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Brexit anche senza accordo con l’Unione europea, gli inglesi sono con Boris Johnson

Sal Sparace

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Ma sarà veramente un disastro uscire dall’Ue senza un accordo? Sabato 16 Ottobre, il primo ministro Britannico Boris Johnson ha avvertito gli uomini d’affare del paese di prepararsi ad ogni eventualità. Le cose non vanno bene nei negoziati con l’UE e adesso non c’e’ molto tempo per trovare soluzioni. Boris Johnson però, non sembra essere alquanto preoccupato della situazione e sappiamo tutti che posizione abbia verso i rapporti commerciale con il resto dell’Europa per cui isi continua a negoziare con gli Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda.

L’opinione pubblica ha completamente abbandonato la questione Brexit e non solo a causa del Covid-19. Tutte le attività di protesta sia a favore che contro sono svanite nel nulla. Persino Nigel Farage che si è battuto per anni affinchè la Brexit accadesse, sembra essere diventato un personaggio del passato. Ma cosa sta realmente accadendo? In un sondaggio online del quotidiano britannico Express si è rivelato che la stragrande maggioranza dei lettori è dalla parte del Primo Ministro che si oppone a Bruxelles.

Ai lettori è stato chiesto: “Boris dovrebbe essere a favore alla ‘minaccia’ di lasciare l’UE senza un accordo?” Uno sbalorditivo 97% ha detto che Boris ha ragione a portare a termine la sua minaccia di abbandonare i colloqui senza alcun accordo. Solo il 3 per cento (356 persone) ha detto che il Primo Ministro aveva torto e 35 persone hanno detto di non saperlo.

Brexit: Flag of EU with Big Ben in the hole

Ci si chiede se Boris Johnson stia bleffando o meno. Un portavoce del numero 10 di Downing Street ha dichiarato: “Lord Frost ha comunicato a Michel Barnier delle intenzioni del Primo Ministro”. Lord Frost ha aggiunto che, come ha chiarito il Primo Ministro, le conclusioni del Consiglio europeo di ieri “ci hanno lasciato senza una base per continuare i negoziati commerciali senza un cambiamento fondamentale nell’approccio dell’UE verso questi negoziati”. “Di conseguenza non ci sono più le basi per i negoziati a Londra che dovevano partire lunedì 19. La realtà è che qui nel Regno Unito la gente non nè può più dell’Unione Europea e delle sue regole. Ora sembra che questo sentimento sia quello dell’intero paese. Ci avviamo quindi verso l’ignoto ma con forti speranze di vivere una pagina della storia del paese migliore.

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Uomo linciato e bruciato vivo per la profanazione del Corano

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Centinaia di persone hanno linciato a Burimari, in Bangladesh, un uomo accusato da loro di aver profanato il Corano. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse. La folla ha intrappolato l’uomo e l’ha picchiato a morte, prima di bruciarne il corpo, ha affermato i capo della polizia del distretto, Abida Sultana. La vittima si era consegnata alla polizia, prima di essere portato via dalla folla inferocita, in cerca di protezione. L’uomo aveva 35 anni. Anche il posto di polizia è stato incendiato.

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Brahim, il tunisino arrivato in Italia sul barcone: uccideva e continuava a invocare Allah

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Continuava a gridare ‘Allah Akbar’ anche dopo il fermo, ripetendolo all’ossesso, dopo aver seminato terrore e morte nella basilica di Notre-Dame de l’Assomption. Brahim Aouissaoui, queste le generalita’ dell’attentatore tunisino, era entrato in Europa dall’isola di Lampedusa. Stamattina, poco dopo le nove, ha barbaramente ucciso tre persone, un uomo e due donne, nella basilica del centro storico di Nizza suscitando reazioni di rabbia, cordoglio e indignazione ai quattro angoli dell’Europa. Dopo l’assalto all’arma bianca, il killer su cui indaga la procura antiterrorismo e’ stato rapidamente fermato dagli agenti della polizia municipale di Nizza che hanno aperto il fuoco, ferendolo. Agli inquirenti ha detto in arabo di aver agito da solo ed ha rivendicato tutto. “Non ha smesso di ripetere all’ossesso dinanzi a noi Allah Akbar” mentre gli venivano prestate le prime cure, ha raccontato il sindaco di Nizza Christian Estrosi. Il 21enne e’ stato poi ricoverato in un vicino ospedale. Aveva su di se’ soltanto dei documenti rilasciati dalla Croce Rossa italiana, corrispondenti al nome di Brahim Aouissaoui. L’assalitore sarebbe nato in Tunisia il 29 marzo 1999 ed era in situazione irregolare dopo essere entrato nell’Unione europea attraverso l’Italia. Investigatori e 007 stanno cercando di ricostruire tutti i movimenti successivi e le modalita’ che hanno consentito all’uomo di arrivare in Francia. Secondo fonti citate dall’agenzia France Presse, era stato lasciato libero dal Centro per migranti di Bari con un foglio di via e l’obbligo di lasciare il territorio italiano. Un’altra fonte citata dai media transalpini ha precisato che Aouissaoui non ha mai presentato richiesta di asilo in Francia. Anche la sua identita’ non e’ ancora confermata formalmente perche’ gli inquirenti dispongono al momento solo del documento della Croce Rossa, che corrisponde appunto all’identita’ di Brahim Aouissaoui, ma di nessun altro documento ufficiale. Il suo passato resta per il momento avvolto dal mistero. Il deputato della regione di Nizza Eric Ciotti, che per primo su Twitter ha fatto trapelare il legame tra il killer e Lampedusa, ha affermato di aver chiesto al presidente Emmanuel Macron, in una riunione sul luogo dell’attentato, di “sospendere qualsiasi flusso migratorio e qualsiasi procedura di asilo, in particolare alla frontiera italiana”. Per lui, “con la crisi sanitaria e della sicurezza, non va piu’ tollerato nessun ingresso”. “Sospendiamo ogni procedura di asilo e di rilascio dei visti dai Paesi a rischio!”, ha scritto il deputato dei Republicains eletto nel dipartimento di Alpes-Maritimes, proprio al confine con l’Italia.

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Tous français! La Francia non deve essere lasciata sola davanti al fronte turco-iranico

Angelo Turco

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I rintocchi di Notre Dame si diffondono lenti e profondi su una Parigi silente, tramortita dalle molte paure che ne rendono deserte le vie del centro e quelle di periferia. Fanno eco le campane di tutta la Francia che ricordano meste le tre persone uccise a Nizza, vittime di una violenza irriflessiva, senza nome possibile, che offende l’umanità stessa di chi la compie, di chi la ispira, di chi la predica e di chi la pratica. 

Sono le 15. La Francia è sotto assedio

Nel giorno in cui prende la dolentissima misura del disastro epidemico, dei suoi contagi primi in Europa, dei suoi ricoveri, delle sue terapie intensive sotto stress, delle bare che lasciano i suoi ospedali ormai sulla linea di saturazione, dei suoi confinamenti sempre più duri, della sua economia in ginocchio: sì, in questo stesso giorno, la Francia piange i morti di un’altra guerra. Persone assassinate da un ragazzo tunisino di nome Brahim, al grido di una bestemmia contro il Dio dei musulmani che viene detto “grande” come certamente è, alla stregua di ogni Dio per chi ci crede, ma che viene offeso nell’essenza della sua misericordia trasformata in una brutalità che solo una vita privata della mente e dello spirito, un virus d’altra natura, può praticare senza neppure poterla concepire.

Questa guerra viene da lontano. Oggi oppone la Francia repubblicana, che difende le libertà di tutti noi -di culto, di coscienza, di espressione- agli oscurantisti islamici pronti a trasformarsi in milizie del terrore. Sul fuoco dell’integralismo che rappresenta nessuna cultura, nessuna religione, ma solo se stesso, la sua grandissima povertà spirituale e civile, soffiano i professionisti della violenza. Così costruendo le trame della ferocia in cui restano impigliati i giovani “Brahim” umiliati dalla vita già nella pur loro giovane età. 

Ma su quel fuoco si innestano gli interessi della politica, con tutte le strumentalizzazioni che ne discendono. Oggi il grande manovratore si chiama Recep Tayyip Erdoğan, un autocrate che definisce il presidente Macron un demente e non riesce a capire cosa sia la libertà di stampa e il suo ruolo nello svolgimento della vita democratica in Europa. Il nuovo sultano turco conduce da Ankara una politica espansionista a tutto campo, su un arco geopolitico che va dal Caucaso, con la crisi tra Armenia e Azerbaigian, nella quale ha preso le parti di quest’ultimo, alla Libia, dove parteggia per al-Sarraj contro Haftar, passando per la Siria e l’Iraq, dove si aggrappa a tutto ciò che può avere un contenuto anti-curdo, e naturalmente per il Mediterraneo orientale.

Qui la punta dell’iceberg sono gli idrocarburi recentemente scoperti sul fondo marino, reclamati dalla Grecia (e da Cipro), ma che innescano rivendicazioni di sovranità marittima da parte della Turchia, anzitutto, cui si accodano anche Egitto e Israele. Questione spinosissima, che evoca tensioni, dissapori, rancori storici tra Atene e Ankara. Il fatto è, tuttavia, che su questo quadro in movimento, è ricompreso anche il Libano, un Paese molto legato alla Francia, ma anche molto legato all’Iran, con la sua componente sciita. Si capisce dunque in tutta la sua importanza la recente dichiarazione di Teheran in favore dell’Azerbaigian. E si collocano in una luce più ampia i pronunciamenti antifrancesi degli ayatollah. Una saldatura del mondo turco-iranico netta e multifocale, a dir poco inquietante.

Siamo tutti francesi nel dolore di Nizza e di Conflans-Sainte-Honorine, dove è stato decapitato appena qualche giorno fa il Professore Samuel Paty. Tutti francesi, tutti europei nella difesa delle libertà civili e dei valori democratici. Tutti vigili contro gli estremismi pronti a fare di tutta l’erba un fascio, mischiando la furia di pochi esagitati che si macchiano di blasfemia con una grande tradizione religiosa e culturale come l’Islam. Tutti molto preoccupati per un’escalation che superasse la soglia di sicurezza diplomatica e portasse a scontri armati, su uno qualunque dei fronti geopolitici su cui Parigi incrocia il fronte turco-iranico.  

*Angelo Turco, africanista, è uno studioso di teoria ed epistemologia della Geografia, professore emerito all’Università IULM di Milano, dove è stato Preside di Facoltà, Prorettore vicario e Presidente della Fondazione IULM 

 

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