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Bancarotta ed evasione, agli arresti due finanzieri, 3 imprenditori e un commercialista: sequestrati un pezzetto del Castello Aragonese di Ischia, una villa a Capri e…

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Un noto commercialista napoletano (Alessandro Gelormino)  e tre imprenditori sono stati tratti in arresto e lasciati ai domiciliari con l’accusa di bancarotta ed evasione fiscale. Vanno ai domiciliari anche due appartenenti alla Guardia di Finanza. Per i due militari l’accusa è quella di corruzione. Avrebbero incassato – sostiene l’accusa- una mazzetta per modificare un verbale di accertamento in modo da favorire l’evasione fiscale di alcuni degli imprenditori indagati. Somma evasa e trattenuta dallo stesso commercialista all’insaputa dei clienti. Contestualmente agli arresti la Procura di Napoli Nord ha sequestrato per equivalente (ovvero la somma che si ritiene sia stata sottratta al fisco) 40 milioni di beni agli indagati. Tra i beni sequestrati c’è un pezzettino del Castello Aragonese di Ischia (si tratta di una parte un tempo del demanio e poi acquistata da una società che fa capo ad un imprenditore/armatore locale, Nicola D’Abundo), un immobile nell’isola di Capri e vari altri stabili tra Napoli e Roma.

È questo il bilancio di un’operazione della Guardia di Finanza di Napoli coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord  che ha svelato un retroscena dell’attività del commercialista napoletano che, secondo l’accusa, svuotava il patrimonio di società insolventi  prima della dichiarazione di fallimento, commettendo anche reati tributari. Sette, complessivamente, le società individuate dalla Guardia di Finanza detentrici del patrimonio illegale. Sui due finanzieri, “sono in corso di esecuzione misure coercitive”, spiega la Procura della Repubblica di Napoli Nord.

Il sequestro di questo minuscolo pezzo del Castello Aragonese non ha nulla a che vedere con la storia, la bellezza, la magnificenza dell’intero isolotto che si erge davanti al borgo di Celso nella meravigliosa baia di Cartaromana dell’isola di Ischia. Così come l’intera vicenda nulla ha a che vedere con gli eredi della famiglia Mattera che sono proprietari della quasi interezza dell’isola fortezza del Castello Aragonese collegata alla terra ferma solo grazie ad un istmo diventato poi una stradina che taglia a metà la baia.

L’inchiesta è un filone di quella – poi finita per competenza alla Procura di Roma – che ha riguardato il giudice della sezione fallimentare del tribunale di Napoli Nord e di quella di Santa Maria Capua Vetere Enrico Caria, finito agli arresti domiciliari ad aprile scorso con l’accusa di aver veicolato nomine di consulenze in cambio di favori; i pm di Napoli Nord, coordinati dall’aggiunto Domenico Airoma, avevano iniziato ad indagare sul presunto giro d’affari illecito connesso ai fallimenti societari, scoprendo il business che se ne celava dietro; quando è emerso il coinvolgimento di Caria, le carte sono passate a Roma, mentre ad Aversa la Procura di Napoli Nord ha continuato ad indagare sul filone locale, scoprendo il ruolo di primo piano che sarebbe stato rivestito dal commercialista Alessandro Gelormini.

 

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Abusi sessuali e truffe, la vita spericolata di Monsignor Zanchetta

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Il vescovo argentino Gustavo Zanchetta, 55 anni, gia’ allontanatosi nel luglio 2016 dalla sua diocesi di Oran e poi chiamato in Vaticano nel dicembre dell’anno dopo da papa Francesco come assessore all’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede apostolica) – incarico dal quale e’ poi stato sospeso -, oltre a dover affrontare presto un processo nel suo Paese per “abusi sessuali continuati e aggravati” su seminaristi, sarebbe indagato dalla Procura di Oran anche per presunte truffe allo Stato. Lo scrive il quotidiano argentino El Tribuno, ricordando come a carico di Zanchetta, oltre alle accuse di abuso sessuale avanzate dal due seminaristi, c’erano accuse da parte di altri religiosi della diocesi di Oran per presunti squilibri economici con fondi statali, prese in carico d’ufficio dalla Procura della citta’ argentina e rimaste finora sotto stretto segreto.

juorno.it/sesso-alcol-e-foto-hot-con-i-seminaristi-il-vescovo-gustavo-zanchetta-inseguito-dai-magistrati-e-sotto-processo-in-vaticano/

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Da fuoco con l’alcol alla compagna, arrestato a Padova

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E’ accusato di lesioni gravissime aggravate e maltrattamenti aggravati nei confronti della sua compagna, padovana, alla quale avrebbe dato fuoco cospargendola prima con alcol denaturato. Per questo e’ stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria un padovano di 53 anni, poi arrestato. I fatti sono accaduti il 16 agosto a Ponte di Brenta (Padova). Inizialmente sembrava si trattasse di tentato suicidio, a chiamare i soccorsi era stata una vicina di casa. La vittima, con gravi ustioni su parte del corpo ma non in pericolo di vita, ha raccontato la sua versione dei fatti appena si e’ risvegliata dalla sedazione. Ad insospettire la Squadra mobile, coordinata dal pm Benedetto Roberti, il fatto che il compagno non fosse a casa nel momento dei soccorsi. Il fermo e’ stato convalidato ieri, ora l’uomo si trova in carcere.

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L’affare rifiuti, padre Patriciello torna a protestare “contro uno Stato che tradisce le persone perbene”

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L’emergenza rifiuti. Arriverà. È sicuro. Perché nel delicato meccanismo di una filiera industriale insufficiente ed inefficiente in Campania, l’inceneritore di Acerra è essenziale. Chiuderlo per 30/40 giorni senza avere alternative significa precipitare nel caos il settore rifiuti in Campania. Le soluzioni o meglio i tentativi di soluzione sembrano peggiori dei mali. Perché si punta a far digerire la monnezza sempre alle solite aree. Da qui la protesta ferma, civile ma dura di Padre Maurizio Patriciello.
 Che fa un ragionamento. “Le autorità chiedono ai cittadini di collaborare. Giusto. Chiedono di avere fiducia nel loro operato. Giusto. Promettono di risolvere i problemi che attanagliano un intero territorio. Tra questi i roghi tossici, il fetore mortifero che si sprigiona dalle immondizie e dalle aziende disoneste. I cittadini perbene – sostiene Patriciello – credono ai responsabili della Cosa pubblica. Bello. Poi, mentre essi, i cittadini, sperano in una qualche soluzione, vengono a sapere che a Caivano dovrebbero arrivare altre tonnellate di immondizie per la chiusura temporanea dell’inceneritore di Acerra. I cittadini, arrabbiati, impauriti, mortificati, protestano. Le autorità fingono di non vederli. Di non sentirli. E vanno per la loro strada. Speriamo che ci ripensino. Caivano ha già dato tanto. Portarvi altre tonnellate di rifiuti è impensabile. Abbiate pietà di questo popolo” scrive Padre Maurizio Patriciello.

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