Politica
Bruxelles deferisce l’Italia: mancato recepimento dell’Eurobollo e nuovo richiamo sugli appalti pubblici
L’Italia rischia una maxi-multa da Bruxelles per non aver recepito la direttiva sull’Eurobollo unico europeo e per le criticità del Codice degli appalti. La Commissione deferisce Roma alla Corte di giustizia UE.
Politica
Gasolio a 2,261 euro: Eni taglia, governo valuta le accise mobili
Il prezzo medio del gasolio self sale a 2,261 euro al litro dopo la cessazione dello sconto fiscale. Eni riduce il prezzo consigliato a 2,21 euro, mantenendo il tetto a 2,25. Il governo valuta quando utilizzare 170 milioni per le accise mobili. Nell’Ue torna il dibattito sugli extraprofitti, mentre trasporti e industria segnalano la pressione dei costi energetici.
Il gasolio sale dopo la fine dello sconto fiscale, mentre Eni riduce il prezzo consigliato del diesel e il governo valuta un nuovo intervento sulle accise. Il 7 ottobre il prezzo medio sulla rete stradale ordinaria raggiunge 2,261 euro al litroin modalità self service. Per contenere i rincari, l’esecutivo dispone di circa 170 milioni di euro, ma non ha ancora deciso quando utilizzarli.
Intanto, nell’Unione europea torna il confronto sulla tassazione degli extraprofitti energetici. La pressione dei costi coinvolge automobilisti, trasporti e industria.
Gasolio in aumento, benzina a 2,040 euro
Sulle strade ordinarie, il prezzo medio della benzina self service si attesta a 2,040 euro al litro. Il gasolio passa invece da 2,244 a 2,261 euro, con un incremento di 1,7 centesimi rispetto al giorno precedente.
Il rialzo segue la cessazione dello sconto fiscale di circa 6,1 centesimi al litro sul diesel, venuto meno il 6 ottobre.
La scadenza dell’agevolazione ha comportato anche l’adeguamento dei tetti commerciali collegati al beneficio fiscale. Nel caso di Eni, il limite sul gasolio è passato da 2,19 a 2,25 euro al litro, mentre quello sulla benzina è rimasto a 1,99 euro.
Eni riduce il prezzo consigliato del diesel
Il gruppo ha abbassato di quattro centesimi il prezzo consigliato del gasolio, portandolo a 2,21 euro al litro.
La riduzione è una scelta commerciale, intervenuta in un contesto di calo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati. Il tetto di 2,25 euro resta distinto dal prezzo consigliato: rappresenta la soglia destinata a contenere eventuali picchi.
Eni conferma di voler mantenere una politica commerciale responsabile, con l’obiettivo di contenere i prezzi a livelli sostenibili. Il prezzo effettivamente applicato va comunque verificato presso il singolo distributore.
Meloni: disponibili 170 milioni, decisione ancora aperta
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ribadisce che il governo è pronto a intervenire nuovamente, in particolare attraverso le accise mobili.
«Al mese di settembre abbiamo circa 170 milioni che possono essere spesi per questo obiettivo», afferma. La scelta riguarda il momento dell’impiego: utilizzare subito le risorse oppure conservarle per quando dovessero terminare le misure di contenimento delle compagnie.
La valutazione dipenderà anche dalla tenuta dei price cap. Non è dunque ancora definito un nuovo sconto fiscale né è stato deciso di rinviare necessariamente l’intervento alla loro scadenza.
Come funzionano le accise mobili
Il meccanismo delle accise mobili consente di utilizzare il maggior gettito Iva derivante dai rincari dei carburanti per finanziare una riduzione delle accise, secondo le condizioni e le risorse previste.
L’obiettivo è attenuare l’effetto degli aumenti sul prezzo finale. Il beneficio per gli automobilisti dipende però dall’entità della riduzione, dalla sua durata e dall’andamento delle altre componenti del prezzo.
Le risorse indicate dalla presidente del Consiglio sono quindi disponibili per un possibile intervento, ma non costituiscono uno sconto già applicato alla pompa.
In Europa il confronto sugli extraprofitti
La presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue rilancia l’ipotesi di tassare gli extraprofitti delle società energetiche per mitigare le conseguenze dei rincari sulle famiglie.
Il ministro Thomas Byrne, intervenendo al Parlamento europeo, sostiene la necessità di misure di compensazione e contenimento dei costi. Il tema è atteso all’Ecofin di venerdì 9 ottobre, in Lussemburgo.
Sul fronte degli approvvigionamenti, i Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia si dichiarano pronti a rilasciare ulteriori riserve strategiche, se necessario. Si tratta di uno strumento diverso dagli interventi fiscali, destinato ad aumentare l’offerta disponibile sul mercato.
Allarme sui costi dei voli e dell’industria
La pressione energetica coinvolge anche il trasporto aereo. Il presidente di Assaeroporti, Carlo Borgomeo, distingue il problema dei prezzi da quello delle forniture: non segnala preoccupazioni sulla disponibilità del carburante, ma sul suo costo.
Secondo l’associazione, il jet fuel pesa per il 31% sui costi operativi. Se la situazione non migliorerà, potrebbero aumentare le tariffe e, in alcuni casi, essere soppressi collegamenti.
Anche Confindustria Ceramiche denuncia il peso dell’energia sui bilanci delle imprese.
Sul piano politico, la segretaria del Pd Elly Schlein critica la risposta del governo e chiede di tassare gli extraprofitti e riattivare le accise mobili. L’esecutivo, intanto, mantiene aperta la valutazione sull’impiego dei 170 milioni, anche alla luce dell’andamento dei prezzi nelle prossime ore.
Politica
Medici di famiglia sotto 37mila, allarme pensionamenti in Campania
Al congresso Fimmg, Silvestro Scotti denuncia il calo dei medici di famiglia sotto quota 37mila e il sovraccarico degli assistiti. Particolare preoccupazione riguarda la Campania, dove il sindacato prevede numerosi pensionamenti nel 2027. Le richieste sono una nuova convenzione, risorse certe e una programmazione che tuteli soprattutto i territori isolati.
Meno medici di famiglia, più pazienti da seguire e pensionamenti che rischiano di lasciare interi territori senza un riferimento stabile per le cure. L’allarme arriva dall’85° congresso della Fimmg, a Villasimius: secondo il sindacato, in Italia i medici di medicina generale sono scesi sotto quota 37mila, mentre l’invecchiamento della popolazione aumenta la domanda di assistenza.
A preoccupare sono soprattutto le aree interne, i centri montani e le piccole isole. In Campania, avverte il segretario Silvestro Scotti, il ricambio generazionale rischia di diventare particolarmente difficile già nel 2027.
Organici in calo e medici sovraccarichi
«Eravamo 43mila soltanto sette anni fa, oggi siamo meno di 37mila», denuncia Silvestro Scotti, nella sua ultima relazione congressuale da segretario della Fimmg.
La riduzione degli organici si accompagna a un aumento dei bisogni di cura, legato anche alla crescita del numero di anziani e di persone con patologie croniche.
Secondo i dati richiamati dal sindacato, oltre la metà dei medici di famiglia supera il massimale ordinario di 1.500 assistiti. Un sovraccarico che rende più complessa la gestione delle visite, della prevenzione e del monitoraggio dei pazienti fragili.
Campania, l’allarme sui pensionamenti del 2027
Il problema più urgente riguarda la sostituzione dei professionisti in uscita. Scotti segnala criticità in particolare nel Lazioe in Campania.
«In Campania, in particolare, un terzo dei medici andrà in pensione il prossimo anno», afferma. È la previsione indicata dal segretario della Fimmg, che richiama la necessità di programmare il ricambio prima che gli ambulatori rimangano scoperti.
La possibilità di proseguire volontariamente l’attività fino a 73 anni può rinviare alcune uscite, ma non risolve la carenza di nuove leve. Molti professionisti, spiega Scotti, continuano a lavorare anche perché non sanno a chi affidare i propri assistiti.
Aree interne e piccole isole più esposte
La carenza di medici di famiglia non si distribuisce in modo uniforme. I territori più difficili da raggiungere incontrano maggiori ostacoli nell’attrarre giovani professionisti.
«I giovani vanno a formarsi nelle città e lì restano. Bisogna lavorare su una programmazione che non lasci nessuno senza medico», sottolinea Scotti.
Per la Fimmg, il ricorso ai servizi di continuità assistenziale non può sostituire pienamente il rapporto di fiducia tra medico e paziente. La conoscenza della storia clinica e familiare dell’assistito resta infatti un elemento centrale della medicina generale, soprattutto nella cura degli anziani e dei malati cronici.
Convenzione, la richiesta di tempi e risorse certi
Il sindacato chiede che la medicina convenzionata non rimanga «l’ultima della fila» nei rinnovi e sollecita tempi e finanziamenti certi per il nuovo Accordo collettivo nazionale.
L’obiettivo è rendere la professione più attrattiva, investendo sul personale di supporto e aggiornando le condizioni economiche e organizzative del lavoro.
Scotti collega il tema anche all’autonomia differenziata: «Più crescono le differenze tra Regioni, più serve un contratto nazionale forte per difendere il diritto alla salute».
Sui ritardi dei rinnovi interviene anche Beatrice Lorenzin, vicepresidente del gruppo Pd al Senato ed ex ministra della Salute, che invita a superare la prassi di approvare gli accordi quando sono già scaduti o prossimi alla scadenza.
Quasi 6mila domande per la formazione
Un segnale positivo arriva dalle candidature al corso di formazione specifica in medicina generale 2026-2029: sono circa 6mila per 2.651 posti.
L’interesse iniziale, però, non coincide automaticamente con l’ingresso di altrettanti medici negli ambulatori. Le domande devono tradursi in iscrizioni, completamento del percorso e permanenza nella professione.
La Fimmg chiede inoltre che nella denominazione del diploma compaia il termine «specializzazione», rafforzando il rapporto con università, ricerca e docenza. Si tratta di una richiesta del sindacato, non di una modifica già acquisita.
La sfida è trasformare l’interesse dei giovani in una presenza stabile sul territorio, con una programmazione capace di garantire continuità delle cure anche nelle comunità più isolate.
Politica
7 ottobre, il ricordo delle vittime e il dolore di Gaza
Nel terzo anniversario degli attacchi di Hamas, Mattarella, Meloni, Zuppi e Crosetto ribadiscono la condanna del terrorismo e dell’antisemitismo. Al ricordo delle vittime israeliane affiancano il richiamo alle sofferenze dei palestinesi, alla protezione dei civili e alla prospettiva di pace fondata su due popoli e due Stati.
Condannare il massacro del 7 ottobre e l’antisemitismo, ricordare le vittime israeliane e riconoscere le sofferenze dei palestinesi. Nel terzo anniversario degli attacchi di Hamas, le parole di Sergio Mattarella, Giorgia Meloni, Guido Crosetto e del cardinale Matteo Zuppi affiancano alla commemorazione un appello alla protezione dei civili e alla pace.
Il ricordo delle circa 1.200 persone uccise negli attacchi del 7 ottobre 2023, tra assalti alle comunità israeliane e al festival musicale, si accompagna alla vicinanza alle famiglie delle vittime e delle persone rapite. Nei messaggi emerge anche il richiamo alla devastazione di Gaza e alla violenza contro i palestinesi in Cisgiordania.
Zuppi: riconoscere la sofferenza dell’altro
«C’è un legame, nel dolore, il conflitto non può cancellare il volto dell’altro». Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, esprime così la necessità di riconoscere la sofferenza di entrambe le popolazioni.
La condanna di quella che definisce una «follia omicida» resta netta, insieme al rifiuto di ogni forma di antisemitismo. Al tempo stesso, il dolore per gli attacchi di Hamas non può oscurare le tragedie successive.
«Per questo possiamo condannare il 7 ottobre e anche la violenza che tanta morte e distruzione ingiustificata ha provocato a Gaza», afferma Zuppi. Nelle sue parole, il riconoscimento del dolore altrui diventa una condizione per cercare una via verso la pace.
Meloni: nessuna causa giustifica il massacro
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ricorda le vittime degli attacchi terroristici e rinnova la vicinanza ai loro familiari, a chi ha subito il sequestro e al popolo israeliano.
«Il tempo trascorso non attenua la gravità di quei crimini. Nessuna causa può giustificare il massacro deliberato di innocenti», sottolinea. Ricordare quella giornata significa anche rinnovare l’impegno contro l’antisemitismo.
Il messaggio comprende un richiamo alle condizioni dei palestinesi: «Non possiamo restare indifferenti davanti alle drammatiche e inaccettabili sofferenze degli abitanti di Gaza o alla violenza crescente di cui sono vittime i civili palestinesi in Cisgiordania».
La tutela della popolazione civile è il principio con cui la presidente del Consiglio collega la commemorazione delle vittime israeliane all’attenzione per le conseguenze della guerra.
Mattarella: a Gaza una devastazione intollerabile
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ribadisce che gli atti di terrorismo non potranno mai essere giustificati né archiviati. La memoria del 7 ottobre deve restare un monito contro il terrorismo, l’antisemitismo e ogni forma di odio etnico e religioso.
Il capo dello Stato richiama poi le sofferenze dei palestinesi e le conseguenze delle operazioni militari israeliane nella Striscia: «Una devastazione umana e materiale di intollerabile gravità».
Mattarella giudica inoltre inaccettabile il processo di erosione dei territori attribuiti all’Autorità nazionale palestinese e chiede di interrompere la spirale di violenza.
L’obiettivo indicato è ricreare le condizioni della convivenza tra israeliani e palestinesi nella prospettiva «Due Popoli, Due Stati». Un percorso oggi profondamente compromesso, ma che l’Italia continuerà a sostenere.
Crosetto: i civili non sono effetti collaterali
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ribadisce che la condanna di Hamas deve restare ferma e senza ambiguità. Il terrorismo non può essere giustificato e l’antisemitismo deve essere respinto senza esitazioni.
Alla stessa fermezza si accompagna il richiamo alla protezione dei civili palestinesi: «La sofferenza di un popolo non può renderci indifferenti a quella di un altro. Le vittime non possono mai diventare semplici effetti collaterali della guerra».
Due popoli, due Stati: la prospettiva della pace
Le dichiarazioni, pur con accenti differenti, condividono la condanna degli attacchi di Hamas, il contrasto all’antisemitismo e l’attenzione alle sofferenze della popolazione palestinese.
Nel terzo anniversario del 7 ottobre, la commemorazione si accompagna così a una richiesta concreta: fermare la violenza, proteggere i civili e ricostruire le condizioni perché israeliani e palestinesi possano vivere fianco a fianco, in sicurezza e dignità.


