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Biden invia rinforzi in Europa, vertice Nato storico

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Il segretario generale della Nato ha tratteggiato la cornice generale ma come al solito a dettare la linea sono gli Usa. Il presidente Joe Biden arriva infatti al summit di Madrid con un bel dono per la sicurezza euroatlantica: un rafforzamento “a lungo termine” del loro impegno militare nel vecchio mondo, in particolare “nei Paesi Baltici, nei Balcani” e in generale “sul fianco orientale dell’Alleanza”. Ovvero il fronte piu’ delicato della nuova guerra fredda. Che appare pero’ gia’ sufficientemente calda. Gli annunci precisi verranno nel corso del vertice ma appare chiaro che un blocco importante di quei 260mila effettivi in piu’ a disposizione del comando supremo saranno a stelle e strisce. Un boccone amaro da mandar giu’ per Mosca (e in parte anche per Pechino). Unita’ e’ la parola chiave di questi giorni. Lo era al Consiglio Europeo, lo e’ stata al G7 e lo sara’ al summit di Madrid, gia’ definito come “storico” perche’ avviene in tempo di guerra in Europa e perche’ segnera’ una profonda trasformazione della Nato, non solo in termini di uomini e mezzi schierati sul campo. “Il ministero della Difesa sta elaborando piani per irrobustire i nostri confini occidentali alla luce delle nuove minacce che le azioni della Nato stanno generando”, ha tuonato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, battendo il tasto sulla “natura aggressiva” dell’Alleanza Atlantica. La Cina, sul punto, si schiera con Mosca. Per il Dragone, la Nato “e’ diventata da tempo uno strumento dei singoli alleati per mantenere l’egemonia” e il prossimo Concetto Strategico viene definito come “vecchio vino travasato in una bottiglia nuova”, in continuita’ con la mentalita’ della guerra fredda “di creare nemici immaginari e impegnarsi in scontri sul campo”. Non e’ una sorpresa che Putin e Xi si ritrovino molto vicini sulla questione. Nel documento-bussola della Nato, che vede la luce ogni dieci anni circa, la Russia verra’ definita come la “principale minaccia” per la sicurezza euroatlantica e la Cina – che nello ‘Strategic Concept’ di Lisbona del 2010 nemmeno era menzionata – verra’ probabilmente indicata come una “sfida” da prendere in seria considerazione, tant’e’ vero che a Madrid, in una prima assoluta per la Nato, ci saranno i leader dei partner orientali (Australia, Nuova Zelanda, Sud Corea e Giappone). Non solo. La special relationship tra Russia e Cina, sbandierata da Putin e Xi, verra’ espressamente analizzata. Insomma, siamo quasi all’asse delle autocrazie contro il sistema del diritto rivendicato dalle democrazie liberali – e l’assalto russo in Ucraina sarebbe parte di questo disegno. Biden lo ha detto senza fronzoli al fianco del re Felipe VI: “Tra autocrazie e democrazie e’ in corso una gara e dobbiamo vincere”. Madrid, ad ogni modo, e’ un summit ad ampio raggio. Intanto c’e’ da superare il nodo del veto turco all’ingresso di Svezia e Finlandia. Stoltenberg ha incontrato Erdogan e i leader dei Paesi scandinavi per una mediazione in extremis, Biden ha telefonato al sultano e domani, stando alla Casa Bianca, i due potrebbero vedersi a margine dei lavori. L’ambizione – ma non v’e’ certezza, il premier britannico Boris Johnson la indica come una partita “difficile” – e’ di annunciare la svolta prima della conferenza stampa finale. Poi c’e’ l’aspetto del fianco sud, caro a Spagna e Italia ma non solo: una sessione specifica e’ prevista giovedi’ mattina e, in questo quadro, Biden ha detto di aver discusso con il premier Pedro Sanchez di un accordo per aumentare il numero di navi da guerra americane basate in Spagna. Le sfide, ad ogni modo, sono a tutto campo. La Nato, per la prima volta, ha pubblicato ad esempio una sua analisi sugli impatti per la sicurezza che derivano dal cambiamento climatico e ha indicato una roadmap per tagliare le emissioni del settore militare. Non e’ solo per far un piacere al pianeta. L’innovazione porta alla supremazia tecnologica e se tank&soci andranno ancora a gasolio, nell’epoca delle Tesla con l’autopilota, semplicemente non saranno “efficaci”.

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J&J interrompe la produzione del suo talco, pesano cause legali

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Johnson & Johnson ha deciso di interrompere la produzione del suo talco per bambini dal 2023. Una decisione che si inserisce fra le oltre 40.000 azioni legali che accusano il prodotto di causare il cancro per la presenza di amianto. Il colosso americano della farmaceutica e dei prodotti per la cura personale opta per promuovere una polvere a base di amido di mais, già lanciato sui mercati americano e canadese. “Continuiamo a valutare e ottimizzare il nostro portafoglio per essere meglio posizionati per la crescita di lungo termine, Questa transizione aiuterà a semplificare la nostra offerta di prodotti”, afferma la società ribadendo di continuare a ritenere il suo tradizionale borotalco sicuro. 

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Cerca di irrompere in uffici dell’Fbi e viene ucciso

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L’uomo che ha cercato di irrompere nella sede dell’Fbi a Cincinnati, in Ohio, è stato ucciso. Dopo ore di inseguimento e trattative affinché si consegnasse in pace alle autorità, Ricky Shiffer è stato freddato dalle forze dell’ordine. La sua tentata irruzione segue il blitz degli agenti federali a casa di Donald Trump, che ha sollevato fra i repubblicani e la destra una valanga di critiche contro l’Fbi. Secondo indiscrezioni, Shiffer sarebbe proprio un sostenitore dell’ex presidente americano con legami con gruppi estremisti, fra i quali uno di quelli che ha partecipato all’assalto al Congresso del 6 gennaio. L’uomo infatti sarebbe stato ripreso in un video postato su Facebook a un comizio pro-Trump a Washington la sera prima dell’assalto al Campidoglio. L’allarme è scattato intorno alle nove del mattino, quando Shiffer con una pistola e un fucile, probabilmente un Ar-15, ha cercato di entrare negli uffici dell’Fbi. Gli agenti speciali sono intervenuti subito. Alcuni colpi d’arma da fuoco sono volati poi Shiffer è scappato, aprendo una caccia all’uomo durate ora. L’uomo ha cercato rifugio nelle aree rurali fuori città, ma l’imponente dispiegamento di polizia è riuscito a fermarlo. Sono quindi iniziate ore di trattative per cercare di convincerlo a consegnarsi, ma senza risultato. Alla fine, Shiller è stato ucciso. I motivi del suo gesto non sono noti e la polizia indaga al riguardo. Il timore è che si tratti di un’azione legata al blitz dell’Fbi a casa di Trump e alla rabbia che ne è scaturita negli ambienti di destra, da dove si è sollevata una chiamata all’azione. 

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L’Fbi a casa Trump cercava documenti sulle armi nucleari

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 L’Fbi a casa di Donald Trump cercava documenti legati alle armi nucleari, e quindi top secret e con implicazioni per la sicurezza nazionale. La rivelazione del Washington Post mostra l’urgenza dell’intervento degli agenti federali e la preoccupazione diffusa all’interno del governo americano sul tipo di documenti parcheggiati a Mar-a-Lago e sul pericolo che potessero finire in mani sbagliate. L’indiscrezione arriva mentre l’ex presidente Usa e i suoi legali non hanno ancora chiarito come intendono procedere sulla mozione presentata dal Dipartimento di Giustizia per chiedere che il mandato di perquisizione effettuato venga reso pubblico. Trump ha tempo fino alle 21 di oggi per decidere se opporsi o meno alla diffusione del documento. Per il tycoon e i suoi legali si tratta di una scelta complessa: l’ex presidente ha in mano il mandato da lunedì quando è stato effettuato il blitz, ma non l’ha reso pubblico limitandosi a criticare duramente l’Fbi. Bloccare la richiesta del Dipartimento di Giustizia potrebbe lasciar intendere che Trump ha qualcosa da nascondere nel mandato, documento in grado di chiarire le motivazioni che hanno spinto gli agenti federali a intervenire. “Merrick Garland sta cercando di scoprire il bluff di Trump”, commentano alcuni esperti osservando come il ministro della Giustizia ha rimandato con destrezza la palla nel campo di Trump. Secondo indiscrezioni, lo staff dell’ex presidente è stato colto di sorpresa dalla mossa del ministro della Giustizia, in grado almeno per il momento di mettere Trump all’angolo. Se le indiscrezioni del Washington Post sui documenti legati al nucleare si rivelassero vere, la situazione di Trump si complicherebbe. Le carte infatti sarebbero in grado di mettere a rischio la sicurezza nazionale americana, ma anche di creare problemi con altri paesi. Non è chiaro infatti se i documenti a cui gli agenti federali davano la caccia riguardavano solo l’arsenale nucleare americano o anche quello di altri paesi. Secondo il New York Times fra le carte c’erano anche informazioni sui più segreti programmi americani, i cosiddetti ‘special access programs’. Joe Biden segue gli sviluppi da lontano. Il presidente è con la first lady in vacanza per qualche giorno sull’isola di Kiawah, South Carolina. Una pausa per ricaricarsi in vista delle elezioni di metà mandato di novembre dopo le quali, secondo indiscrezioni, dovrebbe annunciare la sua candidatura al 2024 e lanciare la campagna elettorale. Il presidente americano è convinto di voler correre nonostante i sondaggi indichino la preferenza dei democratici per un altro candidato. La convinzione di Biden si sarebbe rafforzata con le recenti vittorie legislative, economiche e di politica estera, oltre alla determinazione di voler negare a Donald Trump un ritorno alla Casa Bianca. Un obiettivo che lo accomuna alla deputata Liz Cheney. La repubblicana perderà con molta probabilità le primarie in Wyoming per la Camera, ma la sua carriera politica è lungi dall’essere finita. Pur di evitare un ritorno di Trump nello Studio ovale, Cheney potrebbe accarezzare l’idea di una candidatura alla Casa Bianca. 

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