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Cronache

Cade da un ponteggio e muore mentre lavora nel Piacentino

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Un elettricista di 36 anni è morto sul lavoro, in una vetreria di Castelvetro, in provincia di Piacenza. L’uomo stava riparando alcune plafoniere in un capannone in cima a un ponteggio a circa sei metri di altezza quando all’improvviso ha perso l’equilibrio ed è precipitato, morendo sul colpo. Il 118 ha inviato sul posto personale sanitario, ma le manovre di rianimazione non sono servite. Delle indagini se ne stanno occupando i carabinieri della Compagnia di Fiorenzuola.

(l’immagine a corredo del servizio non ha alcuna attinenza con i fatti raccontati ma trattasi di una foto generica)

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Cronache

Scampia, picchiata dal marito per TikTok: “Mi controllava da vent’anni”

Una donna di 41 anni di Scampia è stata picchiata dal marito dopo avere scaricato TikTok sul cellulare. La vittima ha denunciato anni di violenze domestiche e controlli ossessivi. L’uomo è stato arrestato dopo l’intervento della polizia e il ricovero della donna al CTO di Napoli.

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Una notifica di TikTok, il display che si illumina e poi la furia. È finita con un ricovero in ospedale e un arresto la drammatica vicenda di una donna di 41 anni di Scampia, aggredita dal marito dopo avere scaricato l’applicazione social senza il suo consenso. Secondo quanto denunciato dalla vittima, l’uomo avrebbe reagito con violenza dopo avere visto comparire sul cellulare della moglie alcuni messaggi di notifica legati all’app.

“Chi ti ha mandato questi messaggi?”

La donna ha raccontato agli investigatori che stava leggendo documenti inviati dalla figlia quando sono arrivate le notifiche di TikTok.

Il marito le avrebbe strappato il telefono dalle mani urlando: “Chi ti ha inviato questi messaggi?”.

Nonostante i tentativi della donna di spiegare che si trattava soltanto di notifiche automatiche e post pubblicati da altri utenti, l’uomo avrebbe iniziato a colpirla.

Calci, pugni e capelli tirati davanti al figlio

Secondo la denuncia, l’aggressione sarebbe avvenuta nell’abitazione di via Piero Gobetti. La quarantunenne sarebbe stata colpita alle braccia, al volto e tirata violentemente per i capelli.

A evitare conseguenze peggiori sarebbe stato l’intervento del figlio minorenne della coppia, richiamato dalle urla provenienti dalla stanza. L’uomo avrebbe poi lasciato temporaneamente l’abitazione, tornando però dopo circa mezz’ora.

“Non ti restituisco il telefono”

La donna avrebbe tentato di riavere il cellulare, ma il marito avrebbe risposto: “Non ti do nulla, lo devo controllare”. Temendo una nuova aggressione, la vittima sarebbe uscita di casa in piena notte, raggiungendo la madre grazie all’aiuto di un parente.

Le minacce anche sotto casa della suocera

La situazione non si sarebbe fermata lì. Secondo il racconto della donna, il marito l’avrebbe raggiunta anche sotto casa della madre continuando a minacciarla. A quel punto la quarantunenne avrebbe chiamato il 113.

Poco dopo sarebbe stata accompagnata al pronto soccorso del Ospedale CTO, dove i medici le hanno diagnosticato quindici giorni di prognosi.

“Mi malmenava da anni”

Nella querela firmata presso il commissariato di Scampia emerge il racconto di anni di presunti maltrattamenti. “Mi ha sempre malmenata, senza preoccuparsi della presenza dei nostri figli”, avrebbe dichiarato la donna agli investigatori.

La vittima riferisce anche un episodio risalente a qualche anno fa, quando il marito avrebbe preso un cacciavite minacciando di ucciderla. Nel 2021, dopo un’altra aggressione, si sarebbe fatta accompagnare in ospedale senza però denunciare per paura e per proteggere i figli.

Arrestato il marito della donna

Sulla base della denuncia è stato arrestato il quarantaseienne Carmine M.

L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore Stefania Faiella della sezione Fasce deboli della Procura di Napoli, sotto il coordinamento dell’aggiunto Raffaello Falcone.

La Procura ha chiesto per l’uomo la custodia cautelare in carcere. Come previsto dall’ordinamento italiano, l’indagato è da considerarsi presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva.

Una violenza che continua a colpire

La vicenda riaccende i riflettori sull’emergenza della violenza di genere a Napoli.

Secondo i dati citati nell’inchiesta, ogni anno almeno cinquecento donne si rivolgono ai centri antiviolenza presenti nel territorio comunale. Una realtà che continua a raccontare storie di controllo, paura e sopraffazione spesso consumate tra le mura domestiche.

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Cronache

Delitto di Garlasco, Stasi ai pm: “Chiara non mi parlò mai di Andrea Sempio”

Alberto Stasi, ascoltato dalla Procura di Pavia nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, sostiene che Chiara Poggi non gli parlò mai di Andrea Sempio. L’ex fidanzato racconta di avere scoperto l’esistenza di Sempio solo leggendo gli atti dell’indagine e definisce “strano” lo scontrino usato come alibi. La Procura punta ora su una nuova ricostruzione investigativa.

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Il 25 maggio 2025 la Procura di Pavia ha tentato una mossa investigativa a sorpresa nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. I magistrati hanno convocato contemporaneamente Andrea Sempio, oggi indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, e Alberto Stasi, ex fidanzato della giovane già condannato in via definitiva a sedici anni.

Nello stesso momento, a Mestre, veniva ascoltato anche Marco Poggi.

Sempio però non si è presentato sfruttando un appiglio procedurale, mentre Stasi e Marco Poggi hanno risposto alle domande degli inquirenti.

“Chiara non mi parlò mai di Sempio”

Nel verbale, Stasi sostiene di non avere mai sentito parlare di Andrea Sempio da Chiara.

“No, non me l’ha riferito. Non l’ha fatto”, mette a verbale parlando delle telefonate ricevute dalla ragazza tra il 7 e l’8 agosto 2007 mentre era sola a Garlasco.

Secondo Stasi, Chiara gli raccontava invece altri episodi, come le attenzioni ricevute da un collega di lavoro. Alla domanda del procuratore Fabio Napoleone sui rapporti tra Chiara e Sempio, l’ex studente bocconiano ribadisce: “No, no”.

“Non sapevo nemmeno chi fosse Andrea Sempio”

Stasi afferma inoltre di non avere mai conosciuto personalmente Sempio. “Mai visto, mai sentito”, dichiara.

Racconta di avere scoperto l’esistenza dell’amico di Marco Poggi soltanto leggendo gli atti messi a disposizione dalla Procura di Vigevano. Tra gli elementi che lo colpirono maggiormente, spiega, ci fu la vicenda dello scontrino del parcheggio di Vigevano utilizzato come alibi.

“Mi aveva lasciato sorpreso perché io normalmente non conservo uno scontrino del parcheggio per anni e lo esibisco al bisogno”, osserva.

I video intimi e il sospetto della Procura

Tra i temi affrontati durante l’interrogatorio anche quello dei video intimi tra Chiara e Alberto. Secondo la nuova ipotesi investigativa della Procura, Andrea Sempio potrebbe avere avuto accesso a quei file custoditi su una pendrive. Gli inquirenti ipotizzano che Marco Poggi potesse conoscere l’esistenza dei video. Stasi però tende a escludere che il fratello della vittima frugasse tra gli oggetti personali della sorella. “Non ho questo ricordo”, dichiara.

Il ricordo dell’incontro al cimitero

Stasi ricorda anche un episodio avvenuto pochi giorni dopo la morte di Chiara. Al cimitero, racconta, Marco Poggi lo avrebbe preso da parte chiedendogli se fosse vero che esistessero video sessuali tra lui e la sorella. Una domanda che, secondo Stasi, sarebbe nata dopo alcune indiscrezioni uscite sui media in quei giorni.

La scena del crimine e la luce accesa

Nel corso dell’audizione vengono mostrate a Stasi anche immagini della scena del crimine. L’ex fidanzato di Chiara ribadisce di non avere acceso alcun interruttore entrando nella villetta. “Io ricordo che non ho acceso nessun interruttore”, spiega, aggiungendo però che dalle fotografie gli sarebbe stato riferito che una luce risultava già accesa.

“Totale mancanza di rispetto”

L’interrogatorio si conclude con un episodio annotato nel verbale. Secondo quanto riportato, Stasi avrebbe fatto notare ai propri avvocati che la telecamera della registrazione era ancora attiva. Quando apprende che Sempio non si è presentato all’interrogatorio, il suo commento sarebbe stato netto: “Totale mancanza di rispetto”.

La nuova linea della Procura

Negli atti emerge chiaramente la nuova impostazione investigativa della Procura di Pavia.

Secondo gli inquirenti, “l’emersione della responsabilità di Andrea Sempio si intreccia indissolubilmente con lo sgretolamento della responsabilità di Alberto Stasi”. Un’impostazione che ribalta progressivamente il quadro investigativo costruito negli anni precedenti.

Resta fermo il principio della presunzione di innocenza per tutte le persone coinvolte fino a eventuali sentenze definitive.

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Cronache

Napoli, rimossa la pinza dimenticata nell’addome: “Per mesi ci dicevano che era tutto normale”

A Napoli sono state rimosse con un intervento chirurgico le forbici dimenticate nell’addome di una donna dopo un’addominoplastica. La famiglia denuncia mesi di dolori sottovalutati e sostiene che nessun medico abbia prescritto Tac o ecografie prima della scoperta del corpo estraneo.

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È stata rimossa con un nuovo intervento chirurgico la pinza dimenticata nell’addome di una donna dopo un’operazione di addominoplastica eseguita a Napoli.

La vicenda riguarda una donna che, secondo quanto denunciato dai familiari, avrebbe convissuto per circa sette mesi con un paio di forbici chirurgiche rimaste nel ventre dopo l’intervento effettuato lo scorso ottobre.

La presenza del corpo estraneo era stata scoperta soltanto dopo una TAC eseguita in seguito al peggioramento delle condizioni della paziente.

“Dicevano che era normale dopo l’operazione”

A raccontare quanto accaduto è stata la figlia della donna, Elvira, intervenuta ai Tg Rai.

“Mamma fin da subito dopo l’operazione non è stata bene”, ha spiegato.

Secondo il racconto della famiglia, dopo i primi dolori e malori la donna si sarebbe rivolta più volte al chirurgo che aveva effettuato l’intervento.

“Ci è stato detto che era tutto normale dopo un’operazione del genere”, ha riferito la figlia.

Nessuna Tac o ecografia prescritta

I familiari sostengono che nei mesi successivi non sarebbero stati prescritti esami diagnostici approfonditi.

“Non ci ha mai detto facciamo una ecografia o una Tac”, ha raccontato ancora Elvira.

Secondo quanto riferito nella denuncia, i problemi accusati dalla paziente sarebbero stati attribuiti a normali sintomi post-operatori, trattati con antibiotici e analisi di routine.

La scoperta dopo il peggioramento delle condizioni

La situazione sarebbe cambiata quando la famiglia ha deciso autonomamente di effettuare una TAC.

“Abbiamo visto che mamma peggiorava, siamo andati a fare una Tac e abbiamo fatto la scoperta”, ha spiegato Emilia, altra familiare della donna.

Dopo il ritrovamento delle forbici chirurgiche nell’addome, il chirurgo avrebbe proposto di intervenire personalmente per la rimozione, ma la famiglia avrebbe rifiutato.

“Abbiamo avuto paura”, hanno spiegato i parenti.

“Dopo sette mesi è un miracolo averla qui”

L’operazione per rimuovere il corpo estraneo è stata eseguita con successo.

“Dopo la rimozione abbiamo respirato. Dopo sette mesi è un miracolo che mamma ce l’abbiamo qua”, hanno raccontato i familiari.

Sulla vicenda restano aperti gli eventuali accertamenti medico-legali e giudiziari per chiarire responsabilità e dinamica dei fatti.

Come previsto dall’ordinamento italiano, vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuali decisioni definitive.

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