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Avellino fa Festa col nuovo primo cittadino: sarò il sindaco di tutti

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Sostenuto da quattro liste, Gianluca Festa è il nuovo sindaco di Avellino con il 51,52% delle preferenze. Eletto al ballottaggio, Festa ha conquistato la fascia tricolore nella sfida interna al centrosinistra con l’avversario Luca Cipriano, appoggiato da Pd e altre 3 liste, che si è fermato al 48,48% dei consensi. H raggranellato 692 in più Festa rispetto al suo concorrente. La candidatura di Festa nacque in contrasto alla volontà ferrea del Pd di imporre un suo uomo. L’affluenza alle urne e’ stata del 71,70%. “Saranno cinque anni straordinari”, cosi’ il neo primo cittadino ringraziando gli elettori per “la vittoria del cuore, la vittoria di Avellino”. “Era il mio sogno da bambino”, ha aggiunto annunciando che saprá essere “il sindaco di tutti”.

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Centrodestra unito in piazza il 19 ottobre ma Berlusconi è imbarazzato per presenza di Casapound

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La presenza di CasaPound alla manifestazione organizzata dalla Lega il 19 ottobre a Roma imbarazza Forza Italia. Se, da una parte, Silvio Berlusconi conferma la sua presenza in piazza San Giovanni a Roma, sabato pomeriggio, dall’altra, arriva il ‘distinguo’ di Mara Carfagna la quale fa sapere che non ha alcuna intenzione di sfilare insieme “all’estrema destra” e chiede un “ripensamento” nel suo partito. “E’ giusto manifestare contro una manovra fatta di tasse e debito pubblico, come quella che le sinistre al governo stanno per infliggere agli italiani. Ma ritrovarsi in piazza fianco a fianco con esponenti di estrema destra, che hanno annunciato la propria presenza sabato a San Giovanni, non potrebbe che creare difficolta’ in chi, come me, ha vissuto e condiviso la storia e i valori rappresentati negli ultimi 25 anni da Forza Italia”, scandisce in una nota la vice presidente della Camera. “Per questo – aggiunge – condivido le perplessita’ gia’ esposte da autorevoli colleghi e l’invito rivolto al mio partito a riflettere sulla partecipazione a una manifestazione che sta assumendo una connotazione ben distante dalle nostre radici liberali, moderate, riformiste”. Fatto sta che Berlusconi non accoglie il richiamo. E, in serata, in Umbria per la campagna elettorale con Giorgia Meloni e Matteo Salvini, ribadisce piu’ volte che intende garantire la sua presenza alla manifestazione organizzata dalla Lega. “Io avevo detto, come Forza Italia, che le manifestazioni in piazza vengono dopo e che sarebbe stato meglio fare opposizione responsabile in Parlamento”, premette.

“Questa volta ho deciso di andare anch’io, di parlare anch’io in piazza, dopo la notizia di quello che il governo ha annunciato di fare contro l’evasione fiscale”, ovvero, introdurre, nell’ambito della riforma della giustizia, pene “fino a otto anni di carcere per chi evade per 50mila euro”. A chi gli chiede un commento alla posizione di Carfagna, Salvini preferisce, invece, non rispondere, anche se, in mattinata, a margine di un comizio a Terni, non aveva mostrato di fare un plisse’ in merito all’annunciata presenza di Simone Di Stefano e del suo gruppo. “Noi abbiamo aperto la piazza a tutti italiani buona volonta’, poi ovviamente la piazza la organizza la Lega e sul palco interviene chi decide la Lega”, chiarisce. Il che tradotto significa: nessun esponente di Casapound, con la quale la Lega fece un accordo per le Europee del 2014, salira’ sul nostro palco. Il segretario leghista rifiuta poi l’etichetta della ‘piazza etremista’. “Questo giochino della piazza di fascisti – dice – fa ridere e non ci crede piu’ nessuno”. E mentre in Umbria, per il sostegno alla candidatura della leghista Donatella Tesei alla presidenza della Regione, va in scena la foto del centrodestra unito (con la conferenza stampa congiunta di Salvini, Berlusconi e Giorgia Meloni), per sabato, nel partito di via Bellerio, sembrano piu’ preoccupati dalla presenza di Berlusconi sul palco che da quella di Casapound in piazza. Oltre ai governatori del centrodestra, alcuni professionisti, gli interventi politici saranno affidati, tra gli altri, a Meloni, Berlusconi e, in chiusura, Salvini. Ma il timore dei leghisti e’ che si ripeta quanto successo a Bologna nel 2015, ovvero che il Cavaliere venga fischiato. Non sarebbe una bella immagine del centrodestra che si riunisce e riparte e guasterebbe la festa a Salvini che mira a riempire la storica piazza romana della sinistra (come gia’ fatto da Berlusconi nel 2006 e nel 2010). Intanto, in Umbria, i tre leader dovrebbero tornare la prossima settimana per chiudere insieme la campagna elettorale delle Regionali, che contano di vincere contro l’alleanza partorita in “laboratorio”, come l’ha definita Salvini, tra Pd e M5s. “Il 27 daremo una bella lezione a Zingaretti e Di Maio”, ha garantito il leghista. Dopo la conferenza stampa, Salvini, Meloni e Berlusconi hanno partecipato a un convegno organizzato da Massimo Gandolfini, promotore del Family day. Nel manifesto firmato dalla candidata Tesei un programma ultra-conservatore a sostegno della “famiglia naturale” e della “vita”, contro la pratica dell’utero in affitto e le politiche educative cosiddette gender.

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Mattarella alla Casa Bianca assiste al solito show del solito Donald Trump caricatura di se stesso

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Donald Trump rassicura subito il presidente Sergio Mattarella. “Italia e Stati Uniti mai così vicini” assicura Trump ricordando i legami profondi che legano i due Paesi. Ma Mattarella e Trump sono molto diversi. Pacato e riflessivo il primo; troppo esuberante e talvolto sguaiato il secondo. E questo lo si vede e lo si capisce plasticamente alla Casa Bianca dove il clima non è certo quello compassato e tranquillo del Quirinale. Certo nessuno avrebbe immaginato nell’entourage di Mattarella il solito show del tycoon. Ma oramai è sempre lo stesso spettacolo che regala ogni volta che riceve un leader straniero.

Già nello Studio Ovale, per i tradizionali convenevoli davanti alla stampa prima di iniziare il vero e proprio faccia a faccia, Mattarella deve fare i conti con un Trump a mille all’ora, che non guarda in faccia a nessuno e che passa da un argomento all’altro come se nulla fosse. Anche stavolta il presidente americano non perde occasione per inscenare quello che di fatto e’ un monologo, dai dazi alla Siria, passando per il 5G. Su ogni punto è un martellamento, relegando l’ospite quasi al ruolo di comparsa. Ma Mattarella sembra non starci e, in maniera sempre pacata ma ferma, si riprende la parola: come a dire, “adesso tocca a me”. E qualcuno fa notare anche un’impercettibile smorfia del capo dello Stato che forse tradisce un po’ di nervosismo. Dopo il lungo faccia a faccia privato, nella conferenza stampa congiunta – trasferita dal Rose Garden alla East Room della Casa Bianca a causa della pioggia battente – va in onda la stessa scena. Quello di Trump è un vero e proprio comizio fiume, ogni regola prestabilita sulle domande ai due capi di Stato salta, e Mattarella è costretto quasi a fatica a prendersi la parola. Un giornalista si alza per porgli la sua domanda ma a rispondere e’ Trump. Il presidente della Repubblica espone con grande chiarezza la posizione dell’Italia su dazi, Turchia e via dicendo, ma su ogni argomento il tycoon vuole sempre l’ultima parola.

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M5S, è Gianluca Perilli il capogruppo in Senato: battuto Toninelli per 3 voti

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È Gianluca Perilli il nuovo capogruppo M5s al Senato. Al ballottaggio il capogruppo vicario uscente ha ricevuto 47 voti contro i 44 andati a Danilo Toninelli che in pochi mesi non è più ministro delle infrastrutture e non è diventato capogruppo come pure sembrava dovesse andare.

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