Cultura
Biennale di Venezia 2026, scontro sulla Russia: 22 paesi chiedono di escludere Mosca
Tensioni alla Biennale di Venezia 2026: 22 paesi europei chiedono di riconsiderare la partecipazione della Russia. Scontro tra il ministro Giuli e il presidente della Biennale Buttafuoco.
La presentazione del Padiglione Italia alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, che aprirà al pubblico il 9 maggio, riaccende la polemica sulla partecipazione della Federazione Russa alla manifestazione.
La tensione coinvolge il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente della Fondazione La Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco, ma si estende anche al piano diplomatico europeo. Ventidue governi europei, tra cui quello ucraino, hanno infatti sottoscritto una lettera indirizzata alla Biennale chiedendo di riconsiderare la presenza della Russia, ritenuta “inaccettabile nelle attuali circostanze”.
La posizione del governo italiano
La lettera dei 22 ministri della Cultura e degli Esteri non porta la firma dell’Italia, Paese ospitante della manifestazione.
Il ministro Giuli ha comunque ribadito la contrarietà del governo alla partecipazione russa. In un videomessaggio trasmesso durante la presentazione del Padiglione Italia, organizzata al Ministero della Cultura, ha sostenuto che l’arte prodotta all’interno di uno Stato autocratico può essere realmente libera solo quando assume una posizione di dissenso rispetto al potere politico.
Secondo il ministro, quando la produzione artistica è scelta o sostenuta dai vertici di uno Stato autoritario, rischia di perdere quella libertà che caratterizza l’espressione artistica autentica. Giuli ha inoltre richiamato il contesto della guerra in Ucraina, ricordando l’impatto del conflitto sul patrimonio culturale e sulla popolazione del Paese.
La replica di Buttafuoco e l’autonomia della Biennale
A fine presentazione è arrivata la replica del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco.
Buttafuoco ha ringraziato il ministro per il confronto, sottolineando come la diversità di posizioni confermi l’autonomia dell’istituzione veneziana. Ha ricordato che la Biennale opera da oltre 130 anni in un contesto internazionale e che le sue scelte sono guidate da regole e procedure consolidate.
Secondo il presidente, l’istituzione continua a costruire uno spazio culturale nel quale chiusura e censura non devono trovare ingresso.
La pressione europea e il rischio di sanzioni
La vicenda assume anche un rilievo europeo.
I ministri firmatari della lettera temono che la presenza russa alla Biennale possa essere utilizzata come strumento di propaganda e di diplomazia culturale, proiettando un’immagine di normalità e legittimazione internazionale in contrasto con la realtà del conflitto in Ucraina e con il regime di sanzioni adottato dall’Unione Europea.
Anche la Commissione europea ha espresso una posizione critica. La vicepresidente Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef hanno dichiarato che Bruxelles condanna fermamente la partecipazione di Mosca e che l’Unione è pronta a valutare ulteriori misure, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione europea attualmente destinata alla Fondazione Biennale.
Proteste annunciate dal collettivo Pussy Riot
Le preoccupazioni sul possibile utilizzo politico dell’arte sono condivise anche dal collettivo femminista russo Pussy Riot.
Il gruppo ha già annunciato iniziative di protesta durante la manifestazione, invitando a prepararsi a forme di resistenza contro quella che definisce una possibile operazione di soft power culturale da parte della Russia.
Il Padiglione Italia e il progetto “Con te Con tutto”
Parallelamente al dibattito politico, la Biennale prosegue la preparazione della mostra italiana.
Il Padiglione Italia presenterà il progetto “Con te Con tutto”, curato da Cecilia Canziani. L’esposizione è pensata come un’unica grande installazione che coinvolge l’intero spazio espositivo e lo trasforma in un paesaggio in continua trasformazione.
Le opere dell’artista Chiara Camoni ruotano attorno alla scultura e al recupero di materiali tradizionali, in particolare la terracotta, con forme che mettono in relazione mondo animale, umano e dimensione simbolica. Alcune opere sono state realizzate appositamente per la Biennale, altre fanno parte di lavori già esistenti.
Il dibattito sull’“assenza degli italiani”
Buttafuoco ha inoltre respinto le critiche sulla presunta scarsa presenza di artisti italiani nella manifestazione.
Secondo il presidente, la questione sarebbe stata già chiarita e sarebbe legata alla morte della curatrice artistica dell’Esposizione, Koyo Kouoh, che aveva previsto un tour in tre teatri italiani – la Scala di Milano, il San Carlo di Napoli e il Massimo di Palermo – per presentare i progetti e incontrare gli artisti.
La scomparsa della curatrice avrebbe impedito lo svolgimento di quel percorso. Buttafuoco ha comunque rivendicato il valore del Padiglione Italia, definendolo uno dei punti di forza storici della Biennale e sottolineando l’eccellenza del lavoro artistico di Chiara Camoni e della curatrice Cecilia Canziani.
Cultura
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Cultura
Pietra Viva di Carotenuto, a Villa Campolieto un vernissage che unisce arte, memoria e coscienza civile
Grande successo per il vernissage di Pietra Viva a Villa Campolieto: arte, istituzioni e territorio si incontrano in un progetto identitario dedicato al Vesuvio.
Oltre duecento persone, un flusso continuo di presenze, un clima di partecipazione autentica. Non è stato soltanto un vernissage quello di “Pietra Viva. Memoria e identità del Vesuvio”, ma un momento in cui una comunità si è riconosciuta dentro un racconto.
Negli spazi del Salone delle Feste di Villa Campolieto, affacciati sul mare di Ercolano, l’arte di Antonio Carotenuto ha incontrato istituzioni, cittadini, professionisti, creando un dialogo che è andato oltre l’esposizione.
A condurre l’incontro, con un registro volutamente diretto, è stato il curatore Paolo Chiariello, che ha trasformato la presentazione in un confronto aperto tra visioni, responsabilità e identità.

Cultura e coscienza civile: il senso del progetto
Ad aprire gli interventi è stata Anna Brancaccio, presidente dell’associazione In Oltre, promotrice della mostra:
«Abbiamo sempre cercato di uscire dalle aule dei tribunali per raccontare il bello e il buono del nostro territorio, senza mai smettere di illuminare le criticità e i problemi atavici che ancora lo attraversano. Questa mostra rappresenta esattamente questo spirito: un ponte tra coscienza civile e valorizzazione culturale».
Un passaggio che definisce la natura stessa di “Pietra Viva”: non semplice evento artistico, ma progetto culturale con una responsabilità sociale.

Le istituzioni: Villa Campolieto come luogo vivo
Nel dialogo con il curatore sono intervenuti i rappresentanti delle istituzioni, che hanno riconosciuto nel progetto un valore strategico.
Gennaro Miranda ha sottolineato: «La Fondazione è impegnata a mantenere aperti tutti i canali con il presente artistico. La mostra di Antonio Carotenuto rappresenta uno dei momenti più alti di questo percorso, dimostrando come Villa Campolieto possa essere un luogo vivo, capace di accogliere e valorizzare esperienze artistiche di grande spessore».

Sulla stessa linea Raffaele De Luca: «Tenere alta l’attenzione su questo territorio significa investire nella cultura. La comunità vesuviana è straordinaria e ha tutte le potenzialità per essere protagonista anche sotto il profilo culturale. Mostre come questa dimostrano che la sinergia tra istituzioni non è solo auspicabile, ma necessaria per preservare e tramandare un patrimonio unico al mondo».
Cultura, sviluppo e responsabilità
Il vicepresidente della Camera Sergio Costa ha collegato il progetto al tema dello sviluppo: «Quando le istituzioni lavorano insieme e utilizzano bene le risorse, i risultati arrivano. Questo territorio ha ricevuto investimenti importanti e oggi è fondamentale continuare su questa strada, valorizzando progetti come quello di Carotenuto, che uniscono cultura, identità e sviluppo».
Mentre il procuratore Nunzio Fragliasso ha riportato il discorso su un piano etico: «Siamo davanti a un territorio straordinario che non può essere raccontato solo attraverso le sue ombre. È necessario alzare il tasso di moralità e continuare a contrastare con determinazione chi deturpa ambiente e territorio. La cultura è uno strumento fondamentale anche in questa battaglia».

La chiave critica: la pietra come linguaggio
Lo storico dell’arte Massimo Bignardi ha offerto la lettura più profonda dell’opera:
«La pietra lavica, nelle mani dell’artista, diventa materia viva, capace di raccontare il tempo, la memoria e l’identità di un intero territorio. Non è mai decorazione, ma presenza attiva, corpo e linguaggio». Una definizione che sintetizza l’intero impianto della mostra.
Il senso della mostra secondo il curatore
Nel suo intervento, Paolo Chiariello ha dato la chiave etica del progetto: «Antonio Carotenuto è un artista che non ha mai inseguito il mercato. Ha scelto, con coerenza e rigore, di restare fedele alla propria ricerca, scavando nella pietra viva per raccontare non solo una materia, ma una storia collettiva».
E ancora: «Dentro queste opere c’è il passato, il presente e il futuro di una comunità operosa, quella vesuviana, che ha sempre saputo esprimere valori universali. Questa mostra è un atto di restituzione al territorio, ma anche un invito a guardarlo con occhi diversi, riconoscendone la forza, la dignità e la bellezza».
L’emozione di Carotenuto
Il momento più intenso è stato quello dell’artista: «Non pensavo di vedere così tanta gente riunita per il mio lavoro. Qui dentro ci sono quarant’anni della mia vita, della mia fatica e della mia ricerca. La pietra lavica è la mia storia, è il Vesuvio, è la nostra identità». Parole semplici, interrotte dall’emozione, che hanno reso evidente il legame profondo tra opera e vita.

Una mostra vissuta, non solo visitata
Dopo l’apertura ufficiale, il pubblico ha affollato per ore il piano nobile della villa. Non una visita frettolosa, ma un confronto diretto con le opere e con l’artista, presente tra i visitatori.
A suggellare la giornata, la distribuzione del catalogo edito da Ebone Edizioni, con prefazione di Maurizio de Giovanni e saggio critico di Bignardi, concepito come opera autonoma.

Un evento che va oltre l’arte
Tra i presenti anche personalità del mondo dell’informazione, della cultura e della magistratura, segno di un interesse che travalica il perimetro artistico.
“Pietra Viva” si conferma così come qualcosa di più di una mostra: un momento di sintesi tra arte, istituzioni e territorio, capace di restituire al Vesuvio non solo la sua immagine, ma il suo significato più profondo.
Cultura
Pietra Viva di Carotenuto, a Villa Campolieto un vernissage che unisce arte, memoria e coscienza civile
Grande successo per il vernissage di Pietra Viva a Villa Campolieto: arte, istituzioni e territorio si incontrano in un progetto identitario dedicato al Vesuvio.


