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Cronache

Bombe d’acqua, incuria ed abusivismo: siamo corresponsabili di tanta distruzione

Giovanni Mastroianni

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Il problema climatico è ormai innegabile e la violenza delle intemperanze termiche è sotto gli occhi di tutti. Inondazioni, frane e smottamenti creano danni ingenti e purtroppo, in ormai troppi casi, anche la morte. Ma se il clima che cambia genera devastazione, di certo nel nostro Paese la situazione è aggravata dal dilagare dell’abusivismo e dell’assenza di controlli, tanto nel privato quanto nel pubblico, soprattutto come nel caso di strutture pubbliche fondamentali che dovrebbero essere invece oggetto di manutenzione manicale.

Invece nel nostro Paese il Ponte Morandi si sbriciola e ammazza decine di innocenti, eppure chi lo gestiva era una società che incassava miliardi di profitti, mentre quasi tutti gli Istituti scolastici non rispettano sufficienti criteri di sicurezza. Migliaia di miliardi raccolti dal fisco che non riescono a garantire una sufficiente messa in sicurezza di aree ciclicamente soggette ad inondazioni e dissesti, di edifici ormai fatiscenti, di strutture viarie al collasso ecc. Il più delle volte, dopo un temporale anche di modesta entità, il quadro urbano che si presenta ai nostri occhi assomiglia più ad una baraccopoli che ad una città degna di questo nome.

Ma un contesto così desolante non è generato solo dall’avidità di politici corrotti e super società che perseguono solo profitto a tutti i costi, ma anche o soprattutto da noi cittadini, che contribuiamo in modo purtroppo determinante ad aumentare la gravità della situazione. Perché in questi giorni di eventi climatici così estremi non possiamo non notare, che il più delle volte, i danni più evidenti sono ricollegabili alla nostra straordinaria attitudine a sentirci più furbi del prossimo e tentare di aggirare la Legge a nostro piacimento. 

Così a volare in aria o a sbriciolarsi sono soprattutto baracche e pezzi di strutture abusive disseminate ovunque nel nostro Territorio, così come case costruite in zone rosse o in aree comunque vietate (a buona ragione). La propensione a fare sempre qualcosa in più del consentito ci divora e, in casi come questi, ci distrugge. 

Ecco perché in un Mondo che cambia e diventa sempre più estremo, l’unica possibilità che abbiamo di sopravvivere si ancora sempre di più al rispetto delle regole e dunque alla Legalità, che non è solo una enunciazione di principi o un atteggiamento fine a se stesso, ma rappresenta l’unica strada che può consentirci di progredire e non solo di sopravvivere, tanto alla furia del tempo quanto al nostro egoismo. Quando in qualche modo riusciamo ad aggirare le norme del DPR 380/2001 (T.U. edilizia) o magari riusciamo ad ottenere una sospensiva da un TAR contro un abbattimento, a perderci è comunque sempre l’intero territorio e dunque noi, i nostri cari e tutti i cittadini.

Maltempo a Napoli forti raffiche di vento spezzano molti alberi in città provocando disagi alla viabilità (foto Salvatore Laporta Kontrolab

Mantenere un argine di strada privata più pulito, evitare di ammassare detriti in un canale (nella vana speranza che prima o poi “qualcuno” smaltirà) o non costruire l’ennesima baracca su di un terrazzo o in un giardino per guadagnare, senza titolo né ragione, un ennesimo metro quadrato in più, può davvero rappresentare una concreta possibilità di garantire l’incolumità personale e collettiva. Dobbiamo essere noi i primi guardiani dei luoghi che viviamo perché di fronte ai disastri di questi giorni, che ci vedono impotenti assistere alla natura che si ribella e si abbatte su malcapitati di turno, forse la domanda che dobbiamo porci è quanta responsabilità abbiamo in questo sfacelo, e (soprattutto) a fronte di quale reale beneficio.

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Scacco alla camorra, i carabinieri arrestano 23 esponenti del clan Cifrone

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I quartieri posti sotto assedio dai carabinieri nella notte sono quelli di Miano, Piscinola e Rione Sanità. I carabinieri della compagnia Vomero hanno eseguito 23 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di uomini  e donne legate al clan “Cifrone”, una organizzazione criminale spietata e sanguinaria che negli ultimi mesi aveva preso il sopravvento in un’area criminale che un tempo era appannaggio del clan Lo Russo. Allo stato sono 21 le persone arrestate, due risultano essere ancora irreperibili. Una eredità criminale che questa nuova cosca ha conquistato col sangue: ferimenti e omicidi. Nell’inchiesta dei carabinieri gli indagati che finiscono in carcere sono accusati di  “associazione di tipo mafioso”, “associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti”, “estorsione”, “detenzione e porto di armi e munizioni”.

Ma le indagini dei investigatori dell’Arma non si fermano solo a questi reati e questi arresti. Indagini serrate sono in corso per identificare gli autori di attentati nei confronti di esercizi commerciali nella zona a nord di Napoli e di un omicidio recente. Era inizio ottobre quando un cadavere fu abbandonato davanti all’ingresso del pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli. Era il corpo di Alessandro Riso, 28 anni, ritenuto vicino al gruppo dei Cifrone, criminali che hanno preso l’eredità del famigerato clan Lo Russo, ovvero i Capitoni. Riso era già stato accoltellato e ridotto in fin di vita qualche mese fa. Questo significa che in quella zona di Napoli c’è chi contende la leadership criminale a questo gruppo camorristico emergente e il rischio è un bagno di sangue. Rischio per ora scongiurato grazie agli arresti dei carabinieri.

Il provvedimento trae origine da indagine condotta dalla Compagnia Carabinieri Napoli Vomero, ulteriormente riscontrata da dichiarazioni di collaboratori di giustizia, che ha permesso di individuare boss e gregari  del clan Cifrone, eredi del sodalizio camorristico “Lo Russo”, egemone nel territorio dei quartieri di Miano, Marianella, Chiaiano, Piscinola, Don Guanella, Colli Aminei, Sanità. È stata anche ricostruita la struttura, le posizioni di vertice e i ruoli degli indagati nell’ambito di questa  associazione camorristica finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, gestita da affiliati  che commercializzavano la droga su singole piazze di spaccio o in compravendite all’ingrosso.

I carabinieri hanno anche appurato che alcuni alcuni indagati si sarebbero resi responsabili del reato di detenzione e il porto in luogo pubblico di 3 pistole e 3 fucili, utilizzati per minacciare alcuni commercianti.  Infine è statoricostruito il sistema mediante il quale il gruppo criminale ha sottoposto 11 esercenti ad estorsioni mediante intimidazioni mafiose, imponendo la fornitura di generi alimentari, costringendoli con violenza ad astenersi dal vendere nella zona sotto controllo del clan e a consegnare mensilmente somme di denaro.

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Morti a Roma e Napoli altri 2 medici, è lo spartiacque della nuova ondata

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Un medico di famiglia del napoletano ed un otorino a Roma. Sono gli ultimi due medici morti a causa del contagio da Covid-19 e segnano uno spartiacque: dopo gli ultimi decessi segnalati prima dell’Estate rappresentano, infatti, le prime vittime della seconda fase pandemica, e portano a 181 il bilancio totale dei decessi tra i camici bianchi. Una notizia che lascia temere il peggio secondo il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, il quale segnala anche un’altra criticita’ grave con cui fare i conti: il sistema del tracciamento dei contatti non sta piu’ funzionando, avverte, e questo accresce notevolmente i rischi. Ernesto Celentano, 60 anni, medico di medicina generale a Napoli, nella zona di Secondigliano, e’ stato infettato, sembra, da un paziente. E Giovanni Briglia, otorino cinquantenne di Roma, avrebbe invece contratto la malattia in contesto extra-lavorativo. Sono stati gli ultimi due medici a morire per Covid-19: “Credo che la loro morte rappresenti uno spartiacque e ci faccia ripiombare nei tristi giorni di marzo – afferma Anelli -. Rappresenta il confine netto tra la prima e la seconda fase dell’epidemia di Covid”. Insomma, “si ricomincia – avverte – e siamo preoccupati che queste morti segnino l’inizio di una nuova fase. La speranza e’ che le esperienze che abbiamo vissuto nella primavera scorsa si trasformino in insegnamento”. E riprendono anche i contagi tra camici bianchi e personale infermieristico: tre medici in servizio nel reparto di rianimazione del Policlinico Riuniti di Foggia sono risultati positivi e due sono ricoverati nel reparto di malattie infettive, mentre il sindacato degli infermieri Nursing up segnala 10 nuovi contagi negli ultimi giorni che si sommano ad oltre 20 infermieri contagiati nel mese di settembre. Intanto, problemi si registrano pure sul fronte dei dispositivi di protezione, ovvero mascherine, guanti, visiere e camici monouso: “C’e’ un problema organizzativo di distribuzione da parte delle Asl – afferma Anelli – ed ogni volta e’ una fatica riuscire ad avere protezioni in quantita’ adeguata. Ma non si puo’ centillinare sulle dotazioni ai medici, dobbiamo garantire che possano operare in sicurezza”. Una situazione, a fronte di un numero di contagi nel Paese che continua ad essere allarmante, aggravata pure dal fatto che il contact tracing – arma fondamentale per delimitare i focolai – sta perdendo di efficacia, denunciano i medici. “Abbiamo la percezione che il sistema di tracciamento dei contatti non stia piu’ funzionando perche’ il numero dei contagiati da Covid sta aumentando in modo spropositato – spiega Anelli – E se il sistema di tracciamento salta e’ chiaro che non c’e’ piu’ contenimento della pandemia”. Dunque “bisogna subito rafforzare il personale delle asl dedicato al contact tracing”. Inoltre, anche la app Immuni “non decolla ed e’ necessario aggiornare i protocolli per attivare l’inserimento dei dati nell’app da parte delle ASL, come previsto dallo stesso Dpcm”. Ad ogni modo, “se il trend dei casi non mutera’ ed i numeri, soprattutto quelli dei ricoveri in rianimazione, continueranno a salire – rileva – temo che si arrivera’ inevitabilmente al lockdown come misura estrema”. Il presidente dei medici si appella quindi alla responsabilita’ dei cittadini: “Bisogna rimanere a casa il piu’ possibile salvaguardando, in questo momento, solo cio’ che e’ essenziale, ovvero – conclude – le attivita’ produttive e la scuola”.

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Hanno guadagnato con l’usura? La Finanza di Napoli tassa i compensi di 17 criminali e recupera 400mila euro

Marina Delfi

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Far pagare le tasse ai criminali che si sono arricchiti con imprese  criminali. Imporre loro lo stesso trattamento tributario riservato ai contribuenti onesti. L’iniziativa è unica nel suo campo. I militari della Guardia di Finanza di Napoli si sono presentati con una cartella esattoriale a casa di 17 soggetti che avevano accumulato proventi illeciti per circa 1 milione e mezzo di euro attraverso l’usura. I finanzieri di Torre Annunziata (Napoli), dopo avere calcolato gli interessi usurai intascati nell’ultimo quinquennio, sono riusciti a recuperare a tassazione, complessivamente, quasi 400mila euro. Per dirla tutta: la Finanza vuole recuperare dagli usurai i guadagni conseguiti con l’usura.

Si tratta di soggetti che facevano affari illeciti tra l’area vesuviana, oplontina e stabiese, già destinatari di misure cautelari e di sequestri (per un valore di oltre 2 milioni e 400 mila euro), i quali per arricchirsi hanno sottoposto le loro vittime a pesanti minacce, vessazioni incessanti e ad atti di violenza fisica anche attraverso l’uso delle armi. Tutto scaturisce da un’indagine scattata dopo una ‘gambizzazione’. Alcuni degli usurai finiti al centro dei controlli fiscali risultano legati alla criminalita’ organizzata. Altri sono risultati parenti di narcotrafficanti di spessore internazionale; in altri ancora si e’ trattato di imprenditori e professionisti che avevano persino costituito una vera e propria ‘cassaforte’ in Svizzera, le cui provviste finanziarie venivano utilizzate per alimentare i prestiti usurari. Secondo gli investigatori la tassazione dei proventi illeciti e’ uno strumento di prevenzione e repressione utilissimo dell’usura, fenomeno che negli ultimi tempi, anche a seguito della crisi di liquidita’ determinata dall’emergenza sanitaria in atto, sta facendo registrare un incremento di casi.

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