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Avevano schiavizzato “con delicatezza” gli ebrei nella industria dei biscotti, i Bahlsen erano nazisti

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Aveva detto che la sua azienda di famiglia, la Bahlsen, famosa nel mondo per i suoi biscotti, “non ha fatto nulla di male” impiegando circa 200 lavoratori forzati durante il nazismo, tra il 1943 ed il 1945, scatenando una ridda di reazioni. Peccato che i fondatori fossero piu’ che vicini ai nazisti ed uno di loro si fosse perfino arruolato nelle SS. E ora l’ereditiera Verena Bahlsen, 25 anni, si scusa pubblicamente. La giovane donna aveva affermato che il fatto contestato “e’ accaduto prima di me, pagavamo i lavoratori forzati esattamente quanto i tedeschi e li trattavamo bene”. Percio’, aveva aggiunto, la sua azienda non ha nulla di cui vergognarsi. Parole che hanno dato la stura a una bufera di critiche, fino a quella dello storico e critico Felix Bohr secondo cui se Verena Bahlsen non puo’ cambiare la storia della sua azienda, “deve fare i conti con la sua responsabilita’ storica”. In verita’ la famiglia Bahlsen, un’istituzione ad Hannover, con i nazisti c’entrava eccome. Secondo lo Spiegel, i tre fratelli Hans, Klaus e Werner erano membri del partito nazionalsocialista. Il fratello maggiore, Hans, aderi’ al partito il primo maggio 1933, seguito da Werner e Klaus nel 1942, secondo documenti consultati dal settimanale. Hans Bahlsen si arruolo’ anche nelle SS nel maggio del 1933: si dimise nel dicembre 1934, ma con i suoi due fratelli sostenne economicamente il reparto di elite del regime nazista fino al 1935. E allora le scuse di Verena, che ha annunciato di voler approfondire maggiormente la storia dell’azienda di famiglia, giungono piu’ che opportune. “E’ stato un errore amplificare il dibattito con risposte irriguardose”, ha scritto Bahlsen in un mea culpa pubblico. “Niente e’ piu’ lontano da me che minimizzare il nazionalsocialismo o le sue conseguenze. Come nuova generazione, siamo responsabili della nostra storia. Mi scuso espressamente con coloro i cui sentimenti sono stati feriti”.

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Londra, poliziotto ucciso in commissariato

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Sangue in un commissariato di Croydon, sobborgo meridionale di Londra, dove un poliziotto e’ stato ucciso stanotte con un colpo di pistola sparato da un 23enne in stato di detenzione, a quanto riferisce la Bbc. Il poliziotto, soccorso immediatamente, e’ stato dichiarato morto al suo arrivo in ospedale. Resta da chiarire come l’arrestato – rimasto a sua volta ferito gravemente, ma non e’ ancora chiaro come – sia riuscito a mettere mano a un’arma da fuoco nella stazione di polizia. L’episodio appare per ora riconducibile a un fatto di criminalita’ comune.

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La minaccia di Trump, transizione pacifica a rischio

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“Vedremo quello che succede…”. Donald Trump risponde cosi’ a chi gli chiede se ci sara’ una transizione pacifica in caso di vittoria di Joe Biden il prossimo 3 novembre. Ed e’ una risposta che pesa come un macigno, e che alimenta quello che viene considerato il peggior incubo di queste elezioni americane: un presidente che per la prima volta nella storia potrebbe rifiutarsi di accettare il responso delle urne. Anche se la Casa Bianca si affretta a precisare: “Il presidente accettera’ il risultato di elezioni libere e imparziali”. Ma sono settimane che Trump agita lo spettro di elezioni truccate, puntando il dito soprattutto sul voto per posta, un sistema che l’emergenza pandemia ha reso piu’ che mai indispensabile in un Paese dove oramai si sfiorano i 7 milioni di casi di contagio e le vittime superano le 202 mila. Cosi’ una campagna elettorale gia’ ad altissima tensione, con lo scontro sulla Corte Suprema e le proteste razziali che tornano a rialzare la testa, rischia di finire nel peggiore dei modi. Tanto che l’establishment del partito repubblicano e’ stato costretto a prendere immediatamente le distanze dalle esternazioni del presidente. “Ci sara’ una transizione ordinata”, ha assicurato il leader dei senatori repubblicani, Mitch McConnell, pur senza mai nominare o criticare direttamente Trump: “Il vincitore delle elezioni di novembre si insediera’ il prossimo 20 gennaio, esattamente come e’ avvenuto ogni quattro anni dal 1792”, ha aggiunto il senatore. Piu’ netta la reazione dell’ex candidato alla Casa Bianca Mitt Romney, che ha definito l’ipotesi di un rifiuto del risultato del voto “impensabile e inaccettabile”: “E’ uno dei fondamentali della democrazia che non puo’ essere assolutamente messo in discussione”. “Sosterremo in ogni modo la Costituzione che garantisce un pacifico passaggio dei poteri da un presidente all’altro”, ha assicurato anche la deputata Liz Cheney, figlia dell’ex vicepresidente Dick Cheney. I democratici definiscono le parole di Trump “vergognose” e le considerano in tempi di tensioni sociali un pericoloso messaggio inviato alla sua base, allo zoccolo duro dei suoi sostenitori. “Nessuna sorpresa”, ha commentato la speaker della Camera Nancy Pelosi, affermando come Trump abbia sempre dimostrato “disprezzo” per le regole e per l’autorita’. Intanto il presidente e’ stato vivacemente contestato in occasione della sua visita alla Corte Suprema, dove si e’ recato con la first lady Melania per rendere omaggio alla giudice Ruth Bader Ginsburg. Mentre (indossando stavolta una mascherina) era in silenzio davanti al feretro decine di contestatori – come testimoniano le immagini tv e postate sui social media – hanno continuato a scandire in coro slogan come ‘Cacciatelo via col voto!’, o ‘Rispetta le sue volonta’!’. Quest’ultimo un riferimento al desiderio espresso prima di morire dalla Ginsburg: procedere alla nomina del suo successore dopo le elezioni presidenziali e dopo l’insediamento del nuovo Congresso. Desiderio che si scontra con la volonta’ di Trump di procedere il piu’ velocemente possibile, con la nomina del nuovo giudice attesa gia’ per sabato. Tre giorni dopo, martedi’ 29 settembre, il primo duello tv con Biden. E se l’ex vicepresidente deve stare attento ad alcuni Stati chiave come la Florida e l’Arizona, per Trump suona il campanello d’allarme in tre Stati vinti nel 2016: Texas, Georgia e Iowa. Secondo l’ultimo sondaggio condotto dal Siena College per il New York Times, in Texas il presidente americano e’ in vantaggio su Joe Biden di soli tre punti (46% a 43%). In Georgia e’ un vero e proprio testa a testa, con entrambi i candidati al 45%, mentre in Iowa Trump e’ avanti di soli tre punti (45% a 42%).

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Da New York a Washington, America in piazza per Breonna Taylor

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L’America in piazza per Breonna Taylor, l’afroamericana uccisa dalla polizia. Da New York a Washington, da Seattle a Columbus in Ohio, migliaia di persone sono scese in strada per manifestare contro la decisione del gran giuri’, che non ha incriminato due dei tre agenti coinvolti nel caso.

Il terzo e’ stato incriminato, ma non per la morte della 26enne bensi’ per condotta negligente, avendo sparato in direzione di un’altra abitazione mettendo cosi’ a rischio altre vite. A Washington i manifestanti sono partiti dal Dipartimento di Giustizia e sono diretti verso la Casa Bianca. A New York si sono radunati al Barclay Center di Brooklyn per poi dirigersi verso Manhattan, sorvolata da diversi elicotteri nel tentativo di garantire proteste pacifiche. La decisione, in ogni caso, lascia l’amaro in bocca a molti: dopo 100 giorni di proteste, in cui Breonna Taylor e’ divenuta il volto delle proteste di Black Lives Matter, vedere i poliziotti ‘giustificati’ per ‘uso della forza alimenta le polemiche e la rabbia quando mancano alle elezioni poco piu’ di 40 giorni.

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