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Braccio ferro su congresso del Pd, Zingaretti chiede lealtà

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Si inaspriscono i toni del confronto nel Pd, con le minoranze di Base riformista e dei “giovani turchi” che sollecitano il congresso entro l’anno, suscitando la reazione di Nicola Zingaretti che chiede “lealta’”, in un contesto che per il Nazareno sta diventando esageratamente conflittuale. Ad accendere gli animi anche le parole del segretario martedi’ sera alla Direzione del Pd del Lazio, in cui ha parlato di legge elettorale e alleanze, suscitando l’ira di Matteo Orfini, con una netta replica della segreteria. “Quello che sto leggendo e’ incredibile. Tutte le decisioni sulla gestione della crisi e la formazione del Governo Draghi – sottolinea Zingaretti – sono state prese collegialmente da organismi dirigenti unitari. Cosi’ come la condotta parlamentare in questi 3 anni e’ stata gestita da capigruppo che non avevano sostenuto questa segreteria. Una delle condizioni fondamentali dei rapporti politici e’ la lealta’ e il coraggio di assumersi le proprie responsabilita’”. Un riferimento ad Andrea Marcucci – sono convinti in molti – che anche martedi’ aveva chiesto il congresso. La necessita’ di Assise entro l’anno e’ stata ribadita anche da Stefano Ceccanti, in un lungo documento, quasi una mozione congressuale, che rilancia il profilo riformista delle origini. A surriscaldare i toni anche i commenti su quanto detto da Zingaretti martedi’ alla Direzione del Pd Lazio, che oggi ha votato in favore dell’alleanza con M5s, con l’ingresso dei pentastellati nella Giunta guidata dal leader Pd. Il segretario aveva osservato che l’alleanza potrebbe servire anche a livello nazionale se rimanesse in vigore l’attuale legge elettorale, dove il 35% dei seggi e’ assegnato in collegi maggioritari. Orfini lo ha accusato di fare “l’opposto” di quanto ha votato la Direzione nazionale confermando una settimana fa l’appoggio ad una legge proporzionale. In piu’ Orfini ha attaccato Zingaretti per quanto scritto da un quotidiano, per il quale il leader Dem avrebbe un accordo con Salvini sul maggioritario. In una nota la segreteria ha smentito l’asse con il leader della lega, ed ha controattaccato: “creare polemiche infondate, partendo da articoli di giornale, fa parte del degrado politico nel quale e’ precipitato il confronto interno del Pd contro il suo gruppo dirigente”. Un clima da assedio, dunque, che rende difficile arrivare serenamente all’Assemblea nazionale del 13 marzo, dove Zingaretti dovra’ decidere se offrire il posto da vicesegretaria ad una esponente della minoranza interna o ad una della propria magigroanza. In ogni caso l’alleanza tra Pd e M5s nella Regione guidata dallo stesso Zingaretti, suscita nervosismo in quanti tra i Dem sono scettici su questo legame. Patrizia Prestipino, coordinatrice di Base RIformista nella Capitale ha chiesto un congresso non solo a livello nazionale ma anche a livello Regionale e cittadino, visto che le precedenti Assise escludevano questo scenario. Nonostante Zingaretti abbia esplicitato che tale alleanza non si trascini poi sui Comuni, il pensiero tra i Dem va a Roma, dove il Pd ha sempre osteggiato Virginia Raggi. Un Pd che dovesse convergere su Raggi preoccupa non solo Base Riformista e i “giovani turchi” ma anche esponenti di altre aree che guidano i Municipi in mano al Pd. Di qui il suggerimento di alcuni parlamentari a lavorare con i vertici di M5s per un passo indietro dell’attuale sindaca e una candidatura al Campidoglio del segretario Dem, con il Pd nazionale che a quel punto non terrebbe un normale congresso bensi’ una vera e propria nuova Costituente, Costituente richiesta da Giorgio Tonini e Roberto Morassut. Un scenario definito da “fantapolitica” da diversi esponenti della segreteria.

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Si prepara fase due, 80% vaccinati entro l’autunno

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Con le prime riaperture in vista la campagna vaccinale in Italia entra in una fase cruciale e delicata. “Sta andando bene – dice Mario Draghi-, con tante sorprese positive e qualcuna negativa, e questo e’ stato fondamentale per prendere le decisioni”. Il premier sa di assumere un “rischio ragionato” riaprendo, ma “se i comportamenti sono osservati la possibilita’ che si torni indietro e’ molto bassa e in autunno la vaccinazione sara’ molto diffusa”. L’80% della popolazione, per la precisione, e’ l’obiettivo del governo. Con i contagi ancora alti e gli ospedali abbastanza pieni, non il quadro ideale per le somministrazioni di massa, lo sforzo inizia a dare i suoi frutti e oggi due soglie psicologiche sono state raggiunte: 10 milioni di italiani hanno ricevuto almeno una dose – un sesto del totale -, 4,2 milioni di loro anche il richiamo. Tra gli over 70 (over 80 compresi) la percentuale che ha avuto almeno la prima iniezione ha raggiunto il 50%. Insomma i piu’ fragili e colpiti dal Covid iniziano ad avere una qualche copertura e il calo dei casi tra gli ultraottantenni lo dimostra. Una volta coperti anche gli over 60, la seconda fase per i piu’ giovani si prospetta flessibile, con le Regioni che potranno decidere a chi dare la priorita’, a meno che il governo non imponga il criterio delle fasce d’eta’. Nel Lazio, tra le piu’ virtuose nell’immunizzazione, si aprira’ AstraZeneca agli under 60 che lo vorranno, su base volontaria, pur essendo sconsigliato per loro. Cio’ per non sprecare le dosi del vaccino piu’ controverso. “Io il crollo di fiducia in Astrazeneca non lo vedo nei dati”, dice Draghi, che con la moglie ha ricevuto la prima dose del preparato anglo-svedese. Per il ministro della Salute Roberto Speranza non c’e’ un crollo nei dati delle vaccinazioni con AstraZeneca, piuttosto una grande “richiesta di informazioni”. Nei frigoriferi ci sono pero’ 1,25 milioni di dosi, un milione delle quali di AstraZeneca, in gran parte per i richiami, ma anche per un certo tasso di rifiuti. Di Pfizer al momento non c’e’ alcuna dose residua. Cosi’ si cerca in vari modi di smaltire le scorte e di incentivare l’uso del ‘vaccino di Oxford’. A Palermo oggi Open Day AstraZeneca con una folla dai 60 ai 79 anni a vaccinarsi senza prenotazione. L’iniziativa andra’ avanti fino a domenica. Resta la questione di Johnson&Johnson, il vaccino monodose fermo ai box in attesa che si pronuncino le autorita’ sanitarie statunitensi, che per prime lo hanno sospeso dopo alcuni casi di trombosi, e quelle Ue. L’Agenzia europea del farmaco (Ema) decidera’ martedi’ prossimo, il 20 aprile. Nell’ultima settimana la media giornaliera di vaccinati in Italia e’ stata di circa 290 mila, ancora lontana dai 500 mila promessi, ma comunque sufficiente – con le dosi al momento disponibili e previste – a completare gli over 80 il 6 maggio e i settantenni (70-79 anni) il 28 maggio, secondo proiezioni su dati del governo. L’obiettivo espresso da Speranza e’ di vaccinare con almeno una dose tutti gli over 60 entro fine giugno e poi 80% entro l’autunno, l’immunita’ di gregge. E si guarda gia’ oltre. “Nel 2022 una delle possibilita’ e’ di avere una terza dose contro le varianti per i vaccini attualmente a due dosi”, cioe’ tutti quelli finora approvati tranne Johnson&Johnson, afferma il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza. Nel frattempo la sfida sara’ di riaprire, tenere sotto controllo i contagi e continuare a vaccinare su questi ritmi. Lo scenario migliore e’ quello britannico, con oltre 40 milioni di cittadini su 66 vaccinati con almeno una dose e casi e vittime ridotti al minimo. Le riaperture sono arrivate pero’ dopo tre mesi di lockdown duro – in Italia non si fa da un anno -, come ha sottolineato il premier Boris Johnson. E il tracciamento continua massiccio con oltre un milione di tamponi al giorno, mentre in Italia non si riesce ad andare oltre i 350 mila. Il rischio e’ che, con mezzo milione di infetti, riaprendo l’epidemia si impenni. Lo scenario peggiore e’ quello dell’Ungheria, che ha usato ben 8 vaccini, anche quelli cinese e indiano, dando almeno una dose a oltre il 30% della popolazione, ma ha riaperto senza precauzioni e ora ha il tasso di mortalita’ piu’ alto del mondo.

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Diritto alla disconnessione con lo smart working

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Il diritto alla disconnessione per chi e’ in smart working: e’ la novita’ che arriva con un emendamento M5s al decreto Covid approvato dalle commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera, che prevede fino al 30 giugno la possibilita’ per il lavoratore dipendente con un figlio minore di 16 anni in didattica a distanza o in quarantena di svolgere l’attivita’ ‘da remoto’. Obiettivo, superata l’emergenza, e’ affrontare il punto in senso generale, con un aggiornamento della disciplina del lavoro agile, il cui utilizzo e’ esploso durante la pandemia, anche nella cornice della contrattazione collettiva. D’altronde alla fine dello stato d’emergenza, al momento fissato al 30 aprile, verra’ meno anche la procedura semplificata, che consente il ricorso allo smart working senza la necessita’ di un accordo individuale. Una misura sostenuta anche dal ministero del Lavoro: lo smart working e’ “lavoro a tutti gli effetti e non di serie B” e questo “dovra’ trovare un’affermazione solenne in sede normativa”, ha recentemente detto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Intanto per la prima volta si mette nero su bianco che viene “riconosciuto alla lavoratrice o al lavoratore che svolge l’attivita’ in modalita’ agile il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilita’ concordati”. Il ricorso alla disconnessione, si aggiunge, “necessario per tutelare i tempi di riposo e la salute del lavoratore, non puo’ avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi”. Per la Pa resta la disciplina dei contratti collettivi. E’ un passo avanti “importante” sul fronte dei diritti, commentano le deputate e i deputati M5s in commissione Lavoro, dicendosi “molto soddisfatti”. Per andare incontro alle esigenze familiari in questo constesto di pandemia, il governo punta ad estendere il bonus babysitter anche alla polizia locale. Mentre dalle commissioni della Camera arriva l’ok ad un altro emendamento al decreto Covid con un primo allargamento agli operatori sanitari, socio-sanitari e agli assistenti sociali, inizialmente esclusi. Per finanziare la nuova misura si e’ fatto ricorso, su impulso del ministro Andrea Orlando e del titolare della Salute, Roberto Speranza, a fondi residui dei due ministeri. Ora nel prossimo provvedimento utile si punta ad inserire una norma che consenta di usufruire del bonus alla polizia locale, al pari di forze dell’ordine e forze di sicurezza. Per la Pubblica amministrazione tornano dal 3 maggio i concorsi in presenza e il ministero pubblica il Protocollo per lo svolgimento delle prove in sicurezza: distanza tra i candidati di almeno di 2,25 metri; obbligo di tampone nelle ultime 48 ore e uso delle mascherine Ffp2 che saranno “fornite dall’amministrazione”.

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Al Senato siamo tornati al vitalizio per tutti

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Si riaccende in Senato lo scontro sui trattamenti pensionistici per gli ex parlamentari condannati in via definitiva e il Movimento 5 stelle scende in campo per difendere i provvedimenti anticasta adottati nella passata legislatura dai presidenti delle due Camere. Nei giorni scorsi la commissione Contenziosa di palazzo Madama ha accolto il ricorso presentato dall’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, per riottenere l’assegno pensionistico di cui era stato privato in base una delibera del 2015 voluta dall’allora presidente Pietro Grasso. Di fatto fu uno stop ai trattamenti previdenziali per tutti gli ex parlamentari condannati a pene detentive superiori ai due anni. Provvedimento analogo fu adottato anche alla Camera da Laura Boldrini. Oggi il Consiglio di presidenza di palazzo Madama, chiamato a decidere sul caso di Ottaviano del Turco, ex leader sindacale ed ex presidente della Regione Abruzzo, non riuscendo ad arrivare ad un accordo si e’ limitato a prendere atto della esecutivita’ “erga omnes” della decisione sul caso Formigoni. In quell’occasione la commissione Contenziosa, presieduta dall’azzurro Giacomo Caliendo, e composta dai senatori leghisti Simone Pillon e Alessandra Riccardi (ex M5s), ha applicato una disposizione contenuta nella legge sul Reddito di Cittadinanza del 2019 che indica tassativamente i cittadini a cui va sospeso il trattamento previdenziale in coloro che, condannati in via definitiva per reati che non sono di stampo mafioso o terroristico, si siano resi latitanti o siano evasi. “Questo non e’ il caso di Formigoni che e’ agli arresti domiciliari”, ha sottolineato Caliendo specificando che non si e’ trattato di “una decisione politica, ma dell’applicazione di una legge”. “Il tentativo di accostare i provvedimenti del M5s a questa sentenza e’ maldestro e strumentale” e’ stata la replica del senatore 5s Gianluca Perilli. Mentre la vicepresidente del Senato, la pentastellata Paola Taverna ha dichiarato: “Questa decisione ci lascia assolutamente basiti” e ha prospettato un ricorso per sospendere e annullare la sentenza della Commissione. Ricorso che pero’, secondo i regolamenti interni, puo’ essere presentato “in piena autonomia” soltanto dal segretario generale. La richiesta di ricorrere, ha spiegato inoltre il questore Laura Bottici (M5s), e’ stata avanzata anche considerando le conseguenze sul bilancio interno di palazzo Madama di eventuali ulteriori ricorsi. E’ evidente infatti che questa interpretazione non riguarda solo i singoli casi di Formigoni e Del Turco, ma potrebbe interessare a catena tutti gli ex parlamentari che, condannati, hanno dovuto dire addio alla loro pensione. Parliamo, tra gli altri, di Silvio Berlusconi e Cesare Previti, e degli ex deputati Toni Negri, Giuseppe Astone, Luigi Sidoti e degli ex senatori Marcello Dell’Utri e Toto’ Cuffaro. Nonche’ dell’ex ministro della Sanita’, l’ex deputato Francesco De Lorenzo.

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