Cronache
Bimbo di 4 anni muore travolto dal trattore del papà
Un incidente assurdo, vittima un bimbo di soli 4 anni: la tragedia a Pescara. Il bambino stava giocando in giardino, a casa della nonna dove stava trascorrendo con i familiari la domenica. Stava trascorrendo la domenica a casa della nonna paterna: secondo una prima ricostruzione il piccolo stava giocando con l’altalena ma poi l’avrebbe lasciata, preso la bicicletta e si sarebbe avvicinato al trattore guidato da suo padre. L’uomo non l’ha visto arrivare e l’ha travolto. Chiamato il 118 i medici hanno potuto solo constatarne il decesso, il papà, sotto shock, è finito in ospedale. Il piccolo ha una sorella alla quale ancora non hanno detto nulla della tragedia.
Cronache
«Carabinieri, grazie»: il disegno del bimbo fuggito dall’incubo con la mamma
Una donna e suo figlio di sei anni sarebbero stati segregati e picchiati per due giorni a Sant’Antonio Abate. Dopo la fuga e l’arresto del presunto aggressore, il bambino ha ringraziato i carabinieri con un disegno.
Un foglio bianco, un disegno e poche parole tracciate con la grafia incerta di un bambino di sei anni: «Carabinieri grazie, voi mi piacete tantissimo».
È il regalo lasciato nella stazione dell’Arma di Sant’Antonio Abate dal piccolo tornato in caserma insieme alla madre per alcuni adempimenti. Su quel foglio ha disegnato una donna, un bambino, un’automobile e una strada. Le immagini attraverso le quali ha probabilmente ricostruito la fuga che, secondo la denuncia, li ha liberati dopo due giorni di violenze e segregazione.
Due giorni chiusi in casa
La vicenda sarebbe cominciata nella notte dell’11 agosto. La madre, una giovane di 24 anni, sarebbe stata chiusa in un’abitazione insieme al figlio dal compagno, un 28enne del posto.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, l’uomo, convinto di essere stato tradito, avrebbe impedito ai due di uscire, aggredendo ripetutamente la donna anche con un bastone chiodato. Alcuni colpi avrebbero raggiunto anche il bambino, che la madre teneva in braccio nel tentativo di proteggerlo.
Le violenze sarebbero proseguite per due notti, alternandosi a momenti nei quali il 28enne avrebbe chiesto scusa alla compagna.
La fuga verso la caserma
La mattina del 13 agosto l’uomo sarebbe uscito per acquistare generi alimentari e sigarette, portando con sé la donna e il bambino. Durante il tragitto in automobile, approfittando di una distrazione del compagno, la 24enne ha aperto lo sportello ed è fuggita con il figlio.
A soccorrerli è stato il fratello della donna, passato casualmente in auto proprio in quel momento. Madre e bambino sono stati accompagnati nella vicina caserma dei carabinieri.
I militari hanno riscontrato lividi ed escoriazioni sulla donna e alcuni graffi sul corpo del piccolo, facendo intervenire immediatamente il personale sanitario.
Entrambi sono stati trasferiti all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. I medici hanno diagnosticato policontusioni, ematomi ed escoriazioni, stabilendo una prognosi di 15 giorni per la madre e di dieci per il bambino.
L’arresto e il trasferimento in una struttura protetta
Dopo avere raccolto la denuncia, i carabinieri hanno raggiunto il 28enne nell’abitazione e lo hanno arrestato. L’uomo è stato condotto in carcere con le accuse di sequestro di persona, lesioni personali aggravate e maltrattamenti in famiglia.
La sua responsabilità dovrà essere accertata definitivamente nel corso del procedimento giudiziario.
Dopo le dimissioni dall’ospedale, madre e figlio sono stati trasferiti in una struttura protetta. Quando sono tornati in caserma, questa volta senza dover scappare, il bambino ha preso una matita e ha affidato a un disegno il suo ringraziamento.
Poche parole dopo una storia enorme: il modo più semplice e diretto per raccontare che, nel momento della paura, qualcuno li aveva finalmente messi al sicuro.
Cronache
Mieli sul sondaggio per Ranucci: «Il mio contributo? Zero. Pensavo a Gratteri»
In un’intervista al Corriere della Sera, Paolo Mieli ridimensiona il proprio ruolo nel sondaggio pensato da Lavitola per Ranucci premier. Dice di non avere modificato il documento e di aver scoperto il nome soltanto dopo l’apertura dell’inchiesta.
Paolo Mieli ridimensiona drasticamente il proprio coinvolgimento nel sondaggio con cui Valter Lavitola voleva valutare una possibile candidatura politica di Sigfrido Ranucci. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’ex direttore del quotidiano assicura di non avere scritto né modificato alcuna domanda e di avere scoperto soltanto successivamente che il personaggio indicato da Lavitola era il conduttore di Report.
Mieli affronta la vicenda con ironia, ma chiarisce con precisione tempi e modalità dei rapporti con Lavitola. Lo conobbe circa otto mesi prima, dunque dopo l’attentato del 16 ottobre 2025 contro Ranucci, durante una cena al ristorante Cefalù.
Gli incontri al Cefalù
A colpire inizialmente Mieli fu soprattutto l’accoglienza del proprietario e una porzione di spaghetti alle vongole servita senza gusci, aglio o spezie. Il Cefalù viene descritto come un ristorante nel quale Lavitola amava sedersi ai tavoli, raccontare le proprie avventure e presentare i numerosi frequentatori.
Mieli tornò diverse volte nel locale. In una sola occasione vi incontrò Ranucci, che peraltro conosce da anni e vede abitualmente negli studi Rai di via Teulada.
Con il tempo Lavitola prese l’abitudine di accompagnarlo a casa dopo cena, raccontandogli retroscena sul berlusconismo, Marcello Dell’Utri, Gianni Letta e gli anni trascorsi in carcere. Mieli spiega di avere ascoltato con interesse le storie politiche, mentre prestava molta meno attenzione ai progetti economici dell’imprenditore, come quelli sui crediti di carbonio.
Il misterioso candidato del centrosinistra
Una sera Lavitola gli parlò di un progetto per il centrosinistra e di una personalità che, a suo dire, avrebbe potuto battere tutti. Mieli gli chiese espressamente di non conoscere il nome, per evitare di essere associato all’operazione.
Non immaginò neppure che si trattasse di Ranucci. Era invece convinto che Lavitola stesse pensando al procuratore Nicola Gratteri.
L’imprenditore gli annunciò poi l’intenzione di realizzare un sondaggio e propose una riunione per discuterne. Mieli, non interessato a partecipare all’incontro, accettò soltanto di ricevere la bozza attraverso WhatsApp.
«Non scrissi una virgola»
Quando il documento arrivò, Mieli rispose immediatamente che andava bene, senza esaminarlo nel dettaglio e soprattutto senza proporre modifiche. Il suo contributo, assicura nell’intervista, fu pari a zero.
La ricostruzione differisce quindi da quella di una partecipazione congiunta di Mieli e Stefano Cappellini alla preparazione del sondaggio. Cappellini ha effettivamente inviato a Lavitola una griglia con alcune domande generiche; Mieli sostiene invece di non aver aggiunto nulla al testo ricevuto.
L’ex direttore afferma inoltre che Lavitola non gli parlò mai del presunto sondaggio americano che avrebbe attribuito al misterioso candidato percentuali eccezionali.
Il nome di Ranucci scoperto dopo l’indagine
Mieli collega per la prima volta Ranucci al progetto quando Lavitola gli invia lo stesso messaggio mandato a Cappellini, informandolo di essere indagato per l’attentato e scusandosi per gli eventuali danni d’immagine causati dalle loro frequentazioni.
Fino a quel momento, sostiene Mieli, non aveva mai saputo che il sondaggio fosse destinato a misurare le possibilità politiche del conduttore di Report.
La sua valutazione sull’operazione resta molto scettica. Ranucci avrebbe forse potuto interpretare il ruolo di un «Vannacci di sinistra», conquistando uno spazio elettorale limitato, ma soltanto rimanendo alleato di Elly Schlein e Giuseppe Conte.
«La politica è come una droga»
Mieli interpreta il progetto come il tentativo di Lavitola di rientrare nei circuiti del potere. Per chi ha vissuto a lungo dentro la politica, osserva, essa può trasformarsi in una dipendenza dalla quale è difficile liberarsi anche dopo esperienze dolorose.
Quanto alla permanenza di Ranucci a Report, l’ex direttore non formula una richiesta esplicita di dimissioni. Sottolinea però il rischio che l’esposizione televisiva, il consenso pubblico e la solidarietà ricevuta possano alimentare ambizioni politiche sproporzionate.
L’intera vicenda del sondaggio viene infine descritta come una commedia all’italiana dai risvolti tragici. Ranucci resta la vittima dell’attentato e, secondo gli atti giudiziari, non esistono elementi per ritenere che fosse a conoscenza del piano dinamitardo.
Cronache
Cappellini racconta il sondaggio per Ranucci premier: «Dissi a Lavitola che era una follia»
Stefano Cappellini racconta di avere preparato alcune domande per un sondaggio commissionato da Lavitola senza sapere che il possibile candidato premier fosse Sigfrido Ranucci. Appreso il nome, giudicò il progetto privo di possibilità.
Il direttore di Repubblica Stefano Cappellini (foto Imagoeconomica) ricostruisce il proprio ruolo nella preparazione del sondaggio con il quale Valter Lavitola voleva misurare le presunte potenzialità elettorali di Sigfrido Ranucci. Un contributo limitato alla stesura di alcune domande e fornito, precisa il giornalista, quando ancora non conosceva il nome del possibile candidato.
La vicenda assume rilievo perché, secondo la ricostruzione della gip Iole Moricca, il progetto politico rappresenterebbe uno dei possibili moventi dell’attentato compiuto il 16 ottobre 2025 contro il conduttore di Report. Lavitola sostiene invece di avere organizzato l’azione soltanto per far rafforzare la scorta dell’amico.
I primi incontri con Lavitola
Cappellini racconta di avere conosciuto Lavitola nell’agosto 2023 durante una cena al ristorante Cefalù, nel quartiere romano di Monteverde. L’incontro portò successivamente a un’intervista, pubblicata nel marzo 2024, sul ruolo dell’ex direttore dell’Avanti! nella vicenda della casa di Montecarlo legata a Gianfranco Fini.
Il terzo incontro avviene nel febbraio 2026, ancora al ristorante. Lavitola parla di una personalità molto conosciuta che starebbe valutando un ingresso in politica e potrebbe aspirare alla candidatura a presidente del Consiglio per il centrosinistra. Non ne rivela però l’identità.
Sostiene inoltre di avere visto un sondaggio americano con risultati eccezionali per il misterioso candidato e propone di realizzare una rilevazione anche in Italia. Chiede quindi a Cappellini quali domande inserire e a quale istituto rivolgersi.
La griglia inviata senza conoscere il candidato
Il 7 aprile Lavitola torna a sollecitare il giornalista. Il 20 aprile Cappellini gli invia un file contenente una decina di domande generiche: lo spazio per un candidato proveniente dalla società civile, i temi sui quali dovrebbe puntare e le possibilità di competere con Giorgia Meloni.
Cappellini presenta il proprio intervento come uno sforzo limitato, compiuto nella speranza di ottenere una possibile notizia. In quella fase, ribadisce, non sapeva che il candidato indicato da Lavitola fosse Ranucci.
Il 29 aprile l’imprenditore gli comunica che la bozza sarebbe passata al vaglio di Paolo Mieli e dello stesso Ranucci. Cappellini interpreta inizialmente il coinvolgimento del conduttore come il consiglio fornito da un amico di Lavitola, non come quello del diretto interessato.
Il nome rivelato il 9 giugno
Dopo altri messaggi e l’invio di alcune bozze, il 9 giugno Lavitola rivela finalmente il nome: Sigfrido Ranucci. Sostiene che un precedente sondaggio americano, mai mostrato neppure al giornalista Rai, avrebbe prodotto numeri straordinari.
La risposta di Cappellini è immediata: «Per me è una follia». Il direttore ritiene che Ranucci non abbia possibilità di imporsi come candidato del centrosinistra, soprattutto in un’eventuale competizione con Elly Schlein e Giuseppe Conte.
Cappellini conclude che il progetto non sia credibile e decide di non pubblicare nulla. La storia del sondaggio americano non gli appare verificabile, la candidatura poco plausibile e Lavitola una fonte non sufficientemente attendibile.
L’ultimo messaggio dopo l’apertura dell’inchiesta
Il 2 luglio, dopo l’arresto dei presunti esecutori dell’attentato, Lavitola comunica di voler sospendere il sondaggio. Cinque giorni più tardi informa Cappellini di essere indagato come possibile mandante della bomba contro Ranucci.
La testimonianza del direttore conferma quindi l’esistenza del progetto per valutare una possibile candidatura politica del conduttore. Non dimostra però che quel sondaggio fosse effettivamente destinato a trasformarsi in un’iniziativa politica né prova, da solo, il movente dell’attentato.
Ranucci avrebbe fornito alcuni suggerimenti sulla bozza, ma gli atti giudiziari escludono, allo stato, che fosse a conoscenza del progetto dinamitardo organizzato da Lavitola. Il giornalista resta la persona offesa dell’inchiesta.


