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Banche, i sindacati temono tensioni: il Viminale fa sapere di tenere la guardia alta

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Abi e sindacati marciano divisi ma colpiscono uniti in vista dell’apertura degli sportelli di lunedi’ per l’erogazione dei finanziamenti predisposti con il Decreto Imprese. I sindacati temono tensioni e si rivolgono al ministro degli Interni Luciana Lamorgese, che replica assicurando la “massima attenzione” con l’allerta di tutti i prefetti. Per l’Associazione Bancaria prende la parola direttamente il presidente, Antonio Patuelli, che coglie la palla al balzo per difendere “coloro che lavorano in banca”, i quali “stanno facendo un superlavoro”. “Quando c’e’ un incendio – spiega – non bisogna discutere ma correre con i secchi a spegnerlo e il coronavirus e’ peggio di un incendio”. “Bisogna constatare pero’ – sottolinea dopo le accuse degli ultimi giorni – che i pompieri e i volontari vengono ringraziati, i bancari invece criticati”. L’obiettivo di Patuelli non e’ dunque quello di entrare in polemica diretta con i sindacati, che pure avevano minacciato di ‘fare i nomi’ delle banche in ritardo sulle misure del decreto, ma di respingere al mittente tutte le accuse arrivate in questi giorni, per esempio dalla Commissione di inchiesta. Ultimamente, spiega, il lavoro dietro agli sportelli si svolge in una situazione di “grande complessita’”. C’e’ una “emergenza doppia, la prima per il coronavirus e la seconda per tutto quello in piu’ che stiamo facendo, dalle moratorie che abbiamo concordato con imprese e sindacati fino allo scorso 6 marzo al decreto ‘Cura Italia’ del 17 marzo e ora il decreto dell’8 aprile entrato in vigore martedi’ scorso”. “Tutti questi adempimenti – sottolinea – sono per noi un cataclisma e ringrazio i lavoratori, i dirigenti e gli amministratori delle banche che stanno facendo un lavoro eccezionale, con norme eccezionali che hanno posto al centro della soluzione della crisi l’ambito bancario”. “Lo Stato – dice – anziche’ provvedere direttamente con le proprie strutture ha deciso di farlo con quelle bancarie”. Da qui lo “sforzo assolutamente sovrumano” che si fa nelle banche “con il rammarico che non ci sia il ringraziamento e l’apprezzamento da parte di chi dovrebbe farlo”.

Quanto ai sindacati, i segretari generali Lando Sileoni (Fabi), Riccardo Colombani (First-Cisl), Giuliano Calcagni (Fisac-Cgil), Massimo Masi (Uilca-Uil) ed Emilio Contrasto (Unisin) hanno preso carta e penna per dire al Ministro che la situazione “potrebbe generare tensione fra i clienti che si recheranno nelle filiali e i bancari, sfociando in fenomeni di violenza che gia’ sono stati registrati, a danno delle lavoratrici e dei lavoratori bancari, in queste ultime settimane”. Poi la constatazione che “alcune banche non sono ancora pronte, poiche’ non hanno predisposto le circolari interne ne’ hanno modificato le procedure per poter accogliere le richieste da parte della clientela”. A queste ultime i sindacati lanciano un vero e proprio avvertimento: “Monitoreremo costantemente la situazione sull’intero territorio nazionale e denunceremo prontamente situazioni critiche e pericolose, cosi’ come faremo i nomi delle banche che effettivamente si riveleranno impreparate”.

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Effetto Covid, persi 255 milioni di posti lavoro nel mondo

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L’impatto del Covid-19 sul mercato del lavoro e’ stato devastante: nel 2020 circa l’8,8 % delle ore lavorate a livello mondiale e’ andato perso pari a una perdita di 255 milioni di posti di lavoro a tempo pieno, afferma l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo). La stima di 255 milioni di posti di lavoro persi e’ circa quattro volte superiore al numero di ore lavorate perso durante la crisi finanziaria del 2009, afferma l’Ilo commentando nel suo ultimo rapporto sull’impatto del Covid sul mondo del lavoro. Questa perdita di ore lavorate – precisa un comunicato – e’ dovuta in parte alla riduzione dell’orario di lavoro per coloro che hanno mantenuto l’occupazione e in parte a una perdita di lavoro “senza precedenti” che ha colpito 114 milioni di persone. Il 71 % delle perdite occupazionali (81 milioni di persone) e’ avvenuto sotto forma di inattivita’, piuttosto che di disoccupazione. Tale condizione evidenzia che le persone sono uscite dal mercato del lavoro perche’ non erano in grado di lavorare a causa delle restrizioni della pandemia, o semplicemente hanno smesso di cercare lavoro. Tener conto unicamente della disoccupazione porta a sottovalutare drasticamente l’impatto del Covid-19 sul mercato del lavoro, sottolinea ancora l’Ilo. Il rapporto aggiunge che le massicce perdite di ore lavorate hanno causato una diminuzione dell’8,3% del reddito globale da lavoro (prima dell’introduzione di misure di sostegno al reddito). Questa perdita corrisponde a 3.700 miliardi di dollari o al 4,4 % del prodotto interno lordo (PIL) globale. Le donne sono state maggiormente colpite degli uomini. Anche i giovani sono stati particolarmente colpiti dalla crisi causata dalla pandemia: la perdita di occupazione tra i giovani (15-24 anni) e’ stata dell’8,7 %. Le ultime proiezioni per il 2021 indicano che la maggior parte dei paesi dovrebbe osservare una ripresa sostenuta nella seconda meta’ dell’anno, quando saranno i programmi di vaccinazione avranno effetto. Ma nell’incertezza l’Ilo descrive tre scenari per la ripresa: uno scenario di base, uno pessimista e uno ottimista e mettere in guardia contro un rallentamento delle prospettive di ripresa nel 2021 se i timidi miglioramenti non verranno supportati da politiche per una ripresa incentrata sulle persone.

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Accertamenti Consob sull’intesa Cattolica-Generali

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La Consob accende un faro sul processo di formazione degli accordi che hanno portato le Generali a diventare il primo azionista di Cattolica allo scopo di verificare che non sia stato commesso, da parte dei molti soggetti a vario titolo coinvolti nell’operazione, un abuso di informazioni privilegiate. La divisione mercati dell’authority di Borsa ha chiesto a Cattolica e Generali i dati di tutti i dipendenti, collaboratori ed esponenti coinvolti nel progetto, di tutti i consulenti legali, fiscali e finanziari assoldati, con l’indicazione dell’oggetto dell’incarico, delle modalita’ e dei tempi del suo conferimento, nonche’ di tutti gli esponenti e dei consulenti di societa’, diverse da Generali, con cui Cattolica sia eventualmente entrata in contatto nella sua ricerca di un cavaliere bianco. Allo scopo di circoscrivere lo spettro delle persone a conoscenza della trattativa, quando ancora era riservata, Consob ha chiesto anche una ricostruzione della cronologia di tutte le attivita’, gli incontri, i contatti, anche informali, che hanno portato all’intesa, incluse telefonate e scambi di mail. Spazio per speculare in Borsa non sarebbe mancato: in occasione dell’annuncio dell’accordo con Generali il titolo Cattolica, che era crollato a 3,4 euro all’inizio di giugno dopo la notizia della richiesta dell’Ivass di ricapitalizzare, si era riportato a ridosso dei 5 euro, guadagnando in una sola seduta il 38%, spinto dall’impegno di Generali a sottoscrivere un aumento riservato da 300 milioni a 5,55 euro ad azione. La richiesta di informazioni, che ne’ Generali ne’ Cattolica hanno voluto commentare, rientra nell’alveo degli accertamenti preliminari della Consob, all’esito dei quali gli uffici valuteranno se, alla luce degli elementi raccolti, ci sia spazio per muovere contestazioni. Solo in tal caso si aprira’ un contraddittorio con i soggetti sospettati di condotte illecite all’esito del quale la Commissione valutera’ se irrogare o meno sanzioni. Non e’ inusuale per l’authority di Borsa andare a verificare, in presenza di accordi cosi’ rilevanti, l’assenza di abusi rispetto ai quali le aziende sono spesso estranee. La richiesta, in questo caso, arriva a quasi sette mesi di distanza dalle intese su cui la Consob ha acceso un faro e in relazione alle quali, sul tavolo della Commissione, sono arrivati almeno tre esposti con cui i soci di minoranza di Cattolica hanno contestato, tra le altre cose, la correttezza e la tempestivita’ delle informazioni fornite al mercato. La compagnia veronese e’ da tempo al centro delle attenzioni delle authority. L’Ivass, al termine di una lunga ispezione, ha formulato pesanti rilievi al sistema di governance e di gestione dei rischi della compagnia, chiedendo un profondo ricambio del consiglio. La Consob, in seguito a un’ispezione i cui esiti devono essere ancora finalizzati, ha messo in moto la Procura di Verona, che ha indagato il vertice di Cattolica per illecita influenza sull’assemblea.

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Istat, fisco pesa soprattutto su singoli e famiglie

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Un sistema fiscale che penalizza le famiglie e i singoli, tasse che scendono ma solo su imprese e capitale, e un Irpef piu’ leggera per gli autonomi con redditi sopra i 28.000 euro. E’ quanto e’ emerso dalla relazione presentata in commissione Finanze alla Camera da Gian Paolo Oneto Direttore della Direzione centrale degli Studi dell’Istat, sfatando non pochi luoghi comuni. Il sistema fiscale italiano ha detto e’ “fortemente sbilanciato” su individui e famiglie, mentre nei confronti delle imprese siamo “il terzo paese per imposizione fiscale piu’ bassa dopo Lettonia ed Estonia”. Le imposte sui redditi di individui e famiglie valgono il 27,5% delle entrate totali, “quelle sui redditi delle imprese si fermano al 4,6%” ha detto Oneto. In realta’ questo favore verso le imprese e’ una costante condivisa da tutti paesi europei (eccetto Cipro),ma un gap come il nostro, superiore a 20 punti si registra, “solo in Danimarca, Finlandia,Svezia e Lettonia” tutti paesi strutturalmente molto diversi dall’Italia. Innegabilmente le tasse sono diminuite , ma le politiche fiscali non sono mai andate a vantaggio delle famiglie o ai redditi Irpef, tuttaltro. Negli ultimi 10 anni la riduzione del peso della entrate fiscali e’ stata infatti di ben 2,5 punti percentuali, ma e’ stata tutto a vantaggio di imprese e capitale. Infatti, come ha ricordato Oneto, il calo della pressione fiscale ha riguardato soprattutto le imposte indirette, ad esempio l’Iva (-1,9 punti percentuali.). Il calo sulle imposte dirette e’ stato di solo lo 0,6 punti, ma questo risultato e’ stato frutto della riduzione del peso delle imposte su redditi e profitti di impresa (-1,0 punti.) e di quelle sui guadagni di capitali (-2,0 punti), un vantaggio compensato da un aumento delle imposte sui redditi di individui e famiglie (+2,1 punti). Analizzando poi piu’ direttamente l’Irpef – che da sola procura un gettito di 193,5 miliardi pari al 10,8% del Pil (dato del 2019) – emerge che grazie a un diverso sistema impositivo i redditi da lavoro autonomo godono, a partire dai 28.000 euro, di un peso fiscale inferiore a uguali redditi da lavoro dipendente e pensione (mentre il peso per gli autonomi e’ maggiore nelle fasce di reddito inferiore). Non solo, il peso fiscale per gli autonomi diminuisce, all’aumentare del reddito. “Per i redditi superiori ai 28.000 euro e fino a 55.000 euro, l’aliquota media sul lavoro autonomo e’ di 5 punti percentuali inferiore a quella sul lavoro dipendente. Per i redditi superiori a 55.000 euro, l’aliquota per i redditi autonomi risulta inferiore di circa 7 punti percentuali rispetto ai dipendenti” ha scandito Oneto.

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