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Bono Vox e the Edge in concerto nella metro di Kiev: omaggio alla resistenza ucraina

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‘Sunday Bloody Sunday’, e’ un’altra sanguinosa domenica in Ucraina. Le note della celebre canzone degli U2, ispirata ai fatti di Derry di cinquant’anni fa, risuonano nei tunnel della metropolitana di Kiev, mentre in superficie si moltiplicano gli allarmi anti-aereo. Bono e The Edge hanno deciso di omaggiare il coraggio dei “combattenti per la liberta’” con un concerto a sorpresa nella stazione bunker di Khreshchatyk, la stessa che un paio di settimane fa ospito’ la conferenza stampa fiume del presidente Volodymyr Zelensky. “La gente in Ucraina sta combattendo anche per tutti noi che amiamo la liberta’”, ha detto la leggenda del rock, ricordando il passato conflitto nell’Irlanda del nord contro un “vicino potente”. “Preghiamo che possiate godere presto di un po’ di quella pace”, ha aggiunto Bono tra un brano e l’altro, per un pubblico ristretto e selezionato, tra cui alcuni militari e il ministro della Cultura e dell’Informazione ucraino, Oleksandr Tkachenko. Fortunati spettatori che hanno assistito alla performance dal vivo, prima che questa raggiungesse via social il resto del mondo. ‘With or without you’, ‘Desire’, e ancora ‘Stand by me’ che Bono ha condiviso, su un palco immaginario, con Taras Topolia, front man della popolare band ucraina Antytila e fino a poco fa idolo delle ragazzine, prima di arruolarsi nella difesa territoriale e andare a combattere.

“E’ stato incredibile, la leggenda della musica e’ venuta in Ucraina, ci sostiene, e’ al nostro fianco. Per noi e’ importante, ci da’ forza”, ha detto la pop-star ancora incredulo (“Bono mi ha chiamato solo ieri sera”), tornato da Kharkiv solo per il concerto e subito ripartito al fronte “per difendere i valori di democrazia e liberta’”: “Non abbiamo altra scelta”, ha affermato ancora in divisa militare. Nella Giornata della memoria e della riconciliazione con cui l’Ucraina ricorda le sue vittime e i suoi eroi che contribuirono alla sconfitta del nazismo nella Seconda guerra mondiale – istituita nel 2015 per l’8 maggio in contrapposizione alla Giorno della Vittoria con cui la Russia celebra a suo modo la stessa cosa – Kiev si colora di bandiere gialle e azzurre sui lampioni, ma niente di piu’: la legge marziale impedisce qualsiasi manifestazione pubblica. E la vigilia del 9 maggio, nella quale Mosca potrebbe dichiarare la “guerra totale”, rende l’atmosfera un po’ piu’ tesa del solito. Sin dalla notte le sirene d’allarme hanno cominciato a suonare piu’ spesso rispetto alla media, ma in una pigra domenica di primavera le persone non ci fanno piu’ caso, o semplicemente scelgono di non dar loro ascolto, nonostante gli appelli delle autorita’ e delle stesso Zelensky a non ignorarle, “specialmente in questi giorni”. Per il 9 maggio il sindaco della capitale, Vitaly Klitschko, non si aspetta nulla di grave in citta’ e per questo non ha istituito alcun coprifuoco. Ma non puo’ escludere “provocazioni da parte dell’aggressore” e ha invitato i cittadini di Kiev che sono ancora fuori citta’, dopo essere fuggiti nelle prime settimane del conflitto, a tornare solo dopo quella data. Nell’ora piu’ buia di Kiev era rimasto solo un milione di abitanti su 3,5 milioni di residenti permanenti, ma dopo il ritiro delle forze russe dalla regione piu’ di 1,2 milioni di persone sono tornate a popolare la capitale. Che come ogni giorno di festa, nonostante la guerra, invadono le vie del centro solo a partire dal pomeriggio, lasciando di mattina quasi spettrale il lungo viale alberato tra la Cattedrale di Santa Sofia e il Monastero dorato di San Michele. Le campane contrastano le sirene suonando l’inno nazionale ucraino, mentre Stanyslav e Iryna, un’anziana coppia di ottantenni, si esibisce per strada al pianoforte e canto. Non e’ il rock degli U2, ma melodie improvvisate su richiesta dei passanti, in cambio di qualche grivnia.

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‘Mille fuori dall’Azovstal’, ma i comandanti restano

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Un bus dopo l’altro, verso i campi di prigionia nel Donbass controllato dai russi, “gli eroi dell’Ucraina” lasciano sempre piu’ sguarnito il loro fortino, che permetteva a Kiev di rivendicare ancora un pezzo di Mariupol. In meno di 48 ore dall’inizio delle “evacuazioni”, dall’acciaieria Azovstal sono usciti 959 soldati, di cui 80 feriti, secondo i conteggi del ministero della Difesa russo. “I miliziani del battaglione nazionalista Azov e le truppe ucraine continuano ad arrendersi”, ha annunciato il suo portavoce, il general maggiore Igor Konashenkov. Tra martedi’ e mercoledi’ sono stati 694, compresi 29 feriti, dopo l’ondata iniziale che comprendeva i 51 piu’ gravi, tuttora ricoverati all’ospedale di Novoazovsk, nella porzione dell’oblast di Donetsk gestita dai separatisti filorussi. Da una Mariupol devastata, dove le autorita’ ucraine hanno denunciato anche la distruzione della Sinagoga Vecchia, il loro leader Denis Pushilin ha parlato di oltre mille combattenti ancora nel ventre dalla fabbrica, compresi i comandanti, che saranno probabilmente gli ultimi ad abbandonarla, mentre il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha avvertito che l’uscita dei militari rimasti sara’ possibile “solo se depongono le armi e si arrendono”. Cifre che combaciano con le stime delle scorse settimane, secondo cui nella fonderia c’erano circa duemila militari, insieme a centinaia di civili ormai tutti fuggiti. Kiev, dal canto suo, non conferma i numeri e continua a lavorare sottotraccia per cercare di ottenere quello scambio di prigionieri senza cui la resa forse inevitabile, dopo oltre dieci settimane d’assedio, finirebbe per sembrare una disfatta. “Ci sono ancora molte persone rimaste ad Azovstal e continuiamo a negoziare per farle uscire da li'”, ha dichiarato la viceministra della Difesa Anna Malyar, secondo cui gli appelli a processare per crimini di guerra alcuni dei combattenti evacuati “sono stati fatti molto probabilmente per la propaganda interna della Russia”. Intanto, anche il Pentagono offre un tributo alla resistenza dell’acciaieria: “Il presidente Zelensky li ha definiti eroi, e su questo penso che siamo tutti d’accordo”, ha detto il portavoce John Kirby. La campagna militare di Vladimir Putin, del resto, ha bisogno di successi da sbandierare. Mentre continuano a filtrate presunte intercettazioni di soldati frustrati ed esausti, all’ottantaquattresimo giorno di guerra il vice capo del Consiglio di sicurezza nazionale di Mosca, Rashid Nuurgaliyev, ha ammesso che non tutto sta andando come previsto. “Nonostante le attuali difficolta’”, ha detto, “l’operazione militare speciale” continuera’ fino al suo compimento, “e i suoi obiettivi, compresa la demilitarizzazione e denazificazione dell’Ucraina e la difesa delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, saranno completamente raggiunti”. Tra gli ostacoli piu’ duri, sottolinea l’intelligence britannica, c’e’ stata proprio la resistenza di Azovstal, dove, “nel tentativo di avere la meglio, la Russia ha fatto un notevole uso di altro personale”, compreso un massiccio “dispiegamento di forze cecene”, soprattutto a Mariupol e Lugansk. Anche perche’, stimano gli ucraini, i militari di Mosca caduti nell’offensiva sarebbero circa 28.300. Mentre i negoziati restano bloccati – a Kiev “manca la volonta’” di trattare, ha accusato ancora una volta il Cremlino -, l’offensiva continua serrata sul Donbass, dove la regione di Donetsk e’ stata colpita da 28 bombardamenti in 24 ore, con 5 civili uccisi a Bakhmut, tra cui un bambino di due anni, e secondo lo Stato maggiore ucraino le truppe nemiche cercano di assumere il pieno controllo di Lyman e Severodonetsk, attaccando da nord. I raid missilistici non si fermano neppure su Dnipro e sulla fascia costiera, dove un nuovo attacco dal mare ha colpito l’oblast di Odessa, “continuando a distruggere le infrastrutture”.

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La guerra dei diplomatici, Mosca espelle 24 italiani

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Contro la Russia, l’Italia ha compiuto “azioni apertamente ostili e immotivate”. Con questa accusa, riferita all’espulsione il mese scorso di 30 diplomatici russi, Mosca ha deciso di espellere 24 funzionari italiani dell’ambasciata, degli uffici consolari e dell’Ice in Russia. La risposta – che si accompagna a quelle analoghe decise contro Francia (34) e Spagna (27) – si e’ fatta attendere un mese e mezzo. Un tempo che evidentemente non e’ bastato a placare l’ira di Mosca, e magari a farle usare un occhio di riguardo verso un Paese considerato amico fino a quando l’invasione dell’Ucraina ha determinato una dura risposta unitaria dell’Ue, Italia compresa. “E’ un atto ostile ma non bisogna assolutamente interrompere i rapporti diplomatici” con la Russia, e’ stata la prima reazione del presidente del Consiglio Mario Draghi, spiegando che “se si arrivera’ alla pace ci si arrivera’ attraverso quei canali diplomatici”. Un tasto su cui e’ tornata a battere anche la Farnesina che, pur ribadendo la “ferma condanna per l’aggressione all’Ucraina da parte della Federazione russa”, ha chiesto “con forza un immediato cessate il fuoco” che porti a “negoziati concreti per una soluzione politica e sostenibile del conflitto”. Quella della Russia era “una reazione attesa” in base al principio della “reciprocita’”, ha commentato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “Questo – ha aggiunto – non vuol dire che i canali diplomatici si indeboliranno. La nostra ambasciata a Mosca resta operativa e sara’ sempre piu’ importante per lavorare per una de-escalation e per la pace”. All’ambasciatore Giorgio Starace, convocato in mattinata nel grattacielo di epoca staliniana con la falce e il martello sulla Piazza Smolenskaya, dove ha sede il ministero degli Esteri, e’ stato comunicato che i 24 italiani dichiarati ‘personae non gratae’ dovranno lasciare il territorio russo entro 8 giorni. Lo stesso tempo concesso ai 30 russi, tutti accreditati presso l’ambasciata a Roma nei settori amministrativo, commerciale e della difesa, espulsi dall’Italia il 5 aprile scorso. Quel giorno la Spagna aveva annunciato un’analoga misura per 25 russi, mentre 24 ore prima era toccato alla Francia invitare 41 diplomatici di Mosca a lasciare il Paese. Un’azione “coordinata a livello europeo”, aveva sottolineato Draghi. E infatti decine di diplomatici russi erano stati espulsi anche da altri Paesi della Ue. Nei loro confronti, pero’, la reazione era stata molto piu’ rapida: gia’ dieci giorni dopo Mosca aveva ordinato di partire a 40 diplomatici tedeschi e a 18 in servizio presso la rappresentanza dell’Unione europea in Russia. Ferma condanna per la rappresaglia diplomatica di Mosca e’ stata espressa da Francia e Spagna. La decisione “non ha alcun fondamento legittimo”, ha affermato il ministero degli Esteri di Parigi, affermando che i russi espulsi erano in realta’ “agenti che agivano sul territorio francese con status diplomatico, operando contro gli interessi di sicurezza” del Paese transalpino. L’espulsione del personale russo, ha fatto eco la Spagna con identiche motivazioni, “era basata su giustificati motivi di sicurezza, che non sono presenti in questo caso”. Incurante delle proteste, Mosca tira dritto nella sua sfida all’Occidente. E lo scontro, secondo alcune fonti russe, potrebbe allargarsi anche ad organizzazioni globali. La Duma, camera bassa del Parlamento, valutera’ il possibile il ritiro della Russia dall’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms), cosi’ come dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), riferisce l’autorevole quotidiano economico Kommersant, citando il vicepresidente dell’assemblea legislativa, Pyotr Tolstoj. In serata, tuttavia, il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha parlato con il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, al quale ha “ribadito la volonta’ della Russia di continuare la sua partecipazione alle attivita’” dell’organizzazione. Intanto in un messaggio agli ambasciatori stranieri il capo del Consiglio di sicurezza nazionale Nikolay Patrushev, considerato uno dei consiglieri piu’ ascoltati da Vladimir Putin, ha rilanciato le accuse agli Usa di mettere a repentaglio “la stabilita’ strategica in Europa e in Medio Oriente e l’architettura della sicurezza nella regione dell’Asia-Pacifico” per il rifiuto di rinunciare al loro “dominio geopolitico” di fronte all’emergere di “nuovi centri di potere”.

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Debito nel mirino Usa, Russia sull’orlo del default

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Joe Biden punta a infliggere un nuovo pesante colpo a Vladimir Putin. La sua amministrazione e’ determinata a lasciar scadere la licenza che ha finora consentito a Mosca di onorare i suoi pagamenti sul debito, in una mossa che rischia di costringere la Russia al suo primo default dalla rivoluzione bolscevica del 1917. Il pericolo e’ reale, anche se il Cremlino continua a minimizzare: “Se non potremo pagare in dollari pagheremo in rubli”, assicura il ministro delle finanze russo Anton Siluanov, affermando che non ci sara’ alcuna insolvenza sul debito. L’andamento dei credit-default swap, i contratti che assicurano gli investitori contro un default, raccontano pero’ una storia diversa. Indicano in realta’ un 90% di chance di fallimento entro un anno nel caso in cui gli Stati Uniti decidessero di bloccare i pagamenti relativi ai bond russi agli investitori americani, non rinnovando l’esenzione temporanea in scadenza il prossimo 25 maggio. Solo 24 prima queste chance erano del 77%. “E’ improbabile che ci sia una proroga della licenza che ha consentito alla Russia di continuare a pagare il proprio debito, ma nessuna decisione definitiva e’ stata ancora presa, ha spiegato il segretario al Tesoro americano Janet Yellen, che si trova in Europa per un giro di consultazioni e per partecipare al G7 dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali. Un default russo porrebbe fine alla saga sul debito di Mosca iniziata tre mesi fa con la guerra in Ucraina. L’esenzione approvata in febbraio ha consentito finora al Cremlino di far fronte ai suoi obblighi e, allo stesso tempo, di usare risorse che altrimenti avrebbe potuto indirizzare alla guerra in Ucraina. Questo pero’ non e’ piu’ abbastanza per la Casa Bianca: nonostante un acceso dibattito interno, l”amministrazione Biden sarebbe ora propensa a bloccare i pagamenti russi per mantenere alta la pressione su Mosca e infliggere a Putin uno smacco senza precedenti, e l’onta di un default di fronte al mondo nella speranza di scuotere anche la popolazione russa, di spingerla a ribellarsi la linea seguita dal suo presidente. Un eventuale mancato rinnovo americano dell’esenzione sui bond russi farebbe pero’ salire ancora di piu’ la tensione fra Washington e Mosca, e non si puo’ escludere che il Cremlino possa alla fine ricorrere alle vie legali. Proprio Siluanov ha paventato in aprile la possibilita’ di una causa nel caso in cui la Russia fosse stata costretta a violare i propri obblighi, pur essendo perfettamente in grado di rispettarli. Un’ipotesi che non ha scosso la comunita’ internazionale che, a suon di sanzioni, non intende fare sconti a Putin per la sua guerra.

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