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Binaghi crede nell’impresa di Cobolli: «Se fa emergere i fantasmi di Zverev può vincere»
Il presidente della Fitp Angelo Binaghi presenta la finale del Roland Garros tra Flavio Cobolli e Alexander Zverev. Il tedesco è favorito, ma il peso delle occasioni perdute potrebbe offrire all’italiano la possibilità di una nuova impresa.
Il favorito è Alexander Zverev, ma la pressione è tutta sulle sue spalle. Flavio Cobolli può invece entrare sul Philippe-Chatrier con la leggerezza di chi ha già superato ogni previsione e con la consapevolezza che, nel tennis italiano di questi anni, nulla sembra più impossibile.
È la lettura di Angelo Binaghi, presidente della Federazione italiana tennis e padel dal 2001, alla vigilia della finale del Roland Garros tra il ventiquattrenne romano e il numero tre del mondo.
«Per Flavio deve essere una festa, ma deve cercare di portare la partita il più avanti possibile», osserva Binaghi. Perché se il match diventasse lungo, teso e imprevedibile, Cobolli potrebbe insinuare nella mente del tedesco i dubbi accumulati durante le finali Slam già perdute.
Zverev favorito ma obbligato a vincere
Zverev arriva alla finale da favorito per esperienza, classifica e precedenti. Il tedesco conduce 3-1 nei confronti diretti e ha già disputato tre finali del Grande Slam, perdendole tutte.
Ha ceduto agli Us Open 2020, al Roland Garros 2024 e agli Australian Open 2025. A Parigi cerca dunque il primo titolo Major della carriera, in una parte del tabellone dalla quale sono usciti prematuramente Jannik Sinner e Carlos Alcaraz.
Proprio per questo, secondo Binaghi, Zverev avrà addosso una pressione enorme.
«Quando gli ricapita una finale Slam contro un ventiquattrenne alla prima esperienza? Se non vince oggi, rischia di vedere chiudersi la sua finestra», sostiene il presidente federale.
Cobolli non ha nulla da perdere. Ha già conquistato il miglior risultato della carriera e l’ingresso nella top 10 mondiale.
Cobolli sa già come batterlo
Il divario sulla carta non elimina le possibilità dell’italiano. Cobolli ha sconfitto Zverev nel 2026 sulla terra rossa di Monaco, prima di perdere nettamente il successivo confronto a Madrid.
Quel successo rappresenta una traccia tecnica e psicologica. L’azzurro dovrà reggere il servizio del tedesco, evitare che il numero tre del mondo possa comandare con il rovescio e allungare gli scambi sfruttando atletismo e diritto.
«Se gli insinua il dubbio, se gli fa emergere i fantasmi e rende la partita sporca, allora si può fare davvero», spiega Binaghi.
La freschezza può aiutare Cobolli, arrivato in finale senza giocare la semifinale dopo il ritiro per malattia di Matteo Arnaldi. Resta però l’incognita del ritmo agonistico interrotto proprio alla vigilia della sfida più importante.
Il ritiro di Arnaldi e i limiti superati
Binaghi inserisce il malessere accusato da Arnaldi in un quadro più ampio. Lorenzo Musetti è stato fermato dai problemi fisici, Matteo Berrettini ha dovuto ritirarsi, Jasmine Paolini si è infortunata e Sinner è apparso stanco.
Secondo il presidente, il clima di entusiasmo che accompagna il tennis italiano può spingere gli atleti oltre i propri limiti.
Arnaldi aveva affrontato quattro partite molto impegnative al meglio dei cinque set. Uno sforzo capace di indebolire il fisico e rendere più difficile reagire a un’infezione.
«Sono effetti collaterali di un momento di esaltazione totale», osserva Binaghi. Una lettura che non riduce il valore della cavalcata di Arnaldi, arrivato fino alla prima semifinale Slam della carriera prima di essere costretto al forfait.
Il modello italiano nato contro il centralismo
Il successo attuale affonda le proprie radici anche nella trasformazione organizzativa voluta dalla Federazione.
Binaghi ricorda quando, ancora giovane allenatore in Sardegna, chiese un aiuto federale per seguire due promettenti under 16, Stefano Mocci e Anna Floris. La risposta fu la possibilità di una convocazione nel centro federale di Riano e un contributo successivamente ritirato dopo il suo schieramento contro i vertici dell’epoca.
Quell’esperienza lo convinse della necessità di superare un modello centralizzato, nel quale i migliori giovani erano costretti a trasferirsi lontano dalle famiglie e dai tecnici che li avevano formati.
La Fitp ha progressivamente scelto di sostenere giocatori, allenatori e strutture sul territorio, lasciando agli atleti maggiore autonomia e affiancandoli nei percorsi tecnici e internazionali.
Sinner e la forza dell’esempio
Per Binaghi, però, nessuna organizzazione sarebbe sufficiente senza il valore dei giocatori.
Il principale motore del movimento è diventato Jannik Sinner. Non soltanto per i titoli e la posizione nel ranking, ma per il messaggio trasmesso attraverso il comportamento quotidiano.
Il presidente richiama la scelta di Sinner di restare in campo e provare a competere fino alla fine anche quando le condizioni fisiche non erano ideali, senza cercare scuse.
Il lavoro, l’etica e il sacrificio hanno sostituito l’antico stereotipo del tennista italiano talentuoso ma discontinuo.
Secondo Binaghi, la normalità con cui Sinner affronta allenamenti, successi e difficoltà è diventata un riferimento per tutti i giovani del movimento.
Da Fognini e Berrettini alla nuova generazione
Il cambiamento non è iniziato soltanto con il numero uno italiano.
Fabio Fognini e Matteo Berrettini hanno rappresentato, in epoche diverse, una prima evoluzione del giocatore azzurro. Hanno dimostrato che gli italiani potevano competere stabilmente contro i migliori e ottenere risultati importanti anche fuori dalla terra battuta.
Sinner ha portato quella trasformazione a un livello superiore. Dietro di lui sono cresciuti Musetti, Cobolli, Arnaldi e una generazione che affronta i tornei più importanti senza percepirsi inferiore.
La presenza di Cobolli nella finale parigina, dopo la semifinale tutta italiana sfumata per il ritiro di Arnaldi, conferma la profondità raggiunta dal movimento.
Binaghi tifoso prima che dirigente
Il presidente federale non nasconde di vivere le partite con un coinvolgimento lontano dalla tradizionale compostezza istituzionale.
Durante il quarto di finale vinto da Cobolli contro Felix Auger-Aliassime, i dirigenti canadesi presenti in tribuna lo avrebbero osservato con una certa sorpresa.
«Io non sono un esperto, sono un tifoso dei nostri giocatori», ammette.
Una passione che accompagna Binaghi dalla giovinezza e che, dopo venticinque anni di presidenza, non sembra essersi attenuata.
Dopo Parigi c’è Wimbledon
Qualunque sia il risultato della finale, il tennis italiano guarda già alla stagione sull’erba.
Binaghi spera di ritrovare a Wimbledon un Sinner riposato e in buone condizioni, insieme a Musetti e agli altri azzurri. Cobolli arriverà a Londra con una nuova dimensione internazionale, forte della prima finale Slam e di un posto tra i primi dieci del mondo.
Ogni torneo del Grande Slam può ormai diventare quello giusto per un italiano. Ciò che fino a pochi anni fa rappresentava un’eccezione è diventato quasi un appuntamento abituale.
Prima, però, resta una finale da giocare. Zverev ha esperienza, classifica e obbligo di vincere. Cobolli ha entusiasmo, coraggio e la libertà di tentare l’impossibile.
Ed è proprio questa differenza di pressione che, secondo Binaghi, può trasformare una festa italiana in un’impresa storica.
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Processo Maradona, lite furiosa tra gli avvocati: udienza sospesa e intervento della sicurezza
Alta tensione al processo per la morte di Diego Armando Maradona. Gli avvocati Fernando Burlando e Francisco Oneto si sono affrontati tra insulti e minacce durante la deposizione di un testimone. Il giudice ha sospeso l’udienza e ammonito entrambi i legali.
Alta tensione nell’aula del tribunale di San Isidro, nella provincia di Buenos Aires, dove è in corso il nuovo processo sulla morte di Diego Armando Maradona. Un acceso scontro tra due avvocati ha costretto il giudice a sospendere temporaneamente l’udienza e a richiedere l’intervento del personale di sicurezza.
Protagonisti del diverbio sono stati Fernando Burlando, legale che rappresenta le figlie Dalma e Giannina Maradona, e Francisco Oneto, difensore del neurochirurgo Leopoldo Luque, uno dei principali imputati.
La deposizione e i continui «non ricordo»
La tensione è esplosa durante la testimonianza di un uomo che, sollecitato dalle domande della parte civile, avrebbe risposto ripetutamente di non ricordare circostanze considerate rilevanti.
Burlando ha manifestato apertamente la propria insofferenza per la reticenza del testimone. Ne è nato un duro confronto con Oneto, che ha contestato le modalità dell’interrogatorio e la condotta del collega.
Dagli scambi verbali si è rapidamente passati agli insulti e alle minacce. Secondo le ricostruzioni dei media argentini, uno dei legali avrebbe urlato «cretino, vieni fuori», ricevendo come risposta l’appellativo di «pagliaccio».
Lo scontro prosegue fuori dall’aula
Il tribunale ha disposto una pausa nel tentativo di ristabilire l’ordine, ma il confronto sarebbe proseguito anche nei corridoi del palazzo di giustizia.
I due avvocati sarebbero arrivati quasi al contatto fisico, rendendo necessario l’intervento degli addetti alla sicurezza per separarli. Successivamente sono stati convocati e ammoniti dai giudici, che hanno prospettato una possibile espulsione dal processo qualora si verificassero nuovi episodi simili.
Il dibattimento è ripreso dopo oltre un’ora, in un clima rimasto comunque molto teso.
Sette sanitari sotto processo
Il procedimento, iniziato nuovamente nell’aprile 2026 dopo l’annullamento del primo dibattimento, riguarda sette componenti dello staff sanitario che assistette Maradona durante il ricovero domiciliare successivo all’intervento chirurgico per la rimozione di un ematoma subdurale.
Tra gli imputati figurano il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov e altri professionisti coinvolti nell’organizzazione e nella gestione dell’assistenza. Sono accusati di omicidio con dolo eventuale, contestazione che dovrà essere valutata dal tribunale nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.
L’accusa: «Un’indifferenza letale»
Maradona morì il 25 novembre 2020, a sessant’anni, nella casa di Tigre dove era stato trasferito dopo l’operazione. Secondo l’accusa, le condizioni dell’ex capitano del Napoli sarebbero progressivamente peggiorate senza che venisse disposto il trasferimento in una struttura adeguatamente attrezzata.
Nella presentazione del caso, i pubblici ministeri hanno descritto il ricovero domiciliare come segnato da gravi carenze, sostenendo che Maradona avrebbe mostrato segnali critici molte ore prima della morte e che un intervento tempestivo avrebbe potuto salvarlo.
Si tratta della tesi dell’accusa, contestata dalle difese e ancora sottoposta all’esame del tribunale.
Il nuovo processo dopo lo scandalo del 2025
Il primo processo era stato annullato nel maggio 2025 dopo lo scandalo che aveva coinvolto la giudice Julieta Makintach, accusata di avere partecipato senza autorizzazione alla realizzazione di una produzione audiovisiva sul procedimento.
Il nuovo dibattimento è ripartito da zero davanti a un diverso collegio giudicante. Dopo quattro mesi di deposizioni, il processo si avvicina alle sue fasi conclusive, ma lo scontro tra gli avvocati conferma il clima estremamente acceso nel quale si sta cercando di accertare la verità sulle ultime ore di Diego Armando Maradona.
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Mondiali 2026, la Spagna vola in finale: Francia battuta 2-0, Yamal trascina le Furie Rosse
La Spagna conquista la finale della Coppa del Mondo battendo 2-0 la Francia a Dallas. Decisivi Oyarzabal su rigore e Pedro Porro nella ripresa. Lamine Yamal è ancora protagonista, mentre la squadra di De la Fuente raggiunge la finale con il record di 37 partite consecutive senza sconfitte.
La Spagna torna a giocarsi il titolo mondiale sedici anni dopo l’ultima volta. Nella prima semifinale della Coppa del Mondo 2026, disputata a Dallas davanti a oltre 70 mila spettatori, la nazionale di Luis de la Fuente supera con autorità la Francia per 2-0, conquistando con pieno merito l’accesso alla finale.
A decidere l’incontro sono il rigore trasformato da Mikel Oyarzabal nel primo tempo e il raddoppio del difensore Pedro Porro nella ripresa. Ma il volto della serata è ancora una volta Lamine Yamal, imprendibile per la difesa francese e protagonista dell’azione che ha sbloccato il match.
Yamal illumina, Oyarzabal non sbaglia
La Spagna parte con il consueto possesso palla, mentre la Francia prova ad aggredire alta. I Bleus si rendono pericolosi nei primi minuti con Barcola e Mbappé, ma senza riuscire a impensierire realmente Unai Simón.
La svolta arriva al 20′. Yamal anticipa Digne su un pallone in area e viene colpito in ritardo dal difensore francese. L’arbitro indica il dischetto e Oyarzabal trasforma con freddezza il rigore dell’1-0, firmando il suo quinto gol nel torneo.
La rete mette definitivamente la partita sui binari preferiti dagli spagnoli, che continuano a gestire il possesso e sfiorano il raddoppio prima dell’intervallo.

Francia senza idee, Pedro Porro chiude i conti
Nella ripresa Didier Deschamps prova a cambiare volto alla squadra con alcune sostituzioni, ma la Francia continua a soffrire il palleggio delle Furie Rosse.
Il colpo del definitivo 2-0 arriva al 58′. Pedro Porro dialoga con Dani Olmo, si inserisce nell’area francese e batte Maignan con una conclusione potente e precisa.
La Spagna controlla senza particolari affanni. Yamal trova anche la rete del possibile 3-0, annullata per fuorigioco, mentre Mbappé resta l’unico a tentare una reazione per una Francia apparsa irriconoscibile rispetto alle precedenti uscite del torneo.
De la Fuente eguaglia il record dell’Italia di Mancini
Con questo successo, la nazionale iberica raggiunge la finale mondiale confermando il suo straordinario momento di forma. Luis de la Fuente arriva infatti a 37 partite consecutive senza sconfitte, eguagliando il primato stabilito dall’Italia di Roberto Mancini.
Il commissario tecnico raccoglie i frutti di un progetto tecnico fondato sul possesso palla, sull’intensità e sull’esplosione di una nuova generazione di talenti, guidata proprio da Lamine Yamal.
Ora la finale
Per la Spagna sarà la prima finale mondiale dopo il trionfo del 2010 in Sudafrica. Gli iberici attendono ora di conoscere l’avversaria che uscirà dalla seconda semifinale tra Argentina e Inghilterra.
Per la Francia, invece, termina una corsa che alla vigilia sembrava poter portare fino all’ultimo atto. Mbappé e compagni escono dal torneo senza riuscire a esprimere il calcio brillante mostrato nei turni precedenti, neutralizzati dalla superiorità tecnica e tattica di una Spagna che si conferma una delle grandi protagoniste del calcio mondiale.
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Inghilterra-Argentina, Tuchel elogia Messi ma avverte: «Siamo pronti, giocheremo secondo il nostro stile»
Thomas Tuchel riconosce il ruolo decisivo di Lionel Messi alla vigilia della semifinale mondiale tra Inghilterra e Argentina, ma rivendica l’ambizione e la forza della sua squadra: «Non ci accontentiamo, siamo pronti».
Thomas Tuchel riconosce la grandezza di Lionel Messi, ma assicura che l’Inghilterra non affronterà la semifinale mondiale contro l’Argentina con timore reverenziale.
Alla vigilia di una delle partite più attese dei Mondiali 2026, il commissario tecnico inglese ha definito il capitano argentino un calciatore «incredibile», capace di diventare il leader e l’uomo più importante di qualsiasi squadra nella quale giochi.
Tuchel: «Messi è il leader, ma siamo pronti»
«È il leader e il giocatore più importante in qualsiasi squadra giochi, ma noi siamo pronti», ha dichiarato Tuchel.
Il tecnico ha riconosciuto che l’Argentina presenta numerosi elementi capaci di creare preoccupazione, ma ha ribadito che l’Inghilterra non intende modificare la propria identità per contenere esclusivamente Messi.
«Siamo qui per giocare secondo il nostro stile e puntare sui nostri punti di forza», ha spiegato l’allenatore, sottolineando la fiducia nelle qualità tecniche e mentali della sua squadra.
«Nessuno si accontenta»
Tuchel ha insistito soprattutto sull’ambizione del gruppo inglese, arrivato alla semifinale con l’obiettivo di conquistare la prima finale mondiale della nazionale dopo sessant’anni.
«I giocatori sono ambiziosi. Nessuno si accontenta», ha affermato il commissario tecnico. Un atteggiamento che, secondo Tuchel, rappresenta «il mix perfetto» per offrire la prestazione necessaria contro i campioni del mondo in carica.
L’allenatore tedesco ha descritto i suoi calciatori come un gruppo capace di reagire alle difficoltà e di sostenere la pressione delle grandi occasioni.
Una rivalità piena di momenti iconici
La partita porta con sé il peso di una rivalità che ha attraversato la storia dei Mondiali, segnata da episodi rimasti nella memoria collettiva del calcio.
«I giocatori sanno esattamente cosa significa questa partita», ha spiegato Tuchel. «Quando un incontro del genere ha regalato così tanti momenti iconici, è difficile definirlo semplicemente un’altra partita di calcio».
Il tecnico ha però invitato la squadra a non farsi condizionare dal passato. L’Inghilterra vuole concentrarsi sul presente, sulla preparazione tattica e sulla possibilità di imporre il proprio gioco, senza trasformare la storia delle sfide con l’Argentina in un peso emotivo.
Messi contro l’Inghilterra, una sfida inedita
Per Messi sarà una partita particolare. Nonostante una carriera internazionale durata oltre vent’anni e le numerose sfide contro le principali potenze calcistiche, il fuoriclasse argentino non aveva ancora affrontato l’Inghilterra in una partita della Coppa del Mondo.
La semifinale mette quindi di fronte la squadra campione in carica e una nazionale inglese che sente di avere finalmente la maturità necessaria per tornare a giocarsi il titolo. Messi resta il principale pericolo, ma il messaggio di Tuchel è chiaro: rispetto assoluto per il campione argentino, nessuna rinuncia alle ambizioni inglesi.


