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Economia

Bonomi: sono preoccupato per le difficoltà del governo e del Recovery

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Il Recovery plan è una occasione senza precedenti, che va portata avanti con efficacia e in maniera puntuale. “Sono molto preoccupato abbiamo perso molto tempo. E’ un Paese che ha perso molto tempo”, afferma il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, al termine di una giornata nella quale il governo ha avuto un confronto con le diverse categorie datoriali sull’attuale del Piano. “Sta montando una sfiducia increditibile perche’ non si danno prospettive. E’ la cosa peggiore”, aggiunge spiegando che per dare i fondi l’Ue chiede riforme ma non crede che questo siano possibili con la debolezza attuale del governo. Il confronto non e’ solo sul merito degli investimenti, ma anche sul metodo, governance compresa. Il pressing sull’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e’ uno dei temi centrali del confronto che deve fare i conti con un clima di instabilita’. E’ un Piano che “non e’ del governo ma del sistema-Italia, quindi deve essere ampiamente condiviso”, assicura in mattinata il premier Giuseppe Conte incontrando gli industriali, e mettere “le basi per ricostruire e trasformare il Paese garantendo una robusta ripresa, una piu’ efficace resilienza e la realizzazione delle riforme”. E’ un’apertura ad un ampio coinvolgimento. Nella seconda giornata di confronto del governo con le parti sociali (oltre Confindustria, tra le altre Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato), viale dell’Astronomia, con il presidente Carlo Bonomi e la dg Francesca Mariotti, pone infatti quattro questioni “prioritarie” di metodo, tra cui la necessita’ che nella governance ci sia il loro “coinvolgimento lungo tutto il processo di esecuzione dei progetti”. Un tema che pone anche il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli che chiede di rafforzare il terziario per dare una spinta al paese. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ammette che si tratta di un nodo, pero’ rassicura: sulla messa a punto della governance “le note vicende politiche non hanno aiutato, ma l’obiettivo del governo e’ quello di colmare questa lacuna rapidamente”. Ma Confindustria rileva anche “la mancata conformita’ con le linee guida indicate dalla Ue” che prescrivono che ogni riforma e linea di intervento delle sei missioni venga decinata secondo “una stima precisa” degli obiettivi rispetto alle risorse impegnate. Nel Recovery plan “sono dettagliati tutti gli step, l’intensita’, le annualita’ e la messa a terra degli investimenti”, replica il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Con la Commissione europea “c’e’ un confronto costante e positivo che e’ fondamentale per la buona riuscita del Recovery plan italiano”, sottolinea ancora Gualtieri. Dalla Bce, il membro del comitato esecutivo, Fabio Panetta, rimarca che i Pnrr offrono “un’occasione unica” e le risorse “se utilizzate in modo accorto possono aiutarci a trasformare una crisi con risvolti drammatici in un’occasione di crescita e di progresso”. Alla vigilia della presentazione dei piani nazionali “inutile dire quanta attenzione vi sia sulla stabilita’ politica dell’Italia. Il Recovery fund non aspetta: o parte o no”, interviene il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli. Ampio il capitolo del lavoro e della protezione sociale, con la questione ancora aperta della proroga del blocco dei licenziamenti, oltre il 31 marzo, se in modo generalizzato o selettivo, ovvero soltanto per le aziende piu’ colpite dagli effetti della crisi pandemica e dalle restrizioni. Questione al centro di un incontro ristretto tra i ministri Catalfo, Gualtieri e Patuanelli, che pero’ non sarebbe bastato per una decisione: prima si aspettano le stime sulle varie ipotesi. Intanto il Piano, con i circa 7 miliardi sul lavoro, “investe fortemente sulla formazione e sulle nuove competenze. Intendiamo – rimarca Catalfo – collegare tutti gli strumenti di sostegno al reddito passivo a politiche attive del lavoro”. Dall’inizio della pandemia a fine dicembre 2020, lo Stato ha impegnato a debito 141 miliardi e 886 milioni per interventi a sostegno delle persone e dell’economia del Paese, calcola la Uil secondo cui queste risorse sono andate per il 67% (95 miliardi e 732 milioni) a imprese e autonomi e per il 26% (36 miliardi e 327 milioni) per cig e sostegno al reddito dei dipendenti.

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Franco, riforma fiscale priorità ma non nel recovery

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La riforma fiscale, pur essendo “una delle priorita’ di questo Governo” visto il livello “relativamente alto” dell’imposizione fiscale e delle aliquote in Italia, non verra’ affrontata nell’ambito del piano italiano di ripresa e resilienza. Lo ha detto il ministro dell’Economia Daniele Franco. “Il piano non riguarda la questione della riforma fiscale”, ha spiegato Franco in audizione sul recovery fund.

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Economia

Mercati ottimisti con vaccini e ripresa, su banche

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Inizio settimana di forti guadagni per le principali Borse europee sull’ottimismo dettato, secondo alcuni analisti, dall’arrivo di maggiori quantita’ di vaccini contro il Covid 19, ma anche dal rialzo dei titoli piu’ strettamente legati al ciclo economico, che i mercati vedono in ripresa. Un miglioramento che certi analisti ipotizzano piu’ corposo di quanto gli investitori al momento vogliano credere, nonostante il rialzo dei rendimenti governativi, a partire da quelli Usa, che le banche centrali sorvegliano, per non vedere mettere a rischio le politiche di aiuti, dunque la ripresa stessa. Una spinta per i mercati arriva dagli Usa coi tecnologici, tornati a rialzare la testa col passare dei timori proprio per il rialzo repentino dei tassi. In Europa la Piazza migliore e’ stata Francoforte (+3,31%), con la chiusura record a 14.380 punti per il Dax, che ha toccato nella giornata il massimo di 14.402 punti. Bene anche Parigi (+2%), Madrid (+1,9%) e Londra (+1,3%). Forti guadagni a Milano (+3,1%), con lo spread sceso a 103,3 punti, in un giorno in cui tra l’altro il ministro dell’economica, Daniele Franco, ha parlato di un potenziale impatto del Recovery sul Pil italiano superiore al 3% negli anni del piano e stabile, se accompagnato da riforme. In Europa l’indice d’area, Stoxx 600, ha guadagnato il 2,1%, sostenuto soprattutto da materiali e industria, dove spiccano le compagnie aeree, come Ryanair (+6,3%) e Lufthansa (+5,6%), sull’ipotesi di riaperture alla circolazione dei passeggeri. Decisi i guadagni delle assicurazioni e delle banche, da Unicredit (+4,7%) a Hsbc (+4%), con picchi come Abn Amro (+9,1%), Banco de Sabadell (+6,9%) e Commerzbank (+5,7%). Rialzi notevoli per le auto, in testa Stellantis (+5,8%), nel giorno dell’assemblea e del via libera alla distribuzione delle azioni Faurecia (+5,5%), ma anche Bmw (+5,2%). Altrettando per i componenti, da Continental (+5,3%) a Nokian (+5%). Bene tra i tecnologici soprattutto i semiconduttori, in particolare Infineon (+3,2%) Positiva la maggior parte dei farmaceutici, da Vifor (+4,8%), a Recordati (+3,3%) e Bayer (+3%). Sofferente invece la quasi totalita’ dei petroliferi, soprattutto Repsol (-2,6%), Lundin (-2,5%) e Equinor (-1,8%), con eccezioni come Polski Koncern (+4,5%) e Eni (+1,1%), col greggio in deciso calo a sera (wti -2%) a 64,7 dollari al barile, dopo la spinta al rialzo dei giorni scorsi della decisione dell’Opec plus di non modificare le quote.

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Economia

Il Recovery Plan dell’Italia nelle mani della McKinsey? Spero sia una bufala colossale

Angelo Turco

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Se fosse vera, sarebbe la v.e.r.a. notizia del giorno. Ma dev’essere una bufala colossale. Pensate, affidare il Recovery Plan, ossia le sorti di un intero Paese a un’azienda privata di consulenza (sia pure “strategica”, come dicono, riempiendosi la bocca….). E quale Paese poi….l’ITALIA, con le Università più antiche del mondo, con migliaia di professori e ricercatori pubblici, ossia pagati dallo Stato, ossia pagati da noi, che insegnano alle generazioni future come si fa un Piano…

Come dite? Sono mesi che i nomi di aziende come questa circolano negli “ambienti” del Recovery. Vero,ma nessuno ne ha mai parlato, perlomeno al pubblico vasto….

Come dite? E i nostri pubblici funzionari, del Ministero del Tesoro, della Banca d’Italia, della Ragioneria dello Stato, della Corte dei conti (per gli aspetti giuridico-contabili)? Evaporati! 

Come? Dopotutto un Ministro di questo Governo, un tal V. Colao, è stato un impiegato della McKinsey? Si, certo, è il suo CV….

Come come? Sono anni che ormai la ricerca accademica non conta più nulla nella presa delle decisioni pubbliche, specie riguardo alle faccende economiche. E sì, io stesso ho denunciato, già in un libro di dieci anni fa, questa situazione a proposito delle politiche europee di cooperazione, e a proposito delle politiche onusiane in Africa. Io stesso ho dovuto fare i conti con questi “ricercatori” che si fregiano offensivamente dell’appellativo di “indipendenti”, i quali sanno redigere documenti che hanno le caratteristiche non già epistemologicamente corrette della ricerca scientifica, ma che tuttavia servono allo scopo, giacché:

  • si leggono in 3 minuti, in quanto dotate di un “executive summary” che va subito al dunque e ti dice cosa fare e come farlo;
  •  riducono t.u.t.t.o. a delle “funzionalità da ottimizzare”, svuotando il mondo della sua complessità ed esautorando totalmente la politica delle sue responsabilità di progettazione e, ancor più, di visione.

Dovrei rassegnarmi, lo so. Accettare il fatto compiuto. Smetterla di pensare a Mario Draghi come all’allievo di F. Caffé e considerarlo per quello che è: un tecnocrate. L’uomo di punta di una visione solo timidamente politica della evoluzione sociale. Non un tecnico, capite bene, cioè uno che cerca di eseguire bene un compito; ma uno che esercita il potere nel nome della tecnica.

Dovrei, lo so, ma non posso. Come lo struzzo, all’arrivo del leone – la dura realtà del leone – nascondo la testa sotto la sabbia. E mi dico, semplicemente, che non può essere, che non ci credo…

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