Politica
Avvisi di garanzia per Meloni e Mantovano e i ministri Nordio e Piantedosi: sono accusati di favoreggiamento-peculato per vicenda Almasri
La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, e il sottosegretario Alfredo Mantovano. L’indagine riguarda la gestione del rimpatrio del generale libico Osama Almasri, accusato di gravi crimini contro l’umanità, e si basa su un esposto presentato dall’avvocato Luigi Li Gotti.
L’esposto ipotizza i reati di favoreggiamento e peculato. Secondo l’avvocato Li Gotti, Almasri, ricercato dalla Corte Penale Internazionale per accuse di tortura, assassinio, violenza sessuale e lavori forzati, sarebbe stato rimpatriato utilizzando un aereo di Stato, consentendogli di sfuggire alle indagini internazionali.
L’avvocato richiama l’articolo 378 del codice penale, secondo cui chiunque aiuti una persona a eludere le investigazioni di autorità italiane o internazionali è punibile con la reclusione fino a quattro anni. L’esposto accusa il governo di aver agito deliberatamente per favorire Almasri, privandolo della giustizia internazionale.
La notizia dell’avviso di garanzia ha scatenato un ampio dibattito politico, con prese di posizione differenti da parte di maggioranza e opposizione. Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha difeso la premier e i ministri, accusando una parte della magistratura di usare la vicenda per intimidire chi porta avanti le riforme: “Giorgia Meloni non è ricattabile. È evidente a tutti gli italiani come la vicenda ‘Almasri’ sia un pretesto utilizzato da parte di alcuni magistrati politicizzati per intimidire chi sta portando avanti le riforme che gli italiani chiedono da tempo. Proseguiremo, a maggior ragione, con la riforma della giustizia che si rende ancor più necessaria. Solidarietà al presidente del Consiglio Meloni e ai ministri Nordio e Piantedosi”.
Carlo Calenda, leader di Azione, ha criticato la gestione politica della vicenda ma ha definito “surreale” l’indagine a carico della premier: “Su Almasri il governo italiano ha combinato un disastro, raccontando un mare di balle agli italiani. Dopodiché che un presidente del Consiglio venga indagato per un atto che risponde evidentemente ad una ‘ragione di Stato’ (mai ammessa) è surreale e non accadrebbe in nessun altro Paese occidentale. Si saldano così due errori e si riacutizza lo scontro tra poteri dello Stato. Non un bello spettacolo”.
Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha evidenziato l’errore politico del governo senza entrare nel merito giudiziario: “La scelta di rimpatriare il criminale libico è una scelta politicamente sbagliata, compiuta da Giorgia Meloni e da questo Governo. Sono stato tra i primi a definirla, in Aula, una follia. Penso che sia un errore clamoroso e marchiano sotto il profilo politico. Sul punto di vista giudiziario, invece, non mi esprimo. Non tocca a me giudicare e sono sinceramente garantista. Quindi non faremo a Giorgia Meloni quello che lei ha fatto a noi e alle nostre famiglie. Per noi la Presidente del Consiglio è innocente come chiunque è innocente fino a sentenza passata in giudicato. Noi non attacchiamo sul piano giudiziario: noi facciamo politica. E ho l’impressione che Giorgia Meloni voglia cavalcare questo avviso di garanzia – che è un atto dovuto – per alimentare il suo naturale vittimismo. La gestione della vicenda Almasri per noi non è un crimine: è peggio, è un errore”.
Andrea Crippa, vicesegretario della Lega, ha denunciato un attacco al centrodestra: “Avvisi di garanzia al premier Meloni, ai ministri Piantedosi e Nordio e al sottosegretario Mantovano. Vergogna! Ora ci auguriamo che chi crede ancora nella buona fede e nell’estraneità dalla politica di certa magistratura non ci dia più lezioni. L’ennesimo attacco al centro destra palesa una volta per tutte una necessità impellente: separazione delle carriere e responsabilità civile dei magistrati”.
Guido Crosetto, ministro della Difesa, ha richiamato i principi del garantismo: “Per me è scontato, di fronte ad atti che sono politici e non certamente dovuti, ribadire i principi dello stato di diritto e del garantismo della nostra Costituzione. L’ho fatto per tutta la mia vita nei riguardi di chiunque, avversari in primis. Per questo mi stupisco che non accada sempre da parte di tutti e nei confronti di chiunque”.
La vicenda Almasri continua a dividere la politica italiana e riporta al centro del dibattito temi come il rapporto tra magistratura e politica, il garantismo e il peso delle decisioni legate alla ragione di Stato.
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