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Boccia scrive a Mattarella, ‘io svilita da mesi’

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Un vita “svilita da mesi”, una immagine “fuorviante” data dalla premier Giorgia Meloni che ha reso faticosa “la vita personale e professionale”. In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne Maria Rosaria Boccia scrive al presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiedendo un suo intervento in quanto istituzione super partes per “ripristinare la salvaguardia della dignità di donna lesa e mortificata”.

“Chi Le scrive è una cittadina della Repubblica la cui vita da mesi è sottoposta al tentativo di essere svilita ed annullata da atteggiamenti prevaricatori, favoriti da un particolare e pericoloso sistema d’informazione ancora troppo attento a non pestare i piedi al potere – scrive Boccia, al centro della vicenda che ha portato alle dimissioni dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano – Dalla fine della stagione estiva sono costretta ad assistere quotidianamente ad una mortificazione della mia persona in quanto donna, senza precedenti”.

“L’interrogativo che mi pongo – osserva – e se è possibile che nel nostro Paese possa essere consentito che laddove una donna raggiunga un obiettivo/traguardo con dedizione e sacrificio, debba alimentarsi il sospetto di una propria ‘leggerezza morale’. Questo messaggio altamente allusivo, lontano dall’emancipazione che dovrebbe contraddistinguere i nostri tempi – sottolinea Boccia – assume connotati estremamente violenti se lanciato dalla ‘nostra’ Presidente del Consiglio che, a quanto pare, nel tentativo di salvaguardare le logiche di partito ed alcune scelte infelici è disposta dare in pasto all’intero Paese l’immagine fuorviante di una Donna senza morale capace di chissà quali ‘malefatte’. Inutile rappresentarLe con quale fatica da quel momento stia conducendo la mia vita sia sotto il profilo personale che professionale. Quale mera conseguenza delle parole pronunciate dalla Premier, tutte le porte mi si sono sbarrate improvvisamente nonostante alcuna mia condotta sia stata idonea a giustificare simili reazioni”.

“Ho tentato invano di richiedere l’intervento del Garante – aggiunge – in relazione alla denigratoria campagna d’informazione nei miei confronti mediante la pubblicazione di una serie di notizie destituite di ogni fondamento e senza alcuna preventiva verifica, avvenuta con il solo fine di screditare la mia persona e ledere la mia onorabilità e reputazione”. “Ho deciso di manifestarLe la mia difficoltà in una giornata così particolare e nobile – così Boccia si rivolge a Mattarella – affinchè possa esserci una maggiore sensibilizzazione e meno ipocrisia nel trattare un tema troppo serio ed importante che richiede coraggio, unitamente all’obiettivo di formularLe la richiesta di intervento quale massima Istituzione super partes in modo da ripristinare la salvaguardia della dignità di donna altamente lesa e mortificata anche e soprattutto dalla presa di distanza delle Istituzioni. Per ció che invece riguarda la mia persona, la condanna sociale che si è scelto di infliggermi probabilmente dovró scontarla ancora a lungo, è questa la violenza più dura che sto subendo e contro la quale rischio di non avere la forza di combattere”, conclude nella lettera Maria Rosaria Boccia.

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Crosetto contro La7: “Un mio messaggio privato reso pubblico, grave violazione della riservatezza”

Il ministro della Difesa Guido Crosetto critica La7 per aver reso pubblico un suo messaggio privato inviato a tre interlocutori istituzionali, parlando di violazione della riservatezza.

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È polemica dopo la messa in onda, su La7, di un messaggio privato del ministro della Difesa Guido Crosetto, indirizzato a interlocutori istituzionali. A intervenire è stato lo stesso Crosetto con un post pubblicato su X, nel quale ha espresso forte disappunto per la diffusione di una comunicazione riservata.

“Ho appena visto su La7 un mio messaggio privato indirizzato a persone istituzionali, reso pubblico”, ha scritto il ministro, precisando che il contenuto del messaggio non avrebbe nulla di rilevante o di grave sul piano sostanziale.

“Scelta scorretta e tradimento della fiducia”

Pur ridimensionando la portata del contenuto, Crosetto ha criticato il metodo. Secondo il ministro, la rete televisiva avrebbe dovuto prima chiedere il suo parere sull’opportunità di rendere pubblico quel dialogo. “Scorretta la rete che avrebbe dovuto prima chiedere a chi lo aveva mandato se ritenesse negativo renderlo pubblico”, ha affermato.

Ancora più duro il passaggio sul piano personale: “Per me è ancor più grave il tradimento della riservatezza da parte di qualcuno di cui mi fidavo”, ha aggiunto, lasciando intendere che la diffusione del messaggio sia avvenuta attraverso una violazione della fiducia tra interlocutori istituzionali.

Il messaggio inviato a tre persone

Nel post, Crosetto ha chiarito che quel messaggio era stato inviato “a sole tre persone italiane, con compiti istituzionali”, sottolineando come la sua pubblicazione rappresenti un fatto “molto deludente”, pur non configurando – a suo dire – alcuna questione di rilievo sul piano politico o della sicurezza.

L’appello agli altri media

Il ministro ha infine rivolto un invito agli altri organi di informazione, chiedendo di prendere le distanze dalla scelta editoriale di La7. “Non serve a nulla”, ha scritto Crosetto, ribadendo che la diffusione di comunicazioni private non contribuisce, a suo avviso, a un’informazione utile o di interesse pubblico.

La vicenda riapre il tema del confine tra diritto di cronaca e tutela della riservatezza, soprattutto quando sono coinvolte comunicazioni interne tra rappresentanti delle istituzioni.

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Forza Italia, Tajani dopo il passo indietro di Occhiuto: “Nel partito decide la democrazia”

Antonio Tajani commenta la rinuncia di Roberto Occhiuto a candidarsi alla segreteria di Forza Italia, rivendicando il metodo democratico e il ruolo del confronto interno.

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“Il nostro è un partito dove vige la democrazia”. Così Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ha commentato la decisione di Roberto Occhiuto di non candidarsi alla segreteria del partito.

Intervenendo a margine di un evento di Forza Italia dedicato al tema della giustizia, Tajani ha ribadito che il funzionamento interno del partito è regolato da congressi e partecipazione diretta degli iscritti. “Chi vuole partecipare partecipa, chi non vuole non partecipa. Chi vuole candidarsi segretario si candida, chi non vuole non si candida”, ha affermato.

Il percorso congressuale e il ruolo degli iscritti

Tajani ha ricordato che tutti gli iscritti, circa 250mila, sono chiamati a votare personalmente. I congressi comunali, provinciali e regionali prevedono una partecipazione diretta della base, mentre nei congressi provinciali vengono eletti i delegati per il congresso nazionale.

Un modello che, secondo il leader azzurro, garantisce confronto e pluralismo: “Essendoci la partecipazione diretta e il dibattito, tutti sono i benvenuti con le loro idee”.

Occhiuto e il dibattito interno

Nel suo intervento, Tajani ha anche sottolineato il ruolo di Occhiuto all’interno del partito. In qualità di vicesegretario, ha spiegato, è “corresponsabile di ciò che accade nel partito” e fa bene a presentare proposte, così come fanno gli altri dirigenti e vice segretari.

Il leader di Forza Italia ha citato, tra gli altri, Bergamini, Cirio, Benigni, Moratti e i capigruppo Gasparri, Barelli e Martusciello, rivendicando un confronto diffuso e continuo tra i vertici e la base.

“Il dibattito arricchisce il partito”

Tajani ha infine rivendicato il valore del confronto interno come elemento di forza. “Ben venga il dibattito all’interno del partito, sono contento quando arrivano proposte per arricchire i nostri contenuti”, ha detto, spiegando che le giornate di lavoro in corso servono a rilanciare contenuti e valori di Forza Italia.

Un messaggio volto a ridimensionare le letture polemiche sulla rinuncia di Occhiuto e a ribadire l’immagine di un partito che, nelle intenzioni della leadership, punta su partecipazione, pluralismo e dialettica interna.

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Caso Robinson-Salvini: polemiche dopo l’incontro al ministero dei Trasporti

Scoppia la polemica dopo la foto diffusa da Tommy Robinson che lo ritrae con Matteo Salvini al ministero dei Trasporti. Dure reazioni dalle opposizioni.

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Diventa un caso politico l’immagine pubblicata su X da Tommy Robinson, 42 anni, esponente dell’ultradestra extraparlamentare britannica anti-migranti e anti-islamica. Nello scatto Robinson sorride mentre stringe la mano al vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, all’interno del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Nel post Robinson ha definito Salvini “un leader coraggioso” e “un uomo forte d’Europa”. L’attivista, il cui vero nome è Stephen Yaxley-Lennon, è noto per posizioni radicali ed è stato in passato coinvolto in diversi procedimenti giudiziari e periodi di detenzione. Viene inoltre considerato vicino a Elon Musk.

Le critiche delle opposizioni

Durissima la reazione del Partito Democratico. Matteo Orfini parla di “ulteriore passo nell’involuzione della Lega”, definendo Robinson “un agitatore neofascista” e contestando la scelta di riceverlo in una sede istituzionale. Orfini chiede inoltre chiarimenti su un uomo con il volto oscurato che compare in un video dell’incontro.

Interviene anche Nicola Fratoianni, che chiama in causa il ministro degli Esteri Antonio Tajani, domandando se il governo ritenga accettabile l’incontro.

Il richiamo alla Costituzione

Sulla stessa linea Chiara Gribaudo, che richiama i principi antifascisti della Costituzione italiana e contesta l’invito a Robinson in un luogo istituzionale, definendolo contrario ai valori democratici sanciti dalla Carta.

Il contesto politico

Le opposizioni collegano l’episodio anche al contesto parlamentare dei prossimi giorni, sottolineando che, sempre per iniziativa della Lega, Casapound potrà tenere una conferenza stampa alla Camera.

Al momento, da parte del ministro Salvini non sono arrivate repliche ufficiali alle critiche. L’episodio resta al centro del dibattito politico, con richieste di chiarimenti sull’opportunità e sulle modalità dell’incontro avvenuto al ministero.

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