Collegati con noi

Sport

Calcio, Cina cambia regole: più stranieri ma tetto salariale

Pubblicato

del

Il calcio cinese cambia le regole della sua Superlega, massima serie locale che in passato ha attirato alcuni grandi nomi (fra i quali, come allenatori, Fabio Cannavaro e Marcello Lippi) a causa degli ingaggi multimilionari. Ma da gennaio 2020 si cambia, perchè la federcalcio cinese ha annunciato le modifiche che andranno in vigore con l’inizio del nuovo anno. La prima è che viene aumentato il numero degli stranieri che ogni club potrà tesserare, che potranno essere sei. In campo però non potranno essere più di quattro quelli schierati in contemporanea da ciascuna squadra. Il precedente limite era di tre. Ma se da una parte vengono aumentati i posti a disposizione dei calciatori non cinesi, dall’altra entrerà in vigore il tetto salariale. Nessuno potra’ guadagnare piu’ dell’equivalente di tre milioni di euro all’anno, mentre per i giocatori locali, quindi cinesi, il tetto sara’ di 10 milioni di yuan, pari a circa 1,2 milioni di euro.Questa cifra potra’ essere aumentata al massimo del 20% per coloro che fanno parte della nazionale. In ogni caso l’ammontare complessivo degli stipendi pagati da ogni societa’ non potra’ essere superiore al 60% delle entrate complessive. Insomma, anche in Cina e’ tempo di ‘financial fair play’.

Advertisement

Sport

Calciomercato, il Como insiste per Chalobah: Lazio su John Kennedy, Napoli vicino a Zeballos

Il Como prepara un nuovo assalto a Trevoh Chalobah del Chelsea, mentre la Lazio tratta John Kennedy e Sergi Dominguez. Il Napoli si avvicina a Zeballos, l’Atalanta punta Alajbegovic e il Sassuolo pensa al ritorno di Acerbi.

Pubblicato

del

Il Como non si ferma. Dopo essere stato tra i club più attivi sul mercato, la società lombarda continua a cercare rinforzi di primo livello e prepara un nuovo assalto a Trevoh Chalobah, difensore del Chelsea utilizzabile anche davanti alla retroguardia.

Il club inglese ha già respinto due proposte. L’ultima offerta del Como sarebbe stata di 30 milioni di euro più cinque di bonus, cifra vicina alla valutazione fissata dai Blues. Dopo il momentaneo interessamento dell’Inter, è previsto un nuovo confronto tra le società per provare a raggiungere l’accordo definitivo.

Nato in Sierra Leone e cresciuto calcisticamente in Inghilterra, Chalobah rappresenterebbe un innesto di grande prestigio per la squadra lariana.

Lazio, offerta per John Kennedy

La Lazio guarda invece al Brasile per rinforzare l’attacco. Il nome nuovo è quello di John Kennedy, attaccante del Fluminense per il quale i biancocelesti avrebbero presentato una prima proposta da otto milioni di euro.

Il club brasiliano ne chiede dodici. La distanza resta quindi significativa, ma la situazione contrattuale del giocatore potrebbe favorire una mediazione. I contatti tra le parti sono già stati avviati.

Per la difesa resta seguito Sergi Dominguez della Dinamo Zagabria, individuato come possibile rinforzo in vista delle evoluzioni legate ad Alessio Romagnoli e Mario Gila.

Alajbegovic ha scelto l’Atalanta

Kerim Alajbegovic avrebbe dato la propria disponibilità al trasferimento all’Atalanta, preferendo il progetto nerazzurro nonostante l’interesse manifestato anche da Roma, Napoli e Milan.

L’ala bosniaca, 18 anni, è di proprietà del Bayer Leverkusen. Il club tedesco valuta il giocatore circa 30 milioni, mentre la proposta dell’Atalanta si sarebbe fermata a 25 milioni più eventuali bonus.

La volontà del calciatore potrebbe agevolare la trattativa, ma resta da trovare l’intesa economica tra le due società.

Fiorentina, ufficiale Alex Jimenez

La Fiorentina ha intanto definito l’arrivo di Alex Jimenez dal Bournemouth. L’operazione è stata impostata sulla base di un prestito con diritto di riscatto.

Il club inglese conserverà una percentuale del 30% sull’eventuale futura rivendita del calciatore. Jimenez offrirà nuove soluzioni sulle corsie esterne della formazione viola.

Napoli vicino a Zeballos

Il Napoli è vicino all’accordo per Exequiel Zeballos (nella foto), esterno offensivo del Boca Juniors.

Il club azzurro avrebbe raggiunto un’intesa di massima con il giocatore per un contratto da circa 1,3 milioni di euro a stagione. Al Boca Juniors dovrebbe essere riconosciuto un indennizzo vicino ai nove milioni.

L’operazione non risulta ancora ufficiale, ma il Napoli avrebbe bloccato il calciatore in attesa degli ultimi passaggi tra i club.

Bologna, doppio colpo in arrivo

Il Bologna lavora a due operazioni internazionali. La prima riguarda Mikel Amondarain, centrocampista argentino dell’Estudiantes de La Plata. La seconda porta a Rahim Alhassane, terzino sinistro del Real Oviedo.

Le trattative vengono indicate in fase avanzata, anche se restano da completare gli accordi e i passaggi formali.

Sassuolo, ipotesi ritorno per Acerbi

Il Sassuolo potrebbe riabbracciare Francesco Acerbi, libero dopo la conclusione dell’esperienza con l’Inter. Il difensore ha già vestito la maglia neroverde dal 2013 al 2018 e sono stati avviati i primi contatti per valutarne il ritorno.

Il club emiliano cerca un centrale per sostituire Tarik Muharemovic, ormai vicino al trasferimento al Leeds per una cifra indicata intorno ai 40 milioni di euro.

Tra i profili valutati c’è anche Pietro Comuzzo della Fiorentina. Il giovane difensore potrebbe entrare in una più ampia trattativa tra le due società, eventualmente collegata al possibile trasferimento in viola di Kristian Thorstvedt.

A centrocampo il Sassuolo segue inoltre Marco Brescianini, Giovanni Fabbian e Simon Sohm. Su quest’ultimo avrebbe manifestato interesse anche il Venezia.

Venezia, rinnovo lungo per Okoro

Il Venezia ha infine prolungato il contratto di Alvin Okoro. L’attaccante resterà legato al club lagunare fino al 30 giugno 2031.

Una scelta che conferma la volontà della società di investire sul giovane e di proteggerne il valore in vista delle prossime stagioni.

Il mercato della Serie A entra così in una fase sempre più intensa: il Como punta a un altro colpo internazionale, Lazio e Napoli guardano al Sudamerica, mentre Atalanta, Bologna e Sassuolo lavorano su operazioni destinate a ridisegnare gli organici.

Continua a leggere

Sport

Messi contro Lamine Yamal, la finale del Mondiale tra il mito e il predestinato

Lionel Messi e Lamine Yamal si ritrovano avversari nella finale mondiale tra Argentina e Spagna, diciannove anni dopo la celebre fotografia del calendario Unicef. A New York si affrontano due generazioni, ma soprattutto le due nazionali che hanno mostrato il calcio migliore.

Pubblicato

del

A posteriori sembra tutto già scritto. Lionel Messi che, in un pomeriggio del 2007, posa per un calendario dell’Unicef e fa il bagnetto a un neonato del barrio di Rocafonda, quartiere multiculturale dell’area metropolitana di Barcellona. Quel bambino si chiama Lamine Yamal.

Diciannove anni dopo, il campione argentino e quel neonato diventato stella si ritroveranno avversari nella finale del Mondiale. Da una parte l’ultimo grande appuntamento di Leo, dall’altra il primo atto davvero definitivo del giovane talento spagnolo.

La fotografia che sembra una profezia

L’immagine di Messi con il piccolo Lamine Yamal è diventata negli anni una sorta di battesimo calcistico. Il fuoriclasse argentino che coccola il bambino e, idealmente, gli trasmette i segreti del mancino, della fantasia e del rapporto con il pallone.

Domenica sera, però, non ci sarà più spazio per la tenerezza. Messi, superati i 39 anni, affronterà per la prima volta il ragazzo diventato uno dei simboli della Spagna. L’eterno campione contro il predestinato, l’icona di un’epoca contro il talento chiamato a inaugurare quella successiva.

Entrambi sono cresciuti nella Masia, il vivaio del Barcellona che, dopo la generazione d’oro, sembrava aver rallentato la produzione di fuoriclasse e invece ha fornito nuovamente l’ossatura della nazionale spagnola.

Accanto a Lamine Yamal ci sono Pedri, Cubarsí e Gavi, tornato tra i convocati dopo il grave infortunio. Una nuova generazione che ha riportato la Spagna al vertice.

Lamine Yamal decisivo anche senza numeri

Il percorso dei due protagonisti nel torneo è stato molto diverso. Lamine Yamal non è mai apparso al massimo della condizione e ha inciso meno del previsto nei tabellini. Il suo contributo, però, è stato fondamentale per garantire ampiezza, imprevedibilità e pericolosità alla manovra spagnola.

Messi, invece, è arrivato alla finale da protagonista assoluto. Metronomo, leader tecnico ed emotivo, ha disputato un Mondiale capace di consolidarne ulteriormente lo status nella storia del calcio, indipendentemente dall’esito dell’ultimo atto.

Quella di New York sarà la sua terza finale mondiale da titolare. Un traguardo che rende ancora più straordinaria una carriera attraversata da vittorie, sconfitte, critiche e rinascite.

Spagna e Argentina, prima di tutto due squadre

Ridurre la finale al confronto tra Messi e Lamine Yamal sarebbe però ingeneroso. Spagna e Argentina sono state le due nazionali più solide e continue del torneo, quelle che hanno mostrato con maggiore evidenza di essere squadre vere.

La Spagna arriva da campione d’Europa. L’Argentina è campione del mondo e bicampione d’America. Due cicli costruiti con principi differenti, ma accomunati dalla capacità di valorizzare il collettivo.

Luis de la Fuente ha plasmato la Roja seguendo un’idea di calcio sviluppata per anni nelle nazionali giovanili. La sua Spagna è un organismo fluido, capace di muoversi e occupare gli spazi quasi automaticamente.

Rispetto alla formazione verticale e aggressiva vista a Euro 2024, la squadra ha imparato a controllare maggiormente il ritmo. Ma quando accelera può ancora essere devastante, come dimostrato nella semifinale contro la Francia.

L’Argentina costruita attorno al suo numero 10

Il gioco dell’Argentina ruota invece attorno a Messi, fulcro tecnico e simbolico di un gruppo disposto a seguirlo in ogni momento della partita.

Non è sempre stato così. Per molti anni la maglia albiceleste è stata per Messi una fonte di sofferenza: finali perse, paragoni con Maradona, critiche e persino annunci di addio alla nazionale.

Lionel Scaloni è riuscito a cambiare quella storia. Ha restituito fiducia al campione e gli ha costruito attorno una squadra compatta, solidale e tecnicamente completa. Un lavoro umano prima ancora che tattico, dal quale è nato uno dei cicli più vincenti del calcio internazionale.

Scaloni sfida il suo maestro

La finale avrà anche un altro intreccio. Scaloni affronterà Luis de la Fuente, l’allenatore che gli insegnò il mestiere durante il corso federale seguito in Spagna.

Sarà inoltre la seconda finale mondiale interamente ispanofona, tra due Paesi legati da una lunga storia di rapporti culturali, migrazioni e continui scambi calcistici attraverso l’Atlantico.

Per novanta minuti, forse di più, quei legami lasceranno spazio allo scontro.

Sotto il cielo di New York si deciderà quale maglia potrà aggiungere una nuova stella. Potrebbe essere il più grandioso dei finali per Lionel Messi oppure il più fulminante degli inizi per Lamine Yamal. In ogni caso, sarà il passaggio di testimone più atteso, anche se nessuno dei due avrà intenzione di consegnarlo.

Continua a leggere

In Evidenza

Inchiesta arbitri, la Procura chiede l’archiviazione per Rocchi e Inter: «Nessun sistema per pilotare le partite»

La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’accusa di frode sportiva per l’ex designatore Gianluca Rocchi e ha disposto quella dell’Inter. Accertati alcuni episodi di pressione, ma senza prove di un sistema strutturato o di condotte idonee ad alterare le partite. Gli atti passano ora alla giustizia sportiva.

Pubblicato

del

La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta principale sulle presunte interferenze nelle designazioni arbitrali a favore dell’Inter. Secondo i magistrati, gli accertamenti hanno consentito di ricostruire alcuni episodi di pressione, ma non hanno dimostrato l’esistenza di un sistema organizzato capace di pilotare le assegnazioni degli arbitri o alterare il regolare svolgimento delle partite.

La richiesta riguarda l’ex designatore di Serie A e Serie B Gianluca Rocchi, indagato per concorso in frode sportiva con esponenti del club nerazzurro mai identificati. Per l’Inter, iscritta come società ai sensi della normativa sulla responsabilità degli enti, la Procura ha disposto l’archiviazione come conseguenza dell’esclusione del reato presupposto.

Pressioni in alcuni casi, ma nessun sistema strutturato

L’indagine, condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dall’aggiunto Paolo Ielo e dal pubblico ministero Maurizio Ascione, si è sviluppata attraverso intercettazioni, pedinamenti, testimonianze e verifiche su incontri avvenuti anche allo stadio di San Siro.

Nell’istanza di archiviazione i magistrati riconoscono la “sussistenza storica” di alcuni episodi di interferenza, ma affermano di non avere individuato un sistema strutturato finalizzato a incidere sulle designazioni. Non sono inoltre emersi contatti diretti intercettati tra Rocchi e dirigenti dell’Inter né prove di accordi destinati a condizionare il risultato delle gare.

Le quattro partite finite sotto esame

Gli accertamenti avevano riguardato quattro incontri disputati tra il 2025 e il 2026.

Per Bologna-Inter del 20 aprile 2025 era stata ipotizzata la designazione di Andrea Colombo, ritenuto “gradito” ai nerazzurri. Per la semifinale di Coppa Italia Inter-Milan del 23 aprile 2025, invece, l’assegnazione a Daniele Doveri sarebbe servita, secondo l’originaria ipotesi investigativa, a evitare che l’arbitro dirigesse successivamente incontri più importanti dell’Inter.

Sotto esame anche Inter-Verona del 3 maggio 2025, affidata a Gianluca Manganiello anziché a Simone Sozza, e Torino-Inter del 26 aprile 2026, diretta da Maurizio Mariani.

La Procura ha però concluso che l’eventuale esclusione di un arbitro non gradito a una società non sia sufficiente, da sola, a configurare una frode sportiva.

Per la frode serve l’idoneità ad alterare la gara

Il punto centrale della valutazione dei pm riguarda la capacità concreta delle condotte contestate di incidere sulla partita.

Richiamando anche la giurisprudenza della Cassazione sul caso Calciopoli, la Procura ha ritenuto necessario dimostrare almeno l’astratta idoneità dell’accordo o della pressione ad alterare la competizione. Questo elemento non sarebbe stato provato.

In altre parole, non sarebbe sufficiente dimostrare che un club non desiderasse un determinato arbitro. Sarebbe stato necessario accertare un’intesa per ottenere una designazione funzionale a condizionare la gara, circostanza che non è emersa dagli atti.

Le intercettazioni e i riferimenti indiretti

Tra le conversazioni acquisite figura la frase «loro non lo vogliono più vedere», riferita all’arbitro Doveri. Per gli inquirenti, il dialogo mostra che Rocchi potrebbe essersi sentito sottoposto a pressioni.

Si tratta però di dichiarazioni indirette, riferite da terzi, e non di contatti espliciti con rappresentanti dell’Inter. Anche l’incontro con Giorgio Schenone, dirigente nerazzurro incaricato dei rapporti con il settore arbitrale e ascoltato come testimone, non avrebbe prodotto elementi penalmente rilevanti. Nessun tesserato dell’Inter è stato formalmente indagato.

Ora decide il giudice sull’archiviazione di Rocchi

Sulla posizione di Gianluca Rocchi dovrà pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari Giulia Marozzi, che potrà accogliere la richiesta dei pubblici ministeri, ordinare ulteriori accertamenti o disporre l’imputazione coatta nei casi previsti dalla legge.

Per l’Inter, invece, il provvedimento di archiviazione sarà sottoposto al controllo della Procura generale, che potrà eventualmente valutare la riapertura delle indagini.

I difensori di Rocchi, Antonio Bana e Antonio D’Avirro, avevano sostenuto dopo l’interrogatorio che l’archiviazione fosse l’unica conclusione possibile alla luce degli elementi raccolti.

Gli atti trasmessi alla giustizia sportiva

La chiusura del filone penale non esclude l’esistenza di condotte rilevanti sotto il profilo disciplinare. La Procura di Milano ha infatti trasmesso gli atti alla Procura federale della Figc e alla Procura generale dello Sport presso il Coni.

Gli organi sportivi potranno valutare autonomamente se le pressioni, i rapporti e le modalità delle designazioni abbiano violato i doveri di lealtà, correttezza e trasparenza previsti dall’ordinamento federale, anche in assenza di un reato penale.

Resta aperto il filone sulla sala Var

Non tutta l’inchiesta è conclusa. Resta aperto il capitolo relativo alle presunte “bussate” alla sala Var di Lissone, trasferito per competenza alla Procura di Monza.

In questo filone risultano ancora indagati Rocchi, l’ex supervisore Andrea Gervasoni e i varisti Luigi Nasca e Marco Di Vuolo. A Milano resta invece aperta la posizione dell’arbitro Daniele Paterna, indagato per false informazioni ai pubblici ministeri.

La richiesta di archiviazione esclude dunque, allo stato degli atti, un sistema penale organizzato per favorire l’Inter. Restano però da valutare i possibili illeciti sportivi e gli altri episodi relativi al funzionamento della sala Var.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto