Collegati con noi

Economia

Banche, nulla osta Ue a riforma popolari: vola la Popolare di Sondrio

amministratore

Pubblicato

del

  La riforma delle banche popolari che impose la trasformazione in spa, varata per decreto dal governo Renzi nel 2015, non viola le norme Ue. Il parere, non vincolante, dell’avvocato Ue per la Corte di Giustizia cui si era rivolto il Consiglio di Stato, affida tuttavia ai giudici italiani stabilire se le limitazioni della norma siano proporzionate e quindi l’ultima parola. Per il presidente di Assopopolari Corrado Sforza Fogliani, che dopo la conversione del decreto, aveva presentato ricorso assieme ad altri soggetti, “si spera che la decisione possa arrivare cosi’ entro l’estate” e sia “a noi favorevole”. Il mercato pero’ scommette che si arrenda anche l’unica popolare ad aver ‘resistito’ alla riforma, che impone la trasformazione in spa alle banche con attivo sopra gli 8 miliardi di euro: la Popolare di Sondrio. In Borsa il titolo e’ salito del 6,3% a 2,17 euro spinto anche da un report di Mediobanca che vede il cambio in spa positivo. L’istituto valtellinese, che dopo il primo round positivo al Consiglio di stato aveva bloccato la trasformazione, ha nuovamente respinto nei mesi scorsi le richieste del fondo Amber, azionista con il 6% di diventare socio. La notizia non riguarda piu’ invece la Popolare di Bari, l’altro istituto che aveva rimandato la trasformazione, anche forse per la volonta’ della famiglia Jacobini di mantenerne il controllo. L’istituto e’ ora commissariato e presto sara’ controllato dallo Stato. La riforma del 2015, voluta su impulso della Bce e della Banca d’Italia e molto osteggiata dal comparto, mirava a rendere meno blindato il controllo degli istituti, oramai nazionali e spesso quotati. Il principio democratico di ‘una testa un voto’, si diceva, era degenerato in assemblee con migliaia di soci raggruppati in liste e manovrati con campagne elettorali lunghe e complicate da vertici autoreferenziali e in carica da anni. Un quadro che aveva portato a conflitti di interesse, a un rapporto malsano con il territorio e a dissesti anche se, a dire il vero, i crac hanno riguardato anche banche spa e casse di risparmio. Molte popolari, come Ubi, erano in realta’ istituti molto solidi e lo sono ancora adesso che sono divenute spa. Su di un punto spinoso l’avvocato Ue sembra respingere i ricorsi: il limite parziale o totale del diritto di recesso degli azionisti che avrebbe potuto portare al default delle banche in caso di massicce richieste.

Advertisement

Economia

L’offerta dei Benetton per chiudere la partita di Autostrade: soldi per i morti, investimenti miliardari, pedaggi meno cari

amministratore

Pubblicato

del

Tre miliardi e quattrocento milioni per chiudere il procedimento di revoca. Poi ci sarebbero 7 miliardi in maggiori manutenzioni e 13,2 miliardi di investimenti complessivi. E quindi un bel sì anche all’ingresso di nuovi investitori e al taglio delle tariffe. Un tagli progressivo.  È l’offerta inviata da Autostrade per l’ Italia (Aspi) al governo. Così hanno deciso i Benetton, i maggiori azionisti di Atlantia (la holding che controllano e che a sua volta controlla la concessionaria) e che, entro giovedì, arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri per far chiudere, a quasi due anni dal disastro del ponte Morandi di Genova, la partita della concessione.
Dopo l’ultimatum del premier Giuseppe Conte degli scorsi giorni,  Autostrade ieri ha  approvato una nuova proposta finalizzata “a una positiva definizione della procedura di contestazione”. La società avrebbe recepito gli impegni economici richiesti dal governo nell’incontro di mercoledì scorso, tra cui l’ innalzamento della quota di risarcimenti per la tragedia del Ponte Morandi. Un rilancio con cui evitare in extremis la revoca della concessione dei 3 mila chilometri di autostrade italiane.
Nel documento riservatissimo -nelle mani della ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli che entro lunedì lo esaminerà con i tecnici del Mit – dovrebbero essere stati sciolti i due nodi del dossier: il primo riguarda il sistema tariffario, la manutenzione e gli investimenti; l’altro nord è quello della governance.  Il Governo ha chiesto ai Benetton di fare un passo indietro sul controllo della società e vorrebbe far entrare con una quota consistente Cassa Depositi e Prestiti. Sembra che i Benetton siano  disposti a farsi a lato. Si prevede la cessione del controllo di Aspi da parte della famiglia di Ponzano Veneto diluendo la quota di Atlantia in Autostrade che dovrebbe scendere dall’ attuale 88% sotto il 50%. Nel nuovo piano non figurerebbe la richiesta di modifica del decreto Milleproroghe che riduce l’ indennizzo, in caso di revoca, a 7 miliardi, cifra di gran lunga più bassa dei 23 miliardi previsti dalla convenzione siglata nel 2008. Una soluzione che però continua a non convincere i Cinque Stelle che fanno trapelare il loro no. “La proposta non è sufficiente”, fanno sapere.

Continua a leggere

Cronache

“Paga più bassa e più ore”, 60 cameriere lasciano hotel

Avatar

Pubblicato

del

Lavorano come cameriere al piano da piu’ di 20 anni in un grande resort di Cala Gonone (Nuoro), ma quest’anno con la stagione turistica che langue in seguito alla pandemia, tutto cambia: il lavoro c’e’ ma con stipendio ridotto e orario dilatato, denunciano. Condizioni che una sessantina di donne di Dorgali non hanno accettato: per questo sono state sostituite dalla sera alla mattina. Loro pero’ non si sono arrese e hanno raccontato la loro storia su Facebook, raccogliendo centinaia di like e condivisioni e riuscendo ad ottenere visibilita’ anche sui quotidiani locali. “Nonostante il lavoro di fatica non ci mancava mai il buonumore e il senso dell’umorismo ci siamo inventate persino una laurea in ‘gabinettologia’ – ironizzano sul social – I clienti e la direzione erano soddisfatti e noi con loro. A ottobre 2019 veniamo a sapere che il ‘nostro’ villaggio avrebbe cambiato gestione e pur con tanti dubbi abbiamo provato ad essere ottimiste: siamo state riconfermate come gruppo dei piani, ma poco dopo c’e’ stato l’arrivo del covid”. A giugno tuttavia arriva la bella notizia:”Ci dicono che il villaggio riapre ma subito veniamo a sapere che le condizioni contrattuali sono cambiate – proseguono le cameriere -: piu’ ore e meno paga, orario full time per tutte, prendere o lasciare. Molte di noi si sono rifiutate, le piu’ temerarie hanno accettato, ma dopo 12 giorni di lavoro hanno rassegnato le dimissioni: le condizioni contrattuali non venivano rispettate”. “Altre donne senza troppi scrupoli prendono il nostro posto e noi restiamo basite davanti a questa ingiustizia. Magari sono le stesse donne che l’8 marzo vanno a festeggiare non si sa bene cosa, magari non sanno che quella data esiste per una tragedia consumatasi nel 1908 in una fabbrica dove 129 donne muoiono arse vive nel tentativo di migliorare le loro condizioni”. Le cameriere di Dorgali si chiedono “se queste donne conoscano queste e mille altre storie di scioperi e lotte per i diritti di tutti i lavoratori” e ancora:”E’ giusto che nel nostro territorio arrivi personale da fuori disposto a farsi sfruttare al nostro posto? Non ci interessano i conflitti politici – concludono – vogliamo solo provocare una seria riflessione perche’ questa situazione non diventi una regola”.

Continua a leggere

Economia

Dl Rilancio: Trano,passo avanti su collegamenti isole minori

Avatar

Pubblicato

del

 “Un piccolo ma determinante passo in avanti per migliorare i collegamenti con le isole minori italiane e’ stato compiuto. Dopo la bocciatura dell’emendamento sul tema che avevo presentato al Decreto Rilancio, il governo, tramite il sottosegretario all’economia e finanze Antonio Misiani, ha accolto il mio ordine del giorno in favore delle imprese di cabotaggio marittimo affidatarie in convenzione del servizio pubblico di trasporto passeggeri per le tratte di collegamento con le isole minori”. Lo dichiara Raffaele Trano, presidente Commissione finanze alla Camera. “Con l’approvazione alla Camera del mio ordine del giorno – aggiunge – il governo si e’ impegnato ad introdurre agevolazioni fiscali, sovvenzioni ed incentivi economici, quali il riconoscimento di un credito d’imposta minimo del 40%, non cedibile, utilizzabile per investimenti in beni strumentali nuovi costituiti da navi e imbarcazioni, ovvero per spese di manutenzione straordinaria di ammodernamento, trasformazione, miglioramento, ampliamento destinati a naviglio gia’ utilizzato. La proposta che il governo ha promesso di introdurre in un prossimo provvedimento e’ studiata dunque per consentire ai vettori che operano con le piccole isole italiane di rinnovare il parco mezzi attraverso un investimento agevolato fino a 10 milioni di euro ed a residenti e turisti di usufruire di un servizio di migliore qualita’. Un aiuto alla ripartenza anche per la cantieristica”. 

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto