Economia
Calano le pensioni anticipate, governo lavora su uscite
Nei primi nove mesi dell’anno, anche grazie all’esaurimento di Quota 100, calano le pensioni anticipate, anche se restano vicino alle 200 mila unità. Tra gennaio e settembre – secondo il Monitoraggio sui flussi di pensionamento dell’Inps – i nuovi assegni liquidati prima dell’età di vecchiaia sono stati 195.852, con un calo del 13,69% rispetto allo stesso periodo del 2021. Tra questi oltre un quarto, 50.389, sono quelli liquidati a persone con meno di 60 anni e quindi usciti o con Opzione donna o grazie alla possibilità di andare a riposo con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 le donne) indipendentemente dall’età. Nel complesso le pensioni con decorrenza nei primi nove mesi sono 596.640 con un calo dell’11,8% sullo stesso periodo del 2021 (erano oltre 676 mila). Sono alcuni dei dati sui quali riflette il Governo che si prepara a prorogare le misure in corso, mentre appare più complicato introdurre nuove modalità di uscita. La proroga di Quota 102 (64 anni di età e 38 di contributi) appare probabile poiché dovrebbe riguardare poche decine di migliaia di persone ed avere un costo contenuto se si limitasse solo all’anno prossimo. Nel 2023, infatti, avrebbe accesso a questa misura la coorte di età che è già uscita con Quota 100 (62 anni nel 2021), limitandosi quindi solo ai soggetti che allora non avevano raggiunto i 38 anni di contributi nel 2021 e che non li hanno raggiunti neanche quest’anno (quindi di fatto ai nati nel 1959 che raggiungono l’anno prossimo i 38 anni di contributi). Quest’anno i pensionamenti con questa misura dovrebbero rimanere al di sotto delle 10 mila unità e lo stesso dovrebbe accadere se si prorogasse la misura l’anno prossimo. Con Opzione donna (58 anni di età 59 le autonome, con 35 anni di contributi e l’assegno calcolato completamente con il sistema contributivo) nei primi nove mesi sono uscite 18.723 lavoratrici ed è probabile quindi che si superi a fine anno il numero raggiunto nel 2021 (20.641) ma comunque mantenendo un esborso limitato vista la penalizzazione sul fronte dell’assegno. Dovrebbe poi essere confermato l’Ape sociale per tutelare le fasce più disagiate a partire dai 63 anni mentre sembra complicato introdurre la Quota 102 con 61 anni di età e 41 di contributi perché riguarderebbe una larga fascia di lavoratori, prevalentemente uomini. Quota 100 che ha riguardato circa 380 mila persone finora (450 mila in proiezione guardando anche coloro che hanno i requisiti e usciranno nei prossimi mesi) costerà fino al 2025, secondo le proiezioni dell’Upb, circa 23 miliardi. E’ stata utilizzata prevalentemente da uomini (81%). Un primo momento di confronto della ministra del Lavoro, Marina Calderone, con le parti sociali sarà venerdì 4 con i sindacati che chiedono di introdurre un sistema di flessibilità per evitare che ci si trovi a gennaio con la possibilità di andare in pensione solo con almeno 67 anni di età o dopo aver versato 42 anni e 10 mesi di contributi. Ma il 4 sarà solo l’occasione di ascoltare le parti e fare l’agenda in vista della legge di Bilancio.
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