Collegati con noi

Cultura

Biennale Arte, Buttafuoco: “L’arte cancella le catastrofi”. Tra polemiche e debutto

La Biennale Arte 2026 apre tra polemiche e assenze. Buttafuoco difende il ruolo dell’arte, mentre prosegue il confronto istituzionale.

Pubblicato

del

Alla vigilia dell’apertura della 61ª Esposizione internazionale d’arte, il presidente della Biennale rompe il silenzio con un intervento istituzionale.

“L’arte ha una potenza ancora maggiore di ogni prepotenza”, ha dichiarato, sottolineando il valore culturale e simbolico dell’evento in un contesto segnato da tensioni e polemiche.

Un’edizione tra tensioni e assenze

La manifestazione, al via il 9 maggio, arriva dopo settimane di confronto acceso.

Tra gli elementi di maggiore attenzione: il forfait del ministro della Cultura Alessandro Giuli, le dimissioni della giuria internazionale e le discussioni legate alla partecipazione di alcuni Paesi.

A questo si aggiunge l’intervento degli ispettori del Ministero della Cultura, che ha alimentato ulteriormente il dibattito.

Il debutto anticipato a Forte Marghera

Il primo appuntamento ufficiale si è svolto a Mestre, presso la Polveriera Austriaca di Forte Marghera, con la presentazione delle opere di diversi artisti internazionali.

L’evento ha anticipato i temi della Biennale Arte 2026, intitolata “In Minor Keys”, curata da Koyo Kouoh.

La posizione del sindaco Luigi Brugnaro

Presente all’incontro, il sindaco ha difeso l’iniziativa istituzionale di verifica, sottolineando l’importanza del confronto.

Ha inoltre auspicato un riavvicinamento tra Buttafuoco e il ministro Giuli, evidenziando come il dialogo possa contribuire a superare le tensioni.

Il dibattito culturale e politico

Sulla vicenda è intervenuto anche Giordano Bruno Guerri, che ha sottolineato l’attenzione mediatica senza precedenti sull’evento.

Il confronto tra istituzioni e direzione artistica resta uno degli elementi centrali di questa edizione.

Partecipazioni e assenze internazionali

Nel frattempo, la Biennale ha comunicato che l’Iran non prenderà parte alla manifestazione.

Confermate invece oltre cento partecipazioni nazionali, tra cui nuovi ingressi come Seychelles e Tanzania.

Verso l’apertura al pubblico

Dopo le anteprime per la stampa, l’esposizione aprirà ufficialmente al pubblico il 9 maggio.

La Biennale si presenta così come un evento culturale di rilievo internazionale, attraversato da dinamiche artistiche e politiche.

Advertisement
Continua a leggere

Cultura

“In Vino Sanitas”, a Napoli il libro di Antonio Emanuele Piedimonte tra medicina, cultura e tradizione del vino

Alla Libreria Mancini di Napoli è stato presentato “In Vino Sanitas”, il libro di Antonio Emanuele Piedimonte dedicato al rapporto tra vino, medicina e alchimia. L’evento, promosso dall’Associazione l’ORigano OdV di Olga Fernandes, ha riunito esponenti del mondo culturale, scientifico e istituzionale.

Pubblicato

del

Alla Libreria Mancini di via Nuova Poggioreale a Napoli si è svolta ieri, 14 maggio, la presentazione del libro “In Vino Sanitas” del giornalista e scrittore Antonio Emanuele Piedimonte.

L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione l’ORigano OdV presieduta da Olga Fernandes, da anni impegnata nella divulgazione culturale e scientifica.

Il vino raccontato come cura e simbolo

Il sottotitolo dell’opera — “Il vino come cura tra alchimia, farmacia e medicina” — sintetizza il cuore del libro.

Piedimonte propone infatti un viaggio storico e culturale attraverso il ruolo del vino nella medicina tradizionale, nell’alchimia e nelle pratiche terapeutiche del passato.

Il vino viene raccontato non soltanto come eccellenza enogastronomica, ma come elemento simbolico, farmacologico e medico, capace di attraversare secoli di cultura occidentale.

Un dialogo tra cultura, scienza e territorio

L’evento ha registrato una partecipazione numerosa e un confronto aperto tra discipline differenti.

Oltre all’autore e a Olga Fernandes, sono intervenuti:

  • Luca De Luca Picione, docente di sociologia presso l’Università Federico II di Napoli
  • Francesca Saveria Cimmino
  • Giorgio Zinno

L’incontro si è sviluppato come un dialogo tra sociologia, divulgazione scientifica, giornalismo, politica e cultura del territorio.

La centralità degli spazi culturali indipendenti

La scelta della Libreria Mancini come sede della presentazione ha voluto sottolineare il valore degli spazi culturali indipendenti nella vita cittadina napoletana.

L’appuntamento ha rappresentato anche un momento di valorizzazione del lavoro svolto dall’Associazione l’ORigano OdV, che negli ultimi anni ha ampliato la propria attività verso la promozione culturale oltre alla divulgazione scientifica.

Il riconoscimento ai giovani

Al termine dell’incontro si è svolta una premiazione con attestato di merito “Giovani per la pace”. Il riconoscimento è stato consegnato agli alunni seguiti dal professor ingegner Sergio Avallone.

Continua a leggere

Cultura

Pompei, scoperto il “medico dei fuggiaschi”: nuovi studi identificano una vittima dell’eruzione del 79 d.C.

Nuove analisi archeologiche all’Orto dei Fuggiaschi di Pompei hanno identificato una vittima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. come probabile medico romano. Nel calco umano sono stati trovati strumenti chirurgici e un astuccio medico studiati con tecnologie avanzate e intelligenza artificiale.

Pubblicato

del

A quasi duemila anni dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e a oltre sessant’anni dagli scavi dell’Orto dei Fuggiaschi, una nuova scoperta restituisce identità professionale a una delle vittime della tragedia di Eruzione del Vesuvio del 79 d.C..

Secondo gli studiosi del Parco Archeologico di Pompei, uno dei fuggiaschi travolti dalla nube piroclastica sarebbe stato probabilmente un medico.

Il piccolo astuccio nascosto nel calco

La svolta è arrivata grazie all’analisi di un piccolo astuccio rimasto nascosto all’interno del gesso di uno dei celebri calchi umani rinvenuti nel 1961 durante gli scavi diretti da Amedeo Maiuri.

In quell’area, allora occupata da un vigneto, furono trovati i resti di 14 persone sorprese dalla morte mentre tentavano di fuggire dalla città.

Le recenti analisi sui materiali custoditi nei depositi del Parco hanno riportato alla luce un corredo personale straordinario:

  • una piccola cassettina con elementi metallici
  • una borsa in tessuto contenente monete in bronzo e argento
  • strumenti compatibili con un kit medico dell’epoca romana

Strumenti chirurgici e lastra in ardesia

Le indagini diagnostiche, effettuate tramite radiografie e tomografie presso la Casa di Cura Maria Rosaria, hanno consentito di osservare il contenuto senza danneggiare il reperto.

All’interno dell’astuccio è stata identificata una lastrina in ardesia, utilizzata probabilmente per preparare sostanze medicinali o cosmetiche, insieme a piccoli strumenti metallici interpretati come utensili chirurgici.

Gli archeologi ritengono quindi plausibile che la vittima fosse un “medicus”, un medico romano, colto dalla catastrofe mentre cercava di salvarsi portando con sé gli strumenti della propria professione.

L’intelligenza artificiale al servizio dell’archeologia

La scoperta è stata resa possibile anche grazie alle nuove tecnologie applicate all’archeologia.

Le scansioni TC supportate da intelligenza artificiale e le ricostruzioni tridimensionali hanno permesso di studiare il contenuto del calco preservandone l’integrità.

Le analisi hanno inoltre evidenziato dettagli sofisticati della struttura della cassettina, dotata di un complesso sistema di chiusura con rotella dentata.

Una ricerca interdisciplinare

Lo studio è il risultato di un lavoro multidisciplinare che ha coinvolto archeologi, restauratori, antropologi fisici, archeobotanici, numismatici, radiologi e specialisti della modellazione digitale.

La ricerca restituisce non solo un oggetto archeologico, ma una storia umana interrotta dalla tragedia del Vesuvio, offrendo uno sguardo concreto sulla vita quotidiana dell’antica Pompei.

Zuchtriegel: “Era medico anche durante la fuga”

Il direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel ha commentato la scoperta con parole fortemente simboliche.

“Già duemila anni fa c’era chi il medico non lo faceva soltanto negli orari di ricevimento, ma semplicemente lo era sempre” ha dichiarato.

Secondo Zuchtriegel, quell’uomo avrebbe portato con sé i propri strumenti sia per ricostruirsi una vita altrove sia, probabilmente, per aiutare altri durante la fuga.

Continua a leggere

Cultura

David Grossman al Salone del Libro: “Israele rischia una strada senza uscita, solo la speranza può salvarci”

David Grossman al Salone del Libro di Torino lancia un appello alla speranza e alla pace parlando della crisi tra Israele e Palestina, delle prossime elezioni israeliane e del ruolo della letteratura contro odio e guerra. Lo scrittore israeliano avverte: “Israele rischia una strada senza uscita”.

Pubblicato

del

“La speranza bisogna generarla, crearla”. È la parola che David Grossman (foto Imagoeconomica) ripete più volte al suo arrivo al Salone Internazionale del Libro di Torino, dove il 18 maggio presenterà il Meridiano Mondadori in due volumi dedicato alla sua opera.

Lo scrittore israeliano parla della guerra, delle elezioni in Israele, dell’odio che attraversa il mondo e della necessità di ritrovare un linguaggio diverso. Un discorso lucido e insieme doloroso, segnato dalla convinzione che senza speranza il futuro rischi di essere dominato da un ciclo infinito di violenza.

“Israele e Palestina sono società malate”

Grossman descrive con amarezza la situazione in Medio Oriente, parlando apertamente di una crisi profonda che coinvolge tanto Israele quanto la Palestina.

“Se ci crediamo veramente nella speranza, allora è possibile che questa società malata, sia quella israeliana che quella palestinese, possa trovare un luogo dove questa speranza possa fiorire veramente”, afferma lo scrittore.

Secondo Grossman, la disperazione e l’odio sono diventati ormai elementi permanenti del paesaggio politico e umano della regione. La speranza, invece, richiede uno sforzo attivo, culturale e morale.

“Bisogna trovare il coraggio per cambiare la situazione se no siamo tutti condannati a essere invischiati in questo ciclo di morte all’infinito” dice, aggiungendo di non poter accettare l’idea di una guerra permanente.

L’allarme sulle elezioni in Israele

Lo scrittore guarda con forte preoccupazione alle prossime elezioni israeliane.

Pur evitando previsioni politiche, Grossman sostiene che il voto determinerà il futuro del Paese. “Se dovesse vincere la destra la società israeliana prenderebbe una direzione fatale”, avverte.

Secondo l’autore, Israele rischierebbe di trasformarsi in un luogo “dove sarà molto difficile vivere, crescere dei bambini e immaginare il proprio futuro”.

Grossman parla anche di un clima sociale sempre più “messianico, irrazionale e brutale”, spiegando che già oggi centinaia di migliaia di persone starebbero scegliendo di lasciare il Paese.

Alla domanda se prenderebbe mai in considerazione l’idea di andarsene da Israele, lo scrittore risponde con evidente sofferenza: “Questa domanda mi spezza il cuore”.

La letteratura contro la logica della guerra

Nel corso dell’incontro torinese, David Grossman riflette anche sul ruolo della letteratura in tempi di conflitto.

Secondo lo scrittore, la guerra cancella l’individuo e trasforma le persone in masse indistinte, mentre la letteratura ha il compito opposto: restituire unicità e dignità agli esseri umani.

“Quello che facciamo con la letteratura è arrivare all’individuo cercando di salvarlo da questa massa in cui si trova” spiega Grossman.

Il Meridiano Mondadori raccoglie gran parte delle sue opere più importanti, da Vedi alla voce: amore a Il libro della grammatica interiore, fino ai racconti dedicati ai più giovani.

Il messaggio ai ragazzi: “Dite basta”

Nel dialogo con il pubblico del Salone, Grossman rivolge un messaggio diretto alle nuove generazioni.

“Oggi è come se fosse diventato legale essere razzisti, antisemiti” afferma lo scrittore, sottolineando come il problema riguardi non solo Israele ma anche altri conflitti contemporanei, dall’Ucraina allo Yemen.

Per Grossman saranno proprio i giovani a dover reagire: “Sono loro che devono dire basta, far sentire la loro voce”.

Parole che assumono un peso particolare in un momento storico segnato da guerre, polarizzazione e crisi identitarie, e che riportano al centro il valore della cultura e della letteratura come strumenti di resistenza civile.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto