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Bibbiano, è scontro di piazza tra Salvini e Sardine

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Piazze contro a Bibbiano tra Matteo Salvini e le Sardine. In un clima di totale contrapposizione ma senza nessun incidente, la cittadina reggiana simbolo dell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’, per un giorno s’e’ divisa a meta’, invasa dai media di tutta Italia: a Piazza della Repubblica, la Lega presenta sul palco alcuni familiari coinvolti dalla vicenda dei presunti affidi illeciti. A un centinaio di metri, a Piazza Libero Grassi, Mattia Santori di contro rilancia il suo messaggio anti-odio e anti-populista, sulle note di Bella Ciao. A conti fatti, dalle prime stime non ufficiali, la sfida numerica sembra essere stata vinta dalle sardine, con oltre 3000 persone, contro il migliaio raccolto dall’ex Ministro dell’Interno. Santori addirittura dice che hanno vinto “7 a 0. Noi in piazza sette volte piu’ della Lega”, attacca il portavoce bolognese. E poi, aggiunge, la piazza leghista “e’ costruita, qui ci sono persone vere. Li’ c’e’ chi fa politica un giorno ogni cinque anni, qui sono sicuro che c’e’ gente che fa politica nella vita quotidiana.

E evidente che non basta comprare quella parte del paese che viene in piazza solo perche’ ci sono le elezioni”. Le sardine, rivendicano due attivisti reggiani aprendo la manifestazione a Bibbiano, sono “un mare colorato e hanno inceppato la macchina dell’odio. Noi abbiamo scelto come farlo ma questa piazza si e’ fatta da sola, ed e’ bastato uscire di casa e andare nel mondo reale”.

A due giorni dal voto regionale altissimo anche lo scontro con il Pd. Contro l’ex ministro dell’Interno, durissimo il commento del segretario dem, Nicola Zingaretti: “Salvini – commenta da Ferrara – assomiglia sempre di piu’ a un untore, come nel Cinquecento, che gira per botteghe e negozi spargendo paura, odio e disperazione”. Anche il capo della Polizia, Franco Gabrielli, attacca la scelta dell’ex ministro di citofonare a un presunto spacciatore: “Stigmatizzo – dice – sia quelli che fanno giustizia porta a porta sia quelli che accusano la Polizia in maniera indiscriminata”. Un palco inedito quello allestito dalla Lega: nessun simbolo di partito, ma solo una grande scritta che sara’ il leit motiv di tutta la manifestazione “Giu’ le mani dai bambini!”. Salvini avverte in apertura che non si tratta di un comizio tradizionale della Lega: “Questa non e’ una serata di partito, ma una serata che dovrebbe riunire tutte le persone perbene perche’ quando si tratta di difendere i bambini dovremmo essere tutti uniti”, dice annunciando la presenza sul palco “della mamma del piccolo Tommy, il bambino di 18 mesi rapito e ucciso da tre bestie e una di quelle bestie e’ gia’ in permesso premio”.

Quindi spiega che “i protagonisti saranno solo mamme, papa’ e bambini. Purtroppo – aggiunge – ci sono alcune centinaia di mamme e papa’ e vittime di ingiustizie, ma abbiamo chiesto a 5 testimoni di parlare anche a nome di chi non c’e’ piu'”. Poi pero’ non riesce a evitare di lanciare una punzecchiatura alle sardine della piazza accanto: “Dispiace che a qualche metro di distanza da qui ci sia qualcuno pronto a fare polemica: il bene dei bambini – ribadisce – dovrebbe unire tutti”. Quindi, uno dopo l’altro, mamme e papa’ coinvolti nell’inchiesta si sono succeduti nel raccontare la loro vicenda. Una mamma riferisce che una sua figlia “e’ diventata adottabile” e in seguito a questo trauma il padre, partigiano della zona, e’ morto. Un papa’ ha quindi esortato tutti, nel caso in cui ci i accorgesse di un problema nei vicini “di invitarli a prendere un caffe’ ma non parlare con i servizi sociali”.

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Politica

Asse Parigi-Berlino per Mes light ma cercano una intesa con l’Italia

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Asse Parigi-Berlino su una versione light del Meccanismo europeo di stabilita’ per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Ma l’Italia dice no: la risposta adeguata, insiste il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, non puo’ che passare per l’emissione comune di bond europei. In vista dell’Eurogruppo di martedi’ i ministri Le Maire e Scholz si presenteranno con una posizione comune, che appoggia tutte le misure a breve termine, incluso l’utilizzo del Mes con condizionalita’ molto alleggerite. Una posizione cui pero’ continua a opporsi Roma perche’, e’ il ragionamento ripetuto dal governo italiano, il Mes resta “uno strumento inadeguato a gestire questa crisi” e potrebbe essere sfruttato solo cambiando completamente pelle e diventando un fondo per la lotta alla pandemia, senza condizionalita’, mantenendo dello schema attuale, di fatto, “solo il nome”. In giornata la Commissione aveva cercato di diversificare il dibattito, allontanandolo dalla battaglia anche ideologica sui Coronabond contro il Mes, invitando a parlare delle altre opzioni sul tavolo. “Ce ne sono molte in preparazione” aveva detto il vicepresidente della Commissione Ue responsabile dell’economia, Valdis Dombrovskis, cercando di attirare l’attenzione sugli strumenti operativi da subito per arginare le perdite. Dagli aiuti di Stato allentati, estesi proprio oggi fino a fine anno, al nuovo piano da 200 miliardi per le imprese della Banca europea degli investimenti. L’Eurogruppo di martedi’ avra’ un’agenda molto ricca. L’Europa aggiunge munizioni all’arsenale con cadenza quasi quotidiana, per rendere la risposta economica il piu’ potente possibile. E anche per dare l’immagine di un’Unione d’accordo quasi su tutto. Oltre alla Bei, che portera’ al tavolo la creazione di un fondo di garanzia di 25 miliardi per offrire alle imprese europee liquidita’ per investimenti, c’e’ poi il Sure, lo schema da 100 miliardi che la Commissione Ue ha messo in campo per rimpolpare la cassa integrazione dei 27, e il re-indirizzamento dei fondi strutturali. A tutto questo, l’Eurogruppo dara’ il suo ok senza riserve. Ma quando si arrivera’ a discutere del post-crisi, cioe’ di come – e se – ne usciranno le economie e i conti dei Paesi piu’ in difficolta’, la discussione si animera’. Il lavoro preparatorio fatto dagli sherpa dei ministri e’ avanzato su un solo punto: il Meccanismo europeo di stabilita’. Questo perche’ il Mes e’ l’unico strumento ufficialmente sul tavolo fin dal primo momento, visto che e’ l’arma europea contro gli shock economici, l’unica che puo’ intervenire finanziariamente quando un Paese entra in difficolta’ e non riesce a fare fronte ai pagamenti. Vista l’esperienza della Grecia e degli altri salvataggi, in queste settimane di negoziati e contatti tutti i 19 sono almeno d’accordo ad alleggerire le condizioni per ottenere gli aiuti. “Non ci devono essere assurde condizionalita’ e non ci sara’ nessuna troika nel Paese”, assicura il ministro dell’economia tedesco Olaf Scholz, descrivendo il lavoro che si fa in queste ore. L’idea e’ di avere un solo tipo di condizionalita’, uguale per tutti, che leghi l’utilizzo degli aiuti all’emergenza, quindi sufficientemente vaga da non esporre le debolezze di nessun Paese. La Francia si allinea alla Germania sul Mes, ma non rinuncia al ruolo di mediazione tra il Nord e il Sud. Sul tavolo dell’Eurogruppo ci sara’ quindi anche la proposta francese di dare vita a un fondo temporaneo, gestito dalla Commissione Ue, che emetta bond sul mercato con garanzie comuni. Parigi e’ infatti convita che, anche se tutti accettassero politicamente l’idea degli eurobond, non sara’ mai un’operazione di breve termine. Il direttore generale del Mes, Klaus Regling, ricorda che per dare vita ad uno strumento del genere servirebbero dai 7 mesi a un anno. Ma l’economia, soprattutto di chi è piu’ malmesso, non puo’ aspettare cosi’ tanto. Chi e’ contrario al Mes, Italia in testa, lo e’ anche perche’ non lo ritiene sufficiente: un prestito pari al 2% del Pil del proprio Paese non basta a rilanciare l’economia. Ma per tutto il resto, c’e’ la Bce: l’attivazione del Mes e’ il prerequisito che consentirebbe alla Bce di tirare fuori il suo bazooka, cioe’ l’Omt. Le consentirebbe di acquistare titoli di Stato in quantita’ illimitata, di fatto azzerando il rischio sul debito.

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Gli affanni mentali del nonnetto di Bergamo che usa soldi pubblici per sputare addosso a Napoli e al Sud

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Soffermiamoci anche oggi sulla prima pagina del quotidiano Libero. Un giornale che ha come ragione sociale quella di insultare Napoli e il Sud ed interpretare le notizie in base agli affari del proprietario più o meno occulto (ma di questo si occupa la Guardia di Finanza). L’altra particolarità di questo giornale è quella di poter scrivere la qualunque facendosela pagare con i soldi pubblici, dunque anche con le risorse dei contribuenti del Sud puntualmente offesi ad libitum. Oggi l’arzillo nonnetto bergamasco, Vittorio Feltri, si esercita con il Paese di Pulcinella. Poi piazza il titolone centrale sulla “quarantena alla napoletana” con fotone schiacciato preso da lontano. In questo caso, un bravo il fotografo,  ha usato un teleobiettivo per accentuare la sensazione di schiacciamento. È una tecnica mistificatoria usata spesso quando non si vuole dare la reale percezione delle distanze e delle presenze. I fotografi professionisti lo sanno e non ricorrono a queste tecniche. Però il nonnetto di Bergamo doveva far sembrare  i napoletani uno addosso all’altro e quella foto era ottima per l’occorrenza. E pure ci sta che si critichi l’eccessiva, inutile presenza in strada di gente, a Napoli come a Padova, come a Genova. Ci sono le misure di distanziamento sociale e devono essere rispettate da tutti. Però il nonnetto di Bergamo si diverte a sfottere i napoletani, perchè lui è fatto così, va in erezione (in senso figurato, data l’età) quando il giorno dopo sotto i suoi profili social trova gli insulti di chi ci casca nelle sue provocazioni e invece della pernacchia lo manda affanculo, magari anche con qualche kitemmuorto. Traduzione per chi risiede nelle valli padane, seriane, bergamasche: il kitemmuorto è quando qualcuno ti ricorda i morti anche lontano dalla data della giornata della loro commemorazione. E così, pure questa mattina, come fa sempre da anni, nel corso di una vita professionale di corte, e passando da una corte all’altra, servendo però sempre più o meno gli stessi padroni e padrini, nonno Vittorio si starà divertendo a commentare qualche insulto e starà godendo (ognuno gode come può) sulle presunte incazzature di napoletani e palermitani insolentiti.

 

Devo dire che le questioni che pone nonno Vittorio sono spiacevoli. Perchè di Vittorio Feltri, almeno a me, non fa più specie quel vago e disgustoso modo razzista di approcciare qualunque cosa dei napoletani e dei meridionali. A me non danno fastidio i suoi affanni mentali che poi diventano quasi sempre motivi per vomitare insulti, epiteti razzisti, espressioni squallide e luogo-comuniste su Napoli e sul Sud. No, questo è Feltri. Lui era così prima, è così anche in tempi di epidemia. L’infezione in questo caso non è il covid 19 ma il suo razzismo che purtroppo fa proselitismo.

Quello che a me infastidisce, lo ripeto, non è quello che scrive Feltri (per inciso, secondo me Crozza lo fa meglio il nonnetto bergamasco razzistello e un po’ rincoglionito dall’età e dal cicchetto ) ma il mezzo che usa e i soldi con cui viene pagato. La vergogna di questo Paese non è consentire libertà d’insulto ad un vecchietto che ha problemi seri di ossigenazione al cervello. No, il problema è consentire all’ineffabile direttore-cabarettista di Libero, bergamasco di nascita e razzista di adozione, sempre più a corto di idee, di aver percepito anche quest’anno soldi di finanziamento pubblico per il suo giornale.  Anche quest’anno, il nonnetto della bergamasca, ha incassato 5,4 milioni di euro dal Dipartimento per l’Editoria di Palazzo Chigi. E con questi soldi fa questo giornale. Questi soldi li potrà spendere per continuare ad insultare non solo Napoli, il Sud ma anche Palazzo Chigi, il Quirinale e l’intelligenza degli italiani. Tanto lui salva dal vaniloquio quotidiano fatto di turpiloquio solo i suoi padrini e padroni. Ricordo male o doveva essere abolito, o è stato abolito, il finanziamento pubblico ai giornali di partito e alle finte cooperative di giornalisti? Comunque ecco l’’elenco dei primi dieci giornali percettori di soldi:

  1. Dolomiten (6,1 milioni di euro)
  2. Avvenire (5,5)
  3. Libero (5,4)
  4. Il Manifesto (3)
  5. Il Quotidiano del Sud (2,9)
  6. Primorsky Dnevnik (2,6)
  7. Cronacaqui (2,3)
  8. Corriere di Romagna (2,2)
  9. CronacheDi (1,3)
  10. Quotidiano di Sicilia (1).

A buon intenditor, poche parole.

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Giorgia Meloni: vedo in Conte più volontà di collaborare con opposizioni

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“Finora” gli incontri fra il premier Conte e i leader dell’opposizione “sono stati una cosa piu’ di forma che di sostanza, molto raramente le proposte che abbiamo formulato sono state considerato. Oggi mi e’ parso di vedere in Conte e nei ministri una maggiore volonta’ di collaborazione, che pero’ e’ da verificare nei prossimi giorni”. Lo ha detto la leader di Fdi, Giorgia Meloni, durante la registrazione di Fuori dal Coro, in onda stasera su Rete 4.

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