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Calcio, Neymar conferma le accuse di razzismo ma si pente: mi è mancata la saggezza

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Neymar fa mea culpa e, dopo aver accusato l’avversario dell’Olympique Marsiglia, Alvaro Gonzalez, di insulti razzisti durante la partita persa domenica dal Psg al Parco dei Principi, ha lanciato un appello alla calma su Instagram. “Sono triste nel vedere il sentimento di odio che si puo’ provocare quando ci si ribella a caldo”, ha scritto l’attaccante in portoghese e in inglese, pur confermando le sue accuse. “Avrei dovuto ignorarle? – chiede il brasiliano nel post – ancora non lo so….oggi, a mente fredda, penso di sì, ma sul momento, i miei compagni ed io abbiamo chiesto aiuto agli arbitri, e siamo stati ignorati. Questo é il tema”. Durante la partita, caratterizzata da cinque espulsioni nel finale – fra cui quella di Neymar per aver colpito con uno schiaffo Alvaro Gonzalez -, l’attaccante si era lamentato a piu’ riprese con il direttore di gara ripetendo “razzismo, no?”, e indicando il difensore spagnolo del Marsiglia. A caldo, su Twitter, Neymar aveva scritto: “L’unico rimpianto è di non aver colpito in faccia quel bastardo”. Neymar sembra ora pentirsi: “Mi sono smarrito durante la partita e mi e’ mancata la saggezza”, scrive, aggiungendo di considerare “un dovere” quello di “pacificare questo movimento antirazzista affinche’ i meno privilegiati possano essere difesi normalmente”.

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Parigi, Macron saluta Maradona, Dio Diego, sovrano del pallone tanto amato dai francesi

Marina Delfi

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Emmanuel Macron è innamorato di Napoli, il presidente francese quando è stato in visita nella città partenopea, di recente, ha spiegato che la ritiene una capitale e quando ha visitato il teatro San Ferdinando ha abbracciato il premier Conte ed ha raccontato:
“Stavo recitando l’arte della commedia quando ho incontrato Brigitte. Per questo Eduardo ha un posto speciale nel mio cuore” . E questo è il bellissimo omaggio dell’Eliseo e del presidente francese per la morte di Maradona.

“La mano di Dio aveva consegnato un genio del calcio sulla Terra. Ce l’ha appena tolto, con un dribbling imprevisto che ha preso alla sprovvista tutte le nostre difese. Con questo gesto, ha voluto troncare il dibattito del secolo: Diego Maradona è il più grande calciatore di tutti i tempi? Le lacrime di milioni di orfani rispondono a questo quesito con prove dolorose.
Nato in un sobborgo povero di Buenos Aires, Diego Armando Maradona fa sognare la sua famiglia e il suo quartiere con il suo gioco di gambe che presto crocifiggerà i migliori difensori europei. Il Boca Juniors e i mitici derby lo rivelano al calcio mondiale. È stato il Barcellona a conquistare il diamante, pensando di aver finalmente trovato il successore di Johan Cruyff per dominare di nuovo il calcio europeo.
Ma è a Napoli che Diego diventa Maradona. Nel sud Italia il Pibe de oro ritrova l’eccesso degli stadi del Sud America, l’irrazionale fervore dei tifosi e porta il Napoli sulla strada dello Scudetto, sui tetti d’Europa. Il Mezzogiorno ha la sua rivincita sulla storia ed è solo il rinforzo di Platini che permetterà alla Juventus di ripartire alla pari con la storica rivale.

Visita del Presidente Francese Macron a Napoli
ph. KONTROLAB

Un giocatore sontuoso e imprevedibile, il calcio di Maradona non aveva nulla da recitare. Con un’ispirazione sempre rinnovata, inventava costantemente gesti e colpi. Un ballerino, non proprio un atleta, piuttosto un artista, incarnava la magia del gioco.
Ma doveva ancora scrivere la storia di un paese ferito dalla dittatura e dalla sconfitta militare. Questa resurrezione ha avuto luogo nel 1986, nella partita più geopolitica della storia del calcio, un quarto di finale della Coppa del mondo contro L’Inghilterra di Margaret Thatcher. Il 22 giugno 1986, a Città del Messico, ha segnato un primo gol con Dio come compagno di squadra. Il miracolo è contestato, ma l’arbitro non ha visto nulla: il trucco da circo di Maradona vale un gol. Che è seguito da “The goal of the century”, che racchiude in un’unica azione i più grandi palleggiatori del Calcio: Garrincha, Kopa, Pelé. Oltre 50 metri in una corsa strabiliante, passa in rassegna metà della squadra inglese, dribbla il portiere Shilton prima di spingere la palla nelle reti. Nella stessa partita, Dio e diavolo, segna i due gol più famosi della storia del Calcio. C’era un re Pelé, ora c’è un Dio Diego.
Con la stessa grazia, la stessa superba insolenza, si intrufola nella finale con il gesto più bello del calcio: il passaggio decisivo, il gol del numero 10. Quando alza il trofeo, è nato un mito: il bambino terribile è diventato il miglior giocatore del mondo. E il mondiale torna in Argentina: questa volta è del popolo, non dei generali.
Questo gusto della gente, Diego Maradona lo vivrà anche fuori dai campi. Ma le sue sortite da Fidel Castro e Hugo Chavez avranno il sapore dell’amara sconfitta. È sui campi da gioco che Maradona fece la rivoluzione.
Il presidente della Repubblica saluta questo indiscusso sovrano della palla rotonda che i francesi amavano così tanto. A tutti coloro che hanno speso i loro soldi per finire l’album Panini Mexico 1986 con la sua figurina, a tutti coloro che hanno cercato di negoziare con la loro compagna la decisione di battezzare il loro figlio Diego, per i suoi compagni Argentini, per i Napoletani, che hanno dipinto affreschi degni di Diego Riveira, a tutti gli amanti del calcio, il presidente della Repubblica rivolge le sue più sentite condoglianze. Diego se queda”.

 

 

 

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Maradona, l’addio struggente degli argentini in processione nel palazzo presidenziale di Buenos Aires

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Nelle ore precedenti all’apertura della camera ardente al pubblico, nella sala dove si trovano i resti di Diego Maradona sono entrati i famigliari (la ex moglie Claudia Villafanes e le figlie Dalma e Giannina) e numerosi calciatori ed amici storici del ‘pibe de oro’ (Carlos Tevez, Martin Palermo, i membri della nazionale argentina vittoriosa a Messico 1986, e Guillermo Coppola. Nella notte e’ stata nella sala dove dieci anni fa fu reso l’estremo omaggio all’ex presidente Nestor Kirchner anche l’ultima fidanzata di Maradona, Veronica Ojeda, con il figlio Dieguito Fernando. Non c’è Diego Junior, il figlio napoletano perchè immobilizzato a Napoli e ancora in pericolo per i postumi del Covid. Diego Jr ha una polmonite bilaterale da curare. Voleva, vuole partire ma i medici gli hanno intimato di non muoversi perché rischia di morire. La famiglia di Maradona non ha fatto richieste particolari per le modalità della cerimonia, si è appreso, che accanto alla bara, o sara il feretro ci sarà una bandiera argentina.

Alle 6.18 locali (le 10.18 italiane)  sono state aperte le porte della camera ardente nella Casa Rosada presidenziale di Buenos Aires dove si trova il feretro che contiene il corpo di Diego Armando Maradona. Numerosi tifosi erano in fila dalla notte. Alla vigilia si parlava di un omaggio che doveva durare 48-72 ore, ma la famiglia ha disposto che l’ingresso delle persone avvenga solo per dieci ore, ossia fino alle 16 (le 20). Per tutta la notte, in prima fila in attesa dell’apertura delle porte, si e’ schierata ‘La Doce’, la tifoseria ufficiale della squadra Boca Juniors. Sono decine di questi tifosi che hanno forzato il loro ingresso per essere i primi a poter tributare il loro omaggio a Maradona.

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Maradona: Michael Jordan, abbiamo perso un’icona globale

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“Abbiamo perso un’icona globale, Riposa in Pace Diego Maradona, Addio leggenda”. Via social, anche un’altra icona dello sport mondiale, Michael Jordan, commemora la scomparsa dell’ex fuoriclasse del Napoli. ‘Air’ posta anche due foto di Maradona mentre si allena indossando la canottiera n.9 del Dream Team, la nazionale statunitense del 1992 che trionfo’ all’Olimpiade di Barcellona.

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