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Bmw anticipa 25 modelli elettrici, c’è una sorta di dieselgate in Daimler

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L’industria automobilistica tedesca e’ in pieno fermento da transizione, con un piede nel passato che non si decide a passare – il dieselgate che torna a fare capolino in Daimler – e uno nel futuro – l’auto elettrica, che richiede investimenti consistenti in infrastrutture. Ed e’ proprio nel giorno in cui si apre il tavolo sulla mobilita’ del futuro in cancelleria con i vertici della politica, alla presenza di Angela Merkel e della dirigenza della Grande Coalizione, Bmw fa sapere che l’uscita di 25 nuovi modelli elettrici sara’ anticipata di due anni, dal previsto 2025 al 2023. L’obiettivo del Ceo Harald Krueger e’ mettere sul mercato ogni anno un trenta per cento di auto elettriche in piu’.

L’indiscrezione, resa nota da fonti vicine all’azienda a Frankfurter Allgemeine Zeitung non e’ stata commentata ufficialmente dalla sede di Monaco. Ma il messaggio, ancora una volta, e’ chiaro. L’industria si mette a disposizione del cambiamento ma la politica deve fare la sua parte. “La trasformazione della mobilita’ e’ il compito di una comunita’ e questa responsabilita’ deve essere assunta dalla politica e dall’industria” dice il numero uno dell’associazione dell’industria automobilistica VDA, Bernhard Matters a Handelsblatt. La politica deve aiutare a superare gli ostacoli infrastrutturali, a partire dall’offrire spazi per le colonnine delle ricariche di elettricita’ dell’auto elettrica. Tra i 7 e i 10 milioni di auto elettriche potrebbero essere messe a in circolazione da Bmw, Daimler e Ww entro il 2030 se lo Stato si impegna a investire in modo massiccio in colonnine di ricarica, sconti e agevolazioni per favorire l’acquisto, fanno sapere i boss dell’auto al governo alla vigilia dell’incontro. Anche il tema ambientale, cosi’ presente nel dibattito pubblico tedesco, diventa un oggetto di trattativa. Va bene la tassa sulle emissioni della CO2 ma solo a patto che si orienti il mercato verso l’auto elettrica.

“Una politica dei prezzi della CO2 puo’ essere un contributo sensato se spinge verso l’innovazione e verso l’investimento in tecnologie povere di anidride carbonica” si legge nel documento programmatico dei boss dell’auto. Intanto il dieselgate torna a bussare alla porta di Daimler, che ha ricevuto dalla motorizzazione tedesca la richiesta ufficiale per un richiamo di 60.000 Suv diesel del tipo Mercedes-Benz GLK 220 prodotte tra il giugno 2012 e il giugno 2015. L’accusa e’ di aver installato un meccanismo di disinnesco automatico non consentito nell’impianto che controlla il rilascio dei gas di scarico. L’azienda di Stoccarda ha annunciato ricorso ma questo non basta a rassicurare la borsa che oggi ha punito il titolo, dopo l’annuncio di un possibile impatto degli sviluppi del dieselgate sull’utile operativo del 2019.

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Lutto nel mondo dell’aerospazio, è morta a 101 anni la scienziata Katherine Johnson

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E’ morta a 101 anni Katherine Johnson, la matematica che lavorò nelle prime missioni spaziali della Nato e la cui storia è stata raccontata nel film ‘Il diritto di contare’ di Theodore Melfi. La scienziata è stata tra le prime donne afroamericane a lavorare nell’agenzia, che ha annunciato il suo decesso su Twitter celebrando “il suo lascito di eccellenza che abbatté barriere razziali e sociali”.

Sino al 1958, Johnson e altre donne lavoravano in un’unità segregata, riservata alle persone afrodiscendenti, in quello che ora è il Langley Research Center in Hampton, in Virginia. Nel 1961 lavorò alla prima missione che portò gli statunitensi nello spazio; l’anno successivo verificò i calcoli che tracciarono le orbite terrestri dell’astronauta John Glenn. Johnson era chiamata “computer”, incaricata di calcolare a mano le traiettorie dei razzi e le orbite terrestri, nei primi anni della Nasa. All’età di 97 anni la matematica ricevette la Medaglia presidenziale della libertà, massima onoreficenza civile degli Stati Uniti. Il film di Melfi nel 2016 ha ricevuto varie candidatire ai premi Oscar e ai Golden Globe, tra gli altri premi.

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Cybersecurity, accordo Polizia di Stato e Siot per arginare i crimini informatici

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E’ stata firmata a Roma la convenzione tra Polizia e la Società Italiana per l’Oleodotto Transalpino S.p.A. per la prevenzione e il contrasto dei crimini informatici che hanno ad oggetto i sistemi e servizi informativi di aziende di particolare rilievo per il paese. “La convenzione, – fa sapere una nota della Polizia – firmata dal Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Franco Gabrielli e dal Presidente di SIOT S.p.A. Alessio Lilli, rientra nell’ambito delle direttive impartite dal Ministro dell’Interno per il potenziamento dell’attività di prevenzione alla criminalità informatica attraverso la stipula di accordi con gli operatori che gestiscono tecnologie avanzate”. SIOT SpA, società leader nel settore del trasporto dell’energia e delle infrastrutture, costituita nel 1964, ha il compito di gestire il tratto italiano dell’Oleodotto Transalpino lungo 145 km. La SIOT è inoltre il primo terminalista del Porto di Trieste, con oltre 41 milioni di tonnellate di greggio scaricato all’anno e lavora in sinergia con le società del Gruppo TAL presenti in Austria e in Germania per portare il greggio alle raffinerie ed ai sistemi collegati svolgendo quindi attività ritenute essenziali per il sistema Paese e rappresenta un’infrastruttura di interesse nazionale e, pertanto, risulta necessario assicurare l’integrità dei sistemi informatici funzionali al perseguimento della mission aziendale.

“L’accordo – spiega ancora la nota della Polizia – rappresenta una tappa significativa nel processo di costruzione di una fattiva collaborazione tra pubblico e privato: un progetto che, in considerazione dell’insidiosità delle minacce informatiche e della mutevolezza con la quale esse si realizzano, risulta essere strumento essenziale per la realizzazione di un efficace sistema di contrasto al cybercrime, basato quindi sulla condivisione informativa e sulla cooperazione operativa”. Per la Polizia tale compito viene assicurato dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni che da anni si occupa della tutela delle reti informatiche di realtà, sia pubbliche che private, di rilievo nazionale e di importanza strategica per il paese. Alla firma della convenzione erano, inoltre, presenti per il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il Direttore Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, delle Comunicazioni e per i Reparti Speciali della Polizia di Stato Armando Forgione e il Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni Nunzia Ciardi, mentre per SIOT SpA erano presenti il Presidente Alessio Lilli, Tullio Cantisani, ICT Manager Italia e Paola Pasin, PR Global.

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Commissione Ue, si va verso precisi paletti sull’Intelligenza artificiale

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La rivoluzione dell’intelligenza artificiale e’ alle porte dell’Unione europea e ne modellera’ il futuro. Ma prima servono norme chiare e vincolanti, una valutazione attenta dei rischi e un’accelerata sull’interoperabilita’ dei dati con la creazione di un vero mercato unico. Bruxelles si prepara al cambio dei paradigmi digitali pubblicando domani il suo ‘white paper’ sull’intelligenza artificiale e una strategia riguardo i dati, accanto ad una comunicazione generale sulla definizione del futuro digitale europeo. E con l’idea di sviluppare un quadro legislativo per le tecnologie emergenti (Intelligenza Artificiale e Internet of Things su tutte) che abbia l’uomo al centro e aprire allo scambio dei dati in Ue e’ l’imperativo. A finire sotto la lente Ue sono per prime le applicazioni ‘ad alto rischio’, vale a dire tutte quelle tecnologie che potrebbero costituire una minaccia per i diritti fondamentali, impiegate in settori sensibili come le indagini di polizia, l’assistenza sanitaria e i trasporti. La volonta’ di Bruxelles e’ esaminarle prima e regolamentarle subito dopo. Come? Definendo una ‘scala di rischio’ e diverse tipologie di requisiti legali obbligatori, tra cui la trasparenza, da imporre a sviluppatori e professionisti dell’intelligenza artificiale. E a finire tra i sistemi ad ‘alto rischio’ l’indiziato numero uno e’ il riconoscimento facciale. Bruxelles sembra avere accantonato l’idea di metterne al bando per cinque anni l’utilizzo nei luoghi pubblici – complice forse anche la contrarieta’ del Ceo di Google, Sundar Pichai – a un divieto totale. Ma resta la riserva di legge per i governi. L’attuale regime di punta per la protezione dei dati Ue (Gdpr) rende infatti illegale l’identificazione automatica attraverso la tecnologia poiche’ non e’ possibile ottenere il consenso esplicito delle persone, ma vi sono esenzioni per quanto riguarda le questioni di pubblica sicurezza. L’applicazione e’ gia’ presente negli smartphone e nei controlli passaporti negli aeroporti. Ma il suo uso da remoto, anche da parte delle autorita’ pubbliche, sta diventando sempre piu’ controverso nello sviluppo dell’Intelligenza artificiale, esempio ne sono le proteste anti-governative ad Hong Kong. A Bruxelles servira’ ancora un po’ di tempo prima di decidere come legiferare sul tema, ma la direzione e’ chiara: esplorare con gli Stati membri e le industrie se aggiungere nuove eccezioni e limitarne ancora di piu’ l’uso.

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