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Blackout in Ucraina nel gelo record, mentre proseguono i colloqui diplomatici tra Russia e Stati Uniti

L’Ucraina colpita da un esteso blackout nel pieno dell’ondata di gelo. Intanto a Miami colloqui tra Russia e Stati Uniti, ma Zelensky frena: senza un incontro diretto tra leader nessun accordo sui territori.

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L’Ucraina è rimasta per ore senza elettricità a causa di un grave guasto tecnico alla rete nazionale, nel pieno dell’ondata di gelo più intensa dell’inverno. A Kiev le temperature sono scese fino a -12 gradi, aggravando le difficoltà di una popolazione già provata da anni di guerra e da infrastrutture energetiche indebolite.

Secondo le autorità, il blackout è stato causato dalla disconnessione simultanea di due linee ad alta tensione, che ha innescato un effetto a catena sulla rete elettrica e l’attivazione dei sistemi di protezione automatica nelle sottostazioni. Le conseguenze si sono estese anche alla Moldavia.

Servizi essenziali in difficoltà, metro ferma a Kiev

L’assenza di energia ha colpito pompe dell’acqua, riscaldamenti, trasporti e servizi essenziali. Nella capitale l’intera rete della metropolitana è stata temporaneamente sospesa, comprese le scale mobili, causando pesanti disagi alla circolazione. Le forniture elettriche sono state progressivamente ripristinate a Kiev e nelle regioni di Kiev e Dnipropetrovsk, ma le autorità avvertono che la situazione resta fragile.

Il sindaco Vitaly Klitschko ha parlato dei “giorni più difficili” per la città, sottolineando il ruolo decisivo dei generatori forniti dagli alleati europei per garantire i servizi di base durante il freddo estremo.

Tregua energetica parziale, ma continuano gli attacchi

L’episodio ha riacceso l’attenzione sulla vulnerabilità delle infrastrutture energetiche, anche durante la tregua temporanea sugli attacchi russi al settore. La notte precedente, la Russia ha lanciato 85 droni contro l’Ucraina: 65 sono stati abbattuti o neutralizzati dalla difesa aerea, ma danni sono stati segnalati in 13 località, secondo l’Aeronautica ucraina.

Colloqui a Miami tra emissari russi e americani

Sul piano diplomatico, a Miami si sono svolti nuovi colloqui tra l’inviato del Cremlino Kirill Dmitriev e una delegazione americana guidata dall’inviato speciale Steve Witkoff. Entrambe le parti hanno definito gli incontri “produttivi e costruttivi”.

Alla riunione hanno partecipato anche il segretario al Tesoro Scott Bessent, Jared Kushner e il consigliere senior della Casa Bianca Josh Gruenbaum. Witkoff ha affermato che Washington è “incoraggiata” dal confronto e dalla disponibilità di Mosca a lavorare per una soluzione del conflitto.

Zelensky scettico: “Serve un contatto diretto tra leader”

In vista del nuovo round negoziale previsto domani ad Abu Dhabi, che dovrebbe svolgersi in formato bilaterale tra Russia e Ucraina senza gli Stati Uniti, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky mantiene una linea prudente.

Secondo Zelensky, senza un incontro diretto con il presidente russo non sarà possibile trovare un’intesa sulle questioni territoriali, in particolare sulla richiesta di Mosca di cessione del Donbass. Una posizione che evidenzia come, nonostante i segnali di dialogo, il quadro diplomatico resti incerto e lontano da una soluzione condivisa.

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Ucraina, Zakharova: “Ogni passo verso la soluzione del conflitto è importante”

La portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova afferma che ogni passo verso la risoluzione del conflitto ucraino è di grande importanza.

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Tutti gli sforzi che possano contribuire alla risoluzione del conflitto in Ucraina sono considerati di grande importanza da Mosca.

A dichiararlo è stata Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, commentando i negoziati trilaterali in corso a Ginevra.

Il riferimento ai colloqui trilaterali

Zakharova, intervenendo alla radio Sputnik, ha affermato che qualsiasi passo capace di guidare il processo verso una soluzione della crisi rappresenta un elemento rilevante.

Le dichiarazioni arrivano nel contesto degli sforzi diplomatici internazionali volti a favorire un’intesa tra le parti coinvolte nel conflitto.

Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle posizioni negoziali o su eventuali sviluppi concreti dei colloqui.

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Perù, destituito il presidente ad interim José Jerí: nuova crisi politica a pochi mesi dal voto

Il Parlamento del Perù destituisce il presidente ad interim José Jerí per presunto traffico di influenze. Nuova fase di instabilità politica a Lima.

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Il Parlamento del Perù ha destituito il presidente ad interim José Jerí al termine di un procedimento di impeachment per presunto traffico di influenze e presunte assunzioni irregolari.

La mozione di censura, presentata dall’opposizione, è stata approvata con 75 voti favorevoli, 24 contrari e tre astensioni. L’assemblea ha quindi dichiarato vacante l’incarico di Capo dello Stato in attesa dell’elezione di un nuovo presidente del Parlamento che assuma anche la guida della Repubblica.

Il meccanismo istituzionale e il ruolo del Parlamento

Jerí esercitava la presidenza ad interim in quanto presidente del Congresso, subentrato dopo la destituzione di Dina Boluarte nell’ottobre 2025.

Con l’approvazione della mozione, Jerí è stato rimosso dalla carica parlamentare, perdendo automaticamente la facoltà di esercitare la funzione presidenziale.

Poco prima del voto aveva respinto ogni accusa, minimizzando il cosiddetto “chifagate”, lo scandalo legato a presunti incontri riservati con imprenditori cinesi, definendolo un errore formale.

Verso un nuovo presidente ad interim

La votazione per eleggere il nuovo presidente del Parlamento è stata convocata per domani. L’attuale vicepresidente del Congresso, Fernando Rospigliosi, aveva già annunciato che non avrebbe assunto la presidenza in caso di approvazione della mozione.

Il Paese si trova così a vivere l’ennesima transizione politica, con otto presidenti succedutisi negli ultimi dieci anni.

Elezioni imminenti e clima di instabilità

La nuova guida ad interim sarà chiamata a traghettare il Perù fino a luglio 2026, quando entrerà in carica il presidente che verrà eletto nelle consultazioni generali previste ad aprile.

Nonostante la crisi istituzionale, diversi analisti locali ritengono improbabile una stagione di proteste violente come quella seguita alla destituzione di Pedro Castillo nel dicembre 2022, quando le manifestazioni furono represse con un bilancio di oltre 70 vittime.

La situazione resta tuttavia delicata, in un contesto segnato da instabilità politica ricorrente e forte polarizzazione interna.

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Uomo armato vicino al Campidoglio, arrestato 18enne con fucile carico

Un diciottenne armato di fucile è stato arrestato vicino al Campidoglio degli Stati Uniti. Crescono le minacce contro i membri del Congresso.

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Un diciottenne armato di fucile è stato arrestato a un isolato dal Campidoglio degli Stati Uniti dopo essere sceso dalla propria auto e aver iniziato a correre verso l’edificio.

Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, il giovane è stato immediatamente affrontato dagli agenti della United States Capitol Police, che gli hanno intimato di gettare l’arma. Il sospettato avrebbe obbedito, si sarebbe sdraiato a terra ed è stato preso in custodia senza che venissero esplosi colpi.

Fucile carico e equipaggiamento tattico

Il capo della polizia del Capitol, Michael Sullivan, ha spiegato in conferenza stampa che il fucile era carico e che il giovane indossava un giubbotto tattico e guanti tattici. Aveva inoltre con sé ulteriori munizioni.

All’interno dell’auto sarebbero stati trovati un casco in kevlar e una maschera antigas. Le autorità non hanno reso nota l’identità del sospettato.

Minacce in aumento contro il Congresso

L’episodio si inserisce in un contesto di crescente allarme per la sicurezza dei membri del Congresso. Secondo i dati forniti dalla polizia del Capitol, lo scorso anno sono stati aperti quasi 15.000 casi di valutazione delle minacce, con un incremento di circa il 60% rispetto ai 9.474 casi registrati nel 2024.

Le indagini sono in corso per chiarire le intenzioni del giovane e verificare eventuali collegamenti o motivazioni.

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