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Napoli

Calcio, Insigne torna ad allenarsi in gruppo nel Napoli

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Lorenzo Insigne e’ tornato ad allenarsi con i compagni per la prima volta dall’infortuno muscolare dello scorso 27 settembre. Il capitano del Napoli ha svolto oggi la seduta con i compagni dopo che le ultime visite mediche hanno verificato che ha superato la lesione di primo grado al bicipite femorale subita nel match contro il Genoa. Difficilmente Insigne giochera’ il match di Europa League di giovedi’ sera contro l’Az Alkmaar ma punta a rientrare in firma per il derby contro il Benevento del prossimo week end. Intanto la squadra ha svolto questa mattina un nuovo giro di tamponi che dara’ il suo esito tra stasera e domani.

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Cultura

Beggars’ Theatre a rischio sfratto, lo sfogo di Bauduin: classi dirigenti barbare, istituzioni che non riconoscono il valore della cultura

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Rischia lo sfratto The Beggars’ Theatre, l’associazione culturale presieduta da Mariano Bauduin che ha sede nel centro giovanile Asterix a San Giovanni a Teduccio. “In questi anni il teatro ha rappresentato un importante presidio culturale per la periferia Est di Napoli”, spiega Bauduin, regista teatrale e direttore artistico del Beggars’. I problemi per l’associazione erano incominciati già lo scorso luglio, quando l’assessorato ai giovani aveva intimato a Bauduin di liberare alcuni spazi del centro perché i materiali tecnici avrebbero impedito la normale fruizione da parte delle altre associazioni.

Lo scorso 27 novembre il Comune ha sospeso l’autorizzazione concessa al Beggars’, e ha richiesto la rimozione di tutti i materiali entro il 16 dicembre per poter effettuare alcuni lavori strutturali nel centro. Ma Bauduin non ci sta: “Stanno cercando un modo per farci sloggiare, così si svilisce il nostro lavoro”. Il prossimo 5 dicembre il regista incontrerà l’assessore Clemente, a cui chiederà una soluzione definitiva per la sua associazione. 

Bauduin, che cosa sta succedendo al centro Asterix di San Giovanni a Teduccio?

È una storia che va avanti da tempo, già a luglio denunciai che stavano per sfrattarci. Pare che il problema fossero gli spazi occupati dai nostri materiali. Quando due anni fa il sindaco e la giunta mi fecero trasferire al centro Asterix, sapevano che avrei portato tante attrezzature, peraltro di grande valore storico-artistico: ci sono, fra le altre, le maschere della Gatta Cenerentola di De Simone. In quel posto ho coltivato la memoria e ho provato a trasmettere al territorio importanti valori culturali. Tutto ciò però sembra non avere alcun valore, si butta fuori l’associazione perché la burocrazia lo consente. Dicono che a lavori ultimati potremo rientrare. Ma intanto dovrei smontare un teatro intero in pochi giorni, e poi, per portarlo dove? Pensi che hanno cambiato le chiavi del centro; potrei sostenere che il nostro materiale è sotto sequestro, è una mortificazione.

In che condizioni versava il centro quando lei è arrivato?

Quando sono arrivato, il centro era completamente abbandonato e la comunità ne aveva quasi dimenticato l’esistenza. Nel giro di un mese, durante il festival dei teatri di periferia, feci registrare a quel centro più di mille presenze, il tutto a mie spese. Io non ho mai preso una lira, ho sempre investito di tasca mia. Siamo da due anni nel centro e da sei a San Giovanni a Teduccio. 

Come nasce The Beggars’ Theatre?

Il Beggars nasce da un sopralluogo con Roberto De Simone a San Giovanni a Teduccio. In quell’occasione conoscemmo una corale di cui io mi innamorai. Da lì il mio legame con il territorio e il desiderio di fondare un teatro, che andava costruito sulla falsariga dei teatri anglosassoni. Shakespeare nel Seicento aprì il suo Globe nella periferia di Londra, in una zona diseredata, e ai suoi spettacoli assistevano sia i poveri che borghesi e aristocratici: un luogo in cui le differenze sociali si azzeravano e ciascuno con i propri strumenti culturali recepiva e assorbiva il teatro di Shakespeare. L’idea era quella di un teatro che non si occupasse necessariamente di tematiche di periferia, ma che portasse in periferia l’alto valore culturale e storico del teatro antico, il dramma shakespeariano, il teatro barocco. Ho fatto corsi di canto, di musica, laboratori di scenografia, costume, sartoria, con grandissime firme del teatro italiano: Odette Nicoletti, Mauro Carosi, Guido Levi, Nicola Rubertelli.

Intende rivolgere un appello alle istituzioni per salvare il Beggars?

Io mi sono subito rivolto all’amministrazione e devo dire che l’assessore Clemente si è mossa con tempestività per farmi avere un incontro, che avverrà il prossimo 5 dicembre. Spero che si trovi una soluzione, fosse anche un nuovo trasloco per l’associazione. Se ritengono che lì il Beggars non ci può più stare, benissimo, che mi dicano dove andare, ma che sia l’ultima volta. Sono fiducioso, anche se arrabbiato… Mi sento un po’ perseguitato. Prima erano gli spazi occupati dai materiali, ora i lavori, credo si stia cercando il modo migliore per farci andare via.

In Italia, anche nella gestione della pandemia, sembra che il teatro e più in generale la cultura siano sempre all’ultimo posto. Perché?

Perché negli ultimi vent’anni abbiamo consentito alla nostra classe dirigente di imbarbarirsi. La cultura cinematografica, teatrale, museale è stata messa sullo stesso piano della cultura televisiva, se non addirittura ad un gradino inferiore. È più facile vedere un politico in una trasmissione televisiva che in un teatro o in un museo, è un segnale inquietante. Se la classe dirigente è la prima a non frequentare i luoghi della cultura, chi fa cultura non si sente rappresentato. Non sto dicendo niente di nuovo, Pasolini negli anni Sessanta già aveva incominciato ad individuare questi segnali di decadenza. C’è inoltre un livellamento verso il basso. Ben venga la cultura che parte dal basso, quello che trovo pericoloso è invece una cultura che tenda verso il basso: il livellamento delle competenze e delle qualità è pericolosissimo, perché genera mediocrità.

Qual è per lei il valore del teatro?

Il teatro e la cultura sono uno strumento di riscatto per i territori, è una cosa in cui credo tantissimo, altrimenti non passerei gran parte del mio tempo in un piccolo teatro di periferia. De Simone mi ha insegnato il teatro popolare però colto, non barbaro. Ernesto De Martino, Diego Carpitella, lo stesso De Simone, la grande scuola antropologica italiana ha sempre sostenuto che la cultura popolare è una cultura aristocratica. Questo è un concetto impresso nella mia anima e che determina il mio agire, le mie scelte, il mio lavoro, sia se mi trovo a fare un’opera lirica al Petruzzelli sia se lavoro al Beggars a San Giovanni a Teduccio.

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Cronache

Il campo Rom di Scampia diventa ‘zona rossa’: troppi contagi

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Zona rossa per il  campo rom di Scampia, Napoli: la decisione è del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca che ha firmato l’ordinanza numero 94   per un forte incremento dei contagi all’interno del campo. Gli abitanti dovranno stare in isolamento domiciliare fino al 13 dicembre: saranno ocnsentiti spostamenti solo per esigenze mediche o per acquistare generi necessari e nel campo non potranno entrare estranei. Negli ultimi giorni i risultati dei tamponi effettuati avevano messo in luce una percentuale molto alta di contagiati.

 

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Lavoro

Whirlpool, il Comune di Napoli lancia la campagna sui social #LuciSuWhirlpool

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Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e l’assessore al Lavoro Monica Buonanno, con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e delle lavoratrici e dei lavoratori di Whirlpool Napoli, lanciano #LuciSuWhirlpool, una campagna social per tenere alta l’attenzione sulla vertenza dei lavoratori di via Argine. L’invito e’ a testimoniare attraverso i social la vicinanza ai lavoratori e alle lavoratrici con una foto, una poesia, una canzone o un qualsiasi contenuto. “Dopo diciotto mesi – sottolineano sindaco e assessore – rischia di calare il buio sulla vicenda Whirlpool Napoli. Parrebbe che a nulla siano valsi gli appelli dei lavoratori, del Comune di Napoli, della Regione, dei sindacati e degli altri attori istituzionali (e non) affinche’ venisse rispettato il patto dell’azienda con il territorio napoletano che, in periodo di pandemia, si prepara a vivere l’ora piu’ buia. Non ci stiamo, non possiamo accettarlo: dopo aver spento Palazzo San Giacomo, per far comprendere l’importanza di questa vertenza, chiediamo a tutti – al contrario – di fare luce su questa vicenda, perche’ non possiamo abbandonare centinaia di famiglie ad un destino terribile”. Per partecipare l’hashtag e’ #LuciSuWhirlpool; su Facebook taggare la pagina social dell’Assessorato al Lavoro di Napoli https://www.facebook.com/assessoratolavoronapoli/.

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