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“Bossi senatore a vita” dice Salvini, proviamo a capire quali sono i meriti del senatùr

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Siccome Umberto Bossi non è stato stato rieletto in Parlamento e dopo 35 anni se ne deve stare a casa, il segretario della Lega Matteo Salvini ha deciso che proporrà inutilmente al Capo dello Stato Sergio Mattarella di farlo senatore a vita. “Sarebbe il giusto riconoscimento dopo trentacinque anni al servizio della Lega e del Paese. Porterò avanti personalmente – ha assicurato – , sicuramente con l’appoggio non solo della Lega ma di tantissimi italiani, questa proposta”. Ma come si diventa senatore a vita? Chi lo nomina un senatore a vita? Ci viene in soccorso la Costituzione, articolo 59. “Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Il numero complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della Repubblica non può in alcun caso essere superiore a cinque”. Così recita la nostra Costituzione. Quale sarebbe il lustro che Umberto Bossi ha dato alla Patria? In quale dei campi previsti dalla Costituzione ci ha illustrati Bossi? E qui ci viene in soccorso la letteratura politica e quella giudiziaria. Partiamo dalla politica. Bossi è quel leader politico che quando fondò la Lega, scrisse nell’atto costitutivo che il Nord doveva separarsi dal Sud. La chiama, Bossi, secessione della Padania (per lui esisteva una entità statuale nordica) dall’Italia. Quello che diceva sul Sud Italia meglio dimenticarlo. Potrebbe essere questo l’altissimo merito che si può accampare per farlo diventare senatore a vita di un Paese che ha sempre schifato? Può darsi. Bisogna capire come Matteo Salvini motiverà la sua richiesta al Capo dello Stato. L’altro merito acquisito da Bossi ci arriva dal codice penale italiano. Il 5 gennaio 1994, al processo Enimont, Bossi ammette il finanziamento illecito tramite una tangente ricevuta dalla Montedison. Ammissione che nel 1995 gli costa una condanna per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti a 8 mesi di carcere, pena confermata in appello nel 1997 e in Cassazione l’anno dopo.

Sempre Umberto Bossi, a tacere degli insulti agli italiani e ai meridionali terronim in via Bellerio, il 18 settembre 1996, assieme ad altri militanti leghisti, si oppose ad agenti di polizia che avrebbero dovuto effettuare una perquisizione nella sede del partito su ordine della magistratura della città di Verona. Per questo reato Bossi è stato condannato a 4 mesi di reclusione. E potremmo andare avanti a lungo citando altre condanne, alcune anche in contumacia, per aver commesso una sequela di reati che vanno dal vilipendio alla bandiera italiana al vilipendio al Capo dello Stato, reato che il Tribunale di Milano non giudicò perhè riconobbe “l’insindacabilità delle opinioni espresse dal parlamentare padano.In questo caso il vilipendio “cassato” fu contestato in relazione a Oscar Luigi Scalfaro.

Il 12 settembre del 2018, il nostro caro Umberto Bossi, è stato condannato dalla Corte suprema di Cassazione ad 1 anno e 15 giorni di reclusione per vilipendio al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano nonché al pagamento di una multa di 2 000 euro alla Cassa delle ammende. Per questo reato il 5 dicembre del 2019, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, emise un decreto di grazia. Nel pedigree penale di Bossi c’è anche una condanna per diffamazione dei magistrati. Una condanna a cinque mesi di reclusione nel novembre 1995 dal tribunale di Brescia, per diffamazione pluriaggravata nei riguardi di Agostino Abate, sostituto procuratore della città di Varese, per eventi accaduti durante dei comizi. Ma la ciliegina sulla torta del casellario giudiziale di Umberto Bossi, il padano che Salvini vorrebbe senatore a vita italiano, è la condanna per truffa ai danni dello Stato.Il 5 febbraio 2015 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova ha chiesto di rinviare a giudizio Bossi e l’allora tesoriere della Lega Francesco Belsito per truffa sui rimborsi elettorali ai danni dello Stato (40 milioni di euro). L’inchiesta, da Milano, era stata trasferita a Genova per competenza territoriale.  Nel 2018 riceve la condanna a 1 anno e 10 mesi per aver sottratto indebitamente allo stato circa 49 milioni di euro. Nell’agosto del 2019 viene prescritto il reato di truffa per Bossi e Belsito; la Cassazione conferma la confisca dei 49 milioni di euro alla Lega, mentre cadono le confische personali. Come dire lui resta un truffatore ma viene “graziato”, mentre la Lega dovrebbe restituire allo Stato 49 milioni di euro truffati. Quindi siamo tutti ansiosi di leggere le motivazioni per cui Salvini proporrà Umberto Bossi come senatori a vita.

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Percepivano Reddito cittadinanza senza titolo, 95 denunciati

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Non si fermano gli accertamenti dei Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, mirati alla verifica del possesso dei requisiti utili alla concessione del “Reddito di Cittadinanza”. Infatti, le denunce di oggi seguono quelle dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, a conclusione di un’ampia attività di riscontro e verifica, che avevano già portato alla denuncia a piede libero di 23 soggetti – tre dei quali cittadini stranieri – che risultano indagati in operazioni di servizio più articolate: nel caso specifico, le posizioni prese in esame dai Carabinieri di via In Selci furono perlopiù quelle degli indagati nell’operazione “Tritone”- a seguito della quale 65 persone finirono agli arresti, alcune delle quali gravemente indiziate di far parte di un’associazione per delinquere di stampo mafioso per aver costituito una “locale” di ‘ndragheta con base tra Anzio e Nettuno, riuscendo ad infiltrarsi anche nelle pubbliche amministrazioni e gestendo operazioni di narcotraffico internazionale – e altre recenti operazioni. Le nuove verifiche, eseguite con il supporto del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro e l’analisi dell’anagrafe, della Banca Dati Motorizzazione Civile e INPS, che permettono di avere un quadro ampio ed esaustivo circa la regolarità o meno delle istanze presentate per ottenere il sussidio, hanno portato alla denuncia a piede libero di 95 persone – 52 cittadini stranieri e 42 italiani – gravemente indiziati di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. In particolare, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Piazza Dante hanno accertato che 60 persone, appartenenti a 33 nuclei familiari, a vario titolo, hanno prodotto mendaci dichiarazioni e/o omesso di comunicare all’ente erogatore informazioni rilevanti circa la sussistenza o permanenza dei requisiti per la percezione del reddito di cittadinanza e/o del reddito di emergenza, relativamente al possesso di beni immobili (appartamenti o terreni seminativi) regolarmente intestati e non dichiarati, alla composizione del nucleo familiare ed effettiva residenza, simulando ad arte l’esistenza di più persone nel nucleo familiare per ampliare il diritto di percezione, ai procedimenti giudiziari a loro carico, nell’ambito dei quali alcuni sono stati destinatari di misure precautelari e cautelari, con restrizioni agli arresti domiciliari e in carcere. I Carabinieri del Nucleo Operativo Roma Centro, invece, hanno riscontrato che 35 cittadini stranieri – provenienti dal continente africano – hanno percepito, nell’ultimo triennio, il reddito di cittadinanza ottenuto dopo aver dichiarato falsamente di risiedere nel territorio italiano da almeno 10 anni, producendo autocertificazioni non veritiere. Dai calcoli effettuati, le 95 persone avrebbero percepito, in assenza dei requisiti di Legge, la somma complessiva di 564.724 euro.

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Sgominata la banda ‘terrore’ dei tabaccai del Napoletano

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Erano perfettamente organizzati. Una squadra operativa in grado di compiere rapine in pochi minuti. Passamontagna, armi in pugno e violenza inaudita. Ognuno aveva un compito preciso e gli obiettivi sempre gli stessi: le tabaccherie della provincia di Napoli. Questa notte sono stati arrestati in sei dai carabinieri della compagnia di Casoria (Napoli), coadiuvati nella fase esecutiva da militari del gruppo di Castello di Cisterna e dalle aliquote di Primo intervento del comando provinciale di Napoli. Hanno eseguito un decreto di fermo che sara’ convalidato domani firmato dalla procura di Napoli Nord. Sono gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine aggravate e detenzione e porto abusivo di armi.

Tre le violente rapine dalle quali e’ partita l’indagine. Tutte nel comune di Afragola, tutte a settembre – il 7, il 15 e il 28 – e tutte ai danni di tabaccherie. Armati di pistola e fucile e con volti travisati, sotto la minaccia delle armi, si sono scagliati con violenza contro i proprietari degli esercizi commerciali, in alcune occasioni colpendoli a piu’ riprese con calci e pugni e asportando denaro contante presente nelle casse, tabacchi e gratta e vinci. Fondamentale e’ risultata l’attivita’ investigativa dopo la rapina del 28 settembre, perche’ sono stati ritrovati gli abiti, le armi e i passamontagna utilizzati dai rapinatori, che, dopo il colpo, erano stati nascosti nelle aree comuni di una palazzina in cui abitano alcuni degli indagati. Le attivita’ tecniche successive hanno consentito di rafforzare il grave quadro indiziario.

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Studente morto in incidente, auto si è schiantata contro un muro

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Il 18enne morto stamani in ospedale dopo essere rimasto coinvolto in un incidente stradale a Forcola (Sondrio), come ogni mattina stava andando a scuola, al liceo scientifico Carlo Donegani di Sondrio. Renè Sottocornola, che viveva con la famiglia in un paese della Valtellina, era in auto con due compagni. All’improvviso la vettura si è schiantata contro un muro che costeggia la strada provinciale delle Orobie, la numero 16, a ridosso della montagna. Nello scontro sono rimasti feriti anche i due coetanei (uno era alla guida della Panda) che erano a bordo. Uno è in gravi condizioni. Per cause ora al vaglio dei carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Sondrio la Panda, la vettura ha iniziato a sbandare finendo subito dopo contro il muro di contenimento della strada. All’arrivo dei soccorritori, allertati da un automobilista di passaggio, il 18enne è stato stabilizzato e trasportato all’ospedale civile di Sondrio dove è morto. Gli altri due studenti sono stati trasportati in elicottero all’ospedale di Lecco. La prognosi, per entrambi, è riservata.

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