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Cronache

Big Tech come faraoni digitali: il potere delle piattaforme inquieta mercati e democrazie

Le Big Tech americane accumulano ricchezze e potere senza precedenti storici. Dall’intelligenza artificiale ai satelliti, passando per dati e algoritmi, cresce il timore che i nuovi “faraoni digitali” possano sfuggire al controllo degli Stati. L’enciclica di Leone XIV rilancia il tema del limite al potere tecnologico globale.

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Monopoli, dati, algoritmi, piattaforme globali. Il nuovo potere del XXI secolo parla il linguaggio della tecnologia e ha il volto dei grandi oligarchi digitali della Silicon Valley.

C’è chi li definisce “tecno-feudatari”. Altri li paragonano ai faraoni dell’antico Egitto. Un’immagine estrema ma sempre meno metaforica.

Nella sua enciclica Magnifica Humanitas, Leone XIV mette in guardia contro un potere tecnologico che tende a diventare «opaco», concentrato nelle mani di pochi soggetti privati capaci di influenzare economia, politica, informazione e persino sicurezza militare.

I nuovi signori del digitale non controllano territori, ma piattaforme, reti, dati e infrastrutture globali.

Dal web ai satelliti: il potere che supera gli Stati

Come gli antichi faraoni, i grandi proprietari delle piattaforme digitali fissano regole, raccolgono ricchezza e costruiscono sistemi di controllo sempre più estesi.

La differenza è che oggi il dominio passa attraverso cloud, algoritmi, satelliti e intelligenza artificiale.

Società come SpaceX con il progetto Starlink o Palantir Technologies sono ormai protagoniste anche nella sicurezza e nella difesa di interi Stati.

Il controllo delle reti satellitari e dei sistemi di intelligenza artificiale sta trasformando le Big Tech in attori geopolitici autonomi.

Elon Musk verso il trilione personale

Il simbolo di questa nuova fase è Elon Musk.

Con la futura quotazione di Starlink, Musk potrebbe diventare il primo uomo nella storia a superare i mille miliardi di dollari di patrimonio personale.

Una cifra gigantesca: quasi metà del Pil italiano.

Nel frattempo le cosiddette “Magnifiche Sette” — NVIDIA, Alphabet Inc., Meta Platforms, Amazon, Apple, Microsoft e Tesla — valgono insieme oltre 23 mila miliardi di dollari, più dell’intera economia dell’eurozona.

La grande scommessa dell’intelligenza artificiale

Dietro la corsa all’intelligenza artificiale si muove però una domanda sempre più inquietante: questi investimenti saranno davvero sostenibili?

Solo nel 2026 Amazon, Meta, Microsoft e Google spenderanno circa 650 miliardi di dollari in infrastrutture per l’AI. Secondo Morgan Stanley, considerando tutti gli hyperscaler, la cifra sale a 800 miliardi.

Molti analisti, da Goldman Sachs a Moody’s, iniziano a chiedersi se questa gigantesca espansione possa reggere nel tempo.

OpenAI e il rischio della “macchina del debito”

Il caso più emblematico è OpenAI, creatrice di ChatGPT.

La società avrebbe siglato accordi per circa 1.400 miliardi di dollari nei prossimi otto anni: oltre cento volte il suo attuale fatturato.

Dentro ci sono contratti giganteschi con Oracle Corporation, Microsoft e Amazon.

Secondo diversi osservatori, il settore dell’intelligenza artificiale starebbe costruendo una sorta di economia circolare del debito: fondi e banche finanziano le società AI, che acquistano infrastrutture da colossi come Nvidia, i quali a loro volta investono nelle stesse aziende che alimentano la domanda.

Una spirale finanziaria che ricorda altre grandi bolle speculative della storia contemporanea.

Le quotazioni miliardarie e il rischio per i risparmiatori

Il prossimo passaggio sarà la quotazione in Borsa delle grandi società dell’intelligenza artificiale.

Sono attese IPO gigantesche per OpenAI, Anthropic e soprattutto Starlink.

Le valutazioni ipotizzate superano il trilione di dollari. Per Starlink si parla addirittura di due trilioni.

Una corsa che potrebbe servire anche a trasferire parte del rischio accumulato sugli investitori e sui risparmiatori globali, compresi quelli europei attraverso fondi e strumenti finanziari collegati a Wall Street.

Il nodo del potere assoluto

C’è poi il tema del controllo.

Nel modello di governance previsto per Starlink, ogni azione posseduta da Elon Musk avrà dieci voti contro uno delle azioni ordinarie.

In pratica, il controllo resterà saldamente nelle mani del fondatore anche dopo la quotazione.

È il ritorno del potere assoluto in forma tecnologica e finanziaria.

L’antitrust come ultima barriera

La domanda finale diventa inevitabile: chi può limitare il potere dei nuovi faraoni digitali?

Secondo molti economisti e osservatori, solo gli Stati possono ancora intervenire attraverso strumenti antitrust e regolatori.

Lo stesso modello utilizzato negli Stati Uniti all’inizio del Novecento contro i monopoli petroliferi e ferroviari.

Ed è proprio qui che si inserisce il richiamo di Leone XIV: disarmare le concentrazioni di potere che rischiano di diventare superiori alle stesse democrazie.

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Cronache

Omicidio di Luigi “Luca” Esposito, in auto con lui c’era un’altra persona: si cerca il misterioso accompagnatore

Le immagini di videosorveglianza mostrerebbero Luigi “Luca” Esposito arrivare nella zona periferica di Eboli insieme a un’altra persona. Gli investigatori cercano l’uomo che potrebbe conoscere dettagli decisivi sull’omicidio del giornalista 53enne.

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Luigi “Luca” Esposito non sarebbe arrivato da solo nella strada interpoderale di località Cioffi, alla periferia di Eboli, dove il suo corpo carbonizzato è stato ritrovato all’alba di domenica.

Secondo quanto emergerebbe da un esame più approfondito delle immagini di videosorveglianza, il giornalista sportivo di 53 anni avrebbe raggiunto la zona a bordo della sua Lancia Y bianca insieme a un’altra persona.

Un particolare che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire le ultime ore di vita della vittima.

Il mistero dell’accompagnatore

Dell’uomo che si trovava con Esposito non ci sarebbe, al momento, alcuna traccia.

Gli investigatori stanno cercando di identificarlo e di chiarire quale ruolo abbia avuto nella vicenda. Potrebbe aver partecipato al delitto oppure essere in possesso di informazioni fondamentali sull’incontro e sulle circostanze che hanno preceduto la morte del giornalista.

Le immagini, già visionate in una prima fase dai carabinieri, sono state analizzate nuovamente fotogramma per fotogramma nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura di Salerno.

Gli accertamenti sui rapporti personali

La ricostruzione della rete di conoscenze di Esposito si sta rivelando complessa.

Dopo l’Arpac e la Regione Campania, anche l’Ordine dei biologi avrebbe escluso che il 53enne fosse iscritto al relativo albo professionale. Gli investigatori stanno quindi verificando le informazioni relative alla sua attività lavorativa, ma l’attenzione resta concentrata soprattutto sui rapporti personali.

Le sorelle della vittima sono assistite dall’avvocata Annalisa Califano.

I sommozzatori nel canale vicino al luogo del delitto

I carabinieri del nucleo sommozzatori sono tornati nella zona del ritrovamento per controllare un piccolo corso d’acqua pieno di rifiuti che scorre alle spalle del terreno.

L’obiettivo è individuare eventuali oggetti utilizzati per colpire Esposito e poi abbandonati nel canale. Gli accertamenti medico-legali avrebbero infatti escluso l’uso di armi da fuoco.

Gli investigatori cercano bastoni, corpi contundenti o altri strumenti compatibili con le profonde lesioni riscontrate sul corpo.

L’autopsia e le lesioni

L’autopsia è stata eseguita dal medico legale incaricato dalla Procura, Gabriele Casaburi, alla presenza del consulente della famiglia, Giuseppe Raimo.

Sono stati effettuati esami istologici, tossicologici e genetici, questi ultimi necessari anche per la conferma definitiva dell’identità della vittima.

Gli accertamenti dovranno chiarire la causa e l’orario della morte e soprattutto stabilire se Esposito fosse già morto quando il corpo è stato dato alle fiamme.

Fratture al volto e alla clavicola

L’esame autoptico avrebbe confermato le lesioni già emerse dalla Tac total body effettuata dal dottore Fiorentino Mondillo, direttore dell’Unità operativa di Radiologia del Dea di Battipaglia-Eboli-Roccadaspide.

Sono state rilevate fratture alle ossa nasali, a una clavicola e al volto. Sarebbe invece esclusa, allo stato, l’ipotesi dello strangolamento, non essendo state riscontrate lesioni compatibili alle vertebre cervicali o alle cartilagini del collo.

Una frattura al bacino potrebbe essere stata provocata dall’aggressione oppure dall’azione del fuoco appiccato nel tentativo di distruggere il corpo e cancellare le tracce del delitto.

La salma resta sotto sequestro in attesa degli esiti completi degli esami.

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Cronache

Tragedia in Alta Valtellina, bambino di un anno travolto e ucciso da un pick-up

Un bambino di poco più di un anno è morto dopo essere stato investito da un pick-up guidato da un familiare a Valdidentro, in Alta Valtellina. La tragedia è avvenuta durante la raccolta del fieno. Indagano i carabinieri.

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Un bambino di poco più di un anno è morto dopo essere stato investito da un pick-up in località Plator, nel territorio comunale di Valdidentro, in Alta Valtellina.

L’incidente è avvenuto poco prima delle 18.30 durante le operazioni di raccolta del fieno.

Il mezzo era guidato da un familiare

Secondo le prime informazioni, il veicolo era guidato da un familiare stretto del piccolo.

Il bambino sarebbe sfuggito al controllo dei genitori e sarebbe finito nella traiettoria del mezzo. Si tratta tuttavia di una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori.

Indagano i carabinieri

Sull’accaduto sono in corso gli accertamenti dei carabinieri della Compagnia di Tirano, chiamati a ricostruire con precisione la dinamica della tragedia e le circostanze nelle quali il bambino si trovava vicino al pick-up.

Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli. La comunità dell’Alta Valtellina è sconvolta per la morte del piccolo.

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Cronache

Tragedia nel lago di Como, muore a 9 anni davanti ai familiari

Arwa Rfali, bambina marocchina di 9 anni in vacanza con la famiglia, è annegata nel lago di Como davanti al Tempio Voltiano. Il corpo è stato recuperato dai sommozzatori dopo ore di ricerche.

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Una bambina di 9 anni, Arwa Rfali, di nazionalità marocchina, è morta dopo essere scomparsa nelle acque del lago di Como, davanti al Tempio Voltiano, nella zona dei cosiddetti Giardini a lago.

La piccola si trovava in Italia con i genitori per trascorrere un periodo di vacanza e fare visita ad alcuni parenti residenti da anni nel Monzese. Nel pomeriggio stava giocando in acqua insieme ai cuginetti, a pochi metri dalla riva, quando è improvvisamente scomparsa.

L’allarme e le ricerche nel lago

A raccogliere per prima la richiesta di aiuto dei genitori è stata una pattuglia della polizia che si trovava nella zona. È quindi scattata una vasta operazione di ricerca alla quale hanno partecipato vigili del fuoco, unità navali della Guardia di finanza, personale sanitario e sommozzatori arrivati anche da Torino.

Le ricerche sono proseguite per circa otto ore, fino al ritrovamento del corpo nella tarda serata di martedì 21 luglio. Per la bambina, che avrebbe compiuto 10 anni il mese successivo, non c’era ormai più nulla da fare.

Il pericolo della falsa secca

La tragedia si è consumata in un tratto del lago caratterizzato da un fondale particolarmente insidioso. Per alcuni metri l’acqua appare poco profonda e il terreno sembra scendere gradualmente, ma subito dopo si apre un improvviso dislivello.

È possibile che la bambina sia stata sorpresa dalla profondità o trascinata dalla corrente. Saranno gli accertamenti a ricostruire con precisione la dinamica.

Un tratto vietato alla balneazione

Nella zona è in vigore il divieto di balneazione, segnalato da numerosi cartelli. Nonostante questo, nelle giornate estive la spiaggetta davanti al Tempio Voltiano viene frequentata da centinaia di persone, soprattutto turisti.

Lo stesso tratto del lago era già stato teatro, negli anni passati, di diversi annegamenti. Le vittime erano in molti casi giovani stranieri che non conoscevano l’andamento del fondale e i pericoli di quell’area.

I genitori sotto choc

I genitori di Arwa hanno assistito per ore alle operazioni di soccorso e sono stati successivamente accompagnati in questura, profondamente provati.

La morte della bambina riapre a Como il tema della sicurezza nella zona dei Giardini a lago e dell’effettiva possibilità di far rispettare il divieto di balneazione in un’area liberamente accessibile e frequentata ogni estate da moltissime persone.

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