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I Sentieri del Bello

Bollicine italiane, straordinario sinonimo di convivialità

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La valorizzazione e promozione di Spumanti prodotti con uve tradizionali italiane, la cui coltivazione sia documentata nel tempo e nella storia dei territori d’origine, è raccontata nel progetto di Proposta Vini Bollicine da Uve Italiane.

Il marchio non precisa i metodi di vinificazione e di spumantizzazione ma richiede la sola presenza del perlage. I metodi di spumantizzazione previsti sono: Classico, con rifermentazione del vino in singole bottiglie, remuage e dégorgement, Martinotti, conosciuto come Charmat, con rifermentazione del vino in grandi recipienti ermetici, e Familiare, metodo che contiene già nel nome il richiamo a una produzione di spumante legata a una famiglia e a una tradizione, a un luogo ben preciso, a un’esperienza tramandata di generazione in generazione. Il procedimento di rifermentazione con metodo Familiare avviene in primavera, a volte all’inizio dell’estate. I primi caldi favoriscono il risveglio del vino, che può trasformare in alcool gli ultimi residui zuccherini; parte così una seconda fermentazione naturale in bottiglia che, a differenza del metodo Martinotti, non è replicabile in qualsiasi momento dell’anno. Alla fine della fermentazione il vino diventa spumante e produce residui di lieviti, che non vengono eliminati, mantenendo le inconfondibili tonalità torbide.

Tutte le antiche varietà d’uva italiane, sia a bacca bianca che a bacca rossa, sono ricche di acidità e questo permette di ottenere straordinarie bollicine dai loro vini, anche in zone calde e non particolarmente elevate. L’uso di tali varietà consente d’intraprendere e sperimentare con orgoglio, pur nella totale ammirazione per i cugini d’oltralpe che molto ci hanno insegnato, una strada tutta italiana per la spumantizzazione.

Il progetto nasce grazie dall’intuizione che l’acidità naturale di alcune varietà consenta spumantizzazioni anche a latitudini calde.

Oggi la selezione di Bollicine da Uve Italiane si può fregiare di decine di etichette che rappresentano in maniera perfetta la varietà, la molteplicità e la peculiarità del territorio italiano.

Il Trentino

Il Blanc de Sers Brut Nature e il Rosé de Sers sono il risultato della collaborazione e della comunione di intenti di più attori: i Conferenti, riuniti nelle associazioni I Liberi Produttori del Blanc de Sers e Antichi Vitigni della Valsugana, con la missione di salvaguardare la biodiversità dei loro territori di origine, Cantine Monfort e la famiglia Simoni, che hanno sposato dal 2002 questo progetto, sviluppandolo internamente in chiave moderna e adattando competenze enologiche e ricerca continua alla vinificazione delle varietà storiche, e Gianpaolo Girardi, patron di Proposta Vini, appassionato e cultore delle varietà storiche del Trentino e ispiratore del progetto di diffusione dei vini da vitigni autoctoni trentini Vini dell’Angelo.

Il Blanc de Sers Brut Nature e il Rosé de Sers sono due Spumanti Metodo Classico che pongono al centro le caratteristiche peculiari di varietà antiche. Bollicine dal gusto unico, frutto dell’interpretazione delle uve, delle loro caratteristiche e potenziale enologico.

Poco conosciute ai più, Valderbara (esclusiva della zona di Serso e Viarago), Vernaza e Pavana, sono le uve che, con la loro carica di acidità, hanno trovato la loro massima espressione nel metodo classico. Freschezza e salinità per due spumanti intriganti e immediati.

Il Blanc de Sers Brut Nature è un Metodo Classico da uve Valderbara, Vernaza e Nosiola, caratterizzate da una spiccata acidità che le rende perfette per la vinificazione come base spumante. I grappoli vengono raccolti assieme e vinificati in bianco. La fermentazione avviene in vasche di acciaio a una temperatura controllata di circa 18° C, il vino rimane sulle fecce fino a poco prima del tiraggio, che avviene nella primavera successiva. Il vino inizia così la sua presa di spuma a cui succede un breve affinamento di 12 mesi sui lieviti. Uno Spumante dalla freschezza inconfondibile, che regala piacevoli note floreali al naso, lasciando in bocca un lungo finale salino.

Il Rosè de Sers Brut è un Metodo Classico da uva Pavana al 100% (Padovana), antica varietà a bacca rossa ampiamente diffusa in tutta la Valsugana fino agli anni Sessanta del ’900 e ora quasi a rischio di estinzione. Le uve sono coltivate sulla collina di Tenna, a ridosso del lago di Caldonazzo, e in alcuni vigneti a Serso. L’epoca di vendemmia cade approssimativamente tra la fine di settembre e la prima decade di ottobre, a seconda dell’annata. L’uva raccolta si caratterizza per la spiccata acidità. Alla vendemmia, effettuata interamente a mano, segue poi una vinificazione in bianco tipica per le basi spumanti di alta qualità, che conserva il colore della varietà. La fermentazione avviene in vasche di acciaio a una temperatura controllata di circa 18° C e il vino poi rimane sulle fecce fino a poco prima del tiraggio che avviene nella primavera successiva. Il vino inizia così la sua presa di spuma a cui succede un affinamento sui lieviti di 24 mesi. Di particolare interesse è la sua verticalità, un risultato paragonabile a quello dei migliori Champagne francesi.

La Campania

La fondazione della cantina I Borboni trae origine dalle radici della famiglia Numeroso, già proprietaria, fin dalla seconda metà del ’700, di venti ettari di terreni vitati con la leggendaria forma di allevamento conosciuta come vite maritata al pioppo, che vinificava, e talvolta vendeva, le uve ottenute dalla paziente cura delle viti secolari franche di piede. Verso la fine degli anni Settanta, a causa di una profonda crisi economica, sociale e territoriale che portò alla scomparsa degli acquirenti di uve di Asprinio, la famiglia Numeroso avviò le prime sperimentazioni di spumantizzazione di questo vitigno.

Alla luce dei primi soddisfacenti risultati venne registrato, nel 1982, il marchio I Borboni, in omaggio alla dinastia che fece vivere un’epoca d’oro al popolo meridionale e al Sud Italia. Nacque così la Cooperativa Asprinio di Aversa – I Borboni. Ed è proprio in questa fase che il carattere contadino del Cav. Nicola si rivelò in tutta la sua caparbietà: con il fratello Raffaele lanciò infatti la sua sfida al recupero dell’Asprinio, altrimenti condannato all’estinzione, fino all’approvazione della pratica di riconoscimento prima della IGT e finalmente, nel 1993, della DOC Asprinio di Aversa.

Nel 1996 i due cugini, entrambi di nome Carlo, figli dei fratelli Nicola e Raffaele, iniziarono i lavori di ristrutturazione dell’antica casa di famiglia, edificata su una grotta di tufo, portando così a termine, nel 1998, il progetto di creazione della cantina I Borboni. Venne così recuperata la tradizionale vinificazione dell’Asprinio nelle grotte, scavate a 15 metri di profondità sotto le dimore padronali, uniche per i loro ambienti particolarmente adatti alla conservazione, in grado di assicurare la giusta umidità, assenza di luce e temperatura costante nell’arco dell’anno. La scelta di riportare il processo produttivo negli impianti del centro storico rappresenta la ferma volontà di tutelare i legami con la tradizione che l’Asprinio esige, unendo l’innovazione a un costante sguardo alla tutela delle tradizioni.

La Sardegna

Il racconto delle bollicine in Sardegna è affidato alle parole di Piero Cella dell’azienda Quartomoro di Sardegna.

“Tutto iniziò dai nonni… e tutto il seguito ha indubbiamente segnato il nostro vissuto. Amedeo intraprese l’arte vinaia commercializzando mescolanze di vini del nord e del sud Italia col fine di creare equilibrio e piacevolezza in un fiasco di vino da bere quotidianamente. Seguì poi mio padre toscano che, finito di studiare enologia in Piemonte, approdò e lavorò in Sardegna fino al 1990 presso diverse cantine sociali. Oggi ho la fortuna e la responsabilità di conoscere una parte di storia vinicola italiana, e mi sto anche dedicando in prima persona alla salvaguardia della biodiversità della Sardegna, fra le terre dove la viticoltura è presente da tempi più antichi.

La Quartomoro di Sardegna è nata nel 2009, quando io e Luciana, decidemmo di mettere insieme idee ed esperienze su una materia così affascinante come il vino in Sardegna. Ci siamo appassionati alla ricerca di grandi bollicine nel mondo e, nel frattempo, maturò in noi l’idea di trasformare in metodo classico l’uva bianca più rappresentativa e diffusa in Sardegna: il Vermentino. Dopo tanti incontri e confronti ci siamo resi conto che il tempo e l’attesa può fare grandi cose: la nostra bollicina Q, Brut Metodo Classico con 24 mesi di riposo sui lieviti, comincia a convincere evidenziando le sue peculiarità anche attraverso le sue peculiari note aromatiche. Un vino diverso dalle icone e dai riferimenti del mondo spumantistico italiano. L’Ossidiana, pietra vulcanica, fa da cornice alle vigne dalle quali proviene l’uva per il Vermentino che ci piace coniugare in diversi stili.

La curiosità e la responsabilità di continuare a ricercare è sempre più intensa. Il Vermentino, proveniente da diversi terreni, altitudini e latitudini diventa energia per trasformare l’uva in bottiglie da condividere con amici e appassionati.”

Il Piemonte

Nel 1999 quattro amici, con una grande passione comune per il vino, hanno deciso di produrre uno Spumante: idea nata dalla voglia di creare qualcosa di particolare e originale, con uve diverse da quelle tradizionalmente impiegate.

Nel 2000 hanno iniziato a provare diverse spumantizzazioni, partendo da basi differenti, per acquisire dimestichezza con il metodo e trovare il vitigno adatto a soddisfare le aspettative. Queste esperienze hanno portato a individuare nel Nebbiolo la varietà più interessante e così ha origine Erpacrife, il cui nome è l’unione delle prime sillabe dei nomi dei quattro amici Erik, Paolo, Cristian, Federico.

Erpacrife ha iniziato a muovere i primi passi con la spumantizzazione del Nebbiolo, un vitigno già riconosciuto per i grandi vini rossi e dunque l’idea di vinificarlo in rosato e spumante poteva sembrare riduttiva. In realtà, l’obiettivo era proprio quello di produrre uno spumante metodo classico importante. I risultati di eleganza e finezza ottenuti hanno sancito l’attitudine alla spumantizzazione del Nebbiolo, nobilitandolo maggiormente. 

Nel 2003, dopo diverse prove sperimentali, si è concretizzato un altro ambizioso progetto: la versione dolce di Erpacrife, da uve Moscato bianco. Purtroppo, le problematiche legate alla produzione di un vino spumante dolce, rifermentato in bottiglia, sono molteplici e per questo Erpacrife dolce esiste solo nelle annate in cui si riesce a raggiungere la stabilità microbiologica.

Nel 2010 è nata la versione di Erpacrife in bianco, ottenuta sempre con la stessa filosofia: Metodo Classico di vitigni autoctoni.

Erpacrife rimane una piccola cantina di produzione di soli vini spumanti, proprio perché continua la volontà di spumantizzare per pura passione e creatività senza vincoli di mercato o mode di consumo. Erpacrife è un prodotto di spiccata personalità, che difficilmente incontrerà il gusto di tutti, ma di certo regalerà emozioni a chi ne saprà cogliere le differenze e apprezzare le sfaccettature.

La Puglia

D’Araprì, acronimo dei cognomi D’ Amico, Rapini e Priore, è un’azienda nata nel 1979 che produce solo bollicine con Metodo Classico. Ce ne parlano Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore.

“È stata una scelta iniziata per puro caso e nata da una passione. Così… pian pianino abbiamo messo in piedi questa cantina cercando di valorizzare quanto c’ era nel nostro territorio, ben consapevoli che quello che stavamo facendo non aveva precedenti nella tradizione vitivinicola di San Severo dove si era sempre prodotto solo vino tranquillo. Noi però volevamo produrre spumante con il metodo Champenoise! E in Puglia siamo stati i primi a farlo, con una certa dose di incoscienza, ma con tanta passione e determinazione. In quei primi anni abbiamo sperimentato l’utilizzo del Bombino Bianco, ma anche del Montepulciano con breve contatto con le bucce per ottenere la base spumante del Rosé.

La nostra cantina è sita fisicamente nel centro storico di San Severo e noi l’abbiamo voluta proprio lì per meglio coniugare la cultura e la storia con il territorio. La nostra cittadina già dalla fine del Settecento era un centro importante del meridione d’Italia per la produzione vinicola e il tessuto architettonico della parte più antica è ricco di palazzi con suggestivi sotterranei adibiti a cantine. Per la stessa ragione, tra i vitigni, abbiamo privilegiato il Bombino Bianco, che entra in tutte le nostre cuvées, presente da secoli (se non millenni) nella nostra zona. Una leggenda racconta che sia stato portato dai Cavalieri Templari di ritorno dalla Terra Santa.

Anche il Montepulciano è parte integrante della nostra storia agricola perché questo vitigno è arrivato da noi con la transumanza dall’ Abruzzo e dal Molise e quindi ormai ci appartiene. Lo utilizziamo perché si presta bene negli assemblaggi e nelle cuvées con il Bombino e per questa ragione è presente in alcune tipologie di bottiglie da noi prodotte.

Il Pinot Nero è stato aggiunto nei primi anni 2000. Anche nel nostro territorio questo vitigno esprime al meglio le sue potenzialità contribuendo alla struttura delle cuvées.

Con la Riserva Nobile facciamo parte dalla prima ora (siamo tra i soci Fondatori) del progetto Bollicine da Uve italiane e ne siamo orgogliosi.”

Il progetto Bollicine da Uve Italiane, insieme a Vini Vulcanici, Vini dell’Angelo, Vini Estremi, Vini delle isole minori e Vini delle Abbazie, è frutto del lavoro di ricerca che Proposta Vini svolge al fine di valorizzare vitigni e vini unici, specificità territoriali e tradizioni enologiche della viticoltura italiana.

Proposta Vini è un’azienda specializzata nella selezione e distribuzione di vini e distillati italiani ed esteri. Una realtà commerciale con sede a Pergine, in provincia di Trento, che opera in Italia da oltre trent’anni e si caratterizza per la particolare attenzione verso aziende che operano nel rispetto e nel mantenimento delle tradizioni dei loro territori d’origine.

www.propostavini.com

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Cultura

“Dint ‘a ‘nuttat”, pensieri e parole d’amore per l’isola d’Ischia

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È un video che racconta le emozioni di un popolo e del viscerale amore per la terra che lo ospita. Un progetto senza alcun scopro di lucro in cui ogni rappresentanza artistica si è offerta disponibile a titolo gratuito con il solo intento di raccontare con occhi, cuore e voce diverse le emozioni di una comunità. A due mesi dall’evento che ha segnato profondamente la popolazione ischitana scuotendone la sensibilità e cambiandone il percepito del quotidiano, un gruppo di amici ed artisti omaggia l’isola e la sua gente con un’opera dall’intenso significato metaforico.

Valentino Federico (autore del testo) Leonardo Bilardi (attore e regista), Anna Buonincontri (Sand Artist dell’Associazione “Mille Sfumature di Sabbia”), Luca Ricci (dell’Aenaria Recordings), Salvatore Vitale (musicista e compositore), sono i nomi che hanno composto questo simposio d’emozioni che domani sarà, dopo un’emozionante attesa, on line.

Ed ancora Valerio Sgarra, Angelo Ricci e Giuseppe Iacono sono stati preziosi consulenti dell’intera idea e della sua realizzazione. Minuziosa attenzione ad ogni fotogramma perché diventi eloquente espressione del messaggio. Appaiono nel video simboli e simbolismi che rimandano al territorio, alla sua gente e alla sua storia. Una musica scritta ad hoc atta ad incorniciare una scenografia poetica ma, allo stesso tempo, reale e riflessiva. Si è cosi’ riusciti, attraverso una metafora, a scartare la retorica.

“Un progetto che nasce dal cuore e dopo un percorso di mente ed arti, approda di nuovo al cuore” così lo descrive Valentino Federico.

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Cronache

‘Dint a nuttata’, il progetto culturale degli ischitani per risvegliare orgoglio e sensibilità isolana

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A due mesi dall’evento che ha segnato profondamente la comunità ischitana scuotendone la sensibilità e cambiandone il percepito del quotidiano, un gruppo di amici ed artisti omaggia l’isola e la sua gente con un’opera dall’intenso significato metaforico: Dint a nuttat.

Valentino Federico (autore del testo) Leonardo Bilardi (attore e regista), Anna Buonincontri (Sand artist dell’Associazione “Mille Sfumature di Sabbia”), Luca Ricci (dell’Aenaria Recordings), Salvatore Vitale (musicista e compositore), sono i nomi che hanno composto questo simposio d’emozioni che domani sarà, dopo un’emozionante attesa, on line. Ed ancora Valerio Sgarra, Angelo Ricci e Giuseppe Iacono sono stati preziosi consulenti dell’intera idea e della sua realizzazione.

 

Minuziosa attenzione ad ogni fotogramma perché diventi eloquente espressione del messaggio. Appaiono nel video simboli e simbolismi che rimandano al territorio, alla sua gente e alla sua storia. Una musica scritta ad hoc ad incorniciare una scenografia poetica ma, allo stesso tempo, reale e riflessiva. Si è cosi’ riusciti, attraverso una metafora, a scartare la retorica.

Un progetto senza alcun scopro di lucro in cui ogni rappresentanza artistica si è offerta disponibile a titolo gratuito con il solo intento di raccontare con occhi, cuore e voce diverse l’emozioni di un popolo.

“Un progetto che nasce dal cuore e dopo un percorso di mente ed arti, approda di nuovo al cuore” così lo descrive Valentino Federico.

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I Sentieri del Bello

“Le prochain amour” ovvero “il prossimo amore”

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Ogni volta che mi trovo a pensare a qualcosa di nuovo che inizia, mi torna in mente questa canzone di Jacques Brel di ben sessant’anni fa. Sembra un ossimoro ma in fondo non lo è. 

“Le prochain amour” ovvero il prossimo amore di cui l’autore ci parla, racconta una serie di sensazioni comuni a tutti noi, la paura, la prudenza, il sapere che tutto potrebbe un giorno finire, che potrebbe andare male anche stavolta (anzi Brel ne è convinto), che “ce prochain amour sera pour moi la prochaine défaite”, la prossima disfatta. Ma nonostante tutto fa bene affrontarlo, fa bene viverlo, fa bene essere innamorati.

E allora potremmo provare ad approcciarci così  anche ad un anno nuovo, con la consapevolezza di chi sa che in qualsiasi caso la vita va amata e va vissuta, con tutto quello che ci porterà.

Valerio Sgarra

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In rilievo

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