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Ambiente

Biacco, il serpente amico dell’orto: perché non va ucciso e come comportarsi quando lo si incontra

Il biacco è uno dei serpenti più diffusi nelle campagne italiane ed è completamente innocuo per l’uomo. Ecco perché è un prezioso alleato dell’orto, come comportarsi quando lo si incontra e perché proteggerlo significa difendere la biodiversità.

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Chi coltiva un orto o frequenta la campagna prima o poi si imbatte in lui. Lungo un sentiero, tra le pietre, sotto un albero o vicino a un muretto a secco compare un serpente nero che, spesso, scatena paura e reazioni istintive.

Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta del biacco (Hierophis viridiflavus), uno dei rettili più comuni d’Italia e, soprattutto, uno dei più utili per l’equilibrio dell’ambiente.

La prima cosa da sapere è semplice: non è una vipera e non rappresenta un pericolo per l’uomo.

Un serpente veloce ma innocuo

Il biacco è facilmente riconoscibile per il corpo lungo e slanciato. Gli adulti, soprattutto nell’Italia meridionale e sulle isole, possono presentare una colorazione completamente nera.

Quando percepisce la presenza dell’uomo il suo primo istinto è quasi sempre quello della fuga. È un animale estremamente veloce e preferisce allontanarsi piuttosto che affrontare un pericolo.

Può mordere soltanto se viene catturato, schiacciato o impossibilitato a fuggire. Si tratta comunque di un morso privo di veleno e paragonabile a un graffio.

Come comportarsi se lo si incontra

L’errore più grande è tentare di colpirlo o inseguirlo.

Il comportamento corretto è molto semplice:

  • mantenere la calma;
  • fermarsi per qualche secondo;
  • lasciargli una via di fuga;
  • evitare movimenti bruschi;
  • non cercare di prenderlo con le mani.

Nella quasi totalità dei casi sarà il serpente ad allontanarsi spontaneamente in pochi istanti.

Il miglior alleato dell’orto

Molti agricoltori lo considerano un prezioso collaboratore.

Il biacco, infatti, si nutre principalmente di:

  • topi;
  • arvicole;
  • piccoli roditori;
  • lucertole;
  • insetti di grandi dimensioni;
  • altri piccoli rettili.

Riducendo naturalmente la popolazione dei roditori, protegge raccolti, semi, ortaggi e alberi da frutto senza ricorrere a veleni o trappole.

In un’agricoltura sempre più orientata alla sostenibilità, il biacco svolge gratuitamente un servizio ecologico di enorme valore.

Perché non bisogna ucciderlo

Ogni serpente eliminato impoverisce l’ecosistema.

La presenza del biacco indica un ambiente ancora sano, ricco di biodiversità e capace di mantenere il proprio equilibrio naturale.

Uccidere un biacco significa spesso favorire la proliferazione di topi e altri animali che possono arrecare danni molto maggiori alle coltivazioni.

Va ricordato inoltre che tutti i serpenti selvatici italiani sono tutelati dalla normativa nazionale e comunitaria: catturarli, ucciderli o detenerli può costituire una violazione di legge.

Imparare a convivere con la natura

La paura dei serpenti è comprensibile, ma spesso nasce dalla scarsa conoscenza.

Nelle campagne italiane gli incontri con vipere sono molto meno frequenti di quanto comunemente si creda, mentre è assai più probabile imbattersi proprio in un biacco o in altri serpenti completamente innocui.

Imparare a riconoscerli significa vivere la campagna con maggiore serenità e contribuire alla tutela della fauna selvatica.

Chi coltiva un orto sa che la natura funziona come un delicato equilibrio: ogni specie ha un ruolo. Il biacco, silenzioso e schivo, è uno dei migliori custodi di questo equilibrio. Proteggerlo significa difendere non solo un serpente, ma la salute dell’orto, dell’ambiente e della biodiversità di cui tutti, ogni giorno, beneficiamo.

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Mari mai così caldi a luglio, Copernicus: record negli oceani extrapolari

Nel luglio 2026 la temperatura media degli oceani extrapolari ha raggiunto 20,96 gradi, il valore più alto mai registrato nel mese. Record anche nell’Atlantico europeo e nel Mediterraneo occidentale.

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Nel luglio 2026 la temperatura superficiale degli oceani extrapolari ha raggiunto il valore più alto mai registrato per questo mese. La media è stata di 20,96 gradi, superando il precedente primato di 20,89 gradi rilevato nel luglio 2023.

A indicarlo sono i dati di Copernicus, il programma europeo di osservazione e monitoraggio della Terra. Il nuovo record è stato alimentato anche dallo sviluppo delle condizioni di El Niño nel Pacifico equatoriale.

Atlantico e Mediterraneo sotto osservazione

In Europa, temperature marine eccezionali sono state rilevate lungo le coste dell’Atlantico e nel Mediterraneo occidentale. Le anomalie sono state associate a diffuse ondate di calore marine, classificate in numerose aree come forti o gravi.

Il fenomeno può avere conseguenze rilevanti sugli ecosistemi, sulla biodiversità e sulle attività economiche delle comunità costiere. Secondo le previsioni, le temperature particolarmente elevate potrebbero rafforzarsi ulteriormente nei prossimi mesi.

Estate eccezionale nell’Europa occidentale

L’Europa occidentale ha vissuto il periodo giugno-luglio più caldo mai osservato. Nel solo mese di luglio si sono verificate la terza e la quarta ondata di caldo dall’inizio di maggio, confermando il carattere eccezionale dell’estate 2026.

In ampie zone della regione è proseguita anche la siccità già rilevata tra maggio e giugno. La combinazione tra temperature elevate, scarsità di precipitazioni e vegetazione secca ha favorito la diffusione e l’intensificazione degli incendi, aumentando la pressione sui territori e sui sistemi di protezione civile.

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Eclissi e Perseidi, il cielo spettacolare del 12 agosto

Il 12 agosto eclissi parziale di Sole al tramonto e, nella notte, il picco delle Perseidi. Attese fino a 100 meteore l’ora in condizioni ideali.

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Prima il Sole parzialmente oscurato al tramonto, poi le scie luminose delle Perseidi. Il 12 agosto il cielo offrirà una rara successione di fenomeni astronomici, favorita anche dalla Luna nuova che renderà particolarmente buia la notte delle stelle cadenti.

L’eclissi sarà totale soltanto lungo una fascia che attraverserà la Russia settentrionale, la Groenlandia, l’Islanda, la Spagna e una piccola area del Portogallo. In Italia sarà visibile esclusivamente come parziale.

Copertura vicina al 95% nel Nord-Ovest

L’eclissi inizierà in Italia poco prima delle 19.30, con orari leggermente differenti secondo la località. La copertura del disco solare aumenterà procedendo da Sud-Est verso Nord-Ovest.

Secondo le mappe dell’Istituto nazionale di astrofisica, si passerà da circa il 18% della Calabria a oltre il 93% in Piemonte e Liguria. Le punte più alte, vicine al 95%, sono previste nel Ponente ligure e nella Sardegna nord-occidentale.

In diverse zone del Centro-Sud il massimo astronomico si verificherà quando il Sole sarà già tramontato. Per osservare il fenomeno sarà quindi necessario scegliere un luogo con l’orizzonte completamente libero verso ovest-nord-ovest, preferibilmente lungo la costa o su un’altura ben esposta.

Come guardare l’eclissi senza rischi

Non bisogna mai osservare direttamente il Sole, neppure durante un’eclissi parziale. Sono necessari occhiali certificati secondo lo standard ISO 12312-2 oppure filtri solari specifici.

Occhiali da sole, vetri anneriti, pellicole fotografiche e filtri improvvisati non proteggono gli occhi. Binocoli, telescopi e macchine fotografiche devono essere utilizzati soltanto con filtri professionali collocati davanti all’obiettivo.

Fino a 100 Perseidi ogni ora

Dopo il tramonto sarà la volta delle Perseidi, le popolari lacrime di San Lorenzo. Il massimo dello sciame è previsto nella notte tra il 12 e il 13 agosto, quando potranno essere osservate teoricamente fino a 100 meteore all’ora in condizioni ideali.

Il numero realmente visibile dipenderà dalla presenza di nuvole, dall’inquinamento luminoso e dal punto scelto per l’osservazione. La Luna nuova garantirà però un cielo privo del disturbo lunare, permettendo di scorgere anche le meteore più deboli.

Le Perseidi hanno origine dai frammenti lasciati dalla cometa 109P/Swift-Tuttle. Quando la Terra attraversa questa nube di polveri, le particelle entrano nell’atmosfera a circa 59 chilometri al secondo e producono le caratteristiche scie luminose.

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Alberi monumentali, 82 nuovi giganti verdi

Il Masaf inserisce 82 nuovi alberi monumentali nell’Elenco nazionale. Le nuove iscrizioni riguardano Abruzzo, Umbria e Puglia.

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L’Italia protegge altri 82 giganti verdi. Il decimo aggiornamento dell’Elenco nazionale degli alberi monumentali, approvato dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, comprende nuovi esemplari di Abruzzo, Umbria e Puglia.

L’Elenco raggiunge così 5.008 schede, corrispondenti a 17.564 esemplari: 4.524 singoli alberi e 13.040 piante appartenenti a gruppi omogenei, come filari, viali, boschetti e alberature di parchi storici. Elenco ufficiale del Masaf

«Questi giganti verdi non sono soltanto alberi, ma parte del nostro territorio, della nostra cultura e della nostra storia», sottolinea il ministro Francesco Lollobrigida.

Il pino coricato di Pescara

Tra i nuovi ingressi figura il Pino d’Aleppo “coricato” di Pescara, con un tronco di oltre due metri di circonferenza disteso sul terreno a causa di un antico cedimento.

Per la scienza rappresenta un raro esempio di adattamento. La leggenda racconta invece che l’albero si sia piegato verso il mare, attratto dal canto delle ninfe.

Il Tasso Vetusto della Foresta Umbra

In Puglia è stato riconosciuto il Tasso Vetusto della Foresta Umbra, esemplare millenario con una circonferenza superiore ai tre metri.

Conosciuto come “Albero della Morte” per la tossicità di foglie e semi, è anche simbolo d’immortalità grazie alla capacità di generare nuovi fusti dal proprio legno in decomposizione.

La Roverella di Nottoria

In Umbria entra nell’Elenco la Roverella di Nottoria, una quercia con un tronco di oltre cinque metri di circonferenza.

Una leggenda popolare narra che l’albero trattenne le foglie secche durante l’inverno per impedire al Diavolo di dominare la Terra nei mesi in cui i rami sarebbero dovuti restare spogli.

Storie e miti accompagnano così esemplari tutelati per età, dimensioni, rarità, valore ecologico e capacità di custodire l’identità del paesaggio italiano.

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