In Evidenza
Bologna abbraccia Sinisa Mihajlovic e batte la Spal al 93′
Un boato accoglie il nome di Mihajlovic, scandito dallo speaker al momento dell’annuncio delle formazioni. E la curva Bulgarelli esplode: “Per Sinisa ale'”. Ma il momento piu’ emozionante arriva pochi minuti dopo, quando le squadre entrano in campo. Sinisa e’ l’ultimo. Sale i gradini quando la ressa del tunnel si e’ calmata e al momento dell’ingresso del tecnico del Bologna, tutto il Dall’Ara si alza in piedi per un toccante e prolungato applauso. Mihajlovic ringrazia, alza le mani ed e’ ‘costretto a rialzarsi pochi minuti dopo: perche’ il coro continua incessante e dalla curva compaiono gli striscioni che compongono la seguente frase: “Combattiamo ogni battaglia per Sinisa e per la maglia. Carica ragazzi”. Mihajlovic fa il pieno di affetto. E si prende pure i tre punti, grazie a Roberto Soriano, che rompe l’incantesimo in pieno recupero con un colpo di testa ispirato da Orsolini, dopo un confronto diretto con il portiere Berisha che pareva perso. Il derby e’ rossoblu’ e le sorprese iniziano al pronti via con Medel titolare nonostante un solo allenamento nelle gambe, complice una contusione alla caviglia rimediata da Kingsley (in tribuna) nell’allenamento di rifinitura e in attacco c’e’ Destro al posto di Palacio. Nessuna sorpresa, invece, in casa Spal, dove Semplici ripropone identico l’undici che ha messo alle corde per un’ora l’Atalanta, uscendo poi sconfitta. Destro risponde alla chiamata con due occasioni nel primo quarto d’ora: sul destro a incrociare e’ attento Berisha, sul colpo di testa ispirato da Sansone al 13′ e’ provvidenziale Vicari sulla linea, mentre la Spal risponde con un sinistro che si spegne sull’esterno della rete di Kurtic. Il match vive di botta e risposta continui. I rossoblu’ sfiorano la rete anche con Poli (tiro da fuori) e Tomiyasu (colpo di testa da azione di corner), poi Orsolini spreca a tu per tu con Berisha al minuto 42′. La Spal reclama un rigore per il contatto Poli-Valot e sfonda in due occasioni con Cionek e D’Alessandro sulla destra, senza trovare la stoccata. E il copione non cambia nella ripresa. Soriano ingaggia un duello personale con Berisha ed e’ il numero uno a spuntarla: colpo di testa alto, traversa a pochi metri a portiere battuto al 68′ e colpo di testa parato dieci minuti piu’ tardi, con il portiere che dice no pure a Orsolini due volte, prendendosi il ruolo di migliore in campo. Ci mette una pezza pure su Sansone dopo un tocco di mano di Cionek, che Di Bello non ritiene punibile dopo Var review, scatenando l’ira di Mihajlovic, che calcia una bottiglia d’acqua sfiorando il quarto uomo. Ma il colpo di scena è nella coda, con Soriano al 93esimo che mette dentro con un colpo di testa un crosso di Orsolini. Nella notte di Mihajlovic, che esce prima del triplice fischio accennando una corsetta, vince il Bologna.
In Evidenza
San Paolo, debutta il Robot Da Vinci: primo intervento di chirurgia urologica a Napoli
All’Ospedale San Paolo di Napoli eseguito il primo intervento con il Robot Da Vinci. L’équipe dell’Urologia diretta da Dario Del Biondo ha effettuato una prostatectomia radicale, inaugurando il percorso di chirurgia robotica del presidio dell’ASL Napoli 1 Centro.
Primo intervento chirurgico con il Robot Da Vinci all’Ospedale San Paolo di Napoli. Il debutto della chirurgia robotica nel presidio dell’ASL Napoli 1 Centro è avvenuto nell’Unità Operativa Complessa di Urologia, diretta da Dario Del Biondo, con l’esecuzione di una prostatectomia radicale.
L’intervento segna l’avvio di una nuova fase per l’attività chirurgica urologica del San Paolo, con l’introduzione di una tecnologia ad alta complessità destinata ad ampliare le possibilità assistenziali offerte ai pazienti.

L’équipe del primo intervento
L’operazione è stata eseguita dall’équipe composta da Dario Del Biondo, Dante Di Domenico e Biagio Barone, con la coordinatrice della Divisione Loredana Prisco.
Al lavoro anche gli anestesisti Marcello Pascale e Nicoletta Guarino e il personale della Sala Operatoria, coordinato da Nunzio Grasso, con Alessandro Bellofatto, Sabrina Pepe, Giorgio Di Costanzo e Andrea Greco.
Nei giorni precedenti l’équipe aveva lavorato alla preparazione degli aspetti organizzativi, tecnici e assistenziali necessari per avviare l’attività robotica. La collaborazione tra chirurghi, anestesisti e personale di sala ha consentito di portare a termine regolarmente il primo intervento.
Gubitosa: «Il San Paolo punto di riferimento»
L’introduzione del Da Vinci rientra nel programma di potenziamento dell’ospedale, destinato a servire un’area della città ad alta densità abitativa e chiamato ad avere un ruolo importante anche in vista dell’America’s Cup.
«Si punta ad adeguare l’offerta assistenziale in un Presidio Ospedaliero destinato ad essere il punto di riferimento non solo per un’area della città ad alta densità di popolazione, ma anche per l’evento America’s Cup», dichiara il direttore generale dell’ASL Napoli 1 Centro Gaetano Gubitosa.
Il villaggio dell’evento e le strutture destinate ai team saranno infatti collocati a pochi chilometri dall’ospedale.

Corvino: «È l’inizio di un nuovo percorso»
Il direttore sanitario Maria Corvino sottolinea soprattutto il lavoro svolto dal personale per preparare il debutto della nuova tecnologia.
«Voglio rivolgere un ringraziamento particolare a tutta l’équipe dell’Unità Operativa Complessa di Urologia, agli anestesisti e a tutto il personale della Sala Operatoria che, con grande impegno e senso di responsabilità, hanno preparato con cura questo importante debutto».
L’arrivo della chirurgia robotica, aggiunge Corvino, rappresenta soltanto il primo passo: «Il Robot Da Vinci al San Paolo non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un nuovo percorso di crescita dell’Ospedale, a beneficio dei nostri pazienti e dell’intera comunità».
Con il primo intervento robotico, l’ASL Napoli 1 Centro prosegue così nel percorso di innovazione tecnologica e potenziamento dell’assistenza, affiancando alle nuove apparecchiature la formazione e le competenze delle équipe sanitarie.
Economia
Poste conquista Tim, Del Fante: «Avremo il controllo». Nasce un colosso italiano da 150mila dipendenti
Poste Italiane raggiunge il 66,627% di Tim e punta ad aumentare ancora la quota con la riapertura dell’offerta dal 21 al 25 settembre. Del Fante annuncia l’avvio dell’integrazione tra i due gruppi, destinati a creare un colosso da circa 150mila dipendenti.
La partita per Tim entra nella fase decisiva. Poste Italiane è arrivata al 66,627% del capitale della società telefonica e, con la riapertura dell’offerta prevista tra il 21 e il 25 settembre, punta a consolidare definitivamente il controllo. Poi comincerà l’integrazione tra i due gruppi.
A indicare la rotta è l’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante: al termine della riapertura dell’offerta «ci troveremo ad una percentuale che sarà ampiamente di controllo, e partiranno le attività di integrazione delle due aziende».
Un’operazione destinata a cambiare profondamente gli equilibri delle telecomunicazioni italiane e che riporta indirettamente lo Stato al centro dell’azionariato dell’ex Telecom a quasi trent’anni dalla privatizzazione del 1997.
Poste arriva al 66,627% di Tim
L’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata a luglio ha registrato un’accelerazione decisiva nell’ultima giornata della prima fase.
Le azioni Tim consegnate dagli azionisti a Poste sono triplicate in una sola seduta, arrivando al 46,5% del capitale. Sommate alla partecipazione di circa il 20,1% già detenuta da Poste, portano il gruppo al 66,627%.
Manca pochissimo al 66,67%, la soglia dei due terzi inizialmente indicata come condizione minima per la validità dell’operazione e successivamente rimossa.
Le ultime adesioni ancora da registrare potrebbero già colmare la distanza. La riapertura dell’offerta dovrebbe poi consentire a Poste di aumentare ulteriormente la propria partecipazione.
L’offerta migliorata a 1,97 euro più azioni Poste
Poste ha migliorato le condizioni dell’operazione portando l’offerta a 1,97 euro per ogni azione Tim, più 0,218 azioni ordinarie Poste.
Superare stabilmente i due terzi del capitale avrebbe un’importanza strategica perché permetterebbe a Poste di controllare anche le assemblee straordinarie di Tim, rendendo più semplice la futura integrazione societaria.
Uno scenario ancora più radicale si aprirebbe qualora la partecipazione raggiungesse il 90%. A quella soglia diventerebbe possibile avviare il percorso verso il delisting di Tim, fino all’eventuale uscita del titolo da Piazza Affari attraverso i meccanismi previsti per l’acquisto delle partecipazioni residue.
Del Fante agli azionisti: «La cosa migliore è aderire»
Del Fante non nasconde la convinzione che l’adesione all’offerta rappresenti la soluzione più conveniente per gli azionisti Tim.
«Se venerdì scorso siamo arrivati a questo numero è perché il mercato ha capito che la cosa migliore è aderire», ha spiegato l’amministratore delegato, sottolineando il progetto industriale che Poste intende costruire insieme alla società telefonica.
L’obiettivo è integrare le attività dei due gruppi e creare un grande polo italiano capace di operare nelle telecomunicazioni, nei servizi finanziari, nei pagamenti e nel digitale.
Un gigante da 150mila dipendenti
Il progetto industriale di integrazione dovrebbe entrare nel vivo all’inizio del 2027. Il nuovo gruppo avrebbe complessivamente circa 150mila dipendenti.
Del Fante stima inoltre che la capitalizzazione della realtà integrata possa avvicinarsi ai 50 miliardi di euro.
Oggi Poste Italiane vale in Borsa circa 33,9 miliardi, mentre Tim supera di poco i 16 miliardi. Dimensioni che, anche sommate, restano inferiori a quelle di alcuni grandi concorrenti europei: Deutsche Telekom vale circa 140 miliardi, mentre Orange e Vodafone si collocano rispettivamente intorno a 42 e 35 miliardi.
Lo Stato torna al centro di Telecom
C’è infine un significato anche politico e industriale. Poste Italiane è controllata per oltre il 64% dal settore pubblico attraverso Ministero dell’Economia e Cassa depositi e prestiti.
Con il controllo di Tim da parte di Poste, lo Stato torna quindi indirettamente ad avere un ruolo dominante nell’azionariato dell’ex monopolista telefonico, privatizzato nel 1997.
Non è un ritorno alla vecchia Telecom pubblica, perché Tim rimane inserita in una struttura societaria quotata e controllata da Poste. Ma a quasi trent’anni dalla privatizzazione il baricentro dell’azienda torna nell’orbita pubblica, all’interno di un progetto che punta a costruire uno dei maggiori gruppi industriali italiani.
Esteri
Sanzioni alla Russia, l’Ue si inceppa su Usmanov: la Francia apre alla rimozione dell’oligarca dalla lista nera
Si inceppa a Bruxelles il rinnovo delle sanzioni individuali contro la Russia. La Slovacchia chiede di eliminare Alisher Usmanov e Mikhail Fridman dalla lista, mentre la Francia apre sul nome di Usmanov. Sullo sfondo anche il caso del francese Martin Ryan, detenuto in Azerbaigian.
L’Europa ribadisce la linea dura contro Mosca, ma a Bruxelles il fronte mostra una crepa inattesa. Per la prima volta dal 2022 il rinnovo delle sanzioni individuali contro la Russia non è arrivato secondo la consueta procedura semestrale. Al centro dello scontro c’è soprattutto il nome del miliardario russo Alisher Usmanov.
La scadenza per prorogare le misure che interessano quasi 2.700 persone ed entità era fissata al 15 settembre. Di fronte all’assenza di un accordo, gli ambasciatori dei Ventisette hanno scelto una soluzione temporanea: proroga di appena sette giorni, fino alla mezzanotte del 22 settembre, per consentire ulteriori trattative.
La Slovacchia chiede di togliere Usmanov e Fridman
A bloccare da tempo il dossier è soprattutto la Slovacchia. Bratislava chiede che dalla lista delle persone sanzionate vengano eliminati due dei nomi più importanti del capitalismo russo: Alisher Usmanov e Mikhail Fridman.
Una posizione che ha trasformato progressivamente il governo slovacco in uno degli interlocutori più difficili nelle trattative europee sulle misure contro Mosca.
La sorpresa è arrivata però dalla Francia, che avrebbe appoggiato la richiesta di rimuovere almeno Usmanov dalla lista, modificando gli equilibri nel Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l’Ue.
Chi è Alisher Usmanov
Nato a Tashkent quando l’Uzbekistan faceva ancora parte dell’Unione Sovietica, Usmanov ha costruito una delle maggiori fortune dell’area post-sovietica attraverso interessi in settori strategici.
Nel corso degli anni il suo impero ha compreso partecipazioni in realtà come Metalloinvest, Mail.ru, MegaFon e la holding USM, oltre a investimenti nelle grandi aziende tecnologiche statunitensi.
L’Unione Europea lo ha inserito nella propria lista delle sanzioni dopo l’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022, descrivendolo come un uomo d’affari con stretti legami con il potere russo.
Usmanov ha sempre contestato questa ricostruzione e ha intrapreso iniziative legali contro le misure adottate nei suoi confronti.
Dietro la mossa francese il caso Martin Ryan
La posizione di Parigi potrebbe essere legata a un dossier completamente diverso. La Francia starebbe valutando la possibilità di utilizzare la rimozione di Usmanov dalle sanzioni nell’ambito degli sforzi per ottenere la liberazione di Martin Ryan, cittadino e uomo d’affari francese detenuto in Azerbaigian con accuse di spionaggio.
Anche Azerbaigian e Turchia sarebbero favorevoli all’eliminazione del miliardario russo dalla lista europea.
Non risulta tuttavia formalizzato un accordo del tipo «Usmanov fuori dalle sanzioni in cambio della liberazione di Ryan». L’eventuale collegamento tra i due dossier resta quindi materia di trattativa diplomatica e va distinto da un’intesa già raggiunta.
Il rischio di creare un precedente
È proprio questo uno dei punti più delicati della discussione europea. Utilizzare le sanzioni contro personalità russe come strumento negoziale in dossier bilaterali potrebbe infatti creare un precedente e incentivare future pressioni sui singoli Stati membri.
La vicenda mostra inoltre quanto sia fragile il meccanismo europeo: le sanzioni richiedono l’unanimità, permettendo anche a un singolo governo di bloccarne il rinnovo.
I Ventisette hanno adesso una settimana per trovare un compromesso. Dietro il caso Usmanov si gioca quindi una partita più grande: capire fino a che punto l’Unione Europea riuscirà a mantenere compatto il sistema di sanzioni costruito contro Mosca dall’inizio della guerra in Ucraina.


