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Cronache

Bellavia prende le distanze da Ranucci: «L’amicizia con Lavitola mi ha lasciato allibito»

Lo storico consulente di Report Gian Gaetano Bellavia critica il rapporto tra Ranucci e Lavitola e racconta l’inchiesta milanese che lo vede indagato.

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Prima che le sue analisi economiche diventassero familiari al pubblico di Report, il nome di Gian Gaetano Bellavia era conosciuto soprattutto nelle Procure, nei tribunali e nel mondo del diritto penale dell’economia.

Commercialista, perito e consulente tecnico, Bellavia ha lavorato per decenni al fianco di magistrati e investigatori, occupandosi di bilanci, flussi finanziari, fallimenti, riciclaggio e patrimoni societari. Dal 2009 è apparso ripetutamente nella trasmissione di Rai3 come esperto dei casi affrontati dalla redazione.

Oggi, però, interviene nel dibattito sull’attentato contro Sigfrido Ranucci non soltanto come collaboratore storico del programma, ma come conoscente del conduttore. E prende le distanze dal rapporto che Ranucci ha raccontato di avere avuto con Valter Lavitola, indagato dalla Procura di Roma nell’inchiesta sull’esplosione del 16 ottobre 2025.

«Ognuno si sceglie gli amici che vuole»

Bellavia racconta di avere espresso immediatamente solidarietà a Ranucci dopo l’attentato. Ciò che lo ha sorpreso è stata la successiva scoperta della stretta frequentazione tra il giornalista e Lavitola.

«Ognuno si tiene gli amici che ha», osserva. A lasciarlo perplesso sarebbe stata soprattutto la definizione di amicizia “fraterna” utilizzata per descrivere il rapporto con un personaggio più volte al centro di vicende giudiziarie e oggi indicato dagli investigatori come possibile mandante dell’attacco.

Si tratta, è necessario ricordarlo, di un’ipotesi accusatoria ancora sottoposta a verifica. Lavitola non è stato giudicato responsabile dell’attentato e beneficia della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva. L’inchiesta romana è ancora nella fase delle indagini preliminari.

Bellavia ha definito «allibente» la relazione di familiarità emersa tra i due e ha sostenuto che quel rapporto rischi di incidere sulla credibilità del conduttore. Le sue sono valutazioni personali, espresse nel pieno dello scontro pubblico nato attorno alla trasmissione e all’inchiesta giudiziaria.

Una carriera tra bilanci e grandi inchieste

Nato a Grotte, in provincia di Agrigento, nel settembre 1954, Bellavia si è laureato in Economia alla Bocconi nel 1978 e ha ottenuto l’abilitazione da dottore commercialista l’anno successivo. Nel corso della carriera ha ricoperto incarichi come curatore fallimentare, commissario e amministratore giudiziario, revisore dei conti, perito e consulente tecnico.

La sua specializzazione è l’analisi dei bilanci e dei movimenti finanziari nelle indagini per reati economici. Ha collaborato con numerose Procure italiane e lavorato in procedimenti riguardanti banche, società quotate, fallimenti e operazioni finanziarie complesse.

Nelle apparizioni televisive ha cercato di rendere comprensibili materie tecniche, spesso accompagnando le spiegazioni con giudizi taglienti e osservazioni critiche.

Bellavia sostiene di avere prestato la propria consulenza ai giornalisti di Report gratuitamente. I rapporti con Ranucci, racconta, sarebbero stati più frequenti quando il giornalista realizzava personalmente le inchieste sul campo e si sarebbero progressivamente diradati dopo il suo passaggio alla conduzione.

Il caso dell’archivio informatico

Anche Bellavia si trova oggi coinvolto in una vicenda giudiziaria. La Procura di Milano lo ha iscritto nel registro degli indagati per una presunta violazione della normativa sul trattamento dei dati personali.

L’ipotesi riguarda la possibile conservazione, oltre il tempo ritenuto necessario per lo svolgimento delle consulenze, di copie di intercettazioni, verbali, annotazioni di polizia giudiziaria e documentazione contabile e patrimoniale ricevuta nell’ambito di incarichi affidati dalla magistratura.

Nel maggio 2026 la Guardia di finanza ha eseguito perquisizioni informatiche nell’abitazione e nello studio del professionista, oltre che nei confronti di una sua ex collaboratrice. Bellavia contesta l’impostazione accusatoria e sostiene che il reato ipotizzato non sarebbe procedibile nei termini formulati.

Anche in questo caso vale il principio della presunzione di innocenza: l’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a una dichiarazione di responsabilità e serve anche a consentire alla persona coinvolta di esercitare pienamente il diritto di difesa.

Il milione di file contestato

La vicenda nasce dalla denuncia presentata dallo stesso Bellavia contro una ex collaboratrice, accusata di avere copiato e sottratto dallo studio un archivio contenente quasi un milione di documenti e dati ritenuti altamente sensibili.

La donna è a sua volta coinvolta in un procedimento giudiziario. Secondo la ricostruzione investigativa, il materiale riguarderebbe numerose personalità pubbliche e sarebbe stato acquisito nel corso di consulenze svolte per uffici giudiziari e soggetti privati.

L’inchiesta milanese deve chiarire sia le modalità della presunta sottrazione sia la legittimità della precedente conservazione dei documenti all’interno dello studio.

Bellavia afferma di avere subito un grave danno d’immagine dopo 46 anni di collaborazione con la magistratura, pur non avendo registrato conseguenze significative sul piano professionale.

Il futuro con Report resta incerto

Alla domanda se continuerà a collaborare con la trasmissione, Bellavia non offre una risposta definitiva: «Vedremo, chi lo sa».

Le sue dichiarazioni arrivano in un momento particolarmente delicato per Report, già investito dalle polemiche sulla sospensione delle repliche estive e dal confronto politico sull’attentato a Ranucci.

Il rapporto tra il commercialista e il programma sembra dunque attraversare una fase di forte raffreddamento. Da una parte pesano le critiche rivolte al conduttore per l’amicizia con Lavitola; dall’altra rimane aperta l’inchiesta milanese sull’archivio informatico.

Due vicende diverse, che devono essere mantenute separate sul piano giudiziario, ma che si intrecciano nel dibattito pubblico attorno alla trasmissione, ai suoi metodi di lavoro e alla rete di rapporti costruita negli anni dai suoi protagonisti.

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Cronache

Metaponto, 18enne arrestato per la presunta violenza su una 17enne: lunedì davanti al gip

Un diciottenne sarà interrogato dal gip di Matera dopo l’arresto per la presunta violenza sessuale su una minorenne nella notte di Ferragosto a Metaponto. Sequestrati indumenti e telefono.

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Sarà interrogato lunedì 17 agosto dal gip di Matera il diciottenne arrestato dai carabinieri con l’accusa di avere violentato una ragazza di 17 anni nella notte di Ferragosto, nei pressi del lungomare di Metaponto di Bernalda, in provincia di Matera.

Il giovane, di origine tunisina e regolarmente residente in Italia, dovrà rispondere alle domande del giudice durante l’interrogatorio di garanzia. Il gip sarà poi chiamato a pronunciarsi sulla convalida dell’arresto e sull’eventuale applicazione di una misura cautelare.

L’accusa formulata dalla Procura di Matera è di violenza sessuale aggravata. Le responsabilità del diciottenne dovranno essere accertate nel corso del procedimento.

Gli accertamenti dei carabinieri

Secondo quanto emerso finora, il diciottenne e la ragazza avrebbero trascorso la serata all’interno della stessa comitiva. Nelle ore successive all’arresto, i carabinieri hanno ascoltato altre persone presenti con i due giovani per ricostruire quanto sarebbe accaduto durante la notte.

Gli investigatori hanno sequestrato gli indumenti e il telefono cellulare dell’indagato. Il materiale sarà sottoposto agli accertamenti ritenuti necessari per verificare il racconto della minorenne e ricostruire la sequenza degli eventi.

Attivato il protocollo “codice rosso”

La diciassettenne è stata soccorsa e accompagnata all’ospedale Giovanni Paolo II di Policoro, dove ha ricevuto le cure e l’assistenza previste. Nei suoi confronti sono state attivate le procedure di protezione stabilite dal protocollo “codice rosso”.

Le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Matera. La ragazza resta completamente anonima, come previsto dalle norme poste a tutela delle vittime minorenni di violenza sessuale.

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Cronache

Chiuso per caldo: sulle Alpi si scioglie anche lo sci d’estate

Le temperature troppo elevate hanno imposto la sospensione dello sci estivo sul ghiacciaio dello Stelvio. Con le chiusure già registrate al Cervino e negli altri comprensori alpini, in Europa le possibilità di sciare all’aperto sono ormai quasi scomparse.

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A tremila metri di quota l’estate ha cancellato l’inverno. Dopo il Cervino e il comprensorio di Ponte di Legno-Tonale, anche sul ghiacciaio dello Stelvio gli sci sono stati riposti: fa troppo caldo per garantire piste praticabili e condizioni di sicurezza accettabili.

La sospensione è scattata a Ferragosto e resterà in vigore fino a quando le temperature non consentiranno di preparare nuovamente il terreno. Le funivie continueranno a trasportare turisti ed escursionisti verso il ghiacciaio, ma senza sci ai piedi.

Non è più sufficiente salire oltre i tremila metri per trovare neve compatta. Le temperature restano elevate durante il giorno e scendono troppo poco nelle ore notturne. Senza il necessario rigelo, la superficie perde consistenza, aumenta il rischio di cedimenti e diventa impossibile assicurare gli standard richiesti per lo sci.

La società che gestisce gli impianti dello Stelvio continuerà a controllare quotidianamente lo stato del ghiacciaio. Una riapertura resta possibile, ma dipenderà interamente da un abbassamento delle temperature. Non c’è, quindi, una data da indicare sul calendario.

Il domino delle chiusure

Lo Stelvio è soltanto l’ultimo tassello di una crisi che coinvolge ormai l’intero arco alpino.

Sul Cervino lo sci estivo era stato fermato già all’inizio di agosto dalla società svizzera che gestisce gli impianti del ghiacciaio del Teodulo e di Plateau Rosa. Dal versante italiano le funivie in partenza da Breuil-Cervinia hanno continuato a funzionare, ma esclusivamente per escursionisti e visitatori.

Anche sul Presena, nel comprensorio Ponte di Legno-Tonale, la stagione sulla neve si è conclusa. In Austria, persino Hintertux, a lungo presentato come il ghiacciaio sul quale era possibile sciare tutto l’anno, ha sospeso l’attività estiva, rinviando la ripresa all’autunno.

Il risultato è una geografia dello sci europeo estivo ridotta praticamente a zero. Chi vuole sciare deve rivolgersi alle strutture al coperto oppure spostarsi nell’emisfero australe.

Il caldo cambia anche l’alpinismo

Le conseguenze non riguardano soltanto le piste. Sul Monte Bianco l’aumento delle temperature ha accresciuto il pericolo di frane e cadute di pietre, imponendo limitazioni agli accessi e la chiusura di rifugi lungo alcune delle vie più frequentate.

Quando il ghiaccio che tiene insieme rocce e detriti si indebolisce, interi versanti diventano instabili. Sentieri, vie di arrampicata e percorsi un tempo considerati praticabili durante l’estate possono trasformarsi in poche ore.

La montagna continua a essere accessibile, ma non alle condizioni alle quali escursionisti, guide e gestori degli impianti erano abituati. Le stagioni si accorciano, i percorsi cambiano e le decisioni devono essere prese quasi giorno per giorno.

Nove gradi a tremila metri

Le temperature rilevate in alta quota spiegano meglio di qualsiasi immagine la situazione: circa 17 gradi nella zona del ghiacciaio dei Forni, oltre i duemila metri, e nove gradi nei pressi del Passo Marinelli, a circa tremila metri.

Sono valori incompatibili con la conservazione di una superficie adatta allo sci. Ma sono anche il segnale di un problema più ampio: i ghiacciai alpini stanno perdendo massa e spessore da anni, mentre le estati calde e prolungate accelerano lo scioglimento e riducono la neve capace di proteggerli.

Una singola ondata di caldo non basta, da sola, a raccontare il cambiamento climatico. La contemporanea chiusura dei principali comprensori glaciali, però, non può essere considerata un semplice incidente stagionale.

Lo sci estivo, nato sull’idea che in alta montagna l’inverno non finisse mai, sta diventando un’attività intermittente e sempre più fragile. Il cartello “chiuso per caldo” appeso idealmente sulle Alpi non rappresenta soltanto una stagione turistica compromessa. È l’immagine concreta di una montagna che sta cambiando più rapidamente delle abitudini costruite intorno ad essa.

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Cronache

Ferragosto violento a Mondragone, rissa sulla spiaggia: cinque denunciati

Una rissa tra numerose persone è scoppiata sulla spiaggia libera di Fiumarella a Mondragone. Il video è stato pubblicato da Francesco Emilio Borrelli. I carabinieri hanno identificato e denunciato cinque persone, tra le quali un minorenne.

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Una violenta rissa ha coinvolto numerose persone nella notte di Ferragosto sulla spiaggia libera di Fiumarella, a Mondragone. Le immagini dell’accaduto, pubblicate sui social dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, sono diventate rapidamente virali.

Secondo una prima ricostruzione, lo scontro sarebbe nato da un’accesa discussione tra due gruppi. In pochi istanti dalle parole si sarebbe passati alle aggressioni fisiche. La dinamica completa e le responsabilità individuali sono ancora in corso di accertamento.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Reparto territoriale di Mondragone. Cinque persone, tra le quali un minorenne, sono state identificate e denunciate. Le loro eventuali responsabilità dovranno essere valutate dall’autorità giudiziaria.

Borrelli: «Servono controlli più serrati»

«Una notte di festa trasformata nell’ennesimo teatro di violenza», ha commentato Borrelli, chiedendo un rafforzamento dei controlli sul litorale domizio.

Secondo il deputato, ordinanze e divieti non possono rimanere soltanto sulla carta: chi trasforma spiagge e luoghi pubblici in scenari di violenza deve essere individuato e sanzionato.

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