalla Tripla Corona. Dopo l’oro olimpico e quello mondiale, le azzurre della pallavolo devono accontentarsi dell’argento agli Europei: la Turchia vince 3-2 una finale bellissima e combattuta e si conferma campione continentale.
Davanti ai sedicimila spettatori del Sinan Erdem Sports Hall di Istanbul, la squadra allenata dall’italiano Daniele Santarelli rimonta due volte l’Italia e si impone al tie-break con i parziali di 16-25, 25-22, 12-25, 25-21, 15-10.
Per la Turchia è il secondo titolo europeo consecutivo dopo quello conquistato nel 2023 e arriva anche il pass per i Giochi olimpici di Los Angeles.
Per l’Italia resta invece un grande rimpianto: aver dominato lunghi tratti della finale senza riuscire a chiuderla.
L’Italia domina il primo set
L’avvio delle azzurre è impressionante.
La squadra di Julio Velasco entra in campo aggressiva, ordinata e praticamente perfetta. La Turchia fatica a trovare soluzioni e l’Italia scappa via fino al netto 25-16.
Il secondo set sembra inizialmente seguire lo stesso copione.
Danesi e compagne volano sul 12-6 e danno l’impressione di avere completamente in mano la partita.
È proprio qui, però, che cambia la finale.
La Turchia riesce a rimanere agganciata al set, recupera progressivamente lo svantaggio e, trascinata da un palazzetto infuocato, ribalta il parziale fino al 25-22.
Uno a uno.
Nel terzo set non c’è partita
La reazione italiana è immediata.
Nel terzo set l’Italvolley torna a giocare ai propri livelli migliori e travolge letteralmente le padrone di casa.
Il 25-12 fotografa una superiorità nettissima.
Sul 2-1 sembra davvero possibile completare la straordinaria serie iniziata con l’oro olimpico di Parigi e proseguita con il titolo mondiale conquistato nelle Filippine.
Ma la Turchia non crolla.
Vargas trascina la rimonta turca
Nel quarto parziale le padrone di casa ritrovano continuità e soprattutto possono affidarsi a una Melissa Vargas sempre più determinante.
La Turchia prende progressivamente il controllo del set e chiude 25-21, trascinando la finale al tie-break.
A quel punto cambia anche l’inerzia psicologica della partita.
Le turche partono meglio, mentre l’Italia perde quella sicurezza mostrata nei primi tre set. Il pubblico di Istanbul spinge le padrone di casa e la squadra di Santarelli non concede più alle azzurre la possibilità di rientrare.
Finisce 15-10.
Turchia campione d’Europa.
Vargas ed Egonu, 28 punti a testa
La protagonista della finale è Melissa Vargas, che chiude con 28 punti e conquista anche il riconoscimento di miglior giocatrice del torneo.
Dall’altra parte risponde Paola Egonu, anche lei a quota 28.
Ma questa volta non basta.
È la Turchia a festeggiare il secondo Europeo consecutivo e a pareggiare idealmente i conti nella grande rivalità degli ultimi anni.
Le turche hanno battuto l’Italia agli Europei del 2023 e del 2026. In mezzo, le azzurre si erano prese le vittorie più prestigiose, alle Olimpiadi e al Mondiale.
Italia-Turchia è ormai una delle grandi classiche della pallavolo femminile internazionale.
Danesi: «Usciamo a testa alta»
A fine partita la capitana Anna Danesi non nasconde il rammarico.
«Abbiamo giocato una buona pallavolo nei primi tre set, c’è rammarico per quel secondo parziale in cui siamo state riprese dopo essere state in vantaggio 12-6 e per esserci un po’ disunite nel tie-break».
Poi il riconoscimento alle avversarie.
«Onore alla Turchia. Noi chiudiamo comunque la nostra estate con due medaglie: non erano quelle che volevamo, ma usciamo a testa alta e con grandi margini di miglioramento con questo nuovo assetto».
È probabilmente proprio quel secondo set il momento che le azzurre ripenseranno più a lungo.
Sul 12-6 l’Italia aveva la possibilità di portarsi sul 2-0 e indirizzare pesantemente la finale.
La Turchia è rimasta in piedi.
E alla fine ha vinto.
L’Italia torna a casa con l’argento e con il dispiacere di una Tripla Corona soltanto sfiorata. Ma dopo l’oro olimpico e quello mondiale, resta ai vertici assoluti della pallavolo internazionale.
Sport
US Open, influencer e ring light invadono il tennis: lo Slam rischia di diventare un grande TikTok
Prima c’era il tennis. Adesso, qualche volta, bisogna cercarlo tra un selfie, un cocktail, una ring light e qualcuno che sta registrando un video per i social mentre sul campo si gioca un punto.
Benvenuti agli US Open 2026, lo Slam che più di ogni altro ha deciso di trasformare il tennis in spettacolo globale. Una scelta che ha funzionato benissimo in termini di popolarità, pubblico e capacità di intercettare nuove generazioni.
Forse persino troppo.
Perché a Flushing Meadows quest’anno è esploso il caso degli influencer e dei content creator. Sono circa 100 quelli accreditati ufficialmente, quasi il doppio dei 54 del 2025.
L’obiettivo è comprensibile: portare il tennis davanti a milioni di persone che magari non guarderebbero mai una partita dall’inizio alla fine.
Il problema nasce quando per raccontare il tennis si finisce per disturbare il tennis.
Ring light e video mentre si gioca
Durante un match di Naomi Osaka alcuni spettatori impegnati a realizzare contenuti hanno fatto abbastanza rumore da costringere l’arbitro a intervenire. In un altro episodio è comparsa una ring light accesa durante il gioco.
La USTA è dovuta correre ai ripari ricordando agli spettatori di evitare flash, luci e comportamenti capaci di disturbare i giocatori.
C’è però una precisazione importante: le persone protagoniste delle interruzioni più discusse durante il match di Osaka non risulterebbero appartenere al gruppo dei creator ufficialmente accreditati dall’organizzazione.
Il problema, dunque, è persino più grande degli influencer.
È il modello di spettacolo che l’US Open sta costruendo intorno al tennis.
New York non è Wimbledon. E va bene così
Nessuno pretende che Flushing Meadows diventi Wimbledon.
New York è sempre stata rumorosa.
All’Arthur Ashe Stadium si mangia, si beve, ci si alza, si chiacchiera. Gli spettatori arrivano con un’idea dello sport molto più vicina all’NBA, al baseball o al football americano che al religioso silenzio del Centre Court londinese.
È parte del fascino degli US Open.
Anche Jannik Sinner ha spiegato in passato che chi arriva a New York sa perfettamente quale atmosfera troverà.
Ma esiste una differenza tra un pubblico caldo e un pubblico che impedisce agli atleti di lavorare.
Ed è proprio su quella linea che il torneo sembra essersi avvicinato pericolosamente.
Osaka: bene allargare il pubblico, ma esistono delle regole
Naomi Osaka non contesta l’ingresso dei creator nel tennis.
Anzi.
Riconosce che possano servire per far conoscere questo sport a persone che altrimenti non lo seguirebbero.
Ma il principio posto dalla campionessa giapponese è elementare: se entri in uno stadio per assistere a una competizione devi conoscere almeno le regole fondamentali di comportamento.
Coco Gauff usa un paragone altrettanto semplice.
Se qualcuno ti invita su un red carpet, non ti presenti senza sapere minimamente come funziona quell’ambiente. Allo stesso modo, chi porta nuovi ospiti all’US Open dovrebbe spiegare loro come si assiste a una partita di tennis.
Jessica Pegula va ancora più al punto: sul campo ci sono professionisti che stanno svolgendo il proprio lavoro. Disturbarli per registrare un contenuto social è una mancanza di rispetto.
Il tennis vuole conquistare TikTok
Dietro tutto questo c’è una questione economica enorme.
Gli US Open non competono più soltanto con Wimbledon, Roland Garros e Australian Open.
Competono per l’attenzione.
E oggi l’attenzione dei ragazzi passa soprattutto attraverso TikTok, Instagram, YouTube e le altre piattaforme social.
Un creator capace di raggiungere milioni di follower può avere per un torneo un valore promozionale enorme.
E allora arrivano gli accrediti.
I selfie.
I video.
Gli outfit.
Gli sponsor.
I cocktail fotografati con il campo sullo sfondo.
L’Arthur Ashe diventa così non soltanto il centrale del torneo, ma un posto nel quale bisogna poter dire di esserci stati.
Il tennis rischia di trasformarsi nello sfondo.
Il paradosso
Ed è qui che nasce il paradosso.
Per conquistare una generazione abituata a consumare contenuti di pochi secondi, il tennis prova a raccontare attraverso i social uno sport che richiede esattamente il contrario: tempo, attenzione, pazienza.
Una partita maschile di uno Slam può durare quattro o cinque ore.
Un punto può essere costruito lentamente.
Un game può cambiare una partita.
Un silenzio può essere parte dello spettacolo quanto un ace.
Non tutto può essere ridotto a quindici secondi di video.
E non tutto ciò che genera engagement migliora necessariamente lo sport che dovrebbe promuovere.
Non è una guerra agli influencer
Sarebbe troppo facile concludere che la colpa sia degli influencer.
Non è così.
I social hanno contribuito enormemente alla crescita della popolarità degli atleti e possono portare il tennis davanti a un pubblico nuovo.
Il problema è un altro.
Chi apre le porte deve anche stabilire le regole.
Se l’US Open vuole diventare contemporaneamente torneo, spettacolo, evento mondano e gigantesca macchina social può farlo.
Ma quando l’arbitro deve interrompere un punto perché qualcuno sta realizzando un video sugli spalti, qualcosa non funziona più.
Perché il pubblico può cambiare.
Il modo di raccontare lo sport può cambiare.
Persino l’etichetta del tennis può evolversi.
Ma alla fine dovrebbe rimanere una cosa abbastanza semplice da ricordare: quando il giocatore serve, il protagonista è lui. Non quello che sta facendo il reel.


