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Calcio, esperto del Cnr: riapertura degli stadi è un rischio troppo alto

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“Riaprire gli stadi in un momento in cui l’andamento epidemico e’ in crescita significa esporre la popolazione a un forte rischio”. E’ con queste parole che Antonio Mastino, microbiologo associato all’Istituto di farmacologia traslazionale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ift) e docente di Microbiologia presso l’Universita’ di Messina, commenta all’AGI la possibilita’ di riaprire gli stadi, sottolineando che la potenzialita’ di diffusione nelle arene potrebbe rappresentare un rischio incontrollabile. “Da frequentatore e appassionato di queste realta’ – osserva l’esperto – posso dire che il clima da stadio, con canti, urla, abbracci e cori, potrebbe creare elevate potenzialita’ di diffusione epidemica. Che si tratti di mille, duemila o 20mila persone nell’arena, per garantire la riapertura in sicurezza bisognerebbe mantenere costante il distanziamento tra tutti i tifosi ben superiore rispetto agli 80 o 90 centimetri che una tifoseria massiccia consentirebbe”.

Il docente spiega che sarebbe difficile gestire la situazione all’interno delle arene, ma anche all’ingresso, all’uscita, nei momenti di ristoro e nei pressi dei servizi igienici. “Diversi studi hanno dimostrato che il canto corale puo’ favorire la diffusione del virus – ribadisce Mastino – ed e’ davvero difficile immaginare una partita senza cori, urla, fremiti, incitazioni, abbracci o imprecazioni, insomma senza il ben noto clima da stadio, per cui e’ ragionevole pensare che le persone tenderanno a non mantenere le distanze di sicurezza e a non rispettare le norme. Il rischio c’e’ ed e’ significativo”. L’esperto aggiunge poi che ogni struttura andrebbe valutata a se’ per stabilire le possibilita’ di capienza. “Se si riuscisse a garantire un distanziamento adeguato in ogni momento – conclude Mastino – potremmo pensare di tornare a tifare in sicurezza, ma sarebbe fondamentale controllare anche l’ingresso e l’uscita, l’uso dei servizi igienici, i punti di ristoro, il parcheggio, insomma una serie di situazioni che potrebbero aumentare il rischio di contagio e di diffusione epidemica. Credo che non sia il momento adatto per esporre la popolazione a questi pericoli”.

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Sinner sfida Rublev a Roma: Jannik insegue il record e sogna gli Internazionali

Jannik Sinner affronta Andrej Rublev nei quarti degli Internazionali d’Italia inseguendo il record di vittorie consecutive nei Masters 1000 e il sogno di vincere Roma cinquant’anni dopo Adriano Panatta. Intanto Lorenzo Musetti è costretto a saltare il Roland Garros per infortunio.

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Quando su Roma arrivano le nuvole, Jannik Sinner cambia programma e gioca d’anticipo.
Il numero uno del mondo si è presentato al Foro Italico già a metà giornata per allenarsi prima della pioggia, scegliendo ancora una volta il campo 5, ormai diventato il suo rifugio romano.

Ad aspettarlo oggi sul Centrale ci sarà Andrey Rublev, avversario ostico contro cui in passato non sono mancate battaglie e tensioni sportive.

Una rivalità vera, oltre i numeri

Il bilancio dice 7-3 per Sinner, ma la sfida con Rublev è stata spesso più complicata di quanto raccontino le statistiche.

Le tre vittorie del russo sono arrivate in momenti particolari: tra ritiri, problemi fisici e il periodo più difficile vissuto da Jannik durante il caso doping emerso nel 2024.

Oggi però il contesto è completamente diverso.
Sinner arriva con una striscia impressionante di vittorie nei Masters 1000 e punta al 32° successo consecutivo nella categoria, traguardo che significherebbe record assoluto.

Rublev, la crisi e la rinascita con Safin

Dall’altra parte della rete ci sarà un giocatore profondamente cambiato.

Rublev ha raccontato apertamente i mesi difficili attraversati tra depressione, sfiducia e persino episodi di autolesionismo in campo. Una crisi affrontata anche grazie all’aiuto dello psicologo e alla vicinanza di Marat Safin, ex numero uno del mondo.

A Roma il russo sembra aver ritrovato leggerezza e ironia.
Parlando della sfida con Sinner ha scherzato:
“Più vince, più si avvicina alla prossima sconfitta”.

Il sogno di vincere Roma cinquanta anni dopo Panatta

Per Sinner questi Internazionali hanno un significato speciale.

L’obiettivo è conquistare il torneo cinquant’anni dopo l’ultimo trionfo italiano firmato da Adriano Panatta e arrivare al Roland Garros 2026 nel miglior modo possibile.

Parigi resta infatti il grande obiettivo della stagione: il torneo che potrebbe completare il Grande Slam della sua carriera a soli 24 anni.

Musetti costretto al forfait

Mentre Sinner sogna, Lorenzo Musetti è costretto invece a fermarsi.

Gli esami dopo la sconfitta contro Casper Ruud hanno evidenziato una lesione al retto femorale della coscia sinistra.

Per Musetti significa addio al Roland Garros e chiusura anticipata della stagione sulla terra rossa.

Una notizia pesante anche per il ranking: il tennista azzurro uscirà infatti dalla top ten mondiale.

Roma aspetta ancora Sinner

Intanto il Centrale del Foro Italico si prepara ad accogliere ancora una volta il numero uno del mondo.

In tribuna sono attesi anche volti celebri dello sport italiano, dopo la presenza nei giorni scorsi di Roberto Baggio, rimasto colpito dal livello espresso da Sinner.

Roma aspetta il suo campione.
E Jannik continua a prepararsi come sempre: in silenzio, in anticipo, senza lasciare nulla al caso.

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Sal Da Vinci conquista Vienna: “Non sono un imperatore, resto un ambulante della musica”

Sal Da Vinci vive da protagonista l’Eurovision Song Contest 2026 a Vienna tra sfogliatelle distribuite davanti al Sacher Cafè, successo social e racconti personali. Il cantante parla della famiglia, dell’amore con la moglie Paola, del nuovo album “Per sempre sì” e difende con orgoglio la tradizione della musica napoletana.

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Davanti allo storico Sacher Café, Sal Da Vinci sceglie il modo più napoletano possibile per conquistare Vienna: distribuire sfogliatelle ai passanti sfidando simbolicamente la tradizione della Sachertorte.

Un blitz ironico e popolare che racconta perfettamente il clima con cui il cantante sta vivendo l’Eurovision Song Contest 2026.
Senza atteggiamenti da star internazionale, ma con la leggerezza di chi continua a sentirsi “un ambulante che porta in giro i suoi prodotti per i quartieri”.

“La vera vittoria è stata Sanremo”

I bookmaker lo piazzano all’ottavo posto, mentre i favoriti restano altri artisti europei. Ma Sal Da Vinci sembra vivere tutto senza ossessioni da classifica.

“Non sarebbe onesto dire che non sogno, ma la vera vittoria è stata Sanremo”, racconta.

Il suo brano “Per sempre sì” continua infatti a raccogliere attenzione anche fuori dall’Italia. Il video dell’esibizione è stato tra i più visti sui social legati all’Eurovision, segnale di un forte coinvolgimento emotivo del pubblico.

La famiglia come rifugio

A Vienna Sal Da Vinci si è portato tutta la famiglia, nipoti compresi.
Una scelta che lui stesso racconta sorridendo:
“Mi è costato l’ira di Dio, ma mi danno serenità ed energie buone”.

Il tema familiare attraversa anche il nuovo album, anch’esso intitolato “Per sempre sì”, in uscita il 29 maggio.

Nel disco ci sarà:

  • un duetto con il figlio Francesco;
  • un brano dedicato al padre scomparso;
  • la bachata “Poesia”, pensata come tormentone estivo.

L’amore con Paola nato a Posillipo

Nel racconto più personale emerge la storia d’amore con la moglie Paola, conosciuta quando erano adolescenti.

Sal Da Vinci ricorda il primo bacio dato durante una gita in barca a remi a Posillipo:
“Mi sono avvinghiato e le ho dato un bacio. Lo ha accettato”.

Da allora non si sono più lasciati, nonostante le difficoltà economiche e i momenti complicati della carriera.

“Mi sono sentito un fallito nella carriera, mai in famiglia”, dice il cantante.

La difesa della musica napoletana

Sal Da Vinci respinge anche le accuse di essere troppo legato alla tradizione napoletana.

Rivendica invece il valore culturale della musica partenopea e ricorda come artisti come Gigi D’Alessio e Nino D’Angelosiano stati spesso criticati dagli “snob” salvo poi essere cantati da tutti.

“Fare una canzone semplice è complicato”, osserva.

E sottolinea come la cultura napoletana non sia separata da quella italiana, ma ne rappresenti una delle espressioni più profonde e riconoscibili.

La guerra e il caso Israele all’Eurovision

Nel clima festoso dell’Eurovision resta però anche la tensione politica.

Durante il contest si sono registrate proteste contro la partecipazione israeliana. Sul tema Sal Da Vinci sceglie parole prudenti ma nette:
“La guerra è la cosa più disumana che possiamo fare”.

E aggiunge una riflessione sul cantante israeliano:
“Magari non è nemmeno filogovernativo”.

Una posizione che prova a separare gli artisti dalle responsabilità politiche, senza ignorare il dramma dei conflitti.

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Economia

Caltagirone scuote la finanza italiana: “Mps deve restare centrale, no a un assalto al risparmio”

In un’intervista al Corriere della Sera Francesco Gaetano Caltagirone racconta la sua visione della finanza italiana, difende il ruolo strategico di Mps nel Centro-Sud, critica la possibile fusione con Mediobanca e teme un nuovo asse bancario concentrato su Milano. L’imprenditore riflette anche sul rapporto tra capitalismo e responsabilità sociale.

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In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, Francesco Gaetano Caltagirone racconta sessant’anni di capitalismo italiano intrecciando edilizia, industria, giornali e grandi partite bancarie.

Una conversazione che va oltre la finanza pura e diventa anche riflessione politica, territoriale e culturale sul futuro del sistema economico italiano.

Caltagirone, oggi tra gli uomini più ricchi e influenti del Paese, rivendica una visione precisa:
una grande banca radicata nel Centro-Sud sarebbe fondamentale per riequilibrare il peso finanziario concentrato nel Nord Italia.

“Mps deve essere un polo dell’Italia centrale e meridionale”

L’imprenditore spiega di essere tornato a investire in Banca Monte dei Paschi di Siena non solo per ragioni economiche ma anche per una visione strategica del Paese.

Secondo Caltagirone, oggi le principali grandi banche italiane sono concentrate soprattutto a Milano e nel Nord Italia.

Da qui l’idea che Mps possa rappresentare:
“un polo nell’Italia centrale e meridionale capace di riequilibrare la situazione attuale”.

Una banca territoriale forte, sostiene, favorirebbe:

  • imprese;
  • formazione manageriale;
  • sviluppo economico;
  • crescita professionale.

L’attacco al progetto Natixis-Generali

Nell’intervista Caltagirone torna anche sulla battaglia combattuta attorno a Assicurazioni Generali e al dossier Natixis.

L’imprenditore sostiene di avere lanciato un allarme su quello che definisce un progetto pericoloso per gli interessi italiani.

Secondo la sua lettura, il sistema Italia deve preservare il controllo delle grandi leve finanziarie e assicurative nazionali, soprattutto in una fase caratterizzata da debito pubblico elevato e forte competizione internazionale.

“Contrario alla fusione Mps-Mediobanca”

Molto netta anche la posizione sulla possibile integrazione tra Mediobanca e Mps.

Caltagirone richiama il precedente americano di Chase e JP Morgan ma critica un modello che, a suo giudizio, rischierebbe di spostare risorse dall’economia reale verso attività puramente finanziarie.

Per l’imprenditore:
“si riduce la funzione sociale della banca”.

Rivendica inoltre il valore storico e culturale di Mediobanca come istituzione autonoma nella storia finanziaria italiana.

Il giudizio su Lovaglio

Nell’intervista emerge anche una riflessione su Luigi Lovaglio.

Caltagirone riconosce all’attuale manager di Mps il merito di avere:

  • ridotto costi;
  • riorganizzato la banca;
  • affrontato decisioni difficili.

Lo definisce un “ottimizzatore”, ma osserva che oggi servirebbero anche altre qualità:
capacità di armonizzazione, visione strategica e costruzione del consenso interno.

La paura di un asse Milano-finanza

Uno dei passaggi più politici dell’intervista riguarda il possibile futuro rapporto tra Mps e Banco BPM.

Caltagirone teme che eventuali fusioni possano trasformarsi in:

  • spostamento della sede da Siena a Milano;
  • perdita di professionalità storiche;
  • indebolimento del legame territoriale della banca più antica del mondo.

Parla apertamente del rischio di un nuovo “assalto al risparmio italiano”.

Il lato umano e il riferimento a Del Vecchio

L’intervista si chiude con una riflessione personale sull’età, sul potere e sulla responsabilità sociale del capitalismo.

Caltagirone cita Leonardo Del Vecchio, ricordando come anche lui, negli ultimi anni della vita, avesse maturato obiettivi non solo economici ma anche sociali.

L’imprenditore ammette che con il passare del tempo cambia anche lo sguardo sulle grandi operazioni:
meno orientato solo allo sviluppo del gruppo e più attento alle ricadute collettive.

“La qualità più difficile? Il coraggio”

Tra i passaggi più significativi resta forse quello finale.

Caltagirone, partito dai cantieri romani degli anni Sessanta e arrivato ai vertici della finanza italiana, spiega quale sia la qualità più difficile da trovare nei collaboratori:
“onestà, intelligenza e coraggio insieme”.

E aggiunge:
“È molto più facile trovare le prime due che la terza”.

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