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Benitez apre alla Nazionale e promuove Allegri al Napoli: “De Laurentiis è stato furbo”
Rafa Benitez apre all’ipotesi di allenare una Nazionale e non nasconde il gradimento per l’Italia. L’ex tecnico del Napoli elogia anche De Laurentiis per la scelta di puntare su Massimiliano Allegri dopo l’addio di Antonio Conte.
Rafa Benitez scherza, ma fino a un certo punto. “Sto imparando l’italiano”, dice ai microfoni di Sky Sport, rispondendo con il sorriso alla domanda sulla possibilità di ritrovarsi un giorno sulla panchina azzurra. La battuta funziona perché l’ex allenatore del Napoli l’italiano lo conosce bene, lo parla con naturalezza e soprattutto conosce bene il calcio italiano, vissuto da protagonista tra Inter e Napoli.
L’apertura alla Nazionale italiana
Benitez non chiude la porta all’idea di guidare una Nazionale. Anzi, la presenta come una prospettiva stimolante per il futuro. “Per me allenare una Nazionale sarebbe uno stimolo”, ha spiegato, sottolineando la differenza rispetto al lavoro quotidiano di club.
Per l’allenatore spagnolo, la guida di una selezione nazionale comporta un ritmo diverso: non c’è una partita da preparare ogni settimana, ma c’è la possibilità di lavorare in funzione di un grande appuntamento internazionale. Europei e Mondiali diventano così il vero orizzonte tecnico, emotivo e professionale.
Alla domanda sull’Italia, Benitez non si nasconde: “Mi piacerebbe? Sicuro”. Una frase breve, ma sufficiente per alimentare suggestioni attorno a un profilo internazionale, esperto, abituato alla gestione di grandi gruppi e già profondamente legato al calcio italiano.
Il ricordo del Napoli e il giudizio su Allegri
Nel colloquio con Sky Sport c’è spazio anche per il Napoli, la squadra che Benitez ha allenato lasciando un’impronta importante nella fase di crescita europea del club di Aurelio De Laurentiis. L’ex tecnico azzurro guarda con attenzione alla nuova fase che si apre dopo l’addio di Antonio Conte e l’atteso arrivo di Massimiliano Allegri.
Su questo punto Benitez promuove la scelta del presidente. “È stato molto furbo”, ha detto riferendosi a De Laurentiis. Secondo l’allenatore spagnolo, il patron del Napoli ha individuato un tecnico con l’esperienza necessaria per raccogliere un’eredità pesante.
L’eredità di Conte e la scelta di esperienza
Il ragionamento di Benitez è chiaro: non era semplice trovare un allenatore “ai livelli di Conte”. Il riferimento non riguarda soltanto il curriculum, ma anche la capacità di reggere la pressione, governare uno spogliatoio importante e affrontare un ambiente esigente come quello napoletano.
In questa prospettiva, Allegri rappresenta per Benitez una soluzione di alto profilo. Un tecnico abituato a vincere, a gestire grandi club e a lavorare dentro contesti dove il risultato non è un dettaglio, ma la prima misura del giudizio pubblico.
De Laurentiis e la nuova svolta azzurra
Le parole di Benitez arrivano in un momento delicato per il Napoli. Dopo la fine dell’esperienza di Conte, il club è chiamato a costruire una nuova fase tecnica senza disperdere ambizione, identità e competitività. La scelta di puntare su Allegri va letta proprio in questa direzione: affidarsi a un allenatore di esperienza, capace di dare ordine e solidità a una squadra chiamata a restare ai vertici.
Benitez, che conosce bene De Laurentiis e il modo in cui il presidente azzurro ama muoversi nei momenti cruciali, riconosce alla società la capacità di avere trovato rapidamente un profilo forte. Non un allenatore di passaggio, ma un tecnico abituato alla responsabilità.
La battuta che diventa messaggio
“Sto imparando l’italiano” resta una battuta, ma dentro quella frase c’è anche il segnale di un allenatore che non considera chiuso il suo rapporto con il calcio italiano. Benitez osserva, commenta, si candida con eleganza a una possibile esperienza futura in Nazionale e intanto guarda al Napoli con l’affetto e la competenza di chi quella piazza l’ha vissuta davvero.
Per il club azzurro, il suo giudizio su Allegri pesa soprattutto per il valore tecnico di chi lo pronuncia. Benitez sa che Napoli non è una panchina qualunque. E proprio per questo considera la scelta di De Laurentiis una mossa di esperienza, lucidità e realismo.
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Ronaldo chiede scusa: «Pronto a tornare nel Portogallo»
Cristiano Ronaldo rompe il silenzio dopo l’abbandono del ritiro del Portogallo: si scusa con tifosi e compagni, accetta eventuali sanzioni e si dichiara disponibile a tornare. Nella lettera accusa Jorge Jesus di non aver rispettato gli accordi sul suo impiego. Il tecnico ha negato l’esistenza di tali accordi.
Cristiano Ronaldo chiede scusa ai tifosi e ai compagni, accetta le conseguenze disciplinari per aver abbandonato il ritiro e si dichiara disponibile a tornare nella nazionale portoghese. Il capitano riapre così la porta al Portogallo, ma nella lunga dichiarazione diffusa il 6 ottobre conferma le critiche al commissario tecnico Jorge Jesus, accusandolo di non aver rispettato gli accordi presi.
Il messaggio arriva dopo la partenza da Copenaghen del 30 settembre, alla vigilia della partita di Nations League contro la Danimarca. Uno strappo che aveva messo in dubbio il futuro internazionale del cinque volte Pallone d’Oro.
Le scuse e la disponibilità ad accettare una sanzione
Ronaldo riconosce di aver sbagliato lasciando il gruppo: «La responsabilità è esclusivamente mia». Le scuse sono rivolte ai portoghesi e ai compagni di nazionale.
Il capitano ritiene che il suo ruolo renda il comportamento ancora più grave e chiede che l’eventuale punizione venga valutata senza attenuanti. «Le regole sono uguali per tutti», sottolinea.
La disponibilità ad accettare una sanzione disciplinare non equivale, tuttavia, all’annuncio di un provvedimento già deciso: la valutazione spetta alla Federcalcio portoghese.
Il ritorno resta un obiettivo
A 41 anni, Ronaldo chiarisce che le sue ambizioni con il Portogallo comprendono ancora la competizione, oltre a una futura partita d’addio.
Il rientro sarebbe subordinato alle condizioni fisiche, alla continuità nel club e all’eventuale squalifica. «Sarò disponibile, come lo sono sempre stato finora, a giocare e vincere con la nostra nazionale», scrive.
Dopo 234 presenze, il capitano lascia dunque aperta la possibilità di proseguire la carriera internazionale. La sua dichiarazione di disponibilità dovrà però tradursi in una nuova convocazione.
La versione di Ronaldo sullo scontro con Jesus
Nella lettera, Cristiano Ronaldo ricostruisce anche le ragioni del contrasto con il tecnico. Secondo il suo racconto, il programma concordato prevedeva una gestione delle presenze legata al recupero fisico.
Prima della partita contro la Norvegia, Jesus gli avrebbe invece comunicato che avrebbe giocato circa mezz’ora. Ronaldo sostiene di essersi riscaldato durante la ripresa senza essere poi chiamato a entrare in campo.
Il calciatore riferisce inoltre di un successivo confronto, alla presenza del direttore sportivo dell’Al Nassr, Simão Coutinho, durante il quale sarebbe stato concordato un chiarimento pubblico.
Il documento in otto punti e il nodo della fiducia
Secondo Ronaldo, Jesus avrebbe dovuto illustrare in conferenza stampa un documento in otto punti, riconoscendo la professionalità del capitano e spiegando la gestione del suo impiego.
Tra i passaggi figurava anche il riconoscimento dell’errore di averlo fatto riscaldare senza poi schierarlo. Il giocatore sostiene che le dichiarazioni pubbliche del commissario tecnico non abbiano rispettato quanto concordato e descrive l’episodio come un’ulteriore rottura della fiducia.
Jesus ha negato di aver stretto accordi con Ronaldo, pur lasciando aperta la possibilità di un suo ritorno. Le due ricostruzioni restano quindi divergenti.
L’addio pensato dopo i Mondiali
Ronaldo rivela infine di aver già valutato il ritiro dalla nazionale dopo i Mondiali del 2026, arrivando a preparare una lettera di saluto ai tifosi.
A convincerlo a ripensarci sarebbe stata la federazione, che gli avrebbe chiesto anche un parere sulla scelta di Jesus come commissario tecnico. Una nomina che Ronaldo racconta di aver inizialmente sostenuto.
Ora le scuse aprono uno spazio per il confronto. Restano da definire le eventuali conseguenze disciplinari e le condizioni per ricostruire il rapporto tra il capitano e l’allenatore.
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Malagò commissaria Malagò: la Figc cambia tutto e resta com’è
Il Consiglio nazionale del Coni ha ratificato all’unanimità il commissariamento della Figc e la nomina di Giovanni Malagò a commissario straordinario. Dovrà garantire il funzionamento federale e celebrare nuove elezioni entro il 31 gennaio 2027. Malagò parla di una «vittoria del buonsenso» dopo la disputa sul tesseramento.
La Figc è stata commissariata e sarà Giovanni Malagò a guidarla verso nuove elezioni, da celebrare entro il 31 gennaio 2027. Il Consiglio nazionale del Coni ha ratificato all’unanimità la decisione della Giunta, affidando al presidente della Federcalcio il ruolo di commissario straordinario.
Il provvedimento arriva dopo la disputa sul mancato tesseramento di Malagò al momento dell’elezione alla presidenza federale.
La proposta di Buonfiglio e la ratifica
La nomina è stata proposta dal presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, durante la 1177ª riunione della Giunta nazionale, svoltasi il 6 ottobre al Foro Italico di Roma.
Il successivo Consiglio nazionale straordinario ha ratificato il commissariamento e la nomina di Malagò. Il mandato prevede la convocazione e la celebrazione dell’assemblea straordinaria elettiva entro il termine fissato.
Nuove elezioni entro il 31 gennaio
L’obiettivo indicato dal Coni è ripristinare le cariche federali «in un contesto di piena legalità e osservanza delle norme federali».
Il commissario dovrà inoltre vigilare sul regolare funzionamento dell’apparato federale, accompagnando la gestione della Figc fino al rinnovo degli organi.
Il 31 gennaio 2027 è la scadenza entro la quale celebrare le elezioni, non la data del voto già stabilita.
Malagò: «Una vittoria del buonsenso»
«È una vittoria del buonsenso e della logica delle cose», ha dichiarato Malagò al termine del Consiglio nazionale.
Lasciando il Coni, ha definito «triste e imbarazzante» la vicenda legata al tesseramento e ha rivendicato di avere mantenuto «la schiena dritta».
La decisione apre così una fase commissariale nella quale Malagò resta alla guida della Federazione con un incarico diverso: accompagnare la Figc alle nuove elezioni entro il termine stabilito.
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Sinner chiude il 2026 per il ginocchio: Zverev punta al numero uno
Jannik Sinner annuncia la fine anticipata della stagione per seguire un ciclo di trattamenti al ginocchio. L’ultima partita resta la finale vinta a Wimbledon: il bilancio è di 44 vittorie, tre sconfitte e sei titoli. Salterà anche le ATP Finals di Torino. L’assenza favorisce Zverev nella corsa al numero uno, mentre la Fitp sostiene la priorità del recupero fisico.
Jannik Sinner chiude in anticipo la stagione 2026: il ginocchio richiede un nuovo ciclo di trattamenti e il ritorno in campo è rinviato al 2027. L’annuncio mette fine alle attese sul possibile rientro autunnale e comporta la rinuncia anche alle ATP Finals di Torino, vinte nelle ultime due edizioni. Sullo sfondo, Alexander Zverev si avvicina alla possibilità di conquistare per la prima volta il numero uno mondiale.
«Insieme ai dottori abbiamo deciso che ho bisogno di un ciclo di trattamenti per il mio ginocchio, il che significa che la mia stagione 2026 è ufficialmente finita», ha dichiarato Sinner in un video sui propri social.
Il ginocchio e la scelta di fermarsi
La nota del team indica un trattamento per un’infiammazione al ginocchio. Non sono stati resi pubblici dettagli sufficienti per attribuire con certezza una diagnosi più specifica.
Le ipotesi circolate su tendini e bandelletta ileotibiale non vanno quindi presentate come informazioni cliniche accertate. Il programma comunicato riguarda le terapie; non è stato annunciato un intervento chirurgico.
«Ora ho bisogno di pensare alla mia carriera a lungo termine. Farò di tutto per tornare al 100%», ha spiegato il campione.
L’ultima partita resta la finale di Wimbledon
L’ultimo incontro del 2026 di Sinner resta la finale di Wimbledon del 12 luglio, vinta contro Zverev per conquistare il secondo titolo consecutivo sull’erba londinese.
Il bilancio stagionale si chiude con 44 vittorie e tre sconfitte, uno Slam e cinque Masters 1000: Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid e Roma.
Una sequenza di successi che mantiene elevato il valore sportivo dell’annata, nonostante l’interruzione dopo Wimbledon.
Dai crampi in Australia al malore di Parigi
La stagione aveva già presentato momenti difficili sul piano fisico: dai crampi agli Australian Open al malore durante la partita contro Juan Manuel Cerúndolo al Roland Garros.
Sono episodi distinti dal problema al ginocchio. In assenza di indicazioni mediche pubbliche che li colleghino, non è possibile ricondurli a un’unica causa.
Adriano Panatta ha invitato alla pazienza, ricordando che la salute di un atleta di questo livello richiede tempi e valutazioni adeguati.
Sinner salta Vienna, Parigi e Torino
Dopo le precedenti rinunce, compresa quella a Shanghai, Sinner non parteciperà agli appuntamenti conclusivi dell’anno.
Il forfait comprende il Six Kings Slam di Riyad, il torneo di Vienna, il Masters 1000 di Parigi e le ATP Finals. Lo stop esclude anche una sua eventuale partecipazione alle finali di Coppa Davis.
«Gli ultimi due anni, specialmente la chiusura a Torino, mi hanno regalato bellissime emozioni e sensazioni», ha ricordato nel messaggio ai tifosi, ringraziandoli per il sostegno.
Zverev si avvicina alla vetta ATP
La rinuncia rende più difficile per Sinner conservare il numero uno ATP, perché nelle prossime settimane perderà punti conquistati nel finale della stagione precedente senza poter aggiungerne altri.
La classifica richiamata al momento dell’annuncio vede l’azzurro a 11.000 punti, con 1.280 punti di vantaggio su Zverev.
Il tedesco non può completare il sorpasso con il solo successo a Shanghai dopo l’eliminazione nei quarti a Pechino. Una successiva opportunità potrebbe arrivare a Vienna, in programma dal 26 ottobre al 1° novembre, a seconda dei risultati e dei punti in scadenza.
Il cambio al vertice resta quindi legato all’evoluzione della classifica: il forfait di Sinner favorisce Zverev, ma non equivale da solo a un sorpasso già avvenuto.
Binaghi: «L’integrità fisica viene prima di tutto»
Il presidente della Federazione italiana tennis e padel, Angelo Binaghi, ha sostenuto la decisione dell’azzurro.
«La tutela dell’integrità fisica di Jannik viene prima di qualsiasi risultato e di qualsiasi impegno agonistico», ha dichiarato.
«In questo momento la cosa più importante è che possa recuperare pienamente e affrontare con serenità il percorso che lo attende. Lo aspettiamo a braccia aperte, con la stima e l’affetto di sempre e con la certezza che tornerà in campo quando sarà nelle condizioni migliori per farlo. La Federazione sarà al suo fianco, come sempre».


